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LO SFOGO DELL'OLIMPIONICA

Rodini: «Passati i Giochi è invisibile. Canottaggio snobbato in tv»

La cremonese dà seguito alle rimostranze della compagna Cesarini sui social e si dice delusa: «Basta trattare gli sport dividendoli tra vip e minori»

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

15 Ottobre 2021 - 09:07

Rodini: «Passati i Giochi è invisibile. Canottaggio snobbato in tv»

Federica Cesarini e Valentina Rodini con al collo la medaglia d’oro olimpica vinta a Tokyo nel doppio pesi leggeri

CREMONA - Il giro fra le stelle è durato un po’ poco e non sempre è stato il viaggio meraviglioso che si aspettavano e si sarebbero meritate. Nonostante lo storico successo olimpico e il record mondiale nel doppio pesi leggeri, primo oro di sempre per il canottaggio femminile azzurro, infatti, Valentina Rodini e Federica Cesarini si sono lasciate andare a uno sfogo amaro sui social. Il tema, la scarsa considerazione generale per la loro medaglia. Tutto è partito da una story su instagram della Cesarini dove si sottolineava come nel dopo-Tokyo, tra media e sponsor si sia data molta importanza ad aspetti futili come il numero di follower che un atleta ha, rispetto alla sua impresa e alla sua medaglia. Come ci sia discriminazione fra una disciplina e un’altra. Ancora, come un oro, non sia considerato e pesante quanto un altro, se non particolarmente «riconoscibile».

CANOTTAGGIO CONFUSO CON LA CANOA

«Federica era in una serata particolarmente difficile — spiega Valentina — Aveva fatto il pieno di amarezza e si è lasciata

È frustrante vedere come la medaglia abbia cambiato pochissimo le cose per quanto ci riguarda

andare sui social. Io non ho vissuto le sue stesse esperienze nel dopo Tokyo, ma condivido in parte quello che lei denuncia. E l’ho ripreso. Soprattutto quello che riguarda il tema sportivo. È frustrante vedere come la medaglia abbia cambiato pochissimo le cose per quanto ci riguarda. Le gare vengono trasmesse poco in tv, sempre in misura ridotta. Quel che è peggio, nelle interviste si confonde il canottaggio con la canoa. Siamo all’abc. Mancano proprio le basi. Quello che vorrei è che si cercasse di avere rispetto per uno sport che sarà anche di nicchia, ma è davvero appassionante. Le gare non sono affatto noiose e comunque sarebbe opportuno farlo decidere al pubblico. Per questo vorrei che fosse fatta informazione e poco o tanta che sia, fosse almeno corretta. Parlate di canottaggio, fatelo in modo appropriato, dateci visibilità almeno adesso che abbiamo un oro olimpico storico al collo e se poi la gente si dimostrerà poco interessata o poco ricettiva ad apprezzarlo, va bene. Ma non così. Bisognerebbe smettere di trattare gli sport dividendoli tra ‘vip’ e minori».

RIFLETTORI SPENTI

«Le medaglie dovrebbero avere tutte la stessa dignità. Se non ci si crede, se non se ne parla in modo appassionato e convinto,

Vorrei che la luce che abbiamo acceso con la nostra medaglia sul canottaggio, non si spegnesse subito, ma rimanesse accesa abbastanza da poter fare innamorare tanti di questo sport

è difficile fare conoscere uno sport che resta normalmente nell’ombra ed è destinato anche questa volta a tornarci per altri tre anni. Ecco, io vorrei che la luce che abbiamo acceso con la nostra medaglia sul canottaggio, non si spegnesse subito, ma rimanesse accesa abbastanza da poter fare innamorare tanti di questo sport. A Cremona si è data tantissima visibilità, io non voglio entrare nel merito di quello che ha vissuto Federica perchè non è nemmeno corretto, ma è giusto pretendere che sia fatta informazione corretta. Ogni volta che appariamo su un giornale, a un evento o in tv, può essere un’opportunità per farci conoscere, ma soprattutto trasmettere l’essenza e la passione di questo sport che dentro ha tanto, che è tante cose. Ma se in quegli spazi si inizia a confondere canoa e canottaggio o a sbagliare addirittura i nostri nomi, l’opportunità si trasforma in un’occasione persa».

«Non voglio imputare colpe a nessuno — continua l’olimpionica cremonese —. Non sono degli altri atleti di cui si parla di più, piuttosto che di agenzie o delle aziende. Sono certe logiche a essere sbagliate. Se dopo l’Olimpiade il canottaggio è destinato nuovamente a diventare invisibile, si rischia di spegnere sul nascere anche la vocazione di chi si approccia ora a questo sport sull’onda del nostro entusiasmo. Si mortificano i nostri sacrifici e quelli di chi dietro di noi ci ha spinto ad arrivare dove siamo arrivate. Al massimo. Al sogno olimpico».

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