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Domenica 18 Agosto 2019

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16 aprile 1967

Si è spento a 70 anni il principe Antonio De Curtis, in arte Totò

Si è spento a 70 anni il principe Antonio De Curtis, in arte Totò

''Portatemi a Napoli'' sono state le ultime sue parole - Accanto all'attore, al momento del trapasso, la moglie, la figlia, la suocera, Un cugino e l'amico fraterno Mario Castellani - Nacque con la vocazione dell'attore: dall'avanspettacolo, alla rivista, al cinema

ROMA, 15. — «Sto per morire, portatemi a Napoli». Queste sono state le ultime parole pronunciate da «Totò».

Il decesso è avvenuto esattamente alle 3,25. In quel momento erano intorno al capezzale dell'attore la moglie Franca Faldini, la figlia della prima moglie, Liliana, la suocera, il cugino e il suo amico fraterno Mario Castellani. L'attore è morto nella sua casa in via Monti Parioli 4.

«Totò», al secolo sua altezza Antonio De Curtis  principe di Bisanzio, era nato a Napoli il 7 novembre 1897 da Anna e Giuseppe De Curtis. Una sentenza di Tribunale stabilì che il suo rango aristocratico è tra i più alti d'Europa: il suo titolo di principe deriva direttamente da Costantino, imperatore di Bisanzio.

Il principe Antonio De Curtis  non amava il comico «Totò»: lo confessò lo stesso principe nel corso di una intervista facendo notare la differenza tra i due. «C'è differenza, eccome! "Totò" è un villano; quando parla agita le mani, fa gestacci, strizza l'occhio. Ha notato come veste? In maniera assolutamente ridicola, devo dire: abiti troppo larghi oppure giacche strettissime come usavano nei caffè chantant dell'altra Napoli. Il principe De Curtis è un signore compassato, non troppo loquace, riservatissimo. Il suo sarto ha l'ordine di vestirlo di scuro disdegnando le eccentricità della moda, con un taglio classico che lo rende elegante senza essere vistoso. "Totò" è volgare anche nella scelta delle donne. Gli piacciono formose, cariche di lustrini, va matto per le ballerine dell' avanspettacolo. Il principe De Curtis ama, invece creature di classe, sofisticate e un po’ evanescenti».

Nel suo appartamento, sempre con luci attenuate e soffuse, sempre con le tende tirate affinchè il sole non offendesse i suoi occhi indeboliti dalle violenti luci di scena, fa spicco il suo stemma principesco che risale al 362 dopo Cristo.

«Totò», amato dal pubblico e che il pubblico conosceva — è ovvio — solo superficialmente attraverso i suoi film, come molti comici era di carattere chiuso e malinconico. Era così sin da bambino, poiché non amava la compagnia dei coetanei amando, sopra ogni altra cosa, da solo, recitare monologhi, ripetere gesti e parole visti e udite durante il giorno.

15 Aprile 2019