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CALCIO: LA CREMO IN A

Giacchetta insonne: «Siamo la sorpresa più bella dell’anno»

Il direttore sportivo: «Dopo Ascoli ricompattati grazie anche al sostegno dei nostri tifosi»

Ivan Ghigi

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ighigi@laprovinciacr.it

08 Maggio 2022 - 05:15

Giacchetta insonne: «Siamo la sorpresa più bella dell’anno»

CREMONA - La notte insonne dopo una settimana vissuta accanto alla squadra che si è ricompattata giorno dopo giorno per dimenticare Ascoli e ritrovare la brillantezza dei tempi migliori. Simone Giacchetta non ha dormito perché «riposare è una parola grossa. Anzi, quando sono tornato a casa dopo le 4 mi sono rivisto la partita e nel momento il pubblico era a ridosso della recinzione per dirci che il Perugia stava vincendo ho visto che qualche nostro giocatore stava giocando quasi con le lacrime agli occhi».

Adrenalina al massimo.
«Non abbiamo dormito tante volte per altri motivi, almeno stavolta non abbiamo dormito per un ottimo motivo. La note è stata lunga tra la gara e la festa in piazza. Alla fine ognuno è andato a casa proprio e io mi sono riguardato tutta la partita».

Ha notato qualcosa che dalla tribuna era sfuggito?
«No, ho ammirato una bella Cremonese, ho rivisto la squadra che conoscevamo fino a un mese fa».

Già, ai tifosi e non solo, è mancata tantissimo. Cos’era successo?
«Ribadisco che quello intrapreso è stato un percorso bellissimo. Onestamente eravamo partiti per conoscerci, per meritare il

Abbiamo costruito un ambiente sereno, sorridente e abbiamo puntato sui giovani e su uno zoccolo duro

consenso della proprietà e dei tifosi e disputare un campionato competitivo. Questi erano gli obiettivi. Abbiamo costruito un ambiente sereno, sorridente e abbiamo puntato sui giovani e su uno zoccolo duro che abbiamo potenziato durante la stagione. Con la guida del mister siamo cresciuti di domenica in domenica, ci siamo ritrovati a recitare un ruolo da protagonisti assoluti. Un conto è giocare per il settimo, sesto posto, un altro per il primo e il secondo. Siamo stati in alto per molto tempo e alla fine, nel momento clou, quello più infuocato, forse la tensione e la responsabilità hanno creato un insieme di cose che ci hanno fatto ridurre la velocità di crociera a cui eravamo abituati e a cui vi avevamo abituati. Quando il peso del successo è venuto meno, ci siamo subito ricompattati. Ammetto che dopo Crotone e Ascoli non è stato facile. La sconfitta allo Zini però ha aperto una settimana importante. Il primo giorno è stata dura, ma ci siamo ricostruiti subito mentalmente, abbiamo organizzato momenti di aggregazione cercando di ritrovare il sorriso, la spensieratezza e leggerezza. Avevamo fame di serenità e non di pensieri su quello che non era stato e poteva essere. Abbiamo organizzato la grigliata dopo un allenamento in un clima di grande vicinanza con la squadra, lo staff tecnico e quello dirigenziale. Questo ha rimesso la squadra sulla direzione giusta. Certo, il merito non è della grigliata, ma ha aiutato a creare un ambiente positivo».

Quanto ha contato la visita del cavaliere Arvedi?
«Il cavaliere è venuto a farci visita e ci ha stimolato. La sua sola presenza ha un effetto stimolante per tutti noi, ha un tale carisma che il suo arrivo ha stimolato tutti e ha contribuito a caricarci».

E i risultati si sono visti a Como.
«Sì, a Como si è rivista la vera Cremonese. Quando la squadra gioca il suo calcio non ce n’è per nessuno veramente, che si chiami Monza, Brescia o Parma. Quando non siamo al top qualcosa concediamo. Nel finale qualche assenza di troppo ci aveva condizionato e magari qualche equilibrio era saltato».

L’esordio a Cremona è stato eccellente.
«Era da tempo che non facevo la serie B dopo i cinque anni a Reggio Calabria e all’esordio con la Cremonese è stata una soddisfazione ritrovarla a questi livelli. Sono stato fortunato per aver trovato un ambiente positivo dove è stato facile dialogare personalmente con la proprietà, con Braida, con Pecchia e i tutti coloro che lavorano in sede. Ho sentito fiducia nei miei confronti, io sono uno abbastanza silenzioso, non sono abituato ai riflettori e mi piace così. C’è chi nasce con la camicia, io nasco con la... giacchetta».

Nel telefono c’è spazio ancora per qualche messaggio?
«Ho ricevuto tanti messaggi. Al di là di quelli di circostanza ne ho ricevuto tanti che ritengo sinceri. I più belli sono quello che giudicano meritato questo traguardo e mi attribuiscono la voglia di lavorare, riconoscono i chilometri fatti per vedere i giocatori, la gavetta che ho vissuto. Possono essere un esempio per i più giovani che vogliono intraprendere questo lavoro, perché la meritocrazia viene premiata. Mi piace pensare che sia una bella storia, una favoletta da raccontare per dare forza ai giovani e incoraggiarli in un sistema che forse non è premiante. Chi ha la passione dentro deve coltivarla. Raccontando quello che mi è successo in questi anni credo possa essere un aiuto a chi vuole fare il diesse».

Adesso ci si affaccia alla serie A. Aumenteranno i chilometri da percorrere?
«Quelli in aereo certamente perché si andrà all’estero. Come scouting la Cremonese ha già lavorato oltre i confini italiani e conosciamo diversi campionati europei».

Quindi cosa cambierà?
«La Serie A rispetto alla B è un altro livello, è come paragonare le diverse classi delle moto: la A è una Superbike che nulla ha a che vedere con le categorie inferiori. Parliamo di un altro sport, fatto da atleti superiori per fisicità, forza e tecnica».

La Cremonese vorrà riproporre lo stesso gioco?
«Calma. In questo momento trasudiamo gioia per quanto vissuto ma parlare di A è ancora Fantacalcio adesso. La massima

Abbiamo ancora davanti agli occhi le scene dei tifosi che sono stati strepitosi non solo a Como ma sempre

serie è il top in tutti i sensi altrimenti avrebbe un altro nome. La Cremonese l’ha raggiunta con il gioco, la nostra idea è sempre quella di giocare. Però stiamo calmi ora. Abbiamo ancora davanti agli occhi le scene dei tifosi che sono stati strepitosi non solo a Como ma sempre. Mi hanno fatto innamorare sin dal primo giorno quando mi hanno incontrato al Centro Arvedi. Credo che Ascoli e Como sono le gare che porterò sempre nel cuore perché non dimenticherò mai dopo il ko con l’Ascoli i 15 minuti di cori e applausi della curva. Quella sconfitta poteva compromettere qualcosa di importante, invece la squadra si è commossa davanti ai cori e alle canzoni. Anche da uno spettacolo di questo tipo è nato il passo per crederci ancora. Non finiremo mai di ringraziarli. A Como poi sono stati contagiosi. Al gol del Perugia quelli in tribuna si sono arrampicati quasi sulla panchina per incitare la nostra vittoria. Rivedendo la gara ho notato i volti dei giocatori in campo che giocavano quasi con le lacrime agli occhi».

Piani per il futuro?
«Non parliamo di serie A. È presto. Parliamo di quello che è stato fatto in campionato, qualcosa di strepitoso. Non dimentichiamo che noi siamo la sorpresa e siamo riusciti a beffare Monza, Pisa, Parma, Brescia e Benevento che sono corazzate pazzesche. Questo grazie al coraggio del nostro allenatore e alle qualità dei nostri ragazzi giovani e alla serenità trasmessa dai grandi. Siamo riusciti ad imporci su queste squadre in uno dei campionati più difficili degli ultimi anni. Come ho detto, pronunciare Serie A suona come parla di Fantacalcio. Restiamo alle cose vere, alla festa in piazza con cui abbiamo abbracciato Arvedi, la città e i tifosi che si meritano questo grande traguardo. Credo che Arvedi possa ritenersi soddisfatto di questo gruppo di lavoro».

Cosa vi aspetta nei prossimi giorni?
«In settimana staremo insieme e poi liberemo i calciatori. Prossimamente cominceremo a capire cosa ci aspetta. Una settimana per staccare la spina non guasta, il percorso è stato un po’ faticoso e dispendioso. Cremona avrà una visibilità importante, la serie A sarà un indotto per tutta la cittadinanza. E averlo dopo il Covid è segno di grande ripresa per la città intera. Porterà mi auguro rinascita sociale e spero economica. Questo grazie al cavaliere Arvedi».

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