Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

Diritto di Critica

Diritto di Critica- "La resistibile ascesa di Arturo Ui" (22-23 gennaio)

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

20 Febbraio 2013 - 16:06

Diritto di Critica- "La resistibile ascesa di Arturo Ui" (22-23 gennaio)

La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht ha messo a dura prova gli studenti di 'Diritto di critica'. Spettacolo ricco, complesso, pieno di riferimenti non solo alla storia e al periodo di ascesa del nazismo, ma anche alle estetiche teatrali del Novecento: un buon banco di prova per gli aspiranti critici. Ecco le recensioni che le più temerarie - le donne si lanciano sempre alla grande - hanno scritto. E c'è di che rimanere stupiti per attenzione, proprietà di linguaggio e capacità analitiche... Brave ragazze!

Chissà perchéGRETA MERLO - Il teatro di Bertolt Brecht viene continuamente preso come punto di riferimento per nuove sperimentazioni, forse per la sua straordinaria capacità di semplificare gli eventi ,o forse per l’efficacia del suo messaggio o magari per la sua parabola satirica sull’avvento del nazismo in Germania. Fondamentale domanda che si è posto anche Claudio Longhi nel dirigere “la Resistibile Ascesa di Arturo Ui”, spettacolo che ha allietato il Teatro Ponchielli di Cremona, le sere del 22 e del 23 Gennaio 2013. Brecht infatti compie, durante l’esilio del 1941 in Finlandia, un’innovazione : riesce a trovare una simmetria tra l’ascesa drammatica di Adolf Hitler in Europa con la pericolosa avanzata del gangster Al Capone in America. In questo modo Brecht fornisce una semplificata visione del caos che stava costellando gli stati europei durante la seconda guerra mondiale, permettendo, nello stesso tempo, al spettatore sia di coglierne l’importanza storica sia di vederne una parodia. Siamo a Chicago, ma leggiamo Berlino. Si parla di denaro, ma notiamo cavoli , sparsi per tutto il palcoscenico, le cui casse bianche sono accatastate l’una sull’altra, andando a formare i grattacieli scenografici. A rompere questa atmosfera di crisi è la figura di Arturo Ui, nonché Adolf Hitler, ( Umberto Orsini), attento ed eccezionale nella sua interpretazione da gangster , ma ancora più rilevate è la figura di Luca Micheletti, nel ruolo di Giuseppe Givola, che è riuscito ad ammaliare , quasi come un incantesimo, il pubblico, alternando parti cantate a parti recitate. La musica, il ritmo, e il coinvolgimento del pubblico da parte degli stessi attori sono state le decorazione dell’opera che ha riscosso un numero notevole di applausi nel finale. La resistibile Ascesa di Arturo Ui di Brecht è forse spesso presa in questione proprio per il suo anacronismo , cioè l’autore presenta con immediatezza le difficoltà, le corruzioni, i disagi e figure di uomini che continuano a susseguirsi nel corso della storia. Brecht spinge ad un incessante risveglio da parte degli uomini, i quali dovrebbero saper coltivare i propri cavoli per poterli cucinare, non per buttarli nel cestino .

ILARIA DEL GROSSO - La tragicomica pièce di Brecht, in scena al Teatro Ponchielli tra il 22 e il 23 Gennaio, è un’allegorica rappresentazione del Nazismo, del suo avvento e delle sue fasi aurorali. Sipario dello sfacelo politico ed economico, della corruzione e del Capitalismo impazzito dei primi anni Trenta, è Chicago, una Berlino oltreoceano, in cui l’industria del commercio dei cavolfiori tenta di prosperare e sopravvivere alla crisi dilagante. La resistibile ascesa di Arturo Ui è un’opera di palese denuncia contro il Nazismo, in cui Brecht si beffeggia del dittatore Hitler, dipingendolo prima, come un malavitoso sgangherato, stanco ed emaciato, che emerge improvvisamente e quasi per caso dall'ombra, poi figurandolo come un ‘seduttore’, un attore in grado di carpire il popolo, un demagogo dalla buona retorica e di buoni costumi, che sembra quasi credibile e animato da nobili intenzioni. Egli appare in un momento di subbuglio, in cui il Trust dei cavolfiori e i finanziatori agiscono illegalmente, pensando solo al proprio tornaconto. Ui, non è un grande politico, ma un semplice mafiosetto che si insedia inizialmente nel panorama economico, poi politico, corrodendolo e intaccandolo dall'interno, eliminando, quindi, tutti coloro che sono d’ostacolo alla sua (forse arrestabile) prepotente ascesa al potere. Claudio Longhi porta in scena uno spettacolo che chiede molto al pubblico: è un gioco complesso che tuttavia ben raffigura il caos vigente in quel periodo, che ha condizionato la storia dell'umanità tutta! Le scene comico-parodiche musicate e cantate alleggeriscono la tematica importante dell’opera, mostrandoci inoltre un superbo Umberto Orsini (Ui), molto ironico, che si diverte sul palco, divertendo anche lo spettatore; in corso d'opera gli strabilianti ed energici attori del cast interagiscono e si mischiano col pubblico, rendendolo parte viva della messa in scena. Anche la scenografia, pur semplice, è di notevole impatto: delle cassette bianche impilate a formare alte mura che cambiano colore, l'assenza delle quinte e del fondale nero...ogni movimento esterno alla scena è visibile e ben architettato rendendo il tutto più reale e dinamico

FRANCESCA GALLI - «E’ complicato» constata sconsolato Arturo Ui, in una battuta che ricorre più volte nel corso della lunga, sconvolgente rappresentazione de La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht, al Teatro Ponchielli di Cremona il 22 e 23 gennaio. E’ complicato davvero, da parte dello spettatore, accettare i meccanismi di una recitazione lontana dalla tradizione secondo cui gli attori diventano i personaggi che interpretano, li vivono. Brecht non è ‘tradizionale’. Come la compagnia ha eccezionalmente avvalorato, il ‘mostrare di mostrare’ è il cuore del teatro brechtiano, il cosiddetto ‘straniamento’ dell’attore dal personaggio: è una presa di distanze che consente, paradossalmente, di indagare quel lato della realtà che sconfina nell’assurdo. Arturo Ui (Umberto Orsini) rappresenta l’alias parodico di Adolf Hitler, così come Ernesto Roma (Lino Guanciale) e Giuseppe Givola (Luca Micheletti) sono alias dei suoi sostenitori. L’ascesa del nazismo negli anni ’30 è trasposta in una Chicago di gangsters, dove il ‘trust dei cavolfiori’ si barcamena per assumere il monopolio del mercato degli ortaggi; Ui s’inserisce nel sistema servendosi di metodi mafiosi, sulla falsariga di un Al Capone in ascesa. L’obiettivo sono i cavolfiori, una caustica allegoria del potere, della sopraffazione. Cavolfiori che sono onnipresenti sulla scena, a ricordare in modo grottesco che è tutta una farsa, una caricatura tra le cui righe si legge, sorprendentemente, la contemporaneità. Il resto della scenografia è molto duttile: una serie di cassette da verdure in plastica bianca che dominano lo sfondo e che gli attori ricompongono a ogni cambio di scena, quasi a simboleggiare i castelli di carta dei loro intrighi. Nonostante la presenza forte di un attore come Orsini, grande spazio è lasciato a giovani talenti come Micheletti, una voce straordinariamente poliedrica, il cui personaggio è l’anima mordace dell’opera che si esprime con forza attraverso tragicomici intermezzi cantati. E poi c’è quella donna (Diana Manea) della prima scena, apologo della povera gente, della Germania violata, che accompagna gran parte dei quadri scenici successivi, da testimone demente, impotente, ormai prostituito. Perché, sì, l’ascesa di Ui era resistibile: di qui l’ammonimento finale, mai avvallare l’ascesa di altri Arturo Ui.

 

ANNA BAGNI - Mercoledì 23 gennaio è stato messo in scena per la seconda serata consecutiva La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht. La regia di Claudio Longhi ha completato e portato in scena l’opera che Brecht, forse per paura del regime, non ha mai mostrato al pubblico del teatro, e che si è sicuramente rivelata una delle pièces più riuscite e stupefacenti contro il Nazismo, anche a detta dell’attore Luca Micheletti (Giuseppe Givola sulla scena) che, con simpatia e affabilità, si è raccontato all’Aperitivo presso il caffè del Teatro. L’opera si apre con la frase “tempi di crisi”, che già ci mostra quanto il teatro di Brecht sia contemporaneo ed attualizzabile. Lo spettacolo, con la sua trama ricca d’allegorie, chiede allo spettatore uno sforzo di comprensione della vicenda lo invita a prendere posizione su ciò che avviene in scena, a sbilanciarsi. E questo vale anche per gli attori, spiega Luca Micheletti, che sono costretti a sviluppare una coscienza critica rispetto al proprio personaggio e mostrarlo al pubblico. La vicenda si svolge in una moderna Chicago, caotica e in continuo mutamento, resa a livello scenico da luci fosforescenti attraverso cui si intravede il retropalco dietro la scena vera e propria: la Berlino degli anni 30-40 dove il multiforme Arturo Ui-Al Capone-Hitler inizia la sua salita al potere. Il personaggio, caratterizzato da una personalità malvagia e malata, ma considerato solitamente anche come carismatico e d’intelligenza vivace,è in realtà un gangster che, pur non avendo doti di abile politico, riesce ad accaparrarsi tutti i “cavoli”, metafora del potere. La narrazione parte dalla crisi del 1929 per arrivare all’annessione dell’Austria alla Germania, la “resistibile” ascesa del Nazismo, che chiude la rappresentazione, accolta dal pubblico del Ponchielli con scroscianti e prolungati applausi. Umberto Orsini è interprete poliedrico di grande efficacia, è il mafioso un po’ insicuro, l’attore maestro ed educatore e infine il Duce addestrato ad essere sicuro di se. Una regia spettacolare e coinvolgente che concilia perfettamente l’indeterminato con la lucidità, il canto con la prosa. Un Brecht che sembra assistere alla crisi di questi mesi e che ci dimostra quanto sia facile confondere l’intelletto umano e quanto sia necessario perciò essere costantemente vigili, attenti, consapevoli, per essere preparati a contrastare l’ascesa del prossimo Arturo Ui.

 

PIER PAOLO GELERA - «Non sfugge al passato, chi dimentica il passato». Così si apre il sipario su «La resistibile ascesa di Arturo UI», classico di Bertolt Brecht, portato sul palcoscenico del Ponchielli di Cremona mercoledì sera da Umberto Orsini, per la regia di Claudio Longhi. Definita dallo stesso autore farsa storica, l’opera racconta la scalata al potere e al comando della Germania di Adolf Hitler, calata, però, nella Chicago della seconda metà degli anni ’20; città che vive la crisi del ’29 e si fa testimone della corruzione del suo «taverniere» Dogsborough/Hindenburg e della sua caduta nelle mani del gangster Arturo Ui (Alias Adolf Hitler). La semplicità della scenografia, costituita quasi esclusivamente da casse ortofrutta, esalta i vari personaggi, che a ritmo di sax e fisarmonica si alternano sul palco, dando vita alla parabola grottesca del gangster. L’utilizzo di satira e cabaret aggressivo non snatura l’opera di Brecht, anzi la esalta, e coinvolge in modo quasi invasivo lo spettatore (e questo non è affatto un male), non lasciandolo tranquillo e distaccato sulla sua poltrona; egli deve esser sempre attento e partecipativo, deve ragionare e riflettere non solo sulle gravi vicende rappresentate, ma anche a quelle odierne; molti, e continui sono infatti i riferimenti all’attualità. Il tutto interpretato da un cast di attori giovani, talentuosi e passionali che si divertono, divertono e fanno riflettere: Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis. Artisti guidati dal magnifico Umberto Orsini, l’Arturo Ui dello spettacolo, che interpreta anche l’attore che, in una scena metateatrale magnifica e ricca di pathos, recita un passo del Cesare di Shakespeare e insegna al gangster l’arte del parlare. Un plauso va fatto a Luca Micheletti, che rende memorabile il «suo» Givola, istrionico e viscido gangster alleato dell’Ui. Il teatro italiano, con queste rappresentazioni, torna a toccare «le corde dell’anima».

OSCAR BERGONZI - Quei baffetti, neri, buffi, maligni, quel volto ,serio, quegli occhi, vuoti, così impressi nelle nostre menti e nella storia del secolo passato, vengono riproposti -per non dimenticare- nella rappresentazione teatrale “La resistibile ascesa di Arturo Ui”, a cura di Claudio Longhi. Rappresentazione ottima, dominata essenzialmente dai giovani Luca Guanciale e Luca Micheletti, affiancati dallo staff de”E.R.T.Emilia Romagna Teatro Fondazione” e ”Associazione Teatro di Roma”, oltre che dal grande Umberto Orsini:da non perdere! Pièce brechtiana - che pertanto richiede attenzione e partecipazione da parte del pubblico, impegnato in una solitaria comprensione delle dinamiche del “Gioco”, per poi divenirne in prima persona giocatore- si distingue per un accentuato carattere militante: Brecht denuncia non solo il Nazismo degli anni Venti e Trenta del secolo scorso, ma anche il decisivo sostegno del Capitalismo ad esso; il tutto attraverso una trasfigurazione dei fatti in chiave allegorico-parodistica. Non a caso l’ambientazione è l’America, emblema stesso del Capitalismo; la città di Chicago (in realtà Berlino) è nelle mani di un “cartello dei cavolfiori”(dove gli ortaggi rappresentano invece il denaro) invischiato in orribili crimini e in rapporti di “convenienza” con i gangster locali, capeggiati da Arturo Ui (chiaramente Adolf Hitler). Questi è come in uno stato ferino, evidenziato dal suo carattere impetuoso ed irruento, a cui non si può resistere, come si evince dalla donna violentata in scena a simboleggiare, forse, una Germania totalmente in balia di un brigante. Eppure proprio quel gangster da quattro soldi, dopo l’incontro con un attore -scena centrale della rappresentazione- (eccellentemente realizzata da Umberto Orsini) si trasforma completamente in un uomo dalle capacità di persuasione di massa come mai nessun altro nella storia, un Arturo Ui-Adolf Hitler, oramai indiscusso signore del cartello dei cavoli-economia tedesca ed internazionale. La confusione, elemento dominante, è rafforzata dalla scenografia, composta da cassette bianche, dove sola costante è la presenza di cavolfiori ovunque, a ricordare il vero motore dell’azione, il denaro, il capitale, e proprio con essi si chiude la scena, con pungente ironia: “il lavoro rende cavoli”(“Arbeit macht frei”,ossia “il lavoro rende liberi”…).  

LAURA FORNARI - Si potrebbe definire irresistibile “La resistibile ascesa di Arturo UI” portata sul palco del teatro Ponchielli dal regista Claudio Longhi.Una satira pungente che narra l’ascesa di Hitler(UI) verso il potere,mettendo in evidenza tutte le debolezze e gli aspetti più degradati di un uomo che Brecht giudicava nulla più che un mediocre criminale. L’autore ha saputo abilmente trasporre tutta la vicenda nella Chicago del ‘29, allegoria di una Germania piombata nel caos, la quale diventa facile preda di loschi approfittatori pronti a tutto pur di soddisfare la propria brama di potere. Arturo UI,interpretato da un indimenticabile e convincente Umberto Orsini, grazie ad un (ir)resistibile charme e ad un’incredibile abilità oratoria, riesce a prendere il potere in città e ad acquisire il monopolio del commercio dei cavoli,qui emblema del denaro. Un apporto fondamentale alla riuscita dello spettacolo è dato sicuramente dalla compagnia di giovani attori che recitando accanto a questo “mostro sacro”del teatro hanno saputo dare il meglio di sé e quasi incarnarsi nella parte dei disumani collaboratori del Fuhrer. Il risultato è quantomeno stupefacente e a tratti inquietante, al punto da arrivare a chiedersi se l’uomo che ci sta davanti sia davvero Luca Micheletti e non lo spietato Goebbels,ministro della propaganda del Reich dall’aspetto mefistofelico e perverso. La vicenda è arricchita da scene esilaranti e allo stesso tempo pregnanti di significato, in grado di coinvolgere lo spettatore e di trascinarlo in un vortice di delirio e follia che si conclude solo con la chiusura del sipario. Un mix di musiche,ironia tagliente e tragica comicità senza tempo, in grado di lasciare il segno ed invitarci ad essere vigili,in modo da evitare una nuova ascesa da parte del solito UI, tanto più facile in tempi di crisi come il nostro.  

CARMEN GATTI - Da pungente allegoria del regime nazista, Claudio Longhi capovolge il capolavoro brechtiano più controverso trasportandolo ai giorni nostri, come rappresentazione traslata della crisi economica attuale. In una Chicago corrotta e controllata dal commercio dei cavolfiori, Umberto Orsini (il gangster Arturo Ui) instaura un regime di terrore, trasformandosi da un delinquente “da quattro soldi” in un carismatico seduttore di masse, nella rappresentazione de “La resistibile ascesa di Arturo Ui” andata in scena il 24 gennaio 2013 al teatro Ponchielli di Cremona, in occasione della Giornata della Memoria. La vicenda inizialmente caotica diviene improvvisamente chiara con l’entrata in scena del protagonista che coinvolge gli spettatori nella sua veloce evoluzione. Longhi propone un cast d’eccezione, anche se per lo più giovane, e un fenomenale Orsini, stupefacente nella sua interpretazione comica di un moderno, ma anche debole, Hitler. Unendo regia, cast e una scenografia molto semplice incentrata su cassette di plastica per verdure e cavolfiori, si ottiene una divertentissima commedia musicale, che racchiude comunque in sé una funzione educativa. La compagnia riesce egregiamente a rapportarsi con il pubblico, soprattutto nella seconda parte dello spettacolo, grazie ai giovani attori che interrompono l’illusione scenica e si muovono agilmente fra gli spettatori, non solo in platea, ma anche nei palchi. Il momento più significativo dello spettacolo è probabilmente l’apparizione finale del cartello “Il lavoro rende cavoli”, chiara rappresentazione allegorica del regime nazista nel suo insieme, per sottolineare che alcuni momenti non vanno dimenticati.   

FLORIAN NEWMAN - Capolavoro: l’unica parola che può venire in mente dopo aver visto una tra i più grandi pezzi teatrali di Brecht, La resistibile ascesa di Arturo Ui, messo in scena il 22 e il 23 gennaio al Ponchielli, diretto da un incredibile Carlo Longhi. L’ascesa al potere di Hitler, il tema dello spettacolo, è portata in scena con un paragone insolito: un gangster, Ui (un incredibile Umberto Orsini, che interpreta il dittatore nazista), che prende il potere del mercato dei cavoli nella Chicago degli anni ‘30,grazie a una serie di orribili azioni. Ogni personaggio e luogo è un riferimento alla vera ascesa di Hitler: Chicago è Berlino, Cicero è l’Austria, Dogsborough, il sindaco di Chicago è Hindenburg presidente della repubblica di Weimar, Givola (interpretato da Luca Micheletti, il migliore in scena) è Goebbles uno dei più importanti gerarchi nazisti e così via. Nonostante il contenuto che sembrerebbe appropriato per una tragedia, si percepisce una nota ironica in tutto lo spettacolo. Questo grazie al metodo stesso di Brecht che impone agli attori di non immedesimarsi nel proprio personaggio. Ironico alla fine è anche, dopotutto il contesto in cui vi è l’ascesa di Hitler :il mercato dei cavoli…. Questa ironia spesso dissacrante (nel discorso finale appare sopra Ui il cartello sopra il portone di Auschwitz con la scritta “il lavoro rende cavoli”) si coglie in ogni aspetto:nella musica, che accompagna la fine di ogni scena con testi che fanno molto riflettere, nel comportamento dei personaggi, che si prendono quasi in giro da soli con caratteristiche strane e difetti molto accentuati, nei dialoghi scritti dallo stesso Brecht, nella sceneggiatura fatta con solo le scatole tipiche del ortofrutticolo in cui si trasportano i cavoli. Questo insieme di serietà, ironia, che porta molto spesso a una risata amara e musica è stato senza dubbio un grandissimo successo e ha coinvolto completamente il pubblico. Per quanto riguarda gli attori nulla da dire: Orsini, una delle eccellenze italiane, è stato attorniato da attori giovani di grandissimo talento che hanno reso lo spettacolo veramente indimenticabile. Un ottimo modo per ricordare e onorare il giorno della Memoria.
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi