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ECONOMIA CIRCOLARE

Biometano della discordia. «Se a vincere è l’ideologia...»

Casale, Campagnola, Romanengo e Ticengo contro l’impianto di Sergnano. Gli allevatori al contrattacco

Andrea Gandolfi

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agandolfi@laprovinciacr.it

12 Maggio 2022 - 10:14

Biometano della discordia. «Se  a vincere è  l’ideologia...»

SERGNANO - È slittata in extremis da oggi a mercoledì 18 e si terrà in un clima reso incandescente dalle polemiche la conferenza dei servizi sulla realizzazione a Sergnano di un impianto per la digestione anaerobica di reflui zootecnici e biomasse vegetali per la produzione di biometano. Al centro della discussione, la richiesta di procedura abilitativa semplificata avanzata dalla Società Eco Verde Bio. Con un documento congiunto, i sindaci di Casale Cremasco-Vidolasco, Campagnola Cremasca, Pianengo e Ricengo (le altre realtà interessate sono quelle di Sergnano, Capralba, Caravaggio, Mozzanica e Castelgabbiano) hanno formalizzato le loro osservazioni ed un parere «non favorevole» alla realizzazione dell'impianto. «Sollecitiamo la richiesta di archiviazione della pratica, e in ogni caso di demandare la decisione all'Amministrazione Provinciale», scrivono Antonio Grassi, Agostino Guerini Rocco, Roberto Barbaglio e Ferruccio Romanenghi.

La loro è una proposta di «bocciatura» basata essenzialmente su quattro ordini di argomentazioni: l’aumento dell’inquinamento, causato dalla combustione interna all’impianto e dai mezzi che vi trasportano il materiale da digestare; l’installazione e l’utilizzo di una caldaia a biomassa, che avrebbe ripercussioni ugualmente negative; l’impatto paesaggistico, associato ad un progetto di mitigazione ambientale considerato insufficiente; e la rete viabilistica inadeguata a reggere l’incremento del traffico legato a un insediamento di quel tipo. Si tratta di rilievi ritenuti sostanzialmente infondati e pretestuosi dagli allevatori interessati al progetto. «A volte abbiamo davvero l’impressione di essere tornati ai tempi della caccia alle streghe, con i preconcetti e le visioni ideologiche a farla da padrone mentre nessuno si cura degli elementi scientifici e oggettivi», commentano.

«Fa specie sentir parlare di problemi viabilistici da parte di Comuni che non saranno minimamente interessati dal traffico legato all’impianto... Allora quali sono le questioni vere? Parlano di impatto ambientale, evidentemente senza sapere che viene calcolato in tutte le sue implicazioni secondo rigidi criteri stabiliti dall’Unione Europea. E si attribuiscono competenze tecniche che non hanno. In quegli ambiti, il giudizio spetta esclusivamente all’Ats e all’Arpa, che applicano le norme. Discutere è certamente giusto, ma bisognerebbe farlo su basi solide e verificabili. Magari guardandosi anche un po’ intorno. Si fa un gran parlare di economia circolare, sostenibilità, transizione ecologica; della necessità di mettere in piedi rapidamente alternative pulite ed autonome nel campo dell’energia e dei carburanti; di scongiurare una crisi che potrebbe avere effetti devastanti. Poi, però, quando gli imprenditori accettano la sfida scatta la gara dei no aprioristici e basati sul niente. Un atteggiamento insensato e irresponsabile, che ci auguriamo non trovi seguito».

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