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24 febbraio 1956

Smascherati a Mosca i falsi storici di Stalin

Il defunto dittatore -come sempre aveva sostenuto la stampa occidentale - si era coperto di ridicolo con le "invenzioni,, nei testi sovietici di storia

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

24 Febbraio 2019 - 07:00

Smascherati a Mosca i falsi storici di Stalin

MOSCA, 23 — Dopo le critiche  indirizzate da Mikoyan ai metodi storici imposti da Stalin agli storiografi sovietici, uno dei più eminenti di questi ultimi, la signora Pankratova, ha posto in evidenza davanti al XX Congresso del partito comunista dell'URSS nel suo recente intervento, la profonda crisi di cui ha sofferto per circa trent'anni la storiografia sovietica a causa del grande numero di argomenti resi da Stalin «tabù».

Come si ricorderà, ad esempio, gli storiografi della guerra civile dovettero compiere il loro compito come se Trotzky non fosse mai stato commissario del popolo alla guerra, e questo solamente perchè Stalin non voleva sentire parlare del suo più odiato nemico. Parimenti nessun scienziato sovietico ha osato iniziare la storia del teatro moderno sovietico perchè il nome di una delle sue massime glorie, Vsevolod Meierhold, era divenuto «tabù». Sempre in base agli stessi metodi, gli storiografi ungheresi pubblicarono nel 1949 un lussuoso album commemorativo della Comune del 1919 senza che vi fosse menzionato una sola volta il nome di Bela Kun, fondatore del partito e capo del primo Governo comunista ungherese.

Le personalità vittime delle varie purghe susseguitesi sotto Stalin dovevano essere o cancellate dalla storia o presentate, contro qualsiasi forma di buon senso, come cattivi genii della rivoluzione.

Così si trovava spesso nei testi di storia dedicati alla rivoluzione di ottobre la favola secondo la quale Bukharin, il quale fu uno dei più intimi amici di Lenin, avrebbe tentato di assassinarlo nel 1917. E' noto in proposito che l'Università statunitense di Harvard è in possesso di una parte importante della corrispondenza tra Lenin e Trotzky che, a causa del veto staliniano, non ha mai potuto essere pubblicata nell'URSS. Gli interventi di Stalin nella storiografia sovietica cominciarono in maniera sistematica nel 1929. In quell'epoca, quando egli divenne arbitro assoluto dell'apparato del partito, egli ordinò di fare sparire dalle biblioteche e dai musei tutte le opere e i documenti che ponevano in risalto il ruolo di primo piano che i suoi rivali e avversari ebbero durante la rivoluzione.

Nella stessa epoca egli fece introdurre il culto della sua personalità nella stampa  e nella letteratura, le quali si videro obbligate a pubblicare periodicamente i suoi ritratti e i panegirici a lui indirizzati da varie personalità e collettività, attribuendogli nella condotta della rivoluzione e della guerra civile, una parte molto più importante di quella che in realtà egli aveva svolto.

E questo non era che l'inizio.

Nel 1931 Stalin indirizzò, dalle pagine di una rivista bolscevica, una lettera aperta ai redattori della rivista «Rivoluzione proletaria» nella quale accusava gli storiografi collaboratori di questa rivista di «marcio liberalismo» per avere trattato in maniera obiettiva i rapporti che Lenin aveva avuto con i social-democratici tedeschi. Nella stessa occasione Stalin reclamò una completa revisione dei testi che trattavano la storia del partito da parte degli storiografi Chliapnikov, Yaroslavski e Popokov, e fece riscrivere la storia della guerra civile e facendo apparire Trotsky come un agente segreto degli imperialisti dell' Occidente.

In questo stesso spirito egli fece redigere, o redasse in parte, il compendio di storia del partito comunista sovietico criticato il 16 febbraio scorso da Mikoyan. Dopo la seconda guerra mondiale Stalin intervenne parimenti, a più riprese, per obbligare gli storiografi sovietici a falsificare la storia secondo le necessità del momento.

La storiografa Pankratowa, la stessa che nel corso del XX Congresso ha preso posizione contro i metodi staliniani, fu costretta ad esempio a minimizzare l'importanza dello sbarco alleato in Normandia nella seconda edizione della sua opera sulla seconda guerra mondiale, pubblicata nel 1946, sbarco del quale essa aveva posto in risalto tutta l'importanza nella prima edizione della sua opera, apparsa nel 1945.

Dopo il 1946 Stalin, con l'aiuto di Zdanov, operò una nuova epurazione tra gli storiografi sovietici, di cui alcuni avevano acquisito durante la guerra, in seguito ai loro contatti con l'Occidente, abitudini di obiettività che il dittatore aveva giudicato inammissibili. Le falsificazioni ordinate da Stalin non si fermarono tuttavia solo alla storia più recente.

Egli fece riscrivere tutta la storia della vecchia Russia imperniandola sull'esaltazione dello Stato forte e facendo apparire come progresso tutto ciò che serviva alla «grande Russia» a spese di numerose nazioni oppresse e colonizzate.

Stalin introdusse così il culto di Ivan il terribile e di Pietro il grande, che egli considerava suoi antenati spirituali, fece condannare come nazionalisti borghesi tutti gli storiografi dei diversi popoli sovietici che avevano avuto l'ardire di esaltare il loro passato nazionale, come avvenne dello storiografo ucraino Sossiura.

Egli costrinse lo storiografo Tarle ad accusare Napoleone contro qualsiasi evidenza, di avere incendiato Mosca.

Nessun settore della cultura sovietica ha sofferto più della storiografia in seguito agli interventi e alla sorveglianza permanente di Stalin il quale, nel 1949, si fece qualificare, dalla rivista «Problemi storici» come «il vero fondatore della storiografia sovietica».

Si può pertanto ritenere che le reiterate proteste degli storiografi siano state uno dei fattori più importanti che hanno indotto i dirigenti sovietici a sopprimere i «tabù» indrodotti da Stalin nella storiografia.

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