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L'EDITORIALE DEL DIRETTORE

La logica e la follia

La Serie A ritrovata dopo 26 anni è l’ennesimo regalo alla città del Cavalier Giovanni Arvedi

Marco Bencivenga

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mbencivenga@laprovinciacr.it

07 Maggio 2022 - 05:30

La logica e la follia

Marco Bencivenga e la gioia del team grigiorosso

CREMONA - Esaltante così. All’ultimo respiro. Nel momento in cui sembrava diventato ormai impossibile. La Cremonese torna in Serie A con il cuore in gola, al termine del campionato più folle di sempre. Solo dieci giorni fa era prima in classifica, con la promozione in cassaforte. Poi l’imprevisto: l’incredibile sconfitta di Crotone. “Com’è possibile perdere sul campo di una squadra condannata alla serie C?” ci si chiedeva. Il tonfo era stato clamoroso, le conseguenze attenuate dall’inattesa e altrettanto sorprendente sconfitta di quasi tutte le rivali dirette: la squadra di Pecchia aveva accusato il colpo, sì, ma restava seconda, padrona del suo destino. Ancora più difficile da accettare, così, la sconfitta di sabato scorso contro l’Ascoli in uno “Zini” apparecchiato a festa, un nuovo black out che aveva fatto scivolare i grigiorossi al terzo posto, fuori dalla promozione diretta. Restava il paracadute dei play off, è vero, ma prevaleva il rimpianto per una straordinaria occasione gettata al vento.

Ieri sera il nuovo colpo di scena: arrivato a un passo dalla serie A, il super Monza secondo in classifica è inciampato sul campo del Perugia e ha aperto le porte del paradiso alla Cremonese! Sullo stesso campo, è vero, vent’anni fa anche la Juventus perse uno scudetto già vinto, ma che la squadra di Stroppa potesse suicidarsi così non lo sperava neppure il più ottimista dei tifosi grigiorossi. Invece, è successo e la Cremo, vincendo a Como, ha conquistato una promozione ormai insperata, ma meritatissima. E chi ha segnato i gol della promozione? Nel campionato più folle di sempre non poteva essere che Samuel Di Carmine, il centravanti più atteso, ma che più di tutti era mancato all’appello nel corso della stagione. Era stato acquistato dal Verona per portare la Cremonese in Serie A a suon di gol e, invece, fino a ieri aveva segnato solo 4 reti. Evidentemente aveva tenuto la doppietta più importante per la partita decisiva. Missione compiuta. Con la scena surreale del gol segnato all’ultimissimo secondo dal Como, il primo della storia realizzato da una squadra e… festeggiato dall’altra, perché nel frattempo da Perugia era arrivata la notizia della clamorosa sconfitta del Monza.

Paradosso nel paradosso: al termine del campionato più folle di sempre la promozione è stata conquistata nella maniera più rocambolesca dal club in realtà più organizzato della serie B. Un club sostenuto da una proprietà forte, appassionata e generosa, che ha messo gli uomini giusti al posto giusto (dallo stratega Ariedo Braida al ds Simone Giacchetta, dal dg Paolo Armenia all’allenatore Fabio Pecchia) e ha avuto il coraggio di puntare sui migliori giovani italiani, anziché su grandi nomi esotici ma senz’anima (vedi il Parma “americano” e lo stesso Monza di Galliani e Berlusconi). La vittoria della programmazione. La Serie A ritrovata dopo 26 anni è l’ennesimo regalo alla città del Cavalier Giovanni Arvedi: a lui va il grazie di tutti i tifosi, ma anche dei cremonesi che non seguono il calcio, perché la Serie A è una straordinaria ribalta mediatica, una vetrina di eccezionale valore per tutto il “Made in Cremona”, un faro potentissimo acceso sull’intera provincia. Via alla festa, dunque. E che sia folle, come il campionato di serie B più pazzo di sempre, ma già entrato nella storia e nel nostro cuore.

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