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Mirco Carotti
presenta il libro
"Iria. La mente
vista dall'interno"

Esordio narrativo dello psicologo e psicoterapeuta. Con l’autore ci sarà Marco Bencivenga direttore de «La Provincia»

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bcaffi@laprovinciacr.it

07 Giugno 2021 - 09:12

Mirco Carottipresenta il libro"Iria. La mentevista dall'interno"

Mirco Carotti, psicologo e psicoterapeuta

2021-06-24 16:00:00 2021-06-24 17:30:00 UTC Mirco Carotti presenta il libro "Iria. La mente vista dall'interno" www.laprovinciacr.it

CREMONA - Una città buia, deserta e silenziosa. Un uomo in bicicletta su strade che conosce a memoria e che non guarda neppure. Il fruscio delle ruote sul terreno, «la testa ronzante di pensieri». E all’improvviso un sasso, la caduta, il timore di un impatto che non ci sarà perché «la strada si fa molliccia come cedesse sotto il suo peso ed il suo corpo si addentra, penetrando l’asfalto, sulla sua forma nel terreno». Comincia così Iria, primo romanzo di Mirco Carotti, psicologo e psicoterapeuta, direttore scientifico e membro del comitato scientifico della scuola di Analisi immaginativa - Scuola superiore di specializzazione in Psicoterapia. «Dopo diverse pubblicazioni scientifiche - spiega -, ho pensato di allargare la platea e il romanzo mi è sembrato il modo migliore. Un romanzo è intrigante e può essere affrontato dai non addetti ai lavori che, se leggessero un saggio, lo lascerebbero lì. Un romanzo permette di immedesimarsi nella storia, nel protagonista e di vivere l’esperienza di un altro. L’immaginazione è il denominatore comune con l’analisi immaginativa». Ovvero con un tipo di psicoterapia che proprio a Cremona è nata e si è sviluppata, grazie a Gianmario Balzarini, che dopo aver fondato l’Istituto di Analisi Immaginativa nel 1972 e successivamente la Scuola Superiore di Formazione in Psicoterapia. La morte prematura non ne ha soffocato il sogno, portato avanti da colleghi e amici. Iria, probabilmente, nasce in quegli anni. «Iria era già nato; erano già state scritte tante pagine su un piccolo carnet con quella calligrafia sottile e fitta fitta che spesso non mi arrivava», conferma l’amico Gigi Bonfanti nell’introduzione. Anni di formazione, di viaggi su e giù per l’Italia e per l’Europa, spiagge e discoteche ma anche letture forsennate - Marguerite Yourcenar, Kafka - e «i Genesis, i Pink Floyd, i Queen, gli Spandau Ballet, Vasco, Giorgia, Ligabue» a fare da colonna sonora. Vent’anni o giù di lì, la voglia di mordere la vita, il viaggio - reale o metaforico poco importa - come strumento di crescita e formazione.
Anche quello di Iria è un viaggio, o meglio un precipitare, un brancolare in un tunnel buio, al di fuori dei confini del tempo e dello spazio. Iria si muove lungo un corridoio su cui si affacciano stanze, popolate da persone strane. Cerca un dialogo, e al tempo stesso respinge chi gli si fa incontro. «Che strano personaggio Iria - scrive Nicoletta Rodella, editrice del romanzo -! In amore tendeva a fuggire perché affezionarsi lo terrorizzava. Lui, che tradiva sempre senza mai sentirsi in colpa... non riusciva ad amare per la paura di essere tradito».

Difficile trovare le parole: considerati i presupposti, alcune definizioni - onirico, inconscio, mente - hanno significati diversi nel linguaggio scientifico e nel sentire comune. E come recita il sottotitolo, la storia racconta «la mente vista dall’interno». Ma chi è Iria? «Iria è un uomo - risponde Carotti, che per scrivere d lui usa la terza persona -. Potrebbe avere trent’anni, ma anche quaranta. Potrebbe vivere a Cremona o a Milano o in qualsiasi altro contesto urbano. Il suo è un viaggio all’inferno e ritorno e il suo nome richiama sia l’aria che l’ira, la rabbia che lui e ciascuno di noi si porta dentro. Il suo vero nome non lo sapremo mai, non è importante». Nel viaggio di Iria, negli incontri strampalati che costellano il suo percorso l’immaginazione e la realtà sono indistinguibili. Iria immagina, Iria vive. Incontra persone, ha una percezione anche tattile della realtà che (forse) lo circonda e ha addirittura rapporti sessuali. Si racconta in una sorta di flusso di coscienza che anche il lettore percepisce come reale. «Ciò che lei ha immaginato - gli spiegherà il dottore nella seconda parte del romanzo -, viaggiando dentro sé stesso, è stato quell’ambiente e tutto ciò che di vivente o inanimato ha incontrato è stato deciso da lei, anche se in modo inconsapevole».
Il discorso scivola sull’attualità. Il Covid ha alimentato paure, risvegliato fantasmi, fatto esplodere conflitti interiori. «La scuola non si è mai fermata - spiega Carotti -, ovviamente abbiamo fatto didattica a distanza e alcuni limiti sono stati inevitabili. Abbiamo anche offerto sedute di psicoterapia a prezzi calmierati per venire incontro alle esigenze delle persone». Disciplina nata dalle teorie elaborate da Sigmund Freud - laico ma di origine ebraica e figlio della cultura occidentale del suo tempo -, la psicoanalisi parla ancora alla società contemporanea, multiculturale? «A suo modo - risponde Carotti -, la psicoanalisi è un atto di fede, che porta a rinunciare alle proprie certezze anche in campo religioso. Vale per tutti: per un cattolico, per un ebreo, per un musulmano e per un ateo». Nello studio, alle sue spalle, un dipinto raffigura «una madre un po’ distratta». Scalza lei, scalzi i bambini, un gran disordine intorno. «Per un certo periodo - osserva Carotti - la madre è come Dio, su di noi ha un potere assoluto». Poi si cresce, ma l’immagine che viene in mente è quella della madre di Woody Allen che in New York Stories volteggia nel cielo di New York.

INFO: il volume sarà presentato alla Libreria Ferrata di Brescia il 24 giugno alle 18. Con l’autore ci sarà Marco Bencivenga, direttore de «La Provincia». Prenotazione obbligatoria al numero 03041564

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