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31 ottobre

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

02 Novembre 2017 - 04:00

Le foto dei lettori

La Festa del Benvenuto all'asilo di Cavatigozzi
Signor direttore,
a conclusione del progetto educativo didattico, ‘Accoglienza’, si è tenuta alla scuola dell’infanzia di Cavatigozzi la festa di benvenuto.
I bambini, insieme alle insegnanti Paola Barattini, Antonella Ghizzoni, Mariateresa Iuso, Mila Melgari, e alla collaboratrice scolastica, Francesca Spelta, hanno accolto e allietato genitori e nonni con canti e proiezione di bellissime e significative foto, dedicate al sereno inserimento di ‘coccinelle’ e ‘tartarughe’. Per la speciale occasione, i bimbi hanno preparato dei gustosissimi spiedini di frutta, molto graditi da tutti i presenti.
Mila Melgari
(Cavatigozzi)

Ne parlo con...

Ricorrenza dei morti
Attualizza l'insegnamento di quanti non ci sono più
Egregio direttore,
un ricordo per i nostri cari defunti. Non sono più giovane, non ho più la facilità dell’emozione spontanea, eppure ci sono cose che superano il tempo e fanno ritornare mente e cuore ancora bambini. «Il ricordare chi ci ha lasciato» commemorare i nostri defunti vuol dire portare alla memoria, tenere con sé, il non dimenticare ciò che ci hanno insegnato.
E’ la carezza che ci aiuta ed attenua il dolore, ci insegna che la morte non distrugge ciò che nella vita il loro amore ha edificato. Loro sono quasi sempre eroi a cui da vivi non è stato riconosciuto il giusto merito. Nella meditazione ci fanno pensare di aver avuto noi una vita normale, di guardare alle spalle e vedere, pur nell’insoddisfazione che gravita sul nostro quotidiano di modernità, desideri realizzati, spazi ancora aperti al sogno, amicizie, legami, gioie, tristezze da condividere con l’altro, con gli altri.
Ecco che allora appaiono nel silenzio le più vibranti emozioni, quelle che fanno piangere cuore e anima; guardare chi nelle avversità della vita trae la forza dalle angustie e coraggio per una sana riflessione, quelli che nelle difficoltà non si abbattono ma alimentano la fiamma della speranza del domani. Il loro ricordo ci insegnerà tante verità, sarà una goccia di rugiada che inumidirà il dolore. Con fede religiosa li abbracciamo. Restate cari ricordi cristalli dell’anima.
Antonio Danesi
(San Daniele Po)

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GlI sfottò ci stanno, ma...
Inaccettabili bestemmIe degli ultras allo stadio
Egregio direttore,
finalmente possiamo rivedere un bel campionato al nostro stadio Zini, belle partite e bella squadra ed è ancora più bello andarci con i nostri bambini, che in curva cantano, saltano, agitano le sciarpe. Un vero divertimento ed un autentico piacere vederne così tanti.
I capi ultras sono bravi, spronano ed inneggiano instancabilmente. Ogni tanto qualche sfottò sopra le righe, qualche gestaccio. Tutto ok: fa parte del contesto. Ma la bestemmia no. Non è ammissibile sentire per 90 minuti diffondere bestemmie al megafono, usate come intercalare, come se fossero normali esclamazioni.
Becero ed avvilente. Io non voglio che mio figlio possa in alcun modo abituarsi a sentire bestemmiare; spero che della stessa idea siano tante altre persone e, soprattutto la Società della nostra Cremonese.
Un tifoso grigiorosso
(Cremona)

Halloween/1.
Non festa pagana ma dei satanisti
Signor direttore,
l’ignoranza si sa, è una brutta bestia. Eppure, nonostante i tempi dell’era mediatica e dell’informazione no stop, c'è gente che festeggia Halloween convinta di partecipare ad un’innocua festa in maschera. Se gli amanti dell’horror, o meglio, del cattivo gusto, dedicassero meno tempo alle amenità di certuni social network, scoprirebbero che Halloween non è solo un modo innocuo di divertirsi, ma inquietante ‘altro’. In realtà, Halloween è qualcosa in più di un’anacronistica festa pagana celtica a cui sono stati aggiunti elementi magico goliardici, ma porta d’accesso al mondo dell’occulto. Gli autori dell'ingannevole festa, sono gli adoratori del diavolo che non a caso nei loro testi esoterici definiscono Halloween : «Il giorno più magico dell’anno, il capodanno di tutto il mondo esoterico, la festa più importante». L'esorcista padre Amorth aveva ripetutamente messo in guardia i genitori a non far partecipare i figli alla festa delle zucche vuote, ma vista la modernità dei tempi, è probabile, anzi certo, che mamma e papà si prodigheranno per la riuscita della sulfurea festicciola. Belzebù ringrazia.
G. T.
(Verona)

Halloween/2.
Aiuta a superare l’assillo dei defunti
Signor direttore,
l’unica cosa strana ed inaccettabile, riguardo a Hallowen e la Festa dei Morti è che qualcuno pretenda di imporre un modo di festeggiare, ‘demonizzando’ quello diverso degli altri, adducendo le presunte origini legate alla tradizione. Anche se forse non è proprio un caso, che i due modi di festeggiare siano concomitanti, ciò lascia presumere che uno sia subentrato successivamente all’altro preesistente. A volte si citano i Celti, ed i Druidi pensando di sapere tutto per avere letto le enciclopedie, senza riflettere su come si svolge Hallowen. Ebbene il senso vero della rappresentazione che non a caso vede i bambini quali protagonisti è di sdrammatizzare il mondo dei morti, l’aldilà e la morte. E farne un momento di divertimento, con lo scopo di superare l’assillo del ritorno dei morti, dei defunti, o fantasmi. E farne una festa in cui è lecito chiedere alle anime delle persone care, vicine, un aiuto o un dono. Questo è il senso simbolico della richiesta del dolcetto chiesto ai vicini di casa. Infine il senso non è altro che la presa di coscienza della illusorietà del timore legato ai morti, rappresentato da zucche vuote, ma dell’esattezza della loro presenza in quanto spiriti, a cui si può ricorrere per avere dei benefici. E c’è chi la chiama una festa diabolica. A me sembra invece tutto sensato e profondo.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

L'INTERVENTO
Si risvegli l'anima cristiana o addio alla civiltà europea
Un milione di polacchi, giorni fa, s’è mobilitato per un ‘rosario di frontiera’ lungo 3.500 chilometri, dal confine bielorusso a quello tedesco. E la cosa, con più modesti numeri, si replica altrove: si prega perché l’anima cristiana del vecchio continente si svegli dal torpore che la rende permeabile all’avanzata del materialismo, del relativismo e della islamizzazione. Sensibilità laica e religiosa ormai concordano nel registrare la stessa cosa: l’Europa è debole e non è facile curarla. Galli della Loggia, pur immune da simpatie populiste, è di recente andato al cuore della questione con spietato e condivisibile realismo: il nostro continente è un ‘vuoto’ che fatalmente altri stanno riempiendo.

Non è lo scontro di civiltà ma il decorso di una legge naturale a guidare chi pianta bandiera nel ventre molle di una terra che, senza sensibili scatti d’orgoglio, sta ripiegando su un rassegnato fatalismo. Chi ama le suggestioni apocalittiche, ha di che nutrirle. Fantasmi di guerra nucleare s’aggirano ai nostri confini, l’integrazione europea che doveva renderci più uniti si rivela un moltiplicatore di tensioni fra le nazioni e di separatismi al loro interno. Mentre l’America si ritira dai ruoli materiali e simbolici a lungo ricoperti in Europa, altri colossi abilmente dispongono le loro pedine commerciali, esponendoci al rischio di continente ‘ipotecato’. E ipoteca vuol dire sovranità limitata. Russia. Cina, mondo arabo, dispongono di quei carburanti storici a mix altamente composito di cui noi accusiamo l’irreversibile flessione: volontà di potenza sorretta da ferrea disciplina collettiva, spregiudicatezza strategica potenziata dal serbatoio spirituale del rinvigorito misticismo slavo. Persino il proselitismo religioso islamico è in grado di combinarsi con le moderne logiche del business finanziario. E l’Europa sta a guardare, anemizzata da quel che il gergo colto chiama rottura storica: si sta esaurendo un lunghissimo ciclo di civiltà e i vari fili materiali e immateriali del suo intreccio, quasi contemporaneamente, si fragilizzano e spezzano. Di qui il senso di precarietà, l’istinto quasi animale di indefinito pericolo prodotto dalla percezione che le grandi fedi religiose e laiche del passato si sfaldano per consegnarci a ignote solitudini.

L’identità cristiana sconta la secolarizzazione di massa ma anche un irrigidimento burocratico delle strutture diocesane che obbliga i pochi sacerdoti rimasti a mille incombenze amministrative lontane dalla tradizionale cura d’anime. Costretti a vedere più commercialisti che fedeli, non sono più preti di vicinato di manzoniana memoria ma indaffarati operatori sociali che fronteggiano come possono l’impervio dialogo con la società contemporanea. Al Sud giulivi pretini si fanno impresari di eventi musicali per contendere la gioventù ai circuiti malavitosi. Al Nord un vescovo seduce una platea giovanile misurandosi in un talk show col cantautore Vecchioni. Cautamente osserviamo che la Chiesa fu capace di ben altre risposte alle emergenze del disagio giovanile: don Bosco, per dirne una. Se patisce i tempi avversi chi gode del diretto aiuto dello Spirito Santo, figuriamoci gli altri. Non c’è ceppo politico culturale europeo di antica eredità esentato da radicali ripensamenti. Del resto se la politica è progetto, è duro progettare quando direzione e senso della storia sembrano entrati in un cono d’ombra che li rende quasi illeggibili ai più attrezzati analisti e figuriamoci a quanti, con generoso eufemismo, continuiamo a chiamare classe dirigente. Madre e laboratorio dell’idea di progresso, terra di grandi fedi sociali vincolate al nesso fra lavoro e riscatto umano, l’Europa sconta la crisi dei suoi storici ingredienti primari. Il lavoro è merce rara e precarizzata, talvolta con l’inconsapevole benestare dei diretti interessati.

Cortei di studenti hanno sfilato contro il provvidenziale disegno di alternanza scuola-lavoro con slogan del più futile snobismo piccolo borghese: ‘Siamo studenti, non siamo operai’. Un modo per dirci quanto poco sanno dell’intelligenza e nobiltà di quella civiltà europea concretamente produttiva, fatta di fabbriche, padroni e operai, che oggi, in tempi di economie finanziarie, possiamo solo rimpiangere. Il punto è che questa confusa sommatoria di ‘vuoti’ non dispone più del famoso rifugio nel privato. Quello che fu il più solido punto di riparo dalle avversità esterne è oggi il punto di massima vulnerabilità. Il tessuto sociale elementare -famiglia e relazioni affettive primarie- si disgrega e sempre più spesso sottrae alla faticosa complessità della vita reale rifugiandosi nel mondo parallelo della Rete e nell’inconsistente liquidità del suo ‘sociale’. L’Europa ha la tecnologia dei mezzi ma sta perdendo l’umanesimo dei fini.

Il problema è culturale e antropologico prima che politico o economico ed è trasversale: vano dunque attardarsi in quel logoro contenzioso fra gli orchi del sistema e le vergini dell’antisistema di cui ridondano le chiacchiere in corso. Quel che occorre è un inedito piano Marshall per riconvertire il nostro stanco materiale umano alla serietà del vivere e del pensare.
Ada Ferrari

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