L'ANALISI
18 Marzo 2026 - 05:20
CREMONA - L’inflazione torna a salire e l’incremento dei prezzi riguarda soprattutto i generi alimentari: secondo l’Unione nazionale consumatori nella nostra provincia ogni famiglia si troverà a pagare in media 363 euro in più all’anno, un rialzo che ci colloca al ventesimo posto nazionale per rincari. Insomma, è tornato il momento di tenere d’occhio il portafogli. Soprattutto ora che la guerra rischia di provocare ulteriori aumenti. Ad analizzare la situazione è innanzitutto l’Ufficio Statistica del Comune di Cremona, con il periodico report.
L’analisi ci dice che l’indice tendenziale generale di febbraio (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) è salito del +1,2%. Per quanto riguarda la categoria alimenti è addirittura a +2,5%, con picchi relativi ai soliti noti: carne (+6,6%), caffè e succedanei (+10,2%), frutta (+4,2%). Viceversa, in provincia calano ancora i prezzi di oli e grassi (-12,2%) così come quelli delle bibite analcoliche (-1%). Per quanto riguarda le abitazioni, si conferma la tendenza di questi ultimi mesi: alti indici tendenziali per acqua (+14,6%) e affitti (+5,4%) e, almeno per ora, diminuzione di elettricità (-5,5%) e gas (-11,7%).

Interessante rilevare come, almeno per febbraio, sia curiosamente in diminuzione anche l’indice dei carburanti per i mezzi di trasporto (-5,7%): una tendenza che, visto il quadro internazionale, difficilmente sarà confermata nei prossimi mesi. Anzi, già con il report di marzo ci si aspetta una percentuale decisamente meno incoraggiante. Nel frattempo, comunque, è tornato a crescere notevolmente il costo per il trasporto aereo (+9,4%). Calano, invece, i costi per il settore informazione e comunicazione (-3,4% rispetto all'anno scorso). Infine, è confermato l'andamento modestamente inflattivo (+0,8%) dei servizi della sanità, in particolare: prodotti medicali (+1,4%), prodotti di assistenza (+1,7%), servizi di prevenzione (+1,8%), nonché la categoria ‘Altri servizi di cure ambulatoriali’ (+5%).
L’Unione nazionale consumatori, tramite i dati Istat, ha analizzato i prezzi in tutta Italia, decretando che è Milano (forse anche per l’effetto Olimpiadi) la provincia in cui, in febbraio, è stato registrato il rincaro spesa annuo maggiore: di 1.197 euro a famiglia, equivalente al +3,9%. Belluno in realtà svetta a livello percentuale, con un +4,3%, ma il rincaro è a quota 1.121 euro. La media italiana è invece ferma a +1,5% e dunque maggiore rispetto a quanto si registra a Cremona. Sull'altro fronte della classifica, la città più virtuosa d’Italia è Pisa, con +0,1% e un incremento spesa annuo che si ferma a 27 euro a famiglia. Al secondo posto sia per inflazione bassa che per spesa c’è Campobasso, con una variazione dei prezzi dello 0,2% e un aumento della spesa di 47 euro.
Tornando allo spinoso tema carburanti, sempre l’Unc ieri ha analizzato i prezzi in modalità self service: il costo sale a 1,819 euro al litro per la benzina, mentre il gasolio va a 2,033 euro al litro. «Per il gasolio si tratta del secondo maggior rialzo settimanale di sempre – ha spiegato il presidente Massimiliano Dona – , ossia dall’inizio delle serie storiche. In soli 7 giorni, infatti, il gasolio aumenta di oltre 16 centesimi al litro, con un balzo dell'8,78% pari a 8 euro e 21 cent per un pieno di 50 litri, 197 euro su base annua ipotizzando due pieni al mese. Battuto, quindi, il rincaro di settimana scorsa».
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