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Venerdì 16 Novembre 2018

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Le avventure di Numero Primo

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di Le avventure di Numero Primo

CREMONA - ‘Le avventure di Numero primo’ di Marco Paolini ha inaugurato la stagione di prosa del Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci e VOTA Il sondaggio resta aperto fino a venerdì 5 gennaio.

ALESSANDRO ANGLOIS Le avventure di Numero Primo, andato in scena al Teatro Ponchielli il 19 Dicembre, ha inaugurato la stagione di Prosa. Scritto da Gianfranco Bettin con Marco Paolini e narrato da quest'ultimo, riprende la storia dall'omonimo romanzo. La scenografia è semplice: sul palco non vi è altro che un masso e sul fondo vengono proiettate delle immagini semplici come le raffigurazioni stilizzate di un personaggio oppure i luoghi in cui si svolge l'azione. Le luci sono puntate solamente sulla pietra e sull'attore, mentre il resto del palco rimane oscurato così che il pubblico focalizzi il suo sguardo su Paolini. La storia ha come protagonisti il signor Ettore Achille e suo figlio adottivo Numero Primo. È ambientata in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, in un futuro in cui la tecnologia ha fatto molti progressi. Una delle tematiche principali della storia è proprio la tecnologia, anche se è difficile capire l'opinione di Paolini. Nel futuro, immaginato dagli autori, le macchine vincono i premi nobel, le stampanti 3D possono creare veri e propri animali (come la capra che seguirà il piccolo protagonista durante tutta la storia) e nelle scuole usare i fogli di carta con i “bastoncini” sembra una nuova e geniale tecnologia. Un' altra tematica è il legame tra il padre Ettore e il figlio Numero Primo. La storia ruota molto attorno al fatto che il figlio sia stato adottato e che per il padre sia molto difficile la situazione, perché non si sente ancora pronto per essere genitore; poco a poco nel racconto inizia a vedersi il legame tra i due e alla fine, dopo tutti i fatti accaduti, l'unico pensiero del protagonista andrà al figlio. Molto interessante anche la breve riflessione finale di Paolini che domanda al pubblico se, di fronte alle nuove tecnologie, ha fiducia o speranza e fa riflettere sul fatto che la tecnologia è speranza perché non si ha il tempo per essere fiduciosi che già arriva una nuova invenzione che ci riporta allo stato di speranza. Un racconto satirico, divertente e con importanti spunti di riflessione, narrato da un Paolini forse diverso dal solito, che comunque riesce ad impressionare e, alla fine dello spettacolo, strappa un prolungato applauso da parte del pubblico di Cremona. [VOTA]

ALESSANDRO GIOVANNELLI  (5 LICEO VIDA) Mercoledì 20 dicembre al Teatro Ponchielli è andato in scena lo spettacolo “Le avventure di Numero Primo” di Marco Paolini. Ciò che mette in scena l’autore è un monologo di grande importanza: affronta, infatti, un tema, quello della paternità, sicuramente non con leggerezza. Ettore è un reporter di guerra e padre adottivo di Numero Primo, dopo che la madre malata da tempo, muore. Il breve rapporto tra i genitori era stato basato solamente su una corrispondenza via Internet che si rivela figlia di un’innovazione bugiarda. La tecnologia, inoltre, riveste un ruolo cardine nello spettacolo che, seppure ambientato nel futuro, risulta, tuttavia, allo spettatore non troppo lontano e distante dal presente. Nel mondo di Numero Primo ci sono automobili a controllo remoto, le capre si comprano online e sono, seppur vive, di plastica; ma i campi si allagano comunque e con una montagna non scalabile di una giornata di pioggia, la natura non si lascia, per Paolini, neanche in futuro, scavalcare dall’uomo, quasi a rinnovare le paure del Vajont. La scenografia è semplicissima, solo un grande masso al centro della scena e uno schermo sullo sfondo su cui sono proiettate immagini di paesaggi e conversazioni telefoniche. Il resto del palco lo occupa Paolini, con la sua destrezza e sicurezza nel ricoprire tutti i personaggi della vicenda narrata; una messa in scena in cui il ritmo è incessante e a tratti molto incalzante. La tecnologia arriva ad insinuarsi così a fondo nella mente dell’uomo da divorare tutto quanto, anche le persone, anche le speranze di un padre, un padre che si stava appassionando realmente al ruolo di genitore approcciandosi con semplicità e superficialità ad un figlio che appare da subito un po’ troppo intelligente per essere umano. Lo spettacolo risulta intenso dall’introduzione fino alle riflessioni finali dello stesso Paolini, ogni momento risulta fondamentale per comprendere un racconto che a teatro risulta completamente originale. [VOTA]

ALESSANDRO SOLDI (1 LICEO ASELLI)  È stato proprio al Teatro Ponchielli di Cremona che abbiamo potuto godere della magnifica performance di Marco Paolini, mercoledì 19 dicembre 2017. Le avventure di Numero Primo, opera scritta a quattro mani dallo stesso Paolini con Gianfranco Bettin, è uno spettacolo che ha come protagonista Ettore, un fotografo di guerra, che diventa affidatario di Numero Primo, figlio della donna (poi rivelatasi un’intelligenza artificiale) con cui aveva avuto una "relazione" via internet. Da quel momento Ettore e il bimbo vivono numerose avventure, durante le quali Numero Primo non smette mai di sorprendere il padre. La storia è ambientata "fra 5.000 giorni" dove animali e neve sono artificiali e gli uomini fanno affidamento solo sulla tecnologia. L’autore ci proietta così in una dimensione futura ma non troppo lontana - una novità, comunque, per Paolini, che solitamente mette in scena il passato - in cui l’uomo, rassegnato, dipende dalla tecnologia; questo ci mette in guardia davanti ai crescenti rischi delle nuove dipendenze dell’era digitale. In questo spettacolo Paolini recita su un palco quasi vuoto, ad eccezione di un masso posto al centro, unico elemento scenografico. Una luce puntata sull’attore lo rende oggetto principale dell’attenzione degli spettatori. Paolini parla e parla e attorno a lui regna il silenzio, interrotto solo da qualche risata del pubblico. Ogni tanto recita anche in rima, accompagnato da un sottofondo musicale. La bravura di Paolini ha catturato l’attenzione degli spettatori, che non osavano distrarsi, nemmeno per un attimo, rapiti dal suo talento. Il famoso drammaturgo è riuscito mirabilmente a coniugare comicità, serietà e tristezza, esprimendo ansia, paura, rabbia, imbarazzo e felicità come se fossero proprie emozioni. Lo spettacolo e la capacità di coinvolgimento di Paolini sono stati in grado di appassionare anche me, inesperto ma curioso spettatore, tanto da accrescere la mia impazienza di tornare a teatro. [VOTA]

ALESSIA ZAMBELLI Entusiasmo e calore per Marco Paolini che ha aperto la stagione della prosa, portando in scena un tema complesso: l’innovazione tecnologica che si fionda nella nostra quotidianità senza chiedere permesso; questo il contenuto che emerge dalla visione della prima cremonese di Le avventure di Numero Primo, scritto dallo stesso Paolini con Gianfranco Bettin, tenutasi il 19 dicembre al teatro Ponchielli. Un esperimento fantascientifico narrato a teatro, tutto frutto dell’immaginazione, ma rappresentato attraverso conoscenze di fisica, di biologia, di neuroscienze e di robotica. Un racconto coinvolgente. Un tutt’uno la parola del narratore, le scenografie di Antonio Panzuto e le grafiche di Roberto Abbiati che si fondono, a loro volta, con le musiche composte da Stefano Nanni con Mario Brunello al cello e il Coro Giovanile Città di Thiene. Protagonista Numero Primo, figlio adottivo di Ettore, fotoreporter di guerra e di madre incerta. Ettore diventa padre di Numero Primo attraverso atto notarile senza atto sessuale, e da qui l’inizio di una vita sempre in conciliazione tra scienza, paternità e ordinario. La sensazione di Ettore è di lontananza rispetto al figlio e a un mondo che non conosce; Numero Primo, di fatto, è stato desiderato e pensato da una madre scienziata, ma concepito e nato da un'intelligenza artificiale avanzatissima, al punto da aver sviluppato una coscienza. A lui tutto è sconosciuto e al contempo affascinante tanto è vero che ogni singola cosa la trova così “bella” da farla sembrare tale a tutti. Questa sua singolarità è subito notata a tal punto da diventare un’ossessione per alcuni personaggi antagonisti che vogliono rapirlo per studiarlo e Numero Primo è costretto a fuggire e nascondersi. Fornire spunti di riflessione agli spettatori sembra essere l’obiettivo preposto dai due coautori, attraverso la costruzione di un monologo dove la realtà e la coscienza dell’essere umano si scontrano con i cambiamenti repentini apportati dall’innovazione tecnologica che però non avrà il sopravvento finchè nell’uomo prevarrà la speranza sulla fiducia; il contrario significherebbe affidare la propria esistenza a delle macchine, ma l’intelligenza umana fino a che punto necessita di questo supporto? [VOTA]

ALICE ARTEMI (4 LICEO ANGUSSOLA) “Noi siamo diventando proprio coraggiosi papà”. Si conclude con questa frase lo spettacolo “Le avventure di Numero Primo”, diretto e interpretato, da Marco Paolini che ha aperto la stagione di prosa del teatro Ponchielli il 19 dicembre. La scenografia, semplice ma efficace, consiste in una grossa roccia centrale e dei dipinti alle spalle dell’artista, opera di Antonio Panzuto, mentre le musiche travolgenti, sono di Stefano Nanni. La storia, commovente e ironica, è raccontata in terza persona come solo Paolini sa fare. Ambientata in un futuro dove i ruoli si invertono, la paternità diviene certezza e l’intelligenza artificiale è una realtà che, addirittura, può essere insignita del premio Nobel, Ettore si trova alle prese con un figlio suo, ma di una madre che lui non ha mai incontrato. Inizia così un lungo viaggio pieno di peripezie nel quale il piccolo “Numero Primo” insegnerà al padre quanto sia difficile ma al contempo meraviglioso convivere con un figlio, e come possa essere bellissimo il rapporto che si instaura tra i due. Il protagonista, reporter di guerra, abituato a girare il mondo, si ritrova a doversi occupare di un bambino di sei anni curioso ed entusiasta che non si comporta propriamente come un coetaneo, inoltre scoprirà quali pericoli si celano dietro la vera identità di suo figlio e della madre. Piena di imprevisti e molto divertente questa storia riesce a fare breccia nei sentimenti del pubblico, in un insieme di momenti spiritosi e di intermezzi riflessivi, porta lo spettatore ad interrogarsi sui temi dell’importanza dei legami familiari e di come questi possano cambiare radicalmente la vita sia dei genitori che dei figli, di quanto siano forti ma al contempo fragili e precari, su quanto sia doloroso ammettere come non sia possibile proteggere i propri figli dal male e dalle brutture del mondo. Con un finale inaspettato che sa di film di fantascienza, Paolini intrattiene il pubblico,due ore che passano quasi senza accorgersene grazie alla sua recitazione esaustiva e brillante. Uno spettacolo adatto agli adulti e agli adolescenti per far loro ragionare su quanto sia importante il legame con i propri genitori e quanto sia facile che esso si spezzi per sempre. [VOTA]

BEATRICE PINI Campagna 3.0. Mele motivazionali. Paesaggio glaciale a Marghera. Sono solo alcuni dei tanti aspetti futuristici, fantascientifici e probabili del mondo che verrà, narrati da Marco Paolini nello spettacolo "Le avventure di Numero Primo" che ha inaugurato, martedì 19 dicembre, la stagione di prosa 2017-2018 del teatro "Ponchielli" di Cremona. Sul palco buio, spoglio, troviamo al centro una grande roccia; gocce luminose cadono dall'alto, come a scandire alcuni momenti della narrazione della storia. Sul palco, solo, il protagonista, Marco Paolini, che interpreta Ettore Achille, fotoreporter di guerra, che, già in età matura, diventa padre naturale ma solo per atto notarile del figlio di Hechnè, una donna siriana malata terminale che, sul WEB trova Ettore e gli affida il figlio. Il bambino si fa chiamare Numero Primo e ha sei anni. Tutta la storia, che si svolge tra Mestre (popolata da cinesi), Marghera (dove si "fabbrica" la neve) e Trieste (il Triveneto tanto famigliare per Paolini) è ambientata in un futuro dove non si parla quasi più di persone ma di macchine dotate di coscienza e intelligenza. Paolini immagina un futuro dove su Amazon si può acquistare qualsiasi cosa, anche una capra stampata in 3D e consegnata in 45 minuti, dove le lezioni scolastiche vengono videoregistrate con Webcam così che i genitori possono controllare i figli stando a casa. Ma la vera storia è quella del rapporto tra Ettore e Numero Primo; inizialmente contrario all'idea di avere un figlio, Ettore si scoprirà premuroso, gentile, a volte ironico e malinconico, talvolta preoccupato, spazientito, geniale, nevrotico, ma sempre più affezionato a questo bimbo, che non vuole perdere, che diventa la sua ragione di vita. E' un mondo complicato, talvolta di difficile interpretazione quello immaginato dall'autore, tra ricerca delle origini e della tradizione e speranza – o fiducia? - in un futuro tecnologico e super efficiente. Paolini è stato molto chiaro e riflessivo e, in alcuni momenti dello spettacolo ha interrogato anche il pubblico, con domande che, apparentemente facevano sorridere, ma che in realtà dovevano far riflettere. [VOTA]

CAMILLA LAMPUGNANI  Un Paolini diverso dal solito fa sold out al Teatro Ponchielli di Cremona. La scena si è aperta mostrando una roccia e una goccia di acqua che continuava a cadere; la domanda più spontanea che balza in mente quando il tema sono le nuove tecnologie è: ma cosa c'entra una roccia nel bel mezzo del palcoscenico? Ma soprattutto cosa c'entra con la tecnologia? Questo non ci è stato spiegato, ma durante il corso della rappresentazione ho cercato di dare un significato a quel “pezzo” di natura posto lì in mezzo. Lo spettacolo narrava la storia di Nicolas che scelse per sé il soprannome di Numero Primo, bambino che irrompe nella vita di Ettore, fotoreporter di guerra che si ritrova a fargli da padre. È stato desiderato e pensato da una madre scienziata, ma concepito e messo al mondo da un'intelligenza artificiale avanzatissima, tanto da aver sviluppato una coscienza. Non è uguale agli altri, non conosce quasi niente, tutto gli appare bello. Di lui si accorgono anche gli osservatori di una multinazionale, un Erode tecnologico che, dietro la facciata filantropica, nasconde un'oscura volontà di potenza. Così Ettore e Numero Primo sono costretti a fuggire e a nascondersi. Ad aiutarli, una folla di personaggi bizzarri: scienziati rasta in grado di salvare Venezia dall'acqua alta, parcheggiatori abusivi che gestiscono nuove forme di ospitalità diffusa, commercianti sardo-cinesi, giostrai con il cuore grande e una lunga storia di resistenza. Chi non aveva mai assistito a un monologo messo in scena dall’autore in questione, come me, non sapeva proprio cosa aspettarsi. Nel corso dello spettacolo ci sono stati dei momenti in cui era difficile cogliere i collegamenti e nei quali la stanchezza cresceva. Tutto sommato però ne è valsa la pena, e negli ultimi 5 minuti ancora di più. La cosa che mi ha più colpito è stata una frase che mi ha fatto riflettere: “la natura è tutto ciò che c’era quando sono nato, quindi per le nuove generazioni la tecnologia è natura.” Lo spettacolo si è concluso al meglio definendo anche fiducia e speranza: “quando sei al casello con il telepass, fiducia o speranza?” Lo spettacolo è stato molto bello perché abbiamo capito che le tecnologie hanno rovinato la natura come porto Marghera e i bambini che non avevano mai visto un foglio di carta, ma abbiamo anche capito che un po’ ci aiutano: NE È VALSA LA PENA.  [VOTA]

CATERINA VENTURA (2 LICEO ASELLI) Tutto esaurito il 19 Dicembre al Ponchielli per lo spettacolo di Paolini intitolato :”Le avventure di Numero Primo”. Uno spettacolo diverso dagli altri proposti dall’autore; Egli è riuscito a coinvolgere pienamente il pubblico con battute esilaranti. Finita la rappresentazione Paolini si è fermato ancora qualche minuto sul palco per esprimere qualche chiarimento sulla sua posizione riguardo la tecnologia esprimendo un quesito molto particolare:” Davanti alla sbarra del Telepass fiducia o speranza?”. Questo preciso quesito contiene tutte le idee sulla tecnologia dell’autore della rappresentazione . Successivamente ha espresso il piacere di intrattenersi a firmare le copie del suo libro che racconta, in modo discorsivo, la stessa storia appena rappresentata. Lo spettacolo narra la storia di un bambino nato nell’innovazione tecnologica. Questa storia si basa soprattutto sul rapporto che nasce fra padre e figlio, ma anche sul rapporto tra il comportamento dei bambini senza tecnologia, rispetto quello con la tecnologia; un altro confronto presente è quello della trasformazione paesaggistica, espressa tramite dei paragoni molto particolari durante il racconto. La scenografia è molto semplice basata sulla presenza di un masso al centro del palco e sulla continua caduta di una gocciolina d’acqua per tutto lo spettacolo. Sullo sfondo è presente uno schermo dove vengono proiettate delle immagini di paesaggi e in precisi momenti della narrazione anche disegni stilizzati che rappresentano il bambino nelle varie situazioni descritte. Nella prima parte l’attore non è divertente quanto nella parte finale ma, nel complesso, lo spettacolo è stato molto interessante, ironico e particolarmente critico nei confronti della tecnologia e dell’innovazione. Consiglio caldamente la visione. [VOTA]

BOZZETTI CHIARA (2°C LICEO SCIENTIFICO ASELLI) Tutto esaurito senza sforzo al teatro Ponchielli di Cremona la sera del 19 dicembre per la rappresentazione di “Le avventure di Numero Primo” di Paolini e Bettin. Dove il pubblico si trova davanti ad un Paolini diverso dal solito che tenta di mettere in mostra, attraverso gli occhi di Ettore e del figlio Numero Primo, l’impatto che le tecnologie hanno e potranno avere sull’uomo. Nicola, o come preferisce farsi chiamare numero primo, è infatti un bambino di sei anni molto speciale , lo si può definire a metà strada tra l’umano e la macchina, è capace di vedere la bellezza in tutte le cose e riesce a trovare sempre lati positivi perché tutto quello che vede è nuovo per lui. Paolini attraverso l’ironia e la comicità che lo caratterizzano ci mostra cosa potrebbe provocare l’evoluzione e gli effetti negativi che la tecnologia potrebbe causare. Ettore a sessant’anni si ritrova a dover fare da padre e, superate le prime difficoltà iniziali, si affeziona subito a Numero Primo, Insieme al quale vive molte avventure che gli porteranno una grande felicità ma anche molti ostacoli. Infatti si troverà davanti a persone che vogliono rapire suo figlio per “far progredire” il genere umano. [VOTA]

CHIARA FERRARI (4 LICEO ASELLI) Con un finale lasciato in sospeso e con una grande curiosità del pubblico si conclude “Le avventure di Numero Primo”, spettacolo scritto da Gianfranco Bettin e da Marco Paolini, unico attore sul palcoscenico, e rappresentato al Teatro Ponchielli il 20 dicembre. Quello che viene messo in scena è un futuro lontano, non fantastico, ma del tutto verosimile, dominato dalla tecnologia, in cui un fotoreporter di guerra, Ettore, si ritrova padre naturale di un bambino solo per “atto notarile” conoscendo della madre solo il nome, Echné. Si tratta di Numero Primo, un ragazzino con capacità fuori dal comune, di cui è dotato grazie a un cervello bio-tech, per questo ricercato da Arca, la prima intelligenza artificiale a vincere un Nobel. È una storia di fantascienza in cui si notano due temi principali: la tecnologia e il rapporto padre-figlio. Se già oggi si è in un mondo altamente tecnologico si può immaginare, come hanno fatto i due autori, come potrà essere il futuro. Loro hanno portato in scena un mondo ipertecnologico, dove nulla è più naturale, tutto viene realizzato in 3D, e in cui i bambini non sanno addirittura cosa sia la carta. Sono immagini che colpiscono profondamente il pubblico, e rivelano l’occhio critico degli autori nei confronti della tecnologia, evidenziato anche dal rapporto di Ettore con le sue, ormai “vecchie”, attrezzature. Il rapporto padre-figlio presentato è molto originale. Gli autori hanno stravolto la realtà: il padre è certo, la madre incerta. Al giorno d’oggi è infatti il contrario. Ettore ha dovuto imparare a fare il padre trovandosi spesso in difficoltà. È un racconto di formazione in cui Ettore, da quasi indifferente, diviene davvero protettivo nei confronti del figlio, il quale sin dall’inizio si lega molto a lui. Un solo aggettivo può descrivere la scenografia: essenziale. Una roccia su cui piovono gocce d’acqua che rappresenta le poche certezze a cui Ettore si aggrappa, e uno sfondo con un rettangolo la cui forma richiama lo schermo di un computer e quindi il dominio della tecnologia, oltre all’incombenza di Arca che cerca il bambino. Lo spettacolo non ha deluso le aspettative: con la sua vena ironica e le sue battute, Paolini ha saputo mantenere l’attenzione del pubblico senza mai farlo annoiare, trattando argomenti molto complicati senza mai far mancare il sorriso. [VOTA]

CHIARA GRIFFINI Un Paolini diverso, forse non il migliore, alla prima del 19 dicembre al Teatro Ponchielli, un monologo innovativo che parla della tecnologia e del rapporto tra padre e figlio attraverso le avventure di Numero Primo. Anche se alcuni momenti poco chiari, come sempre traspare il grande talento di Paolini nell’intrattenere il pubblico con ironia, uso di anacoluti e venezianismi che riportano alla sua origine. Numero Primo è un figlio che arriva all’improvviso, l’ostilità iniziale del padre si trasforma subito in grande amore come solo i padri sanno dare. Tra liti di quartiere, la scuola e la quotidianità si scopre l’attitudine del figlio per la matematica e i numeri. Lo stupirsi di Numero Primo per la natura e le cose che ci circondano, è in contrasto con il mondo ormai troppo frenetico e tecnologico che non ci fa guardare oltre il nostro naso. La scenografia semplice ma essenziale non distraeva il pubblico dalle parole di Paolini che facevano riflettere sull’innovazione attraverso per esempio un episodio successo nella scuola del bambino: la maestra dando in mano un foglio e una matita ai bambini vede i loro visi sorpresi e perplessi da questi nuovi “tablet” sottilissimi e questi bastoncini che lasciavano tratti colorati. Tutto questo però è raccontato più chiaramente nel romanzo da lui scritto “Le avventure di Numero Primo”, che dopo la rappresentazione ha firmato per gioia dei suoi fan. Ci ha deliziato infine con un bis nel quale ha parlato di progresso e tecnologia, definendoli come “Tutto ciò che è avvenuto dopo di me”. Anche solo per questi cinque minuti di bis il monologo di Paolini meritava di essere visto. Meritati applausi all’attore al termine dello spettacolo.  [VOTA]

CHIARA VIADANA Appena prima del Natale, quando tutti siamo più buoni, ci si può permettere di fermarsi un attimo e riflettere anche sulle cose meno facili, quelle che sono considerate un argomento tabù, che sono spesso evitate. Con questo pretesto, a teatro si svolge una serata piena di emozioni, con una storia tratta dall'omonimo libro, Le Avventure di Numero Primo, lasciando un messaggio che merita una riflessione, e che nessuno ha evitato, finalmente. Attraverso riferimenti omerici e odierni, siamo trasportati in un futuro non troppo lontano, quando il progresso tecnologico renderà possibile per le macchine avere una coscienza, e si potrà diventare padre per mezzo di un semplice atto notarile, come succede al protagonista, Ettore Achille, che tutto d’un tratto si ritrova a dover badare ad un piccolo “alieno insonne”, improvvisandosi padre e dovendo affrontare le diverse situazioni che il nuovo tipo di vita gli pone davanti. Durante tutta la vicenda ci si confronta con il tema della difficoltà nello svolgere un ruolo tanto delicato come quello del padre, senza avere a fianco una figura materna; anzi, proteggere i propri figli a volte sembrerà pure impossibile, soprattutto quando le minacce parranno essere talmente grandi da non potervi sfuggire ma, nonostante questo bisogna continuare ad avere coraggio. Paolini è riuscito a catturare l’attenzione del pubblico, e intrattenerlo per due ore soltanto con la sua voce, alleggerendo la tematica complessa della paternità con battute che hanno fatto sorridere svariate volte tutti quanti, lasciando a bocca aperta gli spettatori con un finale a sorpresa inimmaginabile. A chiudere in bellezza la serata è stato l’attore e scrittore stesso, che con un bellissimo discorso ha fatto tornare tutti a casa col sorriso. Di sicuro questo spettacolo ha aperto gli occhi a molti, e tutti dovrebbero vederlo, per farsi un’idea di cosa significhi essere genitore in casi particolari, ma non per forza disperati. [VOTA]

DIANA CAUZZI Il 19 dicembre 2017 al Teatro Ponchielli è andato in scena lo spettacolo "Le avventure di Numero Primo", un racconto di formazione, una storia piena di colpi di scena e battute molto divertenti ma anche molto profondo. Paolini narra in prima persona, in questo caso assumendo il ruolo di Ettore, ovvero il padre del bambino protagonista: Numero Primo. La storia è ambientata in un futuro non troppo lontano, un'epoca tecnologica, e racconta delle avventure di Nicola, un bimbo di sei anni che, però, preferisce farsi chiamare Numero Primo e di suo padre Ettore Achille, che l'ha "concepito" solo con atto notarile. Ettore non ha mai visto il bambino prima di allora, così come non ha mai visto la madre con la quale ha avuto una relazione viruale in internet. Tutto viene raccontato in maniera molto coinvolgente grazie alla bravura dell'attore. La scenografia, semplice, a cura di Antoni Panzuto, era composta da un grande masso posizionato al centro del palco e da uno schermo sul fondo su cui apparivano diverse immagini (realizzate da Roberto Abbiati) che illustravano, di volta in volta, le situazioni raccontate. Lo spettacolo è tratto dall'omonimo libro scritto da Marco Paolini e Gianfranco Bettin; è una storia emozionante, con un finale inaspettato. A fare da contorno alla storia, le belle musiche composte ed eseguite da Stefano Nanni con Mario Brunello al cello e il Coro giovanile città di Thiene. [VOTA]

DIEGO MONTI (1 LICEO ASELLI) Marco Paolini era ieri ospite al Teatro Ponchielli dove ha recitato ‘Le avventure di Numero Primo’. Durante la serata ha raccontato questa storia che ha reso la sala partecipe ed attenta. Paolini, infatti, è un maestro del teatro e ha regalato al pubblico centoventi minuti di spettacolo senza interruzioni. ‘Le avventure di Numero Primo’ è una storia che racconta un futuro probabile fatto di cose, di bestie, di persone rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare; una storia classica con molte prove da superare per i protagonisti. È una storia fantastica che nasce dall’immaginazione ma si fonda sul confronto con le conoscenze della fisica, della biologia, delle neuroscienze e della robotica. Un padre, il suo strano figlio e la tecnologia che cambia la vita. La narrazione riguarda questo bambino (Numero Primo) che dopo essere rimasto orfano di madre viene cresciuto da Ettore, un fotoreporter di guerra che si ritrova a fargli da padre. Da questo insolito incontro nasce un rapporto che “risveglia” la solitudine dell’uomo facendolo vivere delle avventure singolari e piuttosto divertenti per il pubblico. Paolini, come è nel suo stile, riesce ad essere ironico nelle più disparate situazioni. Numero Primo non è una creatura uguale alle altre, non conosce quasi niente, tutto gli appare nuovo, bello; possiede il dono di trovare la magia nelle cose più comuni e, quando non la trova, di crearla. Uno spettacolo lungo ma interessante e divertente. Adatto per tutti i ragazzi dalla prima superiore. Lo consiglio sicuramente, soprattutto a chi è appassionato di teatro. Un esibizione che ti lascia uscire dal teatro soddisfatto di quello che hai visto ma soprattutto ascoltato. [VOTA]

DOUNIA BENITTO Il teatro Ponchielli di Cremona nelle serate del 19 e 20 dicembre accoglie con gran entusiasmo Marco Paolini,attore,regista e drammaturgo italiano di grande bravura nato a Belluno.Si affida ad un palco illuminato da riflettori,una roccia in cui l'attore si siede durante il racconto ed uno schermo sul quale compaiono scritte e sfondi. L'interprete presenta le “Avventure di Numero Primo”,una combinazione tra tecnologia e paternità,che parla sia di un futuro probabile,oggi inverosimile, fatto di cose e di animali sia di un bambino di 5 anni affidato da Echnè,una donna tecnologica molto malata,ad Ettore,fotografo di guerra freelance. Numero Primo,ovvero il protagonista,è un bambino diverso dagli altri,non conosce quasi niente e tutto gli compare nuovo,bello e anche nelle cose semplici cerca sempre di trovare qualcosa di magico,ma concepito al mondo da un' intelligenza artificiale avanzatissima. Ettore,avendo scoperto le minacce di osservatori di una multinazionale,decide di scappare con Numero,il figlio avuto per caso,ma che con il tempo inizia ad apprezzare. L'opera teatrale si conclude con un finale misterioso che il pubblico ha apprezzato molto anche per la capacità dell'attore di rendere partecipe l'audience. Marco Paolini e il coautore Gianfranco Bettin hanno collaborato per la realizzazione di questa storia e nel 2017 hanno pubblicato il romanzo “Le Avventure di Numero Primo”edito da Einaudi Stile Libero,nel quale c'è un'aria più avventuruosa e il drammaturgo di Belluno afferma che quest'esposizione è nata da un suo problema con la tecnologia. Gli altri collaboratori di quest'opera teatrale sono:Antonio Panzuto,Stefano Nanni,Mario Brunello,Michele Mescalchin,Emanuele Wiltsch,Enrico Wiltsch,Tiziano Vecchiato,Marco Busetto,Beatrice Gallo,Angelo De Matteis,Roberto Abbiati,Michela Signori ed infine il Coro Giovanile Città di Thiene. E' uno spettacolo che suscita emozioni e che ha come tematica il rapporto padre figlio di un futuro sempre più prossimo,sin dalla prima battuta rende partecipe il pubblico con un alternarsi di sensazioni che rendono il tutto più coinvolgente.  [VOTA]

ELISA GNISCI – 3 LICEO MANIN Futuro, tecnologia e paternità sono i temi principali proposti da Marco Paolini con lo spettacolo “Le avventure di Numero Primo”, prodotto insieme a Gianfranco Bettin, nelle serate di martedì e mercoledì al Teatro Ponchielli. Un inizio interessante per la stagione di prosa del teatro quello proposto dal drammaturgo che si stacca completamente da altre sue opere per trattare di temi che tutta la platea conosce molto bene. Parla di un mondo futuribile in cui tutto è tecnologico, la natura ormai ha dovuto abituarsi ad essere più volte sostituita da tutto ciò che è artificiale, ma soprattutto deve conviverci. È in questo futuro fantascientifico ma non troppo che viene ambientata la storia di Ettore, fotografo di guerra, a cui viene affidato un bambino da una donna in internet, senza sapere, però, che questa donna è soltanto un’intelligenza artificiale. Diventa così “padre naturale per atto notarile senza nessun atto sessuale” di un bimbo di sei anni, Numero Primo. Le avventure di padre e figlio cominciano a Gardaland, luogo dove i bambini, più che trovarli, di solito si perdono tra le giostre. Il bimbo, affascinato da tutto ciò che lo circonda, conquista subito Ettore che non sa dirgli di no, spiazzato dal dono di Numero Primo: rendere le persone animali sociali di nuovo. Marco Paolini è più narratore che attore, ci racconta la sua favola rendendola ancora più personale con termini del dialetto della sua regione d’origine. Riesce ad alternare momenti descrittivi e sereni caratterizzati da racconti esilaranti a momenti più bui, grevi e carichi di suspance, che arrivano all’improvviso e fanno presagire una fine drammatica. Paolini non conclude del tutto la sua favola, ma lascia un finale aperto e inatteso, che nessuno aveva previsto. Numero Primo scompare, potrebbe essere morto e l’unica cosa che a Ettore rimane è la voce della stessa donna che lo ha convinto a diventare padre. Il pubblico, dopo una leggera esitazione data dallo sbalordimento, applaude calorosamente e accoglie con entusiasmo l’invito al firma copie nel foyer del teatro del romanzo “Le avventure di Numero Primo” da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo, scritto sempre insieme a Gianfranco Bettin. [VOTA]

ELSA MAGNANI Il giorno venti dicembre al teatro Ponchielli di Cremona è stata messa in scena la rappresentazione dello spettacolo “Le avventure di numero primo” di Gianfranco Bettin e Marco Paolini. Numero Primo è una storia di fantascienza che racconta di come potrebbe cambiare la quotidianità grazie alla tecnologia nell’arco dei prossimi 5000 giorni. La scenografia, spoglia ma piena di significato, aveva un masso al centro del palco, illuminato da un unico fascio di luce bianca, rappresentazione di concretezza , in netta contrapposizione con le ipotesi su cui si basa la trama, e in alcune parti dello spettacolo vi piovevano piccole quantità d’acqua creando un’atmosfera naturale, quasi magica, anch’essa in contrapposizione con l’artificio umano. Numero Primo è il soprannome del figlio del protagonista, Ettore, che improvvisamente si ritrova ad esserne il padre. La madre, una donna che Ettore ha conosciuto su internet ma che non ha mai visto, gli chiede di prendersi cura di lui a causa della propria condizione di salute precaria. I due legano in fretta ed iniziano a dipendere l’uno dall’altro cominciando una nuova vita insieme. In un primo momento la vita scorre tranquilla e serena sebbene risulti non comune, poi un colpo di scena e la felicità si tramuta in timore. Numero Primo è in pericolo e in Ettore si risveglia quello spirito paterno che non aveva mai dimostrato di possedere. In questo spettacolo Paolini ha avuto il difficile compito di intrattenere un folto pubblico con un monologo, raccontando una storia che ai nostri occhi avrebbe potuto apparire improbabile, ma di certo non ha fallito: utilizzando musiche accattivanti e frasi in rima è riuscito a coinvolgere, divertire e soprattutto fare riflettere gli spettatori, questa rappresentazione non ha deluso le aspettative. [VOTA]

EMMA ZENDRI Il 19 dicembre scorso, presso il Teatro Ponchielli, è andato in scena lo spettacolo intitolato “Le avventure di Numero Primo”, tratto dall’omonimo romanzo scritto a due mani da Gianfranco Bettin e Marco Paolini. Quest’ultimo ha svolto il ruolo di attore unico. La scenografia, il palco presentava solo un macigno grigiastro sul quale l’artista, di quando in quando, si appoggiava. La musica che faceva da intermezzo tra un racconto e l’altro aveva qualcosa di inquietante e ansiogeno, che richiamava le robotiche immagini di cui il testo teatrale è ricco. Il pubblico è stato risucchiato in un futuro che non lascia quasi spazio ad esseri umani e ad animali, in cui la neve viene fabbricata a Porto Marghera, i campi sono gestiti da computer ed è possibile ordinare da Amazon qualunque cosa si desideri, per poi riceverla stampata in 3D. I personaggi principali del racconto sono Ettore, sessantenne, fotoreporter di guerra, innamorato di una donna conosciuta su Internet che, in fin di vita, gli chiede di prendersi cura di suo figlio Numero Primo. Il bambino ha sei anni e ha scelto personalmente il nome con cui vuol essere chiamato. Ha “un occhio verde e uno ancora più verde”, usa in modo improprio il gerundio presente e l’aggettivo “bello”. Paolini diverte con la sua fine ironia o attraverso gli inverosimili scenari che evoca e racconta, senza fronzoli né indugi, le avventure di Ettore, padre improvvisato, che percepisce come un alieno il pargoletto che gli viene affidato, pieno di risorse e in grado di fare cose inimmaginabili. Racconta anche dell’incredibile scuola elementare “Steve Jobs” di Trieste, nella quale è offerto un servizio che permette ai genitori di seguire in diretta la vita scolastica dei figli. Qui, un giorno accade che una bidella fa irruzione nella classe dove si trova Numero Primo gridando una frase in codice per avvisare di un’ “emergenza pidocchi”. Dopo un momento di scompiglio generale, Numero sale su un banco e pronuncia un discorso di solidarietà a favore dei piccoli parassiti. Innumerevoli sono i bizzarri episodi di cui il bambino è protagonista che hanno creato, di tanto in tanto, un po’di confusione, subito accantonata però, dal ritmo incalzante ed appassionante della narrazione. [VOTA]

FEDERICO COMEL Paolini. Basta un cognome per fare il tutto esaurito al teatro Ponchielli di Cremona, la sera del 19 dicembre 2018. Va in scena con “le avventure di numero primo”. Si tratta di un’opera teatrale estrapolata soltanto da una parte del libro, anch’esso dell’attore teatrale veneto (al termine dello spettacolo ha invitato gli spettatori nel foyer del teatro per il firma copie). E’ un Paolini diverso dal solito quello che racconta di una tecnologia che sempre di più sta prendendo parte della nostra vita. Lo spettacolo presente una tematica principale, ovvero quella, come citata ora, della tecnologia, che fa da sfondo nella storia. Si può però notare la presenza di temi più sottili da cogliere come il rapporto presente tra padre e figlio, evidenziato nella rappresentazione di una successione di episodi raccontati con una leggerezza talvolta smorzata dal peso della vicenda da Paolini. Il palcoscenico è occupato dall’attore e da una pietra posta accanto ad esso. Impossibile non notare anche la presenza di un alternato flusso con il quale cadevano alcune gocce d’acqua proprio sopra il sasso. La vicenda narra di un padre, Ettore e del suo figlio, Nicola, proiettati in un nord Italia futuristico, nel quale la tecnologia ha preso il sopravvento sulla vita di tutti i giorni. Un futuro che, vista alcune considerazioni proposte dall’attore sull’attualità, potrebbe non essere così lontano. Paolini decide di terminare proponendo una riflessione al pubblico attraverso, come suo solito, una battuta provocatoria: “alla sbarra del telepass, fiducia o speranza?”. Questi ultimi minuti sono valsi la visione dell’intero spettacolo e hanno permesso all’attore di riposarsi sentendo i caldi e numerosi applausi degli spettatori cremonesi. Tutto sommato è stato uno spettacolo creato da parti intense e da momenti di una leggerezza comica incredibile. Con la risata è riuscito a trattare un argomento molto sensibile ma noi molto caro quale la tecnologia.  [VOTA]

FRANCESCA BERTONI (2 LICEO ANGUISSOLA) Le avventure di Numero Primo, in scena al Ponchielli il 19 e 20 dicembre scorsi, è una storia ambientata nel futuro dove la tecnologia è molto evoluta. I protagonisti di questa storia sono Ettore e Nicola chiamato anche Numero Primo. Ettore è un fotografo di guerra freelance che conosce una donna su internet e si innamora di lei ma in tutta la sua vita non riuscirà mai a vederla. Un giorno la donna dice ad Ettore che diventerà padre di un figlio che non è suo. Il primo incontro tra padre e figlio avviene su una giostra a Gardaland, luogo dove la donna gli aveva detto di andare e dove avrebbe trovato Nicola. In più di una situazione Numero Primo si dimostra molto più intelligente rispetto agli adulti. Numero Primo ha 6 anni ma lui è diverso dagli altri, lui è una macchina. La sua bravura ed intelligenza lo hanno reso noto e in molti volevano conoscerlo per farlo diventare famoso ma Ettore non vuole che il figlio diventi “un numero da circo”. Così con la macchina scappano e si rifugiano in una casetta lontana da tutto. Ettore si fida del figlio perciò lo lascia andare in giro da solo con gli amici. Un giorno gli amici più grandi con l’alcool danno fuoco ad un nido di vespe; il bambino viene punto e poi punito dal padre. Due giorni dopo gli amici di Numero Primo tornano con l’alcool che era avanzato e lo usano per riempire un nido di formiche velenose sul quale Nicola si sdraia. Il bambino viene portato in ospedale ma i medici non trovano nessuna puntura della formiche ma ne trovano molte delle vespe. I pungiglioni erano così numerosi che sarebbe stato impossibile per ogni essere umano sopravvivere. Non muore e i medici vogliono capire il motivo ma Ettore glielo impedisce e scappano. Viene catturato e nel momento in cui Ettore se ne accorge gli squilla il telefono, è la madre di Nicola; gli dice che il bambino è con lei, che ha sofferto e che è in coma. Gli dice che l'hanno preso perché hanno iniziato ad interessarsi a lui dopo che lo aveva portato all'ospedale. Tutti lo volevano perchè lui era diverso. In più di un'occasione si capisce che in un futuro non troppo lontano le cose cambieranno e la tecnologia diventerà sempre più potente. Questa storia mi ha fatto capire che non è necessario avere un legame di sangue per amare un figlio. [VOTA]

GIACOMO FERMINI Tutto esaurito per Marco Paolini che ha portato “Le avventure di Numero Primo” al Teatro Ponchielli, uno spettacolo sicuramente impegnativo ma intrigante e coinvolgente. Per alcuni tratti un po’ complicato e pesante, ma per altri rilassante e scherzoso (anche grazie al noto umorismo dell’attore). Paolini ha vestito i panni di tutti i vari personaggi interpretando e trasmettendo le emozioni e i pensieri, a volte contrapposti, in maniera molto efficace e piacevole. Il racconto era ambientato in un futuro non troppo prossimo ed era finalizzato a criticare, anche in maniera un po’ sarcastica, la tecnologia. “Le avventure di Numero Primo” fa riflettere anche sul rapporto fra padre e figlio, che si intensifica e si consolida col passare del tempo dopo aver superato i primi momenti di panico e tensione. Per me è la prima volta che assisto ad uno spettacolo di Paolini dal vivo, quindi non posso fare paragoni con altre sue esibizioni, ma rispetto ad altri spettacoli in prosa devo dire che questo è quello che mi ha colpito di più. L’attore è stato davvero bravo, ma in alcuni punti ho perso il filo del discorso a causa del fatto che il racconto era un po’ contorto. Nel complesso consiglio caldamente di assistere allo spettacolo perché dà da riflettere sia dalla parte del figlio sia, per quanto mi è stato detto, dalla parte del genitore. Nel finale l’attore ha lasciato il pubblico con una domanda all’apparenza stupida, ma che, pensandoci, è una domanda la cui risposta influenza in maniera sostanziale la nostra vita. Infatti noi con la tecnologia ci comportiamo sempre in maniera diversa perché non facciamo mai in tempo ad abituarci alle nuove invenzioni che subito ce ne sono di altre a metterci alla prova. Pertanto credo che soltanto le ultime riflessioni valgano la “pena” di assistere allo spettacolo. [VOTA]

GIADA CESURA Un Paolini diverso dal solito che riesce comunque a non deludere facendo il tutto esaurito del Ponchielli. Il monologo Le avventure di Numero Primo incentrato sulla tecnologia e più profondamente sul rapporto padre-figlio, ha toccato un po’ tutti gli spettatori. I più giovani hanno potuto osservare il punto di vista di un padre, mentre gli adulti sono riusciti ad immedesimarsi in qualche pensiero, azione o parola. Dalle riflessioni portate sul palco si è potuto capire quanto la tecnologia, in un possibile futuro, si trasformerà in un attrezzo indispensabile ancor più di quanto lo sia oggi per la vita di ognuno, facendo talvolta rimpiangere i vecchi tempi. Il rapporto padre figlio rimarrà sempre uguale: con l’adulto orgoglioso delle semplici parole di apprezzamento del figlio; con l’adulto incapace di resistere ai desideri del piccolo; con l’adulto terrorizzato all’idea di divenire padre ma che, una volta guardato negli occhi il proprio pargolo, ottiene fiducia. La fiducia, altro tema intrinseco allo spettacolo. Quante volte ci fidiamo della tecnologia? O forse sarebbe meglio dire quante volte abbiamo speranza nella tecnologia? A queste tematiche sono stati affiancati discorsi che per noi sono all’ordine del giorno. Si è passati dagli accenni ai quartieri che stanno diventando sempre più multiculturali, ad alcuni dei problemi che affliggono Venezia e così via. Paolini avvalendosi di una scenografia quasi inesistente (un masso posto a centro del palco), luci e qualche effetto sonoro ha reso l’idea che voleva trasmettere in modo limpido e lampante. Grazie poi alle battute giuste poste in modo strategico e i modi di dire tipici della sua terra, ha creato uno spettacolo degno di essere chiamato tale. Ben studiato, ben strutturato e messo in scena alla perfezione. Che dire di più? Posso solamente rinnovare i miei complimenti! [VOTA]

GIUDITTA BENELLI (1 LICEO ASELLI) Recensione spettacolo 'Le Avventure di Numero Primo' Martedì 19 dicembre 2017 presso il 'Teatro Amilcare Ponchielli' a Cremona si è tenuta la rappresentazione teatrale dello spettacolo 'Le avventure di Numero Primo' (Stagione Prosa 2017/2018). La storia è raccontata dal drammaturgo, regista, attore e produttore italiano Marco Paolini in collaborazione con il coautore Gianfranco Bettin. Paolini perfetto padrone della scena teatrale narra di un futuro costituito da una mescolanza di persone, animali e cose dominati tutti da un protagonista primario (che anche al giorno d'oggi ha un valore e un peso essenziale): la tecnologia. Il protagonista Ettore nella cui vita irrompe un bambino di nome Numero Primo. Il bambino viene definito come suo figlio biologico ma non ne abbiamo la certezza, come peraltro dell'identità della madre. Ad Ettore viene assegnato il compito di badare a questo bambino proprio dalla sua amata che avrebbe abbandonato quel mondo nato dall'immaginazione ma fondato sul confronto con le scienze della fisica, della biologia, della tecnologia e della robotica. Piano piano Ettore (così come lo spettatore che ascolta la narrazione dall'esterno) scopre le particolarità del figlio, il suo approccio con il mondo e i suoi 'doni' e 'virtù' nascosti. Ettore scoprirà anche le minacce che li mettono in pericolo e la sua vita ne verrà travolta così da costringerlo a scappare per proteggere il figlio che è diventato la sua ragione di vita. Numero Primo è un intreccio di fantascienza e umanità, con una mente ingegnosa, la soluzione migliore sempre pronta, un corpo forte ma dotato anche di emozioni, indole e capacità fisiche. Possiamo così definirlo un 'bambino speciale' e quindi, sempre a rischio di minacce e insidie perché in un futuro in cui la fantascienza e la tecnologia sono il pane quotidiano bisogna studiare e cercare di imitare i modelli che la rappresentano nel miglior modo. Nello spettacolo tutti gli interrogativi sulla tecnologia sono messia confronto con l’umanità dei protagonisti della vicenda. I personaggi devono affrontare numerose peripezie su una 'strada tortuosa e in salita' come metafora simbolica. Nonostante i pericoli, il padre e il figlio si amano incondizionatamente e mirano sempre a volere il bene l'uno dell'altro. Il loro percorso è ancora molto lungo ma la loro perseveranza e il loro amore combatteranno ciò che di negativo (così come nel passato, nel presente e anche nel futuro) tende sempre ad imporsi e regnare. Questa storia ci invita a riflettere sul presente perché causa di ciò che avverrà nel futuro perciò dobbiamo guardare al futuro con il beneficio del dubbio rispetto a ciò che oggi è ancora inverosimile. [VOTA]

GLORIA PIACENTINI Tutto esaurito al Ponchielli per lo spettacolo di Marco Paolini che ha messo in in scena “Le avventure di Numero Primo”. Il protagonista Ettore Achille scopre di essere padre di un bambino che si fa chiamare Numero Primo, diverso dai suoi coetanei, possiede capacità nascoste. Ettore scopre la diversità del figlio poco a poco, vedendo che Numero guarda il mondo da un altro punto di vista, capendo il perché di quel nome così insolito e originale. Questa caratteristica del figlio metterà in pericolo la sua vita e quella di Ettore costringendoli a viaggiare. Il tema principale è la paternità, il cambiamento che porta l'arrivo di un figlio nella vita di un uomo solitario. Nello spettacolo è presente anche la tematica della tecnologia che può essere un aspetto negativo e allo stesso tempo positivo nella vita degli uomini. La creazione di macchine che prendono il posto delle persone ad esempio viene criticata da Ettore. Si parla di tecnologia non reale. Nel presente si possono considerare fatti inverosimili che potranno avvenire in un futuro lontano. Gli ambienti sono quelli più amati da Paolini, Venezia e il territorio del Garda. Un Paolini meno coinvolgente rispetto a quanto ci si possa aspettare, ma comunque divertente e in alcune parti un po' inquietante. Anche un po' noioso e monotono in tratti della vicenda, tuttavia si può dire che Paolini è riuscito a rendere una storia triste molto spiritosa. Triste per la pace che non può avere un bambino, un aspetto che viene tralasciato appunto grazie a Paolini che rende il tutto meno malinconico. Questo perché vengono ironizzati gli avvenimenti più gravi. Ci si può aspettare una rappresentazione migliore ma che comunque vale la pena di provare. [VOTA]

GRAZIA GIBILMANNO (2 LICEO ANGUISSOLA) La sera del 19 dicembre 2017 presso il teatro Ponchielli di Cremona è stato presentato lo spettacolo ideato da Marco Paolini e Gianfranco Bettin”Le avventure di Numero Primo”. Ispirato al romanzo, edito da Einaudi Stile Libero, lo spettacolo racconta una storia immaginata nel futuro, in cui gli autori sono riusciti a coniugare natura e tecnologia con fiducia e speranza, associandole in un rapporto di familiarità, sebbene esse siano contrapposte e spesso in conflitto. Nonostante la sala affollata e accaldata le parole di Paolini sono riuscite a suscitare numerosi brividi. Numero Primo è una storia che racconta di un futuro completamente dipendente dalla tecnologia, nata dall’immaginazione e messa successivamente a confronto con le conoscenze della fisica, della biologia, delle neuroscienze e della robotica. Gli scenari in cui si svolge la vicenda sono i luoghi amati da Paolini: Venezia, il lago di Garda e Trieste, però rivisitati in modo futuristico. Numero Primo è anche il soprannome del protagonista, un bambino diverso da tutti gli altri. Numero Primo è un esperimento di fantascienza. Numero Primo possiede il dono di trovare la bellezza nelle cose più semplici, infatti è in grado di cogliere la magia delle cose e quando non c’è, la crea lui stesso. Per questo chi s’imbatte in questo bambino, scopre un nuovo mondo del quale si accorgono pure antagonisti che lo porteranno a fuggire con il padre Ettore (Non è il padre biologico, i suoi genitori sono incerti) con l’aiuto di personaggi bizzarri, regalandoci alla fine riflessioni a non finire. All’interprete Marco Paolini è toccato il compito di rendere credibili cose possibili in futuro, ma che appaiono irrealizzabili oggi, ed è proprio questo che fa emergere la sua bravura. [VOTA]

ILARIA MAFFINI Un monologo che oltre a togliere il fiato ha regalato molte soddisfazioni all’ artista. Tutto esaurito la sera del 19 dicembre al Teatro Ponchielli di Cremona, per un Paolini che non ha assolutamente deluso le aspettative del pubblico, pur non avendo messo in scena il suo spettacolo migliore. La pièce teatrale Le avventure di Numero Primo, iniziata alle 20.30 e conclusasi dopo circa due ore con calorosi applausi, era tratta dal libro scritto dall’omonimo autore, in vendita alla fine dello spettacolo. Pur trattando temi attuali e delicati, Paolini riesce a conferire quel pizzico di comicità che si rivela essenziale per gli spettatori. Con una semplice ma non insignificante scenografia, che prevede una roccia, il disegno di una figura umana sullo sfondo e una goccia che cadenza il ritmo, viene raccontata la storia di Numero primo, un bambino non del tutto umano che si ritrova a dover crescere insieme ad un nuovo padre, con il quale stabilisce fin da subito un vincolo sincero e di fiducia. Paolini, nei panni del padre, riflette sul rapporto tra figlio e genitore, sulla paura e sulle insicurezze di questo nuovo mestiere, incentrando la narrazione anche sulla tecnologia: un mondo nuovo che sta diventando sempre più una normalità tra i giovani, che insieme ai suoi pregi porta anche alcuni svantaggi e che l’artista ha definito come “tutto ciò che viene dopo di noi”. Molto tragico e sorprendente il finale, che ha lasciato il pubblico attonito e con la curiosità di scoprire la fine di quel “bambino” e di suo padre. Concluso lo spettacolo e ricevuti i meritati applausi, Paolini ha voluto dedicare un po’ di spazio alla spiegazione dei temi affrontati, facendo ancora una volta emergere l’umorismo ci cui si è parlato. Uno spettacolo che merita sicuramente e che fa riflettere sui temi evidenziati, oltre che una storia di cui valga la pena conoscere la trama. [VOTA]

IRENE CUZZOLI (2 LICEO SCIENTIFICO ASELLI) La bravura di Paolini stupisce ancora con la messa in scena di " Le avventure di numero primo". La sera del 19 dicembre il Teatro Ponchielli di Cremona si riempie come solito fare in presenza di grandi artisti. Il monologo di Paolini colpisce adulti e studenti con temi di un'attualità strabiliante. In scena la semplicità di una roccia accompagnata dal risuono di una goccia che cade, pochi oggetti per tante questioni. La tecnologia in primo luogo, ci accompagna nella vita di tutti i giorni, è parte di noi, ma quanto realmente la conosciamo? Perfino i bambini ne fanno parte. É il caso di Numero primo, bambino generato da un esperimento che si ritrova ad essere affidato ad Ettore, un comune uomo che d'improvviso deve prendersi cura di una nuova vita. Benché Numero primo sia il risultato del progresso tecnologico non riesce a non risultare stupito dalla bellezza delle cose che lo circondano. Un semplice albero, un cielo stellato, la natura in sé affascina il piccolo. Attraverso la scoperta di un figlio che non sapeva di avere, Ettore riscopre se stesso creando un rapporto padre- figlio basato sulla fiducia. Quest'ultimo è un altro tema importante, caratteristico inoltre della stagione di prosa di quest'anno del Ponchielli. Questo spettacolo invita a ragionare ed a riflettere. Siamo sicuri che le nuove tecnologie siano sinonimo di progresso? Paolini permette di captare parole e concetti sospesi nell'aria lasciando allo spettatore libero arbitrio di scelta, il tutto su una base comica. Nonostante non rispetti pienamente le alte aspettative che il pubblico esigeva dall'attore, lo spettacolo ha lasciato un segno specialmente nel cuore degli studenti e dei giovani, i quali vivono immersi in questa evoluzione tecnologica. [VOTA]

JACOPO GUALTIERI Il sipario si apre, le luci si spengono e una pietra dalla forma irregolare spunta dal nulla, mentre gocce d’acqua sembrano cadere dal soffitto dando origine ad un suono ritmato, quasi fastidioso. Il motivo di questa singolare scenografia non viene particolarmente spiegato, forse un riferimento al decadimento sociale di una civiltà impegnata in uno sviluppo tecnologico frenetico, inarrestabile, imminente, con cui nemmeno lei riesce a tenere il passo; oppure un’allusione alla mente del protagonista, Ettore, un uomo semplice, se vogliamo all'antica, che sembra fuori posto in quel mondo caotico e all'apparenza bizzarro in cui si ritrova, anche lui come la pietra infatti sta iniziando a erodersi, a invecchiare lentamente e in solitudine. Ma ecco che dopo qualche secondo i riflettori si accendono e marco Paolini si fa avanti, una musica frastornante e meccanica manda crea ansia e confusione, mentre l'attore inizia a intonare una cantilena dalle parole che d’impatto sembrano mescolate in modo casuale e distorto, ma che se ascoltate attentamente ci raccontano di un mondo futuro, un mondo dove macchina e natura sono sempre congiunti, quasi irriconoscibili: animali bionici svolazzano nel cielo, uomini con più circuiti che carne vagano per le città, mentre intere industrie si specializzano nella creazione di eventi atmosferici artificiali e, come se questo non bastasse, la prima intelligenza artificiale è nata, andando così a rompere anche l'ultima barriera di separazione tra i due elementi: la coscienza. Ma in tutto questo caos c'è ancora spazio per l'innocenza, un bambino è nato, o perlomeno “comparso”, il suo nome è Nicola o “Numero Primo”, come lui ama farsi chiamare, all'apparenza non troppo sveglio, ma che si rivelerà avere delle capacità del tutto incredibili, non del tutto umane. Lui, la sua capra ed Ettore, suo padre adottivo vivranno innumerevoli avventure, durante le quali il loro legame si stringerà sempre di più e la curiosità dello spettatore andrà alla scoperta di questo nuovo universo e sarà ampiamente saziata. Una storia interessante ed intelligente, magistralmente raccontata da Paolini, il cui spiccato seppur leggero umorismo e la cui innata empatia per i suoi personaggi lo rendono il narratore perfetto per questa “fiaba” futuristica andata felicemente in scena al Teatro Ponchielli il 19 e 20 dicembre scorso. [VOTA]

LAURA LANFRANCHI (4 GHISLERI) Questa è la domanda con la quale il pubblico è stato congedato martedì sera al teatro Ponchielli da Marco Paolini al termine del suo spettacolo, Le avventure di Numero Primo, nato dalla collaborazione con Gianfranco Bettin e dalle loro riflessioni inerenti l’inarrestabile sviluppo tecnologico. Sul grande palco, con la cornice di una scenografia data semplicemente da una roccia al centro e dallo scorrere di alcune diapositive sullo sfondo, Paolini riempie lo spazio con la sua narrazione; veste i panni di Ettore, il protagonista che diventa padre in modo non convenzionale, scelto da una donna che non ha conosciuto di persona, ma con la quale ha avuto solo rapporti via web e che gli affida il bene più prezioso, il figlio, del quale dice non potrà più occuparsi. Come tanti oggetti che compriamo via internet, anche il figlio, che si fa chiamare Numero Primo, arriva con accordi presi attraverso questo canale e, appena entra in contatto con il mondo che Ettore gli può offrire, un’auto ormai da rottamare, un appartamento di pochi metri quadrati e la compagnia di una capra, esprime il suo giudizio tanto semplice quanto inaspettato «…è bello!», che commuove l’ascoltatore, perché fa riflettere su quanto risulti difficile, soprattutto da parte di noi giovani, apprezzare le piccole cose, soprattutto quando non seguono la moda. Mentre Ettore diventa sempre più consapevole del suo ruolo di genitore e si preoccupa della salute del figlio portandolo in ospedale per accertamenti, si innesca quel processo che inserisce nella realtà il filone quasi surreale dell’intelligenza artificiale; Ettore, e con lui gli spettatori, testimoni di un ipotetico viaggio nel futuro, alla luce di una rivoluzione tecnologica diffusa e inarrestabile, si rendono conto che questo futuro potrebbe non essere così lontano, visto che oggi è reale ciò che sembrava lontano qualche decennio fa, come poter vedere e comunicare a distanza con persone dall’altro capo della terra e come lasciar decidere autonomamente ad una macchina il programma di lavaggio dei panni inseriti. Con questo spettacolo Paolini ha dimostrato la sua bravura sia come autore che come attore; è riuscito a catturare l’attenzione del pubblico per l’intera rappresentazione, interrotta da pochissimi applausi, tenuti in serbo per l’ovazione finale, non volendo frammentare il flusso narrativo e coinvolgente dell’intera vicenda. [VOTA]

LORENZO AMEDEO ALBANI “Le avventure di Numero Primo” è il titolo della pièce scritta ed interpretata da Marco Paolini. È un Paolini più difficile quello andato in scena al Teatro Ponchielli il 19 e 20 dicembre, nel bene e nel male, questa volta alle prese con un futuro non molto lontano. L’attore affronta in chiave ironica (con i soliti umorismo e ironia “Paoliniani”) due temi importanti di cui ultimamente si sente molto parlare. Il primo argomento è la tecnologia. L’autore e narratore ne dà una sua definizione: “È tutto ciò che è nato dopo di me e che son costretto a imparare perdendo un sacco di tempo perché mi hanno detto che così dopo farò prima”. In alcuni momenti sembra contrario ad essa, ma l’ironia con cui si affronta il tema lancia, in realtà, lo spunto per una riflessione. Senza dare allo spettatore un punto di vista, ma facendolo ragionare sulla situazione. Come per il fatto che il figlio sia arrivato da internet e abbia una madre non umana. Questo ci collega al secondo tema: la paternità. Il padre interpretato da Paolini non si sente pronto ad avere un figlio, per di più non suo. Pian piano, però, si affeziona, soprattutto nelle cose semplici, come quando lo chiama “papà”. Il figlio ingenuo ammira tutto quello che ha intorno, e non viene subito capito dal genitore. Inconsciamente gli fa notare quanto è “bello” il mondo che li circonda. Il padre non si vuole abituare nemmeno alla tecnologia, si sente costretto, vede una carenza di umanità, anche nel nome scelto dal figlio: “Numero Primo”. Esso però in qualche modo lo guida, anzi, in alcuni momenti sembra ci sia un’inversione di ruoli, che mostra ad entrambi un altro punto di vista. La scenografia è essenziale: sul palco solo un grande masso su cui è seduto Paolini (protagonista e narratore onnisciente). Questa semplicità, forse voluta, non fa altro che rendere più evidente il contrasto con il mondo descritto nella storia. L’irrealtà narrata è, paradossalmente, molto attuale, e Paolini fa riflettere rubando un sorriso agli spettatori. [VOTA]

LUCA AMIGONI - 1 LICEO ASELLI Proiettarsi con l’immaginazione in un futuro fatto di possibilità, a volte inquietanti: è questo che Paolini, all’inizio del suo monologo, chiede agli spettatori, guidandoli in un’Italia del domani, simile per alcuni aspetti a quella odierna, ma nell’insieme radicalmente cambiata, dove la tecnologia è divenuta fondamentale nella vita quotidiana. Il narratore riesce con maestria a sovrapporre la serietà all’ironia, raccontando una storia che fa riflettere, ma nel contempo ricca di battute ironiche, capaci di strappare più di un semplice sorriso. Scelta adeguata appare quella dello scenografo, Antonio Panzuto, che ha deciso di focalizzare l’attenzione sul narratore (salvo qualche dialogo registrato), regalandoci però poche immagini simboliche, che si dissolvono mano a mano con la prosecuzione del racconto. La storia tocca tematiche sempre attuali, prima fra tutte la paternità e il rapporto che si sviluppa tra un genitore e il proprio figlio. Ettore, il protagonista del racconto, è divenuto padre per atto notarile da una madre artificiale, anzi, dal primo robot con una coscienza propria e che ha addirittura vinto il Nobel per la fisica. Ettore deve prima affrontare le comuni sfide quotidiane di un genitore, e poi proteggere il figlio - che la madre ha chiamato Numero Primo - in un’avvincente fuga. Si scoprirà, al termine, che la minaccia alla vita del bambino proviene proprio dalla madre, dotata di due personalità: una “cattiva”, quella “scientifica” della vincitrice del Nobel e una “buona”, ovvero quella che ha deciso di generare Numero Primo. In un finale a sorpresa, quasi “troncato” e che lascia un po’ sbigottito il pubblico, il bambino sembra riuscire a salvarsi, ma resta incerto se potrà ricongiungersi al padre. Meritati applausi per un’opera da vedere, con una magistrale interpretazione di Paolini, che riesce a narrare in modo affascinante storie senza tempo. [VOTA]

LUCA STRINGHINI (2 LICEO ASELLI) Era un Paolini diverso dal solito quello andato in scena al Teatro Ponchielli con “Le avventure di numero primo”, martedì 19 dicembre. Questa volta l’attore e ideatore di numerose opere ha affrontato temi delicati e allo stesso tempo molto attuali in questo periodo: il rapporto tra gli uomini e la tecnologia, definita da lui stesso come “tutto ciò che è venuto dopo di me”, la questione dell’ingegneria genetica e il legame genitore-figlio (quest’ultimo tema accompagnerà tutta la stagione di prosa 2017/2018 del Teatro Ponchielli). La storia raccontata è quella di Numero Primo: un bambino creato in laboratorio, mediante la modifica del genoma da un’intelligenza artificiale dalla doppia personalità. Questo robot, per proteggerlo dal suo lato malvagio, affida il bambino ad Ettore Achille, un fotografo di guerra che si prende cura di lui. Assieme al suo padre adottivo e ad una capra acquistata su internet, Numero Primo scopre il fascino della natura, rimanendo estasiato anche dalle cose che sembrano a noi banali, strappando sovente qualche risata al pubblico (aspetto inconfondibile dello stile di Marco Paolini). Dopo aver vagato con il padre da Venezia a Trieste, passando dalla casa in montagna e facendo amicizia con molti bambini della sua età, ritorna alla Serenissima; qui infine viene rapito da Arca, la parte malvagia della sua costruttrice che desidera eseguire esperimenti su di lui. In questo spettacolo Paolini ha sicuramente fatto ridere il suo pubblico, ma lo ha soprattutto fatto pensare; infatti dietro alle battute e all’ironia si nascondono domande inquietanti sul futuro dell’uomo e del pianeta. Gli uomini riusciranno a non farsi snaturare dalla tecnologia? L’intelligenza artificiale determinerà le decisioni e la vita dell’umanità? Nella conclusione dello spettacolo l’autore è stato capace di condensare il nostro rapporto con la tecnologia in una frase: “Davanti alla sbarra del Telepass: fiducia o speranza?” con cui pone anche un’ultima domanda: cosa ci aspettiamo dal futuro? Siamo fiduciosi o speriamo solo che la situazione non peggiori? [VOTA]

LUCIA VECCHIA (2 LICEO ANGUISSOLA) Il nuovo spettacolo di Marco Paolini proposto “Le avventure di Numero Primo” ha già le caratteristiche di un grande capolavoro del teatro di narrazione, nel quale è presente il racconto di un futuro prossimo e probabile. Marco Paolini ci parla della sua generazione che, con attrazione e diffidenza, si adatta alle nuove tecnologie. Sul palco del Teatro Ponchielli, la scenografia è pressoché assente: costituita semplicemente da una roccia al centro, che rappresenta una solida certezza, ed un pannello di proiezione sullo sfondo, in cui si delinea un paesaggio umano e geografico. Paolini porta in scena la storia di Ettore Achille, voce narrante, al quale Echnè, donna conosciuta su internet e ormai in punto di morte, affida il figlio, Numero Primo, così il protagonista ne diventa padre a tutti gli effetti. Il figlio è un bambino di sei anni dolce, tenero e molto curioso; curiosità che non è caratteristica di quell'epoca in cui tutto si vede attraverso uno schermo, al contrario di Numero Primo che vede prima attraverso i suoi occhi, uno verde e l'altro molto di più. L'attore parla al pubblico di un futuro in cui Gardaland occupa tutto il lago di Garda, il clima è impazzito ragione per la quale Marghera si trasforma in un centro di produzione di neve finta, su Amazon si può acquistare anche una vera capra di ben 22 kilogrammi stampata in 3D -anche lei una dei protagonisti della storia- fino ad arrivare alla scuola Steve Jobs che offre ai genitori un collegamento in diretta con ciò che accade in aula. Paolini è in continua empatia con il pubblico; durante lo spettacolo, infatti, attraversa registri diversi sempre sottolineati da una grande ironia, evitando così momenti di noia. Centoventi minuti in cui dietro al racconto di Paolini, affrontato con rigore e maestria, si nascondono paure, ansie e difficoltà nell'affrontare un nuovo modo di percepire la vita. [VOTA]

MARILENA GIZZI Una storia futuribile quella di Marco Paolini, che attraverso un monologo incalzante,ironico e divertente cerca di far riflettere su una delle situazioni più complicate della nostra vita: essere genitore. “Sto per diventare padre” è la frase che Ettore Achille protagonista della storia ha scritto sul post-it appeso sul frigorifero della sua cucina. Lui infatti sta per diventare padre naturale di Numero Primo,probabile figlio di Ecnè (madre incerta, padre certo), giovane medico ricercatrice greca con cui però non si è mai incontrato. Numero Primo come tutti i figli porta scompiglio nella vita di Ettore mettendolo di fronte a domande su domande e prove quotidiane a cui lui non era abituato. Attraverso numerose avventure i due protagonisti hanno occasione di insegnarsi l'un l'altro cose nuove e di conoscersi l'un l'altro. Le vicende sono però ambientate nel futuro, più precisamente 5000 giorni avanti rispetto ad oggi, in cui tutto è rimescolato; animali, uomini,oggetti tutti insieme governati da una grande potenza: la tecnologia. Tra le nuove tecnologie c'è Arca, prima intelligenza artificiale ad aver vinto un premio Nobel. I coautori Marco Paolini e Gianfranco Bettin hanno creato questa meravigliosa opera riflessiva partendo da alcune domande fondamentali, come ad esempio quale sia il nostro rapporto con la tecnologia, se è questa ad aver cambiato noi e il nostro modo di vivere o se noi siamo cambiati semplicemente e soprattutto se in essa riponiamo più fiducia o speranza. Ciò ci invita a pensare al futuro del mondo e alle conseguenze che derivano dai diversi cambiamenti e a chiederci se tutto questo non porti poi alla nascita di un mondo finto, fatto di leghe metalliche e intelligenze meccaniche che governano tutto e tutti al posto dell'essere umano. Tale presentazione ha riscosso grande successo al teatro Ponchielli nei giorni 19 e 20 Dicembre, riscuotendo il "tutto esaurito" con posti riempiti da giovani studenti e adulti, per assistere all' ironico monologo recitato da Paolini stesso in maniera coinvolgente e incalzante, che ha stimolato sempre di più l'attenzione e la curiosità del pubblico suscitando risate e applausi per tutto il teatro. Le tavole illustrate a cura di Roberto Abbiati e le musiche di Stefano Nanni hanno contribuito rendere notevole successo a questo spettacolo. [VOTA]

PICCIONI MARTA LICEO SCIENTIFICO G. ASELLI Lo spettacolo messo in scena al Teatro Ponchielli da Marco Paolini parla di Ettore, un uomo di sessant’anni, fotografo di guerra free lance, che si approccia per la prima volta a diventare padre e del suo nuovo figlio Nicola, un ragazzino con un occhio verde e uno ancora più verde, che preferisce farsi chiamare Numero Primo. La storia nasce con delle telefonate tra Ettore e una donna; quest’ultima rivela che sta per morire e che lascerà a lui la custodia di suo figlio. Durante il corso della storia l’improvvisato padre conoscerà gli “strani poteri” del figlio e della sua enorme curiosità verso il mondo, mentre Numero Primo insieme ad una capretta, sua inseparabile amica, scoprirà la felicità e la spensieratezza di un bambino. L’interruzione della quiete avviene a seguito di un controllo in ospedale a causa di 135 punture d’api, cosa che ai dottori sembra impossibile essendo un numero così alto per sopravvivere. Da quel momento degli scienziati cercheranno, invano, di rapire il ragazzo. Nel finale dello spettacolo vediamo Ettore che disperato cerca di trovare Numero Primo, finché non riceve una telefonata dalla donna che si pensava morta. Quest’ultima dice che il figlio è con lei e rivela la sua identità: lei è la nuova macchina del futuro, che, inaspettatamente, ha due coscienze, la prima è madre del bambino e la seconda è la scienziata che lo vuole studiare. Quest’ultima non sa dell’esistenza dell’altra, ma sa di Ettore. Poco prima che la chiamata si spenga Ettore sente per l’ultima volta la voce del figlio che gli dice addio. Paolini ha saputo descrivere ampiamente con enfasi e umorismo tipicamente Paoliniani il tema della tecnologia e dell'amore che si instaura tra un padre e un figlio. La storia è ironica e divertente ed in grado di coinvolgere il numeroso pubblico. Il finale sorprende con una verità inaspettata. La scenografia nella sua semplicità è perfetta: nulla sul palcoscenico se non lo stesso Paolini, la sua voce e una roccia dove il protagonista si appoggia di tanto in tanto. Uno spettacolo adatto a tutti. [VOTA]

MARTA VOLPI (4 LICEO STRADIVARI) In un distopico mondo, più precisamente in Italia, dove un’intelligenza artificiale ha vinto il premio Nobel per la scienza e Amazon è in grado di spedirti una capra in quarantacinque minuti direttamente dentro casa tua, Marco Paolini ci narra, con “Le avventure di Numero Primo” andato in scena al Teatro Ponchielli, la storia di Ettore, ex fotografo di guerra sulla sessantina, che si trova a fare da padre ad un bambino non suo e di cui non conosce nemmeno la madre. Anzi, qualcosa di lei lo sa: sa che non la potrà mai incontrare e che ha un figlio, Numero Primo, che sarà proprio Ettore a dover crescere. Un bambino speciale che va protetto da chi se ne vuole appropriare, primo del suo genere, nei cui occhi, uno verde e l’altro molto più verde, si nasconde la sua doppia natura: umana e artificiale. Numero Primo è curioso, è attratto dagli oggetti antichi che circondano la vita di Ettore, eterno analogico; sbaglia e impara dai suoi errori, cresce. È difficile per Ettore tenere il passo con il cambiamento di Numero. Come per tutta la sua generazione, quella di Paolini e di Gianfranco Bettin, co-autore dell’opera, adattarsi alle nuove tecnologie richiede un atto di fiducia. Infatti, ci spiega alla fine, la natura è per noi quello a cui siamo abituati dalla nascita; tutto quello che viene dopo e che siamo costretti ad accettare ed imparare costituisce la tecnologia, alla quale la mia generazione non deve abituarsi, in quanto la conosce da sempre. Dopo una prima diffidenza il padre deciderà di fidarsi del figlio e di lasciare che con il suo modo di fare influisca sulle persone che lo circondano, spingendole a migliorarsi. È un futuro immaginario ma non improbabile - non si parla di macchine volanti, ma di macchine autoguidate sì– è una possibile evoluzione del nostro presente. Noi spettatori seguiamo le vicende narrate accompagnati dalle immagini su schermo di Antonio Panzuto, figure umane o colori che simulano paesaggi e ambientano le scene. Sul palco solo una roccia, Paolini e una goccia che cade. Il racconto non si concentra sugli aspetti negativi o positivi della tecnologia, ma costruisce una narrazione intelligente e a tratti toccante che, partendo dal rapporto tra padre e figlio si espande in un’analisi dei nostri tempi e del cambiamento inevitabile e necessario che va accettato e supportato, mantenendo sempre e comunque la memoria del passato e di ciò che ci ha portati fin dove siamo ora. [VOTA]

MARTINA VACCARO Marco Paolini ha inaugurato martedì 19 Dicembre la stagione di prosa 2017-2018 del Teatro Ponchielli con un monologo dal titolo "Le avventure di Numero Primo". "Non il solito Paolini" come ripetuto da più persone alla fine dello spettacolo, ma ciò nonostante ha saputo intrattenere il pubblico e farlo ridere durante i suoi racconti divertenti e ricchi di significato. La rappresentazione teatrale, durata circa due ore, ha regalato al pubblico sia giovane che adulto un notevole insegnamento. Il grande Paolini ha affrontato due temi principali, che abbiamo potuto notare in varie parti dello spettacolo, quali il rapporto padre-figlio e la tecnologia nelle nostre vite. Il racconto di un futuro immaginario in cui le macchine saranno il centro di tutto. Numero Primo è un bambino di soli sei anni, cresciuto fino a quell'età con la madre Echnè che prima di morire lo affida al protagonista Ettore. Il bambino tenero e affettuoso vive in una società del futuro in cui nuove etnie hanno invaso l'Italia e in cui si può acquistare qualsiasi cosa su Amazon. Sul palco solo Paolini, un masso e lo sfondo con dei bellissimi disegni, una scenografia semplice per far concentrare lo spettatore sull'attore. Spettacolo a mio parere interessante. I molto momenti ironici hanno sdrammatizzato le tematiche forti e a volte complesse da affrontate. Molti sono i quadri descritti da Paolini, che hanno lasciato memoria nel pubblico di una serata divertente e commovente al contempo. Ancora una volta, pur avendo affrontato una tematica da lui mai toccata in precedenza in una forma per certi aspetti estranea al suo teatro, Paolini dimostra la sua bravura nell’emozionare e divertire il pubblico.[VOTA]

MATTEO ZINICA “Quando siete davanti al Telepass: fiducia o speranza?” è questa la frase d’effetto con cui l’atteso e aspettato Marco Paolini ha terminato lo straordinario spettacolo su “le avventure di numero primo” al teatro Ponchielli di Cremona. Si capiva a partire dal principio che lo spettacolo sarebbe stato un vero successo, quando tutto d’un tratto cala il buio e il silenzio. Si poteva intravedere solo la luce di un proiettore che risplendeva su un imponente roccia posta al centro del palco e una goccia sullo sfondo che cadeva costantemente durante lo spettacolo. L’attore narra una storia posta in un futuro non molto lontano che vede come protagonisti Ettore e un inaspettato figlio, Numero Primo, affiancati da una capra comprata su Amazon. È una storia ambientata nella zona di provenienza dello stesso Paolini, tra Desenzano del Garda e Trieste. Si racconta il modo in cui Ettore e gli scienziati vengano a scoprire che Numero Primo ha dei misteriosi poteri, come quello di conoscere il futuro prima che accada. Solo nel finale si viene a sapere che i misteriosi poteri di Numero Primo erano legati al fatto che lui non era un bambino come tutti gli altri, ma un esperimento uscito misteriosamente da un laboratorio. Paolini ha rappresentato il rapporto padre-figlio e l’invasività della tecnologia trasmettendo il messaggio con ironia. Il monologo è stato contrappuntato dalle risate del pubblico, che rendevano la storia più affascinante e comprensibile. Le avventure di Numero Primo è una storia tratta dal libro dello stesso Paolini. Si è trattato di uno spettacolo a dir poco eccellente, interpretato da Marco Paolini con una spettacolare realizzazione della scenografia di Antonio Panzuto e Roberto Abbiati. Sullo sfondo, le musiche che si intonano alla scenografia, sono ottimamente composte da Stefano Nanni, con Mario Brunello al cello e il coro giovanile Città di Thiene, con la collaborazione di Michele Mescalchin e Tiziano Vecchiato alla fonica. Per finire le voci campionate di Beatrice Gallo ed Emanuele Wiltsch. [VOTA]

MICHELE SERENA (2 LICEO ANGUISSOLA) Grande successo, martedì 19 dicembre, per “Le avventure di Numero Primo” di Marco Paolini svoltosi che ha registrato il tutto esaurito al Teatro Ponchielli. La semplice scenografia ha creato un’ambientazione perfetta allo spettacolo: una roccia fungeva da pulpito all’attore e sul fondo del palco, su uno schermo, venivano proiettate immagini che descrivevano il paesaggio e le situazioni raccontate accompagnate da musiche suggestive. “Le avventure di Numero Primo” è una storia ambientata in Italia e narrata, in modo spesso ironico, da Marco Paolini. Racconta di un bambino, Numero Primo, che improvvisamente entra nella vita di Ettore Achille, fotoreporter di guerra, che si improvvisa padre di un figlio concepito solo attraverso atto notarile. La loro storia si svolge in un’epoca futura non molto lontana in cui i paesaggi sono futuristici e tutto è tecnologico e fantascientifico come il polo chimico di Marghera trasformato in una fabbrica della neve così si può sciare anche a Venezia, oppure la stampante in 3D che realizza anche animali tanto che Ettore e Numero Primo acquistano, con questo metodo, una capra di 22 kili che viene loro recapitata a casa in soli 45 minuti da Amazon. Inoltre nel nostro Paese prevale una società multietnica composta più che altro da Africani, Pakistani e Sudamericani e gli italiani sono pochissimi (un richiamo al fenomeno dell’ immigrazione che colpisce fortemente l’Italia di oggi). Paolini sottolinea, sviscera e fa riflettere sul tema del continuo progresso tecnologico, già presente adesso, che caratterizzerà ancora di più la società del futuro. Dopo aver raccontato le tante avventure di Numero Primo e di Ettore, Paolini chiude lo spettacolo con un finale che, a dire il vero, non sembra chiudere la storia e che lascia un po’ il pubblico “in sospeso” che, però, congeda Paolini – e tutto il suo staff di collaboratori artistici - con tantissimi, meritati e calorosi applausi. [VOTA]

NICOLA GRANDI La sera del 19 dicembre, al teatro Ponchielli di Cremona, è andato in scena lo spettacolo di Marco Paolini “Le avventure di Numero Primo”. In un futuro non molto lontano il mondo è dominato dalla tecnologia: si possono comprare animali vivi stampati in 3D, non nevica più perciò il Polo Nord si è “spostato” a Porto Marghera dove c’è una grande fabbrica di neve finta e, come se non bastasse, il Premio Nobel è stato vinto da una macchina (Arca), o meglio dalla prima macchina così sofisticata da aver elaborato una propria coscienza. Il protagonista è Ettore, un fotografo che diventa all’improvviso padre di un ragazzino di sei anni che si fa chiamare Numero Primo. Il bambino è figlio di una donna conosciuta su internet che Ettore sognava invano di incontrare; la madre, essendo in fin di vita, affida al protagonista il figlio ed egli comprende subito che il ragazzo è speciale. Il bambino è attratto da tutto ciò che vede e si dimostra subito molto intelligente, ma in modo diverso da tutti gli altri. Ci viene perciò presentata l’evoluzione di questo rapporto padre-figlio che viene però costantemente messo in pericolo da un agenzia che vuole catturare il ragazzo. Il padre allora è costretto a viaggiare per sottrarre il figlio da questo pericolo. Alla fine il bambino viene catturato ma portato in salvo dalla madre che in realtà non è morta. Ella infatti è una delle due coscienze sviluppate dalla macchina Arca. Una di queste due è cattiva e vuole studiare il bambino, l’altra invece vuole salvarlo. Con questa rivelazione inattesa si conclude lo spettacolo. E’ Paolini stesso nelle vesti di Ettore a raccontarci la vicenda su un palco privo di elementi scenografici, ad eccezione di un masso e di uno schermo sul quale talvolta appaiono alcuni disegni che fanno da sfondo. Paolini ci narra un mondo futuribile facendo emergere come la società risulti spaesata e confusa. L’interpretazione è stata incredibile, l’attore-autore è riuscito a tenere vivo il pubblico con alcune battute davvero divertenti.Nel complesso ho trovato lo spettacolo molto bello e interessante in particolare mi è piaciuto molto l’effetto sorpresa finale. Consiglierei assolutamente la visione. [VOTA]

NORA GUERRA (LICEO MUNARI) Al Teatro Ponchielli di Cremona, la sera del 19 dicembre cala il buio e il Coro giovanile di Thiene inizia ciò che sembra un canto tradizionale veneto; poco dopo entra in scena Marco Paolini, che con molta semplicità, duplica la sua personalità dando vita ai personaggi di Numero Primo e suo padre. Questa singolare storia è caratterizzata dal debutto della fantascienza a teatro che, con la bravura di Paolini e le scenografie di Panzuto, sembra una vicenda di tutti i giorni. L'attore ci trasporta all’interno di un mondo super tecnologico, sottolineando come questo sia portato alla realizzazione di cose finte, come le campagne 3.0 che si aprono al di fuori delle città, la pecora ordinata su Amazon stampata in 3D e la nevicata del primo dicembre, che diventa una tradizione fissa nel calendario. Questo tema verrà condotto all'esasperazione dalla contrapposizione fra la tecnologia e il protagonista, Ettore, un foto reporter di guerra molto legato ai suoi rullini, che si trova di punto in bianco con la vita stravolta da un bambino, affidatogli dalla madre che non ha mai incontrato, e che inaspettatamente muore. I due si incontrano per la prima volta a Gardaland, quando Numero Primo gli si avvicina sulla giostra delle tazze, ambiguo luogo per un uomo di mezza età single. Il carattere di questo bambino spicca subito, come i suoi occhi, uno più verde dell’altro: apprezza molte cose, soprattutto quelle superflue e meno gradevoli come l’Arbre Magique mezzo ammuffito attaccato alla vecchia Station Wagon piena di cianfrusaglie inutili, e offre a Ettore l’occasione di tornare bambino. Un Paolini, forse in non perfetta forma, si muove sul palco narrandoci il racconto tratto dal libro Le avventure di Numero Primo - realizzato con Gianfranco Bettin - facendoci riflettere sulle sue parole, che rispecchiano la nostra società, criticandola in modo molto sottile, introducendoci nella sua visione del mondo con il progresso tecnologico. Lo spettacolo si conclude con una riflessione ironica dello stesso Paolini sull’intero spettacolo: Cos’è il progresso? La speranza o la fiducia che riponiamo davanti alla sbarra del Telepass? [VOTA

PAOLO VUOTO (2 LICEO ASELLI) In queste sere al teatro Ponchielli di Cremona si è esibito l’autore ed attore Marco Paolini in un coinvolgente ed entusiasmante monologo: “Le avventure di Numero Primo”. Il testo è stato scritto da Marco Paolini e Gianfranco Bettin ed è andato in scena in due serate che hanno fatto sold out. Paolini in questa pièce interpreta un padre di nome Ettore che per lavoro fa il fotografo freelance e che si ritrova, tutto d’un tratto, un figlio di soli sei anni chiamato Nicola, che però preferisce essere chiamato Numero Primo, e una capretta di 22kg in casa. Numero Primo è figlio di madre incerta, un medico francese che Ettore ha conosciuto via internet e che, essendo in fin di vita, affida il proprio figlio all’impavido fotografo che accetta di prendersi cura di lui e di diventarne padre naturale. I due stanno bene insieme ed Ettore scopre le singolarità del figlio che dimostra doti inconsuete date dal suo concepimento sperimentale. Ma sarà proprio questa caratteristica a metterlo in pericolo e padre e figlio saranno perciò costretti a scappare per sottrarsi senza successo, alla cattura di chi lo ha scoperto essere un esperimento. I temi trattati dagli autori, oltre al rapporto padre-figlio, riguardano l’intelligenza biologica e quella artificiale, la natura e la tecnologia, la difficoltà di dover tenere il passo con l’evoluzione tecnologica ed anche dei pericoli insiti in essa. Il monologo è tutt’altro che noioso e coinvolge fino alla fine lo spettatore. Nonostante si tratti di una storia triste, non ingenera angoscia, ma fa riflettere su quanto, più spesso di quanto si possa credere, alla vita umana sia dato un valore davvero molto scarso e su come il progresso, per potersi compiere, esiga sacrifici estremi. Semplice ma efficace anche la scenografia, e nonostante un Paolini non proprio all’altezza delle sue consuete performance, la recitazione è riuscita a suscitare coinvolgimento e pathos. Paolini insomma non si smentisce. [VOTA]

PIETRO COPPIARDI Le tecnologie hanno cambiato la nostra vita, questo è certo, ma in meglio o in peggio? Questo soltanto uno dei temi che emergono dal nuovo spettacolo di Paolini: le Avventure di Numero Primo, tratto dall’omonimo romanzo. Ettore è un uomo, uno come tanti, un fotografo, che vive in un futuro in cui le tecnologie hanno invaso la vita degli uomini. Un giorno Ettore decide di diventare padre, padre di un figlio non suo, del figlio di una donna in punto di morte che neanche conosce, ma che già ama. Numero Primo è un bambino, non uno come tanti altri, uno speciale, che si ritrova nelle mani di un padre non suo. È la loro storia il filo conduttore del monologo, che guida lo spettatore attraverso le tematiche trattate. Una satira della società attuale che emerge dalla descrizione di un mondo futuro, con un’ironia a tratti sottile, a tratti esilarante ma mai volgare o scontata. L’industria, l’agricoltura, la scuola, l’amministrazione pubblica e l’immigrazione sono analizzati indirettamente con precisione, realismo e sarcasmo. Decisamente macabro il finale in cui la disumanizzazione della società giunge al culmine, che forse serve per far capire dove l’umanità rischia di arrivare se le macchine sono anteposte alle persone. Il protagonista della serata è però il rapporto padre-figlio analizzato eccellentemente nella sua complessità. Ettore infatti non vuole diventare papà, ha paura di non essere all’altezza, eppure accetta la sfida, come molti uomini fanno quotidianamente nel crescere i loro figli. Si instaura un rapporto di fiducia e di stupore, di noia e di divertimento, di amicizia e di complicità, insomma di amore. Essenziale ma d’effetto la scenografia: una roccia nel mezzo e uno schermo nero sullo sfondo sul quale sono proiettate delle gocce, lente ma inesorabili, quasi da monito allo spettatore che la nostra esistenza viene modificata poco a poco: gutta cavat lapidem. Eccellente l’interpretazione di Paolini, diversa dal solito ma ugualmente all’altezza, che ha saputo a tratti divertire il teatro, a tratti farlo riflettere, a tratti lasciarlo senza parole in una serata spiritosa ma impegnativa. Ciò su cui lo spettatore si interroga è il rapporto dell’autore con la tecnologia, che col suo spettacolo non vuole condannarne l’uso ma solo invitare a una maggior cautela. [VOTA]                                                                                                                     

PIETRO DIGIUNI È tempo che scorre il tema centrale di “Avventure di Numero Primo” messo in scena da Marco Paolini il 19 e il 20 dicembre sul palco del teatro Ponchielli. Il monologo tratta di tecnologie, di paternità, delle sicurezze del nostro passato e della speranza in un futuro migliore, anche se ignoto. L’ autore ci proietta in un futuro immaginario, una realtà distopica in cui si analizzano i 5000 giorni appena trascorsi ipotizzando la società nei 5000 successivi. Paolini si riconferma un “mostro sacro”, ruba l’attenzione della platea che si immerge nelle vicende di Numero Primo, figlio di una corrispondente virtuale del protagonista, affidato a quest’ ultimo a causa della malattia e dell’imminente morte della madre. Un proiettore alle spalle dell’autore veneziano ed un pezzo di roccia su cui l’acqua, goccia dopo goccia, cade scandendo il ritmo dello scorrere del tempo è tutto ciò che è presente in scena. Sicuramente Paolini, con Le avventure di Numero Primo, segna un distacco dalle precedenti opere mettendo in atto una pièce ricca di significati che lascia all’autore la facoltà di analizzare, nonostante alcuni tratti confusi e troppo prolungati, le proprie paure nel futuro e l’attaccamento al passato. Le proiezioni sullo sfondo svolgono un duplice compito: durante il monologo delle immagini stilizzate riassumono simbolicamente ciò di cui l’ autore sta parlando; altre volte, affiancate da voci registrate in inglese, ne traducono il testo in cui si capisce lo svolgimento della trama del romanzo (scritto a due mani da Paolini e da Gianfranco Bettin) che l’autore racconta. La scelta di inserire spezzoni di trama così specifici può confondere però lo spettatore distogliendone l’attenzione dalle tematiche riflessive che caratterizzano tutto il copione. Nonostante questo evidente cambiamento narrativo dagli altri spettacoli la capacità dell’autore di tenere un palco da solo per due ore filate riconferma Paolini un maestro nel suo genere che però non ha purtroppo eccelso nella chiarezza.  [VOTA]

REBECCA CAMBIATI Numero Primo è il protagonista di «Le Avventure di Numero Primo», spettacolo teatrale ambientato nel futuro, presentato al Teatro Ponchielli di Cremona il 19/12/17. Scritto da Gianfranco Bettin e Marco Paolini, interpretato da quest' ultimo, tratto dal medesimo libro, questo è uno spettacolo interessante, che tratta di temi molto attuali come la società multietnica e la tecnologia che sovrasta sempre di più la natura. Ad Ettore viene lasciato un bambino, Numero Primo, dalla donna da lui amata e mai incontrata. Così in poche ore Ettore diventa padre e proprietario di una capra dal piccolo tanto desiderata; l'hanno stampata in 3D. Il bambino ama scoprire cose nuove ed imparare molto. Numero Primo è un bambino molto speciale, conosce tantissime cose e presenta una maturità superiore rispetto agli altri bambini della sua età. Inoltre ha delle capacità di guarigione fuori dalla norma, cresce molto velocemente e non dorme mai. Queste sue caratteristiche attraggono Arca, la prima macchina dotata di coscienza, e alcune persone che lavorano con lei, che vogliono il bambino per svolgere studi si di lui. Un giorno Numero Primo viene rapito da Arca che mutila il bambino per recepire informazioni sul suo genoma. Ettore è disperato, rivuole suo figlio. A questo punto interviene la madre del bimbo considerata morta da tutti, che svela ad Ettore ogni verità: lei era come Arca, ma non condivideva i suoi ideali. Numero Primo stava male, era in coma, ma era vivo. La donna robotica aveva cercato di vegliare su di lui, di proteggerlo. Numero Primo parla al padre: «Stiamo diventando proprio tanto coraggiosi papà.» La storia si chiude con un grande colpo di scena: Ettore non potrà più vedere il figlio. Paolini con la voce riesce a rappresentare il dolore dell'uomo allontanato dal figlio che trasmette un impatto emotivo molto forte. Il Teatro Ponchielli è stato dominato dal monologo di Paolini che con grande maestria è riuscito a raccontare una storia, da lui definita fiaba, dal contenuto molto contemporaneo, forte e riflessivo, strappando fragorose risate. Nonostante una quasi del tutto assente scenografia Paolini è riuscito a condurre lo spettatore all'interno della storia, mostrando grande bravura. Lo spettacolo si chiude con una provocazione lanciata dallo stesso Paolini: dobbiamo fidarci della tecnologia? Per aiutare lo spettatore a rispondere dice: «Davanti alla sbarra del Telepass...fiducia o speranza?» concludendo così lo spettacolo nel bel mezzo delle risa e di forti applausi. [VOTA]                                                                                                                         

REBECCA DONNINI (IV LICEO ASELLI) Messo in scena il 20 dicembre 2017 al Teatro Ponchielli, lo spettacolo di Marco Paolini e Gianfranco Bettin, ma interpretato solamente dal primo Le avventure di numero Primo, si basa sull’omonimo romanzo degli stessi autori e tratta della storia di un fotoreporter di guerra, Ettore, a cui viene affidato un bambino, “Numero Primo”, dalla madre di quest’ultimo. Il tutto è ambientato in un Veneto del futuro, un futuro che appare assurdo e irreale ma che forse non è molto lontano da come potrebbe essere. L’attore, solo sulla scena insieme ad una roccia e a gocce d’acqua che cadono a tratti dal soffitto, in parte racconta e in parte interpreta la storia di questo padre improvvisato e di questo bambino fuori dal comune, inserendo talvolta battute in rima. Sullo sfondo del rapporto tra padre e figlio si inserisce una storia che sembra fantascientifica e che si intuisce dalle scritte che scorrono sullo schermo retrostante: una macchina dotata di intelligenza artificiale che cerca il bambino, perché sembra proprio ciò a cui essa desidera arrivare con i suoi esperimenti. In questo spettacolo emergono quindi due temi principali: il rapporto tra padre e figlio, e la tecnologia. Il rapporto padre-figlio viene mostrato in una luce nuova, un uomo che diventa “padre naturale per atto notarile” di un bambino di cui neanche conosce la madre, e che da parte sua non sa come comportarsi con Numero Primo, mentre quest’ultimo entra facilmente in confidenza nonostante non lo conosca. La riflessione sulla tecnologia emerge durante tutto lo spettacolo nel contrasto fra tutte le novità del mondo esterno, come la neve artificiale e i gabbiani finti, e l’affezionamento di Ettore alle cose tradizionali, come la sua vecchia auto, le videocassette, ... Dopotutto, stando alla definizione di Paolini che “la tecnologia è tutto ciò che è nato dopo di me”, per il sessantenne fotografo sono molte le cose che rientrano in questa categoria. Con la sua solita ironia e la capacità di rivolgersi direttamente al pubblico, l’attore riesce a mantenere l’attenzione per tutte le due ore di durata dello spettacolo, nonostante spesso il collegamento tra le varie parti della storia raccontata non sia immediato. Sicuramente divertente, grazie alla comicità sempre presente di Paolini, lo spettacolo offre allo stesso tempo spunti di riflessione sui temi che tratta, lasciando inoltre il finale nell’incertezza.  [VOTA]

REBECCA ROSSI È con l’interpretazione di Marco Paolini, non solo attore ma anche coautore de “Le avventure di numero primo “ che si apre la stagione di prosa del teatro Ponchielli. In doppia data, 19 e 20 dicembre, è frutto della collaborazione di Paolini con il regista Gianfranco Bettin. Qualche goccia che cade su un masso illuminato sul palco: è la semplicità della scenografia proposta. Al centro Paolini solo, che col potere delle parole e dell’invenzione descrive un futuro prossimo ma non troppo, in cui i progetti inverosimili di un’epoca appena recente si sono realizzati. Finge di girare una pellicola e si immedesima in Ettore, futuro padre di un bimbo di 6 anni. La madre Echné, una ricercatrice scientifica, che essendo stata colpita da una malattia incurabile, decide di affidare ad Ettore, con il quale chattava da tempo, suo figlio. È così che lui accetta a ormai 60 anni di diventare padre. La vicenda si svolge tra Venezia e il lungolago di Garda, proprio a Gardaland infatti per la prima volta i due si incontrano, senza che Ettore veda mai Echné che tanto amava. La convivenza con il figlio è fonte di riflessione sia per Ettore che per gli spettatori. Numero primo apprezza tutto ma non riconosce le cose artificiali da quelle naturali, al bimbo la fabbrica di neve pare normale. Ettore si chiede quale sia la normalità, i veicoli automatici? Cerca di spiegarsi l’evoluzione dell’uomo che ha ormai preso il sopravvento sulla natura. Parla di stampanti 3D e della comunicazione immediata tipiche dell’era del “tutto e subito” esponendo il rapporto con queste novità. Numero primo va a scuola e ha amici, vivendo la quotidianità ci mostra una società multietnica caratterizzata da impieghi inventati e irresponsabilità. La sua classe è divisa in base al paese di provenienza. Ha dei vicini cinesi, nonché i suoi baby-sitter, che gli hanno insegnato la loro lingua. Così ha fatto anche l’amico afghano, che come impiego faceva l’aspettatore sulle auto in attesa di parcheggio ospitando dei profughi, i quali dopo un furto scaricano la propria responsabilità l’uno sull’altro. È solo col finale, quando Paolini ci svela che in realtà Numero Primo era un esperimento di intelligenza artificiale, che si ritorna al presente proprio sul tema della tecnologia, a proposito del quale propone due prospettive: la fiducia o la speranza, con questa riflessione conclude lo spettacolo che per due volte ha riempito il teatro. La presenza di Paolini ha attirato un pubblico di tutte le età, anche giovani forse attratti dal tema futuristico. L’accento veneto e l’ambientazione reale in tutto lo spettacolo lo hanno reso inverosimile così come le interpretazioni dei vari personaggi e gli intervalli tra le parti narrative lo hanno fatto risultare chiaro e comprensibile a tutti. [VOTA]                       

RICCARDO GADESCHI Il 19 dicembre presso il Teatro Ponchielli a Cremona, ho assistito alla rappresentazione teatrale de “Le avventure di Numero Primo”, monologo creato da Marco Paolini e Gianfranco Bettin ed interpretato dallo stesso Paolini. La storia prende spunto dall’omonimo libro, che narra le vicende della vita di un bambino di sei anni, chiamato Numero Primo, che dopo la apparente morte della madre, Ecné, viene affidato ad un uomo, Ettore, spacciato dalla stessa figura materna come il padre naturale. Il racconto è ambientato in un futuro possibile, dove le fabbriche di “neve”, metafora per indicare lo smog e l’inquinamento del mondo moderno, si sono diffuse a macchia d’olio su tutto il globo, soprattutto a Venezia divenuta la capitale mondiale della tecnologia. In questo nuovo mondo le persone sono strettamente legate alla tecnologia, che in alcuni casi arriva anche a sostituire alcune parti dell’uomo. Nella messa in scena risalta molto il rapporto Padre-Figlio che va a consolidarsi man mano nel tempo e che, nonostante l’apparente sfumatura comica della rappresentazione, trasmette allo spettatore un messaggio profondo, che ognuno dentro sè interpreta a modo suo. Il pubblico presente in sala ha apprezzato lo spettacolo, l’interpretazione di Paolini e la scenografia, che vedeva al centro del palcoscenico un grosso masso costantemente battuto da un ripetersi di gocce di acqua continuo. La scena risulta così carica di elementi simbolici: la roccia indica il percorso della vita, mentre la goccia il tempo, che inesorabilmente insiste sul masso erodendolo e distruggendolo sempre più velocemente. Va anche sottolineata la grande capacità di Paolini di contrapporre, per tutta la durata dello spettacolo, due aspetti: la comicità e la profondità delle tematiche affrontate. Ne risulta uno spettacolo intenso e brillante al contempo che merita di essere visto.  [VOTA]

SABINA PERTINI Cos'è davvero la tecnologia? È questa la domanda che si pone alla base dello spettacolo messo in scena il 19 e 20 di dicembre al Teatro Ponchielli, diretto da Marco Paolini e Gianfranco Bettin. I due hanno ideato uno spettacolo il cui protagonista è Numero Primo, figlio di Ettore e di una madre incerta, il che sembra alquanto strano nel presente, ma non fra cinquemila giorni. Numero Primo non è solo il soprannome del bambino, ma è una storia che racconta un probabile futuro in un mondo in cui la tecnologia prende il sopravvento e dove senza di essa non si può più fare nulla, dove i bambini reputano “sconosciuto" un foglio di carta in quanto abituati ad avere un tablet tra le mani. Numero Primo sarà una svolta nella vita di Ettore il quale, da un giorno all'altro si troverà un bambino ed una capra nel suo appartamento a Mestre. I tre intraprenderanno molte vicende a sfondo quasi surreale ed inverosimile, che però Paolini riesce a rendere credibili. Il drammaturgo, solo in scena, con a fianco una roccia ed illuminato dall'alto, è riuscito a catturare l'attenzione di tutto il pubblico presente, intervallando dei momenti di descrizione scientifica e tecnologica, con degli interventi “divertenti”. L'autore, nonché narratore, è stato capace di mantenere l'attenzione in sala dall'inizio alla fine del suo monologo, talvolta intervallato da voci registrate in inglese con traduzione sul fondale. Paolini si concentra molto sul significato che per lui ha la tecnologia, in quanto afferma che “per me è tecnologia tutto ciò che è nato dopo di me; [...] perché ciò che esiste già nel momento in cui nasco, per me è natura.” Paolini e Bettin hanno creato uno spettacolo contemporaneo, dove si possono trovare più interpretazioni. Assai essenziale la scenografia, spoglia e senza una correlazione logica con i temi trattati. Nonostante ciò Le avventure di Numero Primo è uno spettacolo molto interessante ed emozionante. [VOTA]

SABRINA PENATI Il 19 e 20 dicembre al Teatro Ponchielli è andato in scena lo spettacolo, Le avventure di Numero Primo. Scritto da Gianfranco Bettin e Marco Paolini. Il monologo è stato interpretato dallo stesso Paolini. Le avventure di Numero Primo è ambientato in un probabile futuro, da oggi a 5000 giorni. Un futuro dove esistono robot umanizzati, animali geneticamente modificati e alte tecnologie. Un monologo divertente ma anche ricco di tematiche, con momenti ironici che hanno saputo strappare un sorriso agli spettatori. Per tutte le due ore di spettacolo, senza interruzioni, Marco Paolini, solo sul palco, con accanto come unico elemento scenico una roccia e dell’acqua che cadeva su di essa, ha saputo catturare il pubblico e portarlo a riflettere su un futuro non così lontano. Anche le musiche suggestive e toccanti, composte ed eseguite da Stefano Nanni, hanno contribuito ad emozionare il pubblico. Per non parlare delle proiezioni e della scenografia essenziale ma efficace di Antonio Panzuto. Semplicemente perfetta. Il tutto contribuisce a rendere Le avventure di Numero Primo uno spettacolo divertente e al contempo profondo in grado di farci riflettere. [VOTA]

SERENA SALVINI La sera del 20 dicembre 2017 si è andato in scena al Teatro Ponchielli lo spettacolo di Marco Paolini e Gianfranco Bettin, “Le avventure di Numero Primo”. In scena solo Paolini, che parla di un vicino futuro in cui l’uomo non è l’unico essere dotato di intelligenza e deve convivere con macchine e bestie artificiali che possiedono intelletto. Attraverso questa visione futuribile Paolini racconta le vicende di Numero Primo, un bambino di sei anni molto speciale, che scopre di avere padre certo, Ettore, e madre incerta. Ettore è un fotografo di Mestre che vive in un tempo alquanto stravagante dove la neve si fabbrica, i gabbiani sono fatti di metallo e registrano i flussi di persone che vanno e vengono da un luogo all’altro. Insieme a lui Numero Primo scopre il mondo e trova tutto “bello”, anche le cose più comuni e semplici; inoltre questo bambino insegna al padre ad avere coraggio e fiducia, temi conduttori di tutto lo spettacolo. Gli autori così fanno riflettere il pubblico sull’importanza di questi valori nella vita di tutti i giorni e nel futuro. La scena realizzata da Antonio Panzuto è semplice: al centro del palcoscenico solo una roccia sul quale cadono delle gocce d’acqua; anche le musiche, composte da Stefano Nanni, Mario Brunello e il coro giovanile della città di Thiene, sono particolarmente suggestive e bene si adattano ai vari momenti del racconto. A sdrammatizzare il tutto c’è l’infallibile capacità recitativa di Paolini che, attraverso l’uso di battute ironiche, dialettismi e giochi di parole, ha reso lo spettacolo anche vivace e divertente. Come sempre Paolini è riuscito a raccontare in modo semplice una storia complessa e ricca di significato, che fa riflettere sull’importanza delle azioni e delle decisioni che prendiamo, sottolineando il ruolo fondamentale della famiglia. Paolini e è riuscito a catturare l’attenzione degli spettatori per tutta la serata, grazie alla narrazione veloce, con colpi di scena, che hanno reso il racconto avvincente e significativo.  [VOTA]

SILVIA MORANDI (Liceo Anguissola) “Le avventure di Numero Primo”, andato in scena al Teatro Ponchielli il 19 e 20 dicembre, è uno spettacolo educativo che lo spettatore aiuta a riflettere, facendo sorgere in lui alcune considerazioni sul significato della propria esistenza, in relazione soprattutto al rapporto con il rapido sviluppo tecnologico a cui la nostra epoca sta assistendo. È la storia di un padre e di un figlio, Ettore e Numero Primo, raccontata magistralmente da Marco Paolini, ambientata nel Nord Italia in un contesto sociale e culturale di un ipotetico futuro. Numero Primo è un bambino un po’ speciale, perché nato da un’intelligenza artificiale molto avanzata, che gli ha permesso di avere un’anima. Egli guarda la realtà con stupore, tutto gli appare “bello” e il suo sguardo cambia la vita di chi lo incontra. Pur a tratti un po’ difficile per lo spessore della riflessione proposta, il racconto si presenta pieno di fiducia e di positività nei confronti dell’uomo, lontano da uno scontato catastrofismo per la rivoluzione tecnologica a cui stiamo assistendo. Attraverso una serie di domande iniziali, Paolini, nel corso di due ore intense di monologo, induce ogni spettatore a trovare delle risposte. Dipende da ognuno di noi la qualità della nostra vita, dipende cioè dalle scelte che compiamo, da chi seguiamo e a chi guardiamo, dall’essere consapevoli del bene e del male. In tal senso anche l’utilizzo della tecnologia più avanzata, se rispetta la dignità dell’essere umano, non può che far nascere un incontro e non uno scontro. Indubbiamente vivendo in un contesto globalizzato, multiculturale e sempre più multimediale, non possiamo non valorizzare il positivo che può nascere; diversamente vivremmo in modo ostile verso un progresso che non è possibile fermare. Certo non dobbiamo perdere di vista i nostri riferimenti valoriali e la consapevolezza che nessuno può vivere a prescindere dalle proprie radici culturali. Marco Paolini ha saputo far riflettere utilizzando anche l’arma dell’ironia: facendo nascere un sorriso ha aiutato gli spettatori a guardare il presente proiettati in un futuro possibile.  [VOTA]

SIMONE CIOBOTARU (IV GHISLERI)  Tutto esaurito al Teatro Ponchielli di Cremona per lo spettacolo “Le avventure di Numero Primo” con l'attore bellunese Marco Paolini, che ha inaugurato la stagione di Prosa il 19 e 20 dicembre scorsi. Colpisce subito la semplicità della scenografia che, con un solo masso posto al centro del palco sul quale cadono in continuazione delle gocce d’acqua illuminate, non riesce nell’intento di rappresentare al meglio il paesaggio in cui si svolge il racconto. Immediato, invece, è il monologo di Paolini, diretto e fluido, che colpisce il pubblico in sala. “Le avventure di Numero Primo” è una storia ambientata in un futuro non molto lontano, dove la tecnologia è all’ordine del giorno e addirittura si conferisce un Premio Nobel ad un’intelligenza artificiale – Arca – capace di provare emozioni e sentimenti. I temi principali dello spettacolo sono la tecnologia e il rapporto padre e figlio, argomenti con cui Paolini induce gli spettatori a profonde riflessioni. La vicenda narra di un figlio – che in realtà è una “macchina” - concepito solo con atto notarile e di un padre impreparato alla paternità ad accoglierlo nella sua vita che, da quel momento, sarà una grande avventura fatta di momenti a volte divertenti e a volte drammatici, fino ad arrivare ad un finale inaspettato. “Le avventure di Numero Primo” è monologo a tratti complesso e ricco di situazioni e significati che fa pensare a quanto la tecnologia possa essere d’aiuto alla nostra esistenza ma anche a quanto può sopraffarci. Al termine dello spettacolo, il pubblico ha salutato con un lungo e meritato applauso il bravo Paolini che si è congedato ponendo una domanda che ha fatto ulteriormente riflettere: “davanti alla sbarra del telepass…fiducia o speranza?”…come a dire siamo fiduciosi che la tecnologia ci semplifichi la vita e ne abbiamo solo la speranza?  [VOTA]

SOFIA BOLDORI Martedì 19 dicembre, al Teatro Ponchielli, Marco Paolini ha portato in scena il primo dei due appuntamenti con Le avventure di Numero Primo di Gianfranco Bettin e Paolini stesso. Accompagnata dalle musiche di Stefano Nanni e Mario Brunello con il Coro Giovanile Città di Thiene, la scenografia di Antonio Panzuto e la grafica di Roberto Abbiati ci propongono un’ambientazione semplice ma efficace: al centro un grande masso è scalfito ripetutamente da una goccia d'acqua; sullo sfondo immagini astratte trascinano lo spettatore attraverso le molteplici sensazioni descritte nel corso della storia. Una storia che Paolini ci racconta attraverso gli occhi di Ettore, fotoreporter freelance soffocato dalla tecnologia, alla quale si approccia con scetticismo; si ritrova a dover crescere un figlio affidatogli per atto notarile dalla donna con la quale aveva scambiato soltanto qualche telefonata, senza mai conoscersi di persona. È un Nord Italia multietnico e dominato dalla tecnologia in ogni suo aspetto, quello che Paolini ci propone e in cui Ettore impara a diventare padre; egli instaura, attraverso alcune avventure, un rapporto padre-figlio che non si sarebbe mai immaginato di creare, affezionandosi in modo incondizionato al figlio acquisito, tanto che viene sorpreso dall’angoscia quando Numero Primo si troverà in pericolo. Paolini crea un personaggio frutto della scienza, ma dotato di animo umano, che lo spinge a trovare “belli” tutti quei dettagli che caratterizzano la personalità anti-tecnologica di Ettore. Amicizia, natura e biologia sono altri temi trattati dagli autori all’interno di un monologo che parla di “una generazione alle prese con la pervasiva rivoluzione tecnologica”. Un monologo che lascia ampio spazio alla riflessione personale su diversi aspetti dello sviluppo dell’umanità, in un mondo sempre più dipendente dalle tecnologie. Molte sono le domande senza risposta sulla stabilità dei rapporti umani, il rapporto uomo-natura, il concetto stesso di natura che muta con l'imposizione del digitale. L’orizzonte temporale considerato è un futuro prossimo, difficile da prevedere in quanto vanno stimati concetti ora inesistenti, ma raggiungibili in poco tempo nelle effettive possibilità della tecnologia. Paolini conclude ponendo agli spettatori un quesito: “cremona, davanti alla tecnologia: fiducia o speranza?”  [VOTA]

SUSANNA CONIZZOLI (III LICEO MANIN)  La stagione di prosa 2017/2018 del Teatro Ponchielli ha inaugurato martedì 19 e mercoledì 20 dicembre dall’eccellente drammaturgo Marco Paolini, con la messa in scena di “Le Avventure di Numero Primo”, tratto dall’omonimo libro scritto da Gianfranco Bettin e lo stesso Paolini. A teatro, Paolini ci ha direttamente trasportati in un futuro immaginario non troppo lontano, dove la distinzione tra Natura e Macchina è ormai ai minimi termini. In questo possibile orizzonte temporale l’attore ci racconta, in uno stile a tratti comico a tratti drammatico, le vicende di un fotoreporter di guerra sessantenne, che diventa padre di un figlio non biologicamente suo, nato da una donna conosciuta su internet. I due, rispettivamente Ettore e Numero Primo, diventano i protagonisti di una storia che man mano si scoprirà essere sempre più complessa e profonda, costantemente in bilico tra la tecnologia futuristica e il malinconico paesaggio naturale che richiama al passato. Al centro dell’intero racconto vige l’amore incondizionato verso i figli, caratterizzato dalla fiducia, dalla complicità, dall’apprensione e dalla paura della possibile perdita. Marco Paolini è riuscito da subito a conquistare il pubblico con il suo monologo, intermezzato solo da brevi melodie composte da Stefano Nanni, e da qualche dialogo registrato in lingua inglese con le voci di Beatrice Gallo ed Emanuele Wiltsch. La sola presenza del drammaturgo ha riempito interamente il palco e i suoi ragionamenti sono penetrati profondamente nelle menti dei presenti: ognuno si è ritrovato a riflettere sui futuri possibili cambiamenti che la tecnologia porterà nei prossimi anni e, basandoci sul fatto che ciò che oggi viene considerato quotidianità dieci anni fa sembrava inverosimile, la storia di Numero Primo non potrà che risultarci fin familiare e in qualche modo avvertirci degli irreparabili mutamenti che si registreranno in un futuro non molto distante.  [VOTA]

TEA RAMA È il 20 dicembre, ore 20.30, lo spazio del Teatro Ponchielli completamente oscurato è interrotto da una luce che mette in risalto la figura di Marco Paolini, affiancato da quella di una roccia e sullo sfondo un semplice pannello per proiezioni. Povera è la scenografia, mentre ricca è la narrazione, resa accattivante dall’abilità espressiva dell’attore. Ettore Achille,’'padre incerto’’, ha per atto notarile e non sessuale un figlio da Ekné, donna da lui amata e conosciuta sul web, che confessa a Ettore di essere in fin di vita e di essere madre di Nicola. La donna chiede ad Ettore di adottare e divenire “padre naturale” del figlio di 6 anni Numero Primo, come ama farsi chiamare il bimbo, poiché lei non ne sarà più in grado di occuparsene a causa della malattia. La storia si dirama tra Venezia, Trieste e Belluno in un futuro in cui la neve viene prodotta nella fabbrica di Porto Marghera, in cui gli insetti sono bianchi, in cui capre di 22 kg realizzate con stampanti 3D si possono acquistare su Amazon e in cui la tecnologia è sempre più invasiva, Ettore racconta del figlio Numero Primo, un bambino-automa, una sorta di pinocchio moderno insieme al quale scoprirà le gioie e l’amore della paternità, il terrore della fuga da chi vuole appropriarsi del suo unico tesoro e il dolore di essere privato del figlio che gli sarà prelevato da Arca, un’entità tecnologica-informatica, che vuole appropriarsene in nome del progresso tecnologico e scientifico. Numero Primo frequenta la scuola Steve Jobs e sono evidenti fin da subitole sue doti intellettuali. A scuola Numero incontra Mario, figlio di un giostraio rom. I due bimbi, inseparabili amici, si si proteggeranno a vicenda e sarà Mario a difendere Numero Primo fino al giorno del suo rapimento, in una Venezia innevata, da parte delle istituzioni scientifiche. Lo spettacolo presenta dunque un mondo in cui la Fiducia e la Speranza sono paragonate a zolle tettoniche che scontrandosi determinano terremoti di paura. Paolini chiude lo spettacolo sostenendo che la Fiducia sia un qualcosa da mettere in gioco in maniera plurale verso il futuro e su cui investire. Meritati applausi a Paolini che riesce a mantenere viva l'attenzione del pubblico pur trattando temi impegnativi come il rapporto tra uomo e tecnologie, il rapporto natura-tecnologia e la presenza di una società multietnica.  [VOTA]

TOMMASO GRASSELLI Le avventure di Numero Primo di Marco Paolini, in scena il 19 e 20 dicembre al Teatro Ponchielli, tratta di un tema molto attuale: la tecnologia. In particolare Paolini, l’autore dello spettacolo, ce lo racconta immaginando una storia completamente condizionata dalla tecnologia che parla di Numero Primo ,un bambino affidato a Ettore da una ragazza che ha conosciuto sui social. Ettore è un fotografo, fa il reporter di guerra. Con questo ragazzo e una capra, voluta da Numero, trascorrono mille esilaranti e commoventi avventure che permettono ai due di conoscersi meglio e di stabilire un vero e proprio legame padre-figlio che verrà tristemente interrotto quando si scoprirà la vera natura del bambino e del perché gli è stato recapitato in un modo così strano. Tutto questo è accompagnato ed esaltato dalla strabiliante voce di Paolini che ci ha fatto amare i due protagonisti, Numero Primo ed Ettore. Ho amato molto questo spettacolo e ho apprezzato il modo di raccontare dell’autore che ti coinvolgeva riuscendo a farti vivere le emozioni dei personaggi. Nonostante la trama interessante e un’esposizione molto piacevole, ho trovato alcune parti dello spettacolo abbastanza difficili da seguire. Alcune non erano indispensabili per lo svolgimento del racconto altre invece si dilungavano troppo distraendo così l’attenzione dal filo conduttore della storia. Tutto ciò accentuato dal fatto che non c’è stato alcun intervallo durante le due ore dello spettacolo. Paolini ci spinge a capire qualcosa di più sulla tecnologia, un elemento che ormai fa parte della vita di tutti i giorni e di cui non possiamo fare a meno. Guardando questo spettacolo può sembrare che la tecnologia sia vista in modo negativo, ma alla fine Paolini ci ha fatto capire ne siamo al contempo affascinati e attratti. Si può concludere dicendo che questo spettacolo è rivolto ad un pubblico che vuole andare oltre al semplice osservare il mondo che ci circonda in maniera passiva.  [VOTA]

TOMMASO ROSSI Fragorosi applausi martedì sera, al teatro Ponchielli, per l’attore Marco Paolini che è andato in scena con lo spettacolo Le avventure di Numero primo. Per la prima volta, però, non ci porta nel passato con la sua narrazione, ma nel futuro, raccontandoci una fiaba nella quale la tecnologia ha preso il sopravvento sulla vita di tutti i giorni. L’attore dedica parti dello spettacolo alla descrizione dei cambiamenti che sono avvenuti: Gardaland ha invaso il lago di Garda, il MOSE è stato terminato e funziona sette volte su dieci, non nevica più e a Marghera è stata creata una fabbrica di neve, un negozio di cinesi è diventato grande come una città, si può comprare qualunque cosa su Amazon, anche una vera capra di 22 chili, creata da una stampante 3D in soli 40 minuti. Protagonista di questa vicenda è Ettore, che si trova costretto a crescere il figlio di una donna conosciuta via internet e al quale si affezionerà molto velocemente. Il suo nome è Nicola, ma preferisce farsi chiamare Numero primo. I due, insieme alla capra, vivranno varie avventure, anche comiche e il bambino incontrerà un ragazzo della sua età a scuola che gli sarà vicino per il resto della sua vita. Il finale è sorprendente e può fare discutere; il tempo della narrazione in chiusura è più accelerato rispetto al resto dello spettacolo, ma Paolini, insieme a Gianfranco Bettin, co-autore di quest’opera, potrebbe averlo fatto appositamente per far capire al suo pubblico la velocità e l’imprevedibilità dell’ultima scena. A luci ormai accese, con un grande coinvolgimento del pubblico, l’attore propone una riflessione riguardante la tecnologia e il suo continuo e sempre maggiore sviluppo. Questo spettacolo porta la firma anche di Antonio Panzuto, creatore delle immagini e delle scenografie, di Stefano Nanni, Mario Brunello e il Coro Giovanile Città di Thiene, autori delle musiche.  [VOTA]

VALENTINA BONVISSUTO Finalmente il palcoscenico del grande Teatro Ponchielli di Cremona si illumina: un grande applauso accoglie la scena. Lo sguardo dell’intero teatro si fissa al centro del palco dove è collocata una roccia bagnata costantemente da gocce d’acqua provenienti dall’alto come per magia. Entra quindi in scena Marco Paolini, attore e autore, con Gianfranco Bettin, di “ Le avventure di Numero Primo”. In questo spettacolo Paolini interpreta il protagonista Ettore Achille, un fotoreporter che, navigando su internet, ha conosciuto e si è innamorato di una ragazza che dice di essere una malata terminale. Questa ragazza appare all’inizio dello spettacolo per poi ricomparire solo alla fine dando una svolta conclusiva allo spettacolo. Paolini vuole dare una possibile rappresentazione di un futuro tecnologico sul territorio italiano che destabilizza gli spettatori ma, in un certo senso, li prepara al nostro prossimo futuro. Contemporaneamente vuole rappresentare l’improvvisa paternità che si trova ad affrontare con l’arrivo nella sua vita di Numero Primo, un bambino di sei anni apparentemente normale, molto curioso e rispettoso della poca natura rimasta. Durante lo svolgimento dello spettacolo negli spettatori nascono molte domande sulla figura di Numero Primo perché presenta molte particolarità e stranezze, alle quali Paolini darà risposta nella conclusione dello spettacolo. Molti gli applausi alla fine per l’efficacia del racconto che ha lasciato il teatro stordito e stupefatto, grazie anche alle bellissime rappresentazioni di Roberto Abbiati con disegni di paesaggi e di un bambino. Da questo spettacolo Paolini ha preso spunto per scrivere il romanzo con il medesimo titolo pubblicato da Enaudi, in cui c’è la storia “integrale” di Ettore e Numero Primo. Paolini infine conclude la serata con un discorso sui rapporti dell’uomo con la tecnologia e la natura, che come tutto lo spettacolo fa riflettere e sorridere.  [VOTA]

VALENTINA COZZI Solo tecnologia o anche famiglia? L’incontro tra presente e futuro proiettato in un contesto di vita quotidiana di padre e figlio. Questo è lo sfondo dello spettacolo di Marco Paolini, drammaturgo italiano, che si è svolto mercoledì 20 dicembre al Teatro Ponchielli. Basando la trama sull’opposto della certezza dei giorni nostri “madre certa, padre incerto” trasformata in “padre certo, madre incerta”, Paolini racconta uno spezzone della vita di Ettore, fotoreporter di guerra, e di Numero Primo, suo figlio naturale per atto notarile senza atto sessuale, che viene catapultato nella sua vita senza preavviso in seguito alla morte di Echnè, la misteriosa madre. Da subito Ettore nota l’introversione e l’intelligenza spropositata per un bambino di 6 anni ma continua comunque a trattarlo come se fosse normale. Numero è un bambino creato in laboratorio proprio da Echnè, la parte buona della coscienza di Arca, il robot vincitore del Nobel per la chimica e la fisica, che resta però un essere umano in carne e ossa. Le capacità di Numero sono troppo grandi per non essere notate da Arca che fa di tutto per entrare in possesso del bambino. Nonostante i tentativi di fuga, Numero viene rapito, mutilato e abusato fino al coma ed Ettore riuscirà soltanto a sentire la sua voce un’ultima volta. Essenziale la scenografia con una roccia al centro del palcoscenico e uno schermo su cui vengono proiettate varie grafiche e i dialoghi di Arca. Paolini usa un linguaggio di facile comprensione in alcune parti dello spettacolo, mentre nella presentazione la dialettica risulta più ricercata e specifica. Paolini con questo spettacolo riesce a trasmettere le sensazioni che prova un padre nel bisogno di proteggere e crescere il figlio e il dolore che prova quando realizza che non può farlo. Molto toccante è soprattutto il finale, l’ultima volta che Ettore sentirà la voce di Numero che gli dirà “noi stiamo diventando proprio coraggiosi”. Le avventure di Numero Primo è uno spettacolo molto toccante che merita davvero di essere visto non solo per la capacità espressiva di Paolini ma anche per i temi attuali affrontati come la genitorialità e la tecnologia. [VOTA]

VITTORIA ALLEGRI Un Ponchielli entusiasta, ma soprattutto pieno, ieri sera per Paolini Marco e “Le avventure di Numero Primo”. Il protagonista Ettore, di professione fotografo, si ritrova a far da padre a un bambinetto di nome Numero Primo, il quale viene spedito a lui dalla madre, attraverso internet. Padre e figlio si incontrano per la prima volta alla giostra delle tazze di Gardaland, da lì in poi Ettore capisce subito che Numero non è un bambino comune, è diverso da tutti gli altri e nonostante la sua giovane età ha svariate doti, come quella di riuscire ad integrarsi all’ interno di qualsiasi gruppo etnico e sociale, come accade nel suo quartiere. Presto però la famiglia, composta da Ettore, Numero e una capra in 3D, deve mettersi in viaggio per le minacce che incombono sul bambino. Il padre non riesce a salvarlo dalla cospirazione degli scienziati, che hanno come unico obiettivo lo studio della sua particolare natura . Alla fine, grazie a un dialogo tra Ettore e la madre di Numero, viene rivelato che il bambino era solo un esperimento di laboratorio mandato da lei perché sapeva che tutte e due avevano l’ uno bisogno dell’altro, ma pur di aver indietro il loro esperimento gli scienziati lo fanno a pezzi, non tenendo neanche minimamente in conto il fatto che Numero Primo non sia un pezzo di ferraglia o un qualsiasi automa, ma un bambino di soli cinque anni. Questa rappresentazione racconta il rapporto padre figlio in un mondo dove la tecnologia fa parte della quotidianità, tematica sulla quale Paolini ci vuole far riflettere particolarmente. Consiglio vivamente la visione di questo spettacolo di Paolini, poiché alternativo e innovativo rispetto al solito, anche per le domande e i dubbi che grazie alle sue riflessioni sorgono spontaneamente, riuscendo a farti ragionare sul futuro della tecnologia nella nostra società e sui suoi limiti.  [VOTA]

12 Gennaio 2018