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Lettere al Direttore del 10 Febbraio

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gbonali@laprovinciacr.it

12 Febbraio 2018 - 12:22

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Bisogna aprire la caccia
Cinghiali pericolosi ma ottimi in cucina
Carissimo direttore,
non continuiamo a lamentarci del pericolo dei cinghiali dopo gli avvistamenti continui. In realtà sono una risorsa da sfruttare, animali di ottima qualità. Ci si lamenta dei pericoli che il cinghiale può causare sulle strade, il che è vero. E’ ora di dare libera caccia ai cacciatori regolari, che si possono riempire il freezer gratis con carne ottima, e magari dare questo prezioso cibo a chi ne ha bisogno. Se si possono uccidere lepri e fagiani che non sono pericolosi e meno buoni, perché il cinghiale no? Sarebbe una risorsa gratuita anche per aiutare gente che ne ha bisogno. Provate, cari cacciatori, a portarvi a casa un bel cinghiale gratis e gustarvi un bello stufato con polenta. Con queste leggi che non vogliono risolvere ciò che può essere pericoloso, con un vantaggio economico da sfruttare, con politici incompetenti che non sanno nemmeno cosa sia ciò che vogliono proibire.
Antonio Pagliarini
(Isola Dovarese)


La Cremonese c’è
Ko con la Pro Vercelli, solo un incidente
Egregio direttore,
la sconfitta della Cremonese contro la Pro Vercelli è una fisiologica battuta d’arresto: da troppe partite non si perdeva, inoltre viene in un periodo solitamente critico per le squadre di Tesser. Non si può, infatti, dimenticare il periodo nero della scorsa stagione culminato con l’umiliante débâcle di Piacenza, dalla quale ci siamo ripresi grazie all’umiltà ed alla caparbietà di Gianmarioli. La sconfitta contro la Pro potrebbe essere frutto di presunzione, vista la differenza di punti in classifica, anche se credo che sia più dovuta ad un calo fisico causato da quei pesanti carichi di lavoro che lo scorso anno diedero i risultati sperati. Più che la sconfitta mi hanno disturbato i fischi di qualcuno e le persone che lasciavano lo Zini sul 1-3. Si può perdere una partita, ma non la fede e di fiducia dobbiamo averne perché la squadra è in buone mani e se il Cavaliere dovesse garantire continuità al lavoro di Gianmarioli e Tesser confermandoli per più anni, si potrebbe davvero aprire un ciclo pieno di soddisfazioni. Il direttore e l’allenatore hanno creato un gruppo serio, solido ed unito e gli innesti di gennaio lo dimostrano: non servivano nomi altisonanti che possono guastare lo spogliatoio, ma motivati e giovani gregari che diano il loro contributo senza avanzare pretese.
Leonardo Benedusi
(Monticelli)


Sulle parlamentarie
Così messi fuori gioco i non allineati
Signor direttore,
in merito alle esclusioni dalle ‘parlamentarie’ di moltissimi attivisti vi cito alcuni sistemi.
Primo: il parlamentare locale poteva porre il veto; secondo: lo staff poteva porre il veto.
Terzo: coloro che avevano mandato tutti i documenti di rito c’era questo semplice sistema, la raccomandata 1 o la raccomandata di qualsiasi altro sistema, se giungeva al comitato elettorale ad esempio il giorno 11 gennaio o 12 gennaio (come al sottoscritto) bastava timbrarla il giorno 16 gennaio con un giorno in più rispetto alla scadenza del 15 gennaio ed il gioco e fatto.
E’ questo solo uno dei diversi metodi per eliminare i non allineati (secondo loro o secondo il capo locale). Per sapere le date di invio e consegna basta collegarsi al sito della Posta e scrivere il numero della raccomandata in alto a destra omettendo il trattino, ad esempio 4444444-8 scrivere 44444448 e vedrete in dettaglio la sorte della vostra raccomandata 1 e vi accorgerete che ci hanno giocato dentro.
Elia Sciacca
(Cremona)


I morti da uranio impoverito
I media preferiscono parlare di Sanremo
Egregio direttore
nel bailamme di notizie che quotidianamente piovono addosso dai vari media - cartacei, televisivi, sul web - il rischio principale è quello di farsi distrarre da notizie di poco conto e di non dare adeguato risalto a fatti realmente importanti. In teoria gli stessi media dovrebbero aiutare il lettore e lo spettatore nella definizione delle priorità, ma non di rado avviene esattamente il contrario. E’ accaduto in questi giorni, per esempio. Nei tiggì, è stata data come prima notizia quella della ragazza uccisa a Milano dal tramviere, un triste episodio di necrogossip che piace molto ai media ma che dà pochissimo ai cittadini. Poi, a seguire, la vicenda di Macerata, anche questa gustosissima per i molti media che amano sguazzare nel torbido delle acque più sozze. Solo dopo, ben più avanti nella scaletta, è giunta la notizia della conclusione del lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle morti dei nostri militari a causa dell’uranio impoverito e dell’amianto. Come se nulla fosse, si è riferito dei 1.100 (!) nostri soldati che, solo considerando la Marina, sono morti o si sono ammalati gravemente in questo modo. Un fatto straordinariamente scioccante che in un Paese normale avrebbe deflagrato come una bomba atomica. E invece no. Anche il sito del Corriere - solo per citarne uno - ha relegato la notizia in uno spazio marginale. In massimo risalto e molto prima c’era però anche lo show di Fiorello a Sanremo. Poi il vestito della Hunziker, diamine. Che saranno mai 1.100 morti e malati di tumore al cospetto di Sanremo? Duole dirlo, ma i media sono ormai una formidabile arma di rincoglionimento di massa. E i risultati si vedono, eccome.
S. M.
(Cremona)

A Fasano del garda
Il frantoio delle olive finisce in... edicola
Signor direttore,
il frantoio delle olive è in edicola. Succede a Fasano del Garda dove due realtà storiche delle attività produttive e commerciali, si sono fuse con l’intento di trovare una identità complementare che consenta di mantenere in auge gli stessi servizi. L’idea è venuta a Marco Polini e alla moglie Emanuela Vantini, titolari del frantoio Bornico, avendo saputo che l’edicola di Fasano, con annesso minimarket, stava per chiudere, hanno deciso di rilevare l’azienda per rilanciare il paese, anziché lasciarlo morire, attraverso la valorizzazione di due realtà tradizionali che invece è bene e nell’interesse di tutti sostenere. E così è nato un connubio inaspettato con la proposta di un prodotto tipico locale qual è l’olio gardesano, da inserire nella varietà di prodotti e servizi offerti nell’edicola minimarket di Fasano. Il meglio che potesse succedere si è avverato.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)


Dalla Fai Cisl Cremona-Mantova
Il nostro grazie a Franco Carboni
Signor direttore,
certo di interpretare i sentimenti della segreteria Fai-Cisl Cremona/Mantova, Zaffanelli, Somenzi e Raimondi, mi associo alla testimonianza pubblica di Franco Carboni in ordine agli apprezzamenti lusinghieri per i progressi di continua crescita di iscritti, di rinnovamento e di importanza, storici, raggiunti dalla Fai-Cisl Asse del Po, grazie al suo contributo e di tutti i delegati ed operatori sindacali della Federazione. Franco si è interessato di agricoltura per tanti anni, ha lavorato all’Anafi (Associazione allevatori) di Cremona ed ora in pensione. Chiamato dal segretario Zaffanelli, al Congresso 2017 è stato eletto componente emerito nel direttivo territoriale Fai-Cisl Asse del Po ed a collaboratore Fai per il progetto di proselitismo negli agriturismi, che è come cercare vocazioni adulte in una moschea. Ora le recensioni ci fanno scoprire Franco, scrittore e poeta cremonese. Franco Carboni è autore del libro - M’Assaggiami - edizioni Caosfera (trama: una serie di racconti ad alto tasso erotico, le avventure di un masso-fisio-terapista nel suo studio di massaggi e reiki - On line: m’assaggiami-franco carboni-libri-www.mondadoristore.it). Dopo la divulgazione del libro al direttivo Fai, il segretario generale Ivan Zaffanelli ha acquistato diverse decine di copie a disposizione, presso la sede Fai-Cisl di Cremona, in omaggio agli iscritti e simpatizzanti della categoria. Grazie Franco della visita alla Cisl di Mantova, speriamo di poter conoscere ed incontrare finalmente, in sede e sui luoghi di lavoro, anche i dirigenti della Fai e della Cisl Asse del Po (Cremona/Mantova).
Angelo Fortunato
(Canicossa di Marcaria, Mn)


Sull’argine del fiume
Salito per vederlo. Era un mare piatto
Signor direttore,
sono salito sull’argine per vedere il fiume: era sparito tutto. Era una gran mare piano, grigio, senza onde, unito. E c’era appena, qua e là, l’insolito vocìo di gridi piccoli e selvaggi : uccelli spersi in quel mondo vano. In alto, in cielo, scheletri di pioppi come sospesi e sogni di rovine e di silenziosi eremitaggi. E dei corvi che gracchiavano senza fine.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

IL CASO
Io, Formigoni, candidato senza paracadute non chiedo certo i voti dei partiti alleati

Egregio direttore,
è un peccato che l’articolo di Massimo Schettino non faccia i nomi di chi nel centro-destra non sarebbe soddisfatto della mia candidatura.
A costoro – se esistono – faccio presente che mi candido al Senato senza paracadute, solo nel proporzionale, rispondendo ad una esplicita richiesta del mio Partito Noi con l’Italia Udc. E dunque non ho bisogno e non ho chiesto i voti di nessuno dei partiti alleati, ma solo dei cittadini lombardi che continuano ad esprimere apprezzamento per il lavoro da me svolto in Regione Lombardia.
Quanto a speculazioni su vicende giudiziarie, proprio ieri è stato assolto dopo otto anni l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso. Giustizialisti di ogni risma lo avevano già dichiarato colpevole otto anni fa pretendendo di espellerlo dal consesso civile.
La sua assoluzione è una bella lezione per chi faziosamente finge di ignorare che ogni cittadino italiano è innocente fino a giudizio definitivo di terzo grado.
Roberto Formigoni
(Milano)
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Il giornalista Massimo Schettino ha sentito esponenti della coalizione di centrodestra che però, come spesso capita, prima hanno rilasciato le dichiarazioni critiche sulla candidatura di Roberto Formigoni e poi hanno chiesto di non pubblicare il loro nome. Quanto alle posizioni del senatore ed ex presidente della Regione Lombardia, rimandiamo all’intervista che pubblichiamo oggi a pagina 4 a firma di Andrea Gandolfi.

LA POLEMICA
Quanti guai nella zona di borgo loreto ‘vecchia’

Gentilissimo direttore,
in questo clima di campagna elettorale denso di promesse di grandi rinnovamenti per il nostro territorio, colgo l’occasione per porre all’attenzione dei lettori cremonesi e non la situazione del quartiere in cui risiedo dal 2012, la zona di Borgo Loreto ‘vecchia’ (zona via Litta, via Loreto, via dei Cipressi, eccetera). In particolare, ho documentato con qualche foto, le criticità che mi balzano all’occhio quotidianamente: illuminazione pubblica risalente a decine di anni fa, con pali in cemento vetusti e lampioni che rischiarano ben poco le vie; asfalto delle strade in condizioni pietose, buche ovunque, molto pericolose per pedoni e ciclisti. Inoltre, da quando abito qui, per ben tre volte tra via Loreto e via Litta l’asfalto ha ceduto al passaggio delle auto con rischi di incidenti assai gravi, in una occasione anche alla sottoscritta.
All’incrocio tra via Loreto e via dei Cipressi, dove è situata la Madonnina, i famosi ‘Orti di Borgo Loreto’, smantellati dall’amianto e dai rifiuti qualche tempo fa, sono tutt’ora un accumulo di sterpaglie e la scorsa estate erano una giungla selvaggia in cui si annidavano vari animali (sicuramente topi e non so quali altri) ed in cui venivano gettati rifiuti di ogni genere con ovvie conseguenze di natura igienica; il parcheggio dell’ingresso del cimitero in via dei Cipressi è semplicemente indecoroso, con buche nell’asfalto che si trasformano in enormi pozzanghere con la pioggia con ovvio pericolo per i cittadini che si recano al cimitero ed al polo della cremazione; gli alberi malati, tagliati nel corso degli anni in via dei Cipressi, lungo la pista ciclabile, non sono stati rimpiazzati ed anzi i monconi dei tronchi si allineano desolatamente numerosi come del resto anche davanti all’ingresso principale del cimitero. L’elenco potrebbe essere ben più lungo, ma mi limito a questi cinque punti.
La risoluzione di alcuni di tali problemi potrebbe giovare a tante persone residenti e non nel mio quartiere. Auspico davvero un intervento risolutivo da parte di chi di competenza e non le solite soluzioni temporanee.
Laura Landi
(Cremona)

LA STORIA
Le macchine dei fratelli Bodini, pionieri dell'agricoltura moderna

Buongiorno direttore, sono Alberto Ghisi ho 20 anni , in questa lettera ho voluto scrivere tutte le storie che negli anni mia nonna ultra novantenne mi ha raccontato, in particolare quelle che riguardano il nostro territorio cremonese, il passaggio dall’agricoltura tradizionale a quella moderna che ha coinvolto la mia famiglia. Una lettera che ho dedicato a lei per il suo 93esimo compleanno, una lettera che racconta come l’agricoltura cremonese è stata protagonista nell’agricoltura mondiale. Eccola
«Era una fredda mattina di un lontano 1946, il signor Alberto insieme al fratello l’ingegner Dario Bodini, sostenuti da una grande forza di cambiamento e lungimiranza, misero in campo la propria esperienza e abilità nel costruire il primo trattore porta attrezzi. San Martino in Beliseto, Cremona, Italia, luogo immerso nel cuore della pianura padana e terra di due grandi visionari con il desiderio di rivoluzionare l’agricoltura Alberto e Dario. Un sogno condiviso da molti ma che non era ancora stato realizzato.
Bodini un nome che nel mondo dell’agricoltura ha significato qualità e fedeltà, simbolo di innovazione e sinonimo di rivoluzione; basta il nome a evocare gli anni d’oro dell’agricoltura italiana.
Ebbe tutto inizio quel giorno, i due fratelli si misero a progettare e a costruire la prima trattrice porta attrezzi sotto un portico della cascina. Un mezzo agricolo molto semplice formato da un telaio, 4 ruote in ferro e un motore da 8 cavalli, ma rappresentava il cambiamento, il passaggio dall’agricoltura tradizionale a quella moderna, dal cavallo alla macchina, i due fratelli la chiamarono Iris B8. Il resto è leggenda.
Erano già presenti dei trattori sul mercato ma questa macchina per la sua semplicità era molto versatile e alla portata di tutti, poteva portare semplicemente molte tipologie di attrezzi per seminare, zappare, falciare... tutti lavori che fino a prima venivano fatti a mano. Seguì poi dopo il successo di questa, la B11 con un motore più potente.
Verona, 1954, Bodini esce in fiera con la sua ultimissima novità: l’Iris B20 una trattrice con un nuovissimo motore marchiato Bodini, un bicilindrico da 20 cavalli progettato dalla mente brillante dell’ingegner Baldassarre Ferrari, nipote dei due fratelli Bodini, un motore costruito per delle esigenze che non erano ancora presenti sul mercato. Motore costruito nel nuovissimo stabilimento produttivo di Casalbuttano, in 300 unità che insieme a tutti gli altri componenti (trasmissione, cambio, telaio) tutti sempre prodotti internamente, andavano a formare questa straordinaria macchina.
Un altro successo che vede protagonisti i due fratelli Bodini, due visionari, due mentori, due anticonformisti che mettendo in campo le proprie abilità riuscirono a sfidare il mondo dell’agricoltura conquistando il mercato e affermandosi come marchio di qualità ed innovazione.
Era il 1958 il mondo vede alla luce una macchina pronta a cambiare il mondo, la prima trincia laterale a catene, una macchina molto complessa sviluppata dalla testa dei due fratelli, Dario il braccio e Alberto la mente, andavano a costruire questa rivoluzionaria macchina. I 2 Bodini decisero di  presentarla alla fiera della loro città natale Cremona, fu un successo.
Bodini un nome che andava sempre più a consolidarsi, Bodini un nome, una garanzia. Nel ’59 dalle fabbriche Bodini esce la prima spannochiatrice italiana, l’antenata della mietitrebbia. Un’altra macchina rivoluzionaria che ha cambiato completamente il lavoro della raccolta del mais non c’era più bisogno di decine di persone, ne bastava una.
Il 58 è anche l’epoca del leggendario Grillo, l’ultimo porta attrezzi di casa Bodini sempre più versatile e sempre con lo stesso cuore. Lo slogan con cui gira è: «Dalle Alpi agli Appennini usa il Grillo Bodini»” uno slogan che fa capite tutto, semplice e versatile, una macchina per tutti.
È il 62 dalle fabbriche Bodini esce la prima trincia combinata spannochiatrice, una macchina che sarebbe innovativa anche per i tempi odierni, permetteva di entrare in campo e raccogliere il mais sgranato da una parte e il trinciato dall’altra allo stesso tempo.
Ha inizio l’era delle esportazioni, Francia, Spagna, Grecia e Portogallo richiedevano la qualità delle innovative macchine Bodini, spannocchiartici e trince venivano vendute in tutta Europa e anche oltre oceano principalmente a Cuba dove vennero mandate 50 trince. Tutti mercati in grande espansione dove l’agricoltura prima dell’arrivo di queste macchine era di tipo tradizionale e queste macchine hanno rappresentato un punto di svolta. 
Parigi, 1973 Bodini arriva alla fiera di Parigi mostrando agli occhi del mondo un nuovo prodotto da aggiungere alla lista, una macchina che negli anni a seguire andrà a cambiare profondamente l’agricoltura, una macchina che sarà chiave per agricoltura moderna, una macchina che nessuno era ancora riuscito a fare; ebbene si, stiamo parlando della trincia semovente. Già presente nella testa dei due fratelli da molto tempo prima, iniziata a costruire nella seconda metà degli anni ’60, costruita poi in 5 prototipi nel 68, anno in cui venne quindi alla luce il primo prototipo al mondo di trincia semovente con ruote posteriori sterzanti, un ennesimo successo per l’azienda che dimostra anno dopo anno di essere sempre il leader del mercato».
Chissà che cos’altro avrebbero creato se solo avrebbero avuto più tempo, non lo sapremo mai, ma una cosa è certa loro hanno cambiato l’agricoltura come la conoscevamo, per sempre. Quella mattina del 46 non verrà ricordata come una fredda mattina, ma verrà ricordata come un grande giorno per l’agricoltura, significherà il momento del passaggio dall’agricoltura tradizionale a quella moderna. 
Una storia vera, una storia che purtroppo non ho mai vissuto, ma che ho voluto avere il piacere di raccontare grazie ai tuoi ricordi, perché così non potrà mai essere dimenticata. 
Grazie di avermi fatto essere orgoglioso del mio nome.
Alberto Ghisi
(San Martino in Beliseto)

L’INTERVENTO
Tre grandi assenti della campagna elettorale

Tra un mese si terranno le elezioni politiche e, in Lombardia e Lazio, anche le regionali. Terminata la lunga, stressante - a volte tragicomica- telenovela delle candidature adesso è iniziata la campagna elettorale che sembra un tiro a segno dove colpisce chi le spara più grosse. Un dibattito quotidiano del tutto contro tutti con grandi ‘pastoni’ elettorali in tv. Tre argomenti vengono però ignorati, sorvolati se non dimenticati nel confronto politico.
Il primo riguarda i costi. Per le regionali lombarde, i beni informati , parlano di cifre massime e minime variabili- per le coalizioni dei principali competitori- fra un milione e i quattro milioni di euro. Cifre più o meno simili a quelle delle comunali dello scorso anno a Milano per i candidati sindaco.
Il secondo punto riguarda il futuro dell’agricoltura e del settore agroalimentare, fondamentale per la bassa padana. Al di là delle sparate momentanee in occasione di visite ad aziende agricole, caseifici, stalle, cantine e mercati una proposta organica non si è ancora letta. E sì che i due settori potrebbero e possono rappresentare per i giovani occasioni di lavoro e per il Paese  opportunità di crescita e sviluppo. E qui sovviene un esempio: di recente l’Unione Europea ha richiamato l’Italia al pagamento delle multe pregresse per lo splafonamento delle quote latte. Se ne è parlato per un giorno sui giornali, poi, silenzio. Visto l’argomento spinoso e trasversale, meglio rinviare e far finta di niente.
Il terzo tema del tutto dimenticato e ignorato concerne le infiltrazioni della criminalità organizzata e della mafia nella politica, nella pubblica amministrazione e negli enti di vario livello, dai Comuni al Parlamento. Chi lancia proposte e idee su come combattere la corruzione, le infiltrazioni della malavita negli appalti, le eco mafie che distruggono interi territori agricoli; e ancora sul traffico illecito di rifiuti, la contraffazione e dell’alterazione dei prodotti agro-alimentari? Domande, per ora, senza risposte. Ma siamo fiduciosi, nei prossimi 30 giorni qualcuno forse, batterà un colpo!
Ci farà conoscere uno o più programmi
RENATO ANDREOLASSI

Ne parlo con...

Gli immigrati fanno più figli
La denatalità è sintomo del degrado nazionale

Signor direttore,
la popolazione degli extra comunitari aumenta ogni anno sia per la continua immigrazione che per l’alto grado di natalità che queste comunità presentano. Al contrario, la popolazione italiana è in continua discesa e la natalità tocca ogni anno record negativi che puntualmente sono superati l’anno successivo. Tra non molti anni avverrà il sorpasso ed in Italia ci saranno più immigrati e loro discendenti che italiani e loro discendenti. Eppure la tradizione italiana è sempre stata quella di fare figli, e tanti, forse troppi e quindi ci devono essere dei motivi importanti se c’è stata una tale inversione di tendenza. A noi pare che le cause principali di questa situazione siano riassumibili in una sola considerazione e cioè nel fatto che attualmente sia oggettivamente molto difficile provvedere al mantenimento ed all’educazione dei figli, specie se si parla di più di uno (due figli per coppia è il numero minimo per non diminuire la popolazione) e se si considera che i tempi mutati esigono che, oltre al loro mantenimento, già di per se più oneroso di una volta, si debba provvedere almeno ad un minimo titolo di studio. (...)
Non è più tempo di chiacchiere e di speculazioni politiche, né tanto meno di pavide tergiversazioni; è il momento della verità e, se non si prenderanno con urgenza dei provvedimenti idonei e concreti, s’imboccherà la via del non ritorno ed allora sarà troppo tardi per provvedere. Benito Mussolini aveva capito ottant’anni fa l’importanza e la natura del problema quando dichiarava che «..il numero è potenza». E’ stato deriso e sbeffeggiato anche dalle mezze cartucce che oggi si stracciano le vesti dinnanzi al problema della denatalità, ma questo è un altro discorso e vogliamo qui avere il pietoso riguardo di non confrontare le pulci con i leoni.
Ma torniamo al problema attuale della denatalità. Se non vogliamo regalare la nostra nazione agli stranieri, se non vogliamo che i nostri nipoti si trovino stranieri in patria, se non vogliamo che vadano perdute le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia, è ora di darci una mossa tutti insieme, cittadini, politica e governi per riparare un danno che per ora è rimediabile, ma che tra non molto non lo sarà più. E piantiamola con le fesserie del tipo «le diversità sono una ricchezza», ma poniamo invece dei limiti seri all’immigrazione. Come tutte le medicine, anche le diversità possono essere uno stimolo ed una ricchezza se vengono prese in piccole dosi terapeutiche. Se ingurgitate in dosi massicce, portano inevitabilmente alla morte per intossicazione.
Alessandro Mezzano
(Cremona)

 

ECCO UN UOMO MESSO IN GINOCCHIO DA UNA SOCIETÀ SEMPRE PIÙ INGIUSTA

Caro direttore,
una scena così non vorrei mai vederla più in un’epoca del benessere: un uomo messo in ginocchio da una società presa da se stessa e dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Indubbiamente ci sono anche casi di falsa povertà, ma ho potuto guardare da vicino è leggere negli occhi di questo uomo la vera sofferenza e che come ha scritto sul suo biglietto: «Mi vergogno ma devo ho perso il lavoro ho due bambine».
A volte credo che la povertà più grande nel mondo non è la mancanza di cibo ma la mancanza d’amore, cuori induriti dall’egoismo e dal proprio io ma alla fine questa effimera ricchezza se non depone i suoi limiti diventerà essa stessa la più grande povertà.
Il benessere e la ricchezza non possono vivere per sempre su un isola circondata da un mare di povertà , noi respiriamo tutti la stessa aria e bisogna dare a tutti una possibilità.
Salvo Liuzzi
(Cremona )

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