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21 maggio

DIRITTO DI VOTO AI CINQUE MILIONI
DI STRANIERI CHE LAVORANO IN ITALIA

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

24 Maggio 2017 - 10:58

DIRITTO DI VOTO AI CINQUE MILIONIDI STRANIERI CHE LAVORANO IN ITALIA

Oltre cinque milioni di persone che vivono e lavorano in Italia, talvolta da molti anni, sono tuttora assurdamente private dei primo e fondamentale diritto democratico: il diritto di voto.
Oltre cinque milioni di persone che vivono e lavorano in Italia, e che costituiscono la mano d’opera immigrata che contribuisce in misura determinante alla nostra agricoltura (sovente subendo un feroce sfruttamento schiavista), che garantisce tanta parte della logistica delle attività produttive e distributive, persone che svolgono sovente nelle nostre case i lavori più necessari e più faticosi, persone a cui affidiamo i nostri parenti più fragili e bisognosi di assistenza: una forza-lavoro semplicemente indispensabile, ed una presenza umana di grande conforto a chi ha più bisogno di aiuto.
Oltre cinque milioni di persone che vivono e lavorano in Italia, che nella loro assoluta generalità rispettano le leggi e danno un esempio luminoso di generosità e di dedizione al bene comune, di profonda sollecitudine e devoto accudimento delle loro famiglie qui e nei paesi d’origine che hanno dovuto lasciare.
Oltre cinque milioni di persone che non chiedono nessuna elemosina, ma che danno costante prova di responsabilità e dignità, che fanno del bene al nostro Paese.
Oltre cinque milioni di persone che è giusto abbiano pieno riconoscimento e pieno rispetto della loro dignità umana, dei loro diritti umani, e che invece tuttora subiscono gravissime, inammissibili vessazioni.
Oltre cinque milioni di persone che sono pienamente parte della popolazione italiana, anche se sono nate altrove. Queste nostre sorelle, questi nostri fratelli, realmente sono parte integrante e preziosa del popolo italiano.
Un appello è stato sottoscritto da illustri personalità della vita culturale, morale e civile del nostro paese, primi firmatari il missionario padre Alessandro Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace che chiedono che finalmente sia loro riconosciuto il diritto di voto.

In quell’appello è infatti scritto: «vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro Paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano».

E si conclude inoppugnabilmente che il fondamento della democrazia essendo il principio «una persona, un voto, l’Italia essendo una repubblica democratica non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui».

Il Parlamento che in queste settimane dovrà elaborare la nuova legge elettorale come può restare cieco dinanzi a questa realtà e a questa esigenza?

Come possono restare cieche le istituzioni italiane?

Come possono restare cieche le forze politiche democratiche?

Cadano le scaglie dagli occhi: nella nuova legge elettorale finalmente si riconosca il diritto di voto a tutte le persone che in Italia stabilmente vivono.
Beppe Sini
(Centro di ricerca per la pace e i diritti umani)

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