il network

Venerdì 20 Settembre 2019

Altre notizie da questa sezione

Blog


23 agosto 1958

Esseri invisibili guidano gli alpinisti oltre la "barriera del silenzio„

"Uomini sul K2„ il libro di Achille Compagnoni

Esseri invisibili guidano gli alpinisti oltre la "barriera del silenzio„

Le incredibili esperienze vissute dall'italiano durante la conquista della vetta himalayana

Quando incontrai per la  prima volta Achille Compagnoni fu alla cerimonia prenatalizia per la consegna del Premio della Solidarietà Alpina. Massiccio, abbronzato nel viso, di scarse parole, un po’ confuso dalla notorietà che lo assaliva con i fotoreporter, i microfoni radiofonici, le prese delle telecamere, gli intervistatori, lasciai che le acque si calmassero intorno a lui, poi lo avvicinai per potergli stringere la mano, questa volta non più ufficialmente come presidente dell'Ordine, ma privatamente. Mi guardò con quei suoi grandi occhi umidi di commozione e di riconoscenza, che — qualche anno dopo, con la gloria — dovevano velarsi di infinita tristezza. Rispose a monosillabi alle mie domande. Il mio fiuto istintivo sentì in quel momento che aveva assegnato bene il Premio, cioè ne ebbe la conferma, perchè Compagnoni ed Herzinger erano due grandi cuori che si erano rivelati insieme. Entrambi taciturni, di umili origini ma dal tratto distinto e, soprattutto, dagli sguardi limpidi e sereni.

Non ci revedemmo che dopo la grande vittoria italiana sul K 2, alla clinica che lo ospitava per tentare la cura delle tre dita congelate. Ad una mia domanda sulla conquista della seconda vetta del mondo rispose: «Se prima di andarci ero credente, ora lo sono, se è possibile, di più. Sono convinto di essere stato portato per mano da qualcosa di superiore, tanto nell'ascesa che nella discesa. Sono felice di aver realizzato anche un mio sogno personale, ma certamente una stella ci ha accompagnati giorno per giorno... Per esempio quasi vicini alla vetta, almeno così mi pareva in quel momento, mi accorsi che il respiro non «dava» più, mi volsi ed incontrai lo sguardo interrogante del mio compagno, che pure non respirava più ossigeno. Feci un gesto per fargli intendere che avrei proseguito ugualmente. D'altro canto sentivo «voci» incitanti: «Forza che ce la farai, che ce la farete. Forza!... Avanti!» Non so, ma quelle «voci» non posso attribuirle soltanto allo stato psichico nelle grandi altezze anzi! Io, comunque, le udii e mi parvero di qualcuno che mi stava invisibilmente al fianco».

Ora Achille Compagnoni nel suo libro «Uomini sul K2» (ed. Verobelli, Milano) ci dà testimonianza del fenomeno con altri particolari importantissimi, e dice testualmente: «Trascorse circa un'ora di quella pena (cioè dopo la mancanza di ossigeno, mentre lui e Lacedelli arrancavano faticosamente a «tre passi e uno sosta» onde permettere ai polmoni di rubare all'aria il poco ossigeno disponibile) quando mi parve che la corda dietro di me si tendesse. Mi voltai temendo che Lacedelli si fosse abbattuto sulla neve, ma lo vidi salire lentamente e regolarmente. Feci altri tre passi e la strana sensazione si rinnovò. Mi voltai ancora e vidi la corda lenta strisciare sulla neve. Allora ebbi paura. Non della montagna, non del freddo, ma dell'ignoto perchè sentii che dietro di me c'era qualcuno, invisibile, ma presente, che ci seguiva. Sostai, attesi Lino. Attraverso la maschera di ghiaccio che gli incrostava il viso lessi in lui la mia stessa angoscia.
— C'è qualcuno — dissi
— Lo sento anch'io — rispose Lacedelli.
— Chi è?
Tacemmo folgorati dallo stesso pensiero: Puchoz, il nostro Mario, salito attraverso il misterioso sentiero di un altra vita, per essere con noi al momento della vittoria. No, non era Puchoz per che un'altra sensazione terribile identica in me e in Lacedelli si fece strada in noi: l'essere invisibile che ci seguiva era una donna. Ce lo confessammo esitando, sconvolti nel constatare che i nostri pensieri coincidevano. Tememmo di essere impazziti».

Dopo aver provato che non era allucinazione, che si conoscevano perfettamente, che si distinguevano con i nomi e i numeri le montagne attorno, si convinsero che il fenomeno era reale.

«Ancora oggi non so dare nessuna spiegazione. Ho interrogato medici e scienziati, ma nessuno ha potuto chiarirmi il mistero. Recentemente ho saputo che esiste un precedente assai simile: durante una marcia sui ghiacciai del Polo, in condizioni di estrema prostrazione, gli uomini della spedizione Shackleton ebbero costantemente la sensazione di aver accanto degli invisibili compagni».

Modestamente chi scrive pensa che «fenomeni» del genere sono percepibili perchè appunto reali, quando l'altra vibrazione spirituale, determinata dalla prostrazione fisica, permette di varcare anche a sensi umani la «barriera del silenzio», o, se vogliamo rimanere più sotto, l'ignoto.  

Sandro Prada

21 Agosto 2019