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BASKET SERIE A

Portaluppi: «Il segreto Vanoli? Mantenere le promesse fatte»

Il dirigente del club: «Stagione bella e dura, c’è entusiasmo per il futuro»

Fabrizio Barbieri

Email:

fbarbieri@laprovinciacr.it

18 Maggio 2021 - 09:39

Il gm Portaluppi: «Il segreto Vanoli? Mantenere le promesse fatte»

Flavio Portaluppi

CREMONA - «C’è una regola in casa Vanoli, che fa parte del nostro Dna, far corrispondere i fatti alle promesse». Il general manager Flavio Portaluppi si guarda alle spalle, parla di una stagione difficile, ma anche di tante gioie. Soprattutto sottolinea una linea invisibile ma molto chiara, che ha fatto diventare famosa Cremona e soprattutto appetita da molti giocatori. Anche

In estate non abbiamo cercato giochi di parole, chi voleva venire a Cremona sapeva quale stipendio poteva percepire

senza fare follie, soprattutto di questi tempi.

Prego.
«Abbiamo sempre fatto così e così è stato anche in questa stagione. Non ci siamo mai sbilanciati con i giocatori, ma quello che era stato pattuito è sempre stato corrisposto con puntualità svizzera. Proprio per questo ci siamo costruiti una credibilità. In estate non abbiamo cercato giochi di parole, chi voleva venire a Cremona sapeva quale stipendio poteva percepire, ma non solo. Il nostro era un programma chiaro anche a livello tecnico. Abbiamo rispettato le promesse, chi ha scelto noi, non ha avuto sorprese».

Quanti no avete preso in estate?
«Non tantissimi. Nel senso che con il mercato italiani tutto è stato molto rapido. Abbiamo puntato sulla voglia di rivincita di Peppe Poeta, su quella di riscatto di Fabio Mian e sul desiderio di David Cournooh di giocare una stagione da protagonista principale in serie A. Il mercato americano è stato più complicato, ma abbiamo chiesto agli agenti una lista precisa per le nostre possibilità economiche. Ci siamo un po’ arenati sul ruolo ala, dove avevamo un piano A legato a un giocatore che era in attesa di una chiamata Nba. Alla fine siamo passati a Daulton Hommes che si è dimostrato una rivelazione e a conti fatti la scelta migliore che potevamo fare...».

È stata un’estate pazzesca.
«La società aveva delle perplessità. La crisi economica, la pandemia in corso. Non c’era il solito entusiasmo. Poi la nascita del Consorzio e l’ingresso di Corazzi ha cambiato le cose. Il presidente Aldo Vanoli e il vice Davide Borsatti sono tornati ad emozionarsi e siamo partiti. La sfida è stata incastrare tutte le parti del puzzle. Avevamo poco tempo, budget ridotto e tutta una squadra da costruire. La prima mossa è stata coach Galbiati. Lo conoscevo, sapevo di ritrovare un appassionato, capace e in grado di buttarsi a capofitto sul progetto. Devo dire la verità, la realtà ha superato le aspettative. Paolo è arrivato ancora più determinato del solito e l’ho trovato cresciuto ancora di più. Sullo staff siamo andati sul sicuro con Gigi Brotto che già conoscevamo bene. Non solo, durante la stagione un gruppo tecnico che doveva essere risicato si è rivelato molto nutrito e ci ha dato una gran mano. I tecnici del settore giovanile, che non è di fatto mai partito, sono diventati parte integrante dello staff. Così come il preparatore Jacopo Torresi ha potuto contare su più forze. Se togliamo il Covid, non abbiamo avuto particolari problemi di infortuni. E non è stato un caso».

Ha mai pensato di aver fatto una scelta sbagliata?
«No. Lo dico onestamente. In Supercoppa avevamo avuto segnali incoraggianti. Poi il vero momento critico è arrivato quando la squadra è stata al completo. L’ingresso degli americani ha fatto saltare gli equilibri che si erano creati, c’è voluto un po’ di tempo per trovare la lingua comune. A Trieste è stata una disfatta ed è stata l’unica volta in cui sono intervenuto con lo spogliatoio. Ho voluto dare un segnale e chiarire che per fare questo campionato la società aveva fatto uno sforzo enorme e che la risposta non poteva essere quella vista. La gara dopo, contro Venezia, abbiamo perso di nuovo, ma lo spirito era cambiato. Contro la Virtus a Bologna è arrivata la vittoria della svolta. Da lì in poi siamo sempre stati in zona di galleggiamento. Con le orecchie alzate, ma senza mai andare nel panico».

Rimpianti?
«Quello di essere stati a un passo dalla Final Eight e a uno e mezzo dai playoff. Ci siamo giocati due competizioni proprio

Giocare senza spettatori è stato strano. Di fatto abbiamo fatto trenta amichevoli, ma dove in palio c’erano i due punti

all’ultima partita. Sarebbe bastato un tiro per trasformare una stagione super in una eccezionale. Per colpe non nostre non siamo mai riusciti a trovare la continuità. Ma di certo non ci possiamo lamentare di nulla, se non con una stagione a dir poco molto particolare».

In che senso?
«Giocare senza spettatori è stato strano. Di fatto abbiamo fatto trenta amichevoli, ma dove in palio c’erano i due punti. È stato tutto strano, gli spalti vuoti, il silenzio, il rumore del pallone sul parquet. Insomma, lo sport è fatto per far appassionare la gente. Così diventa una cosa diversa. Per le società è stato complicatissimo. Un anno intero senza incassi, pazzesco».

Si spera che le cose possano cambiare nel prossimo campionato.
«Ce lo auguriamo e non solo per l’aspetto economico. La pallacanestro regala spettacolo, ma se nessuno ci vede è tolto lo scopo. Riavere il pubblico sugli spalti sarebbe un bel segnale. Vorrebbe dire che il momento più duro legato a questo virus è alle spalle. Certo, non sono convinto che si tornerà presto alla normalità di due anni fa, ma piano piano ci si può lavorare. I protocolli potrebbero cambiare e diventare più leggeri visti i tanti vaccinati, la conoscenza della malattia e di come combatterla. La famosa ‘Green pass’ potrebbe dare una spinta in più. Magari non si tornerà ad avere il palazzetto pieno, ma almeno un po’ di colore sugli spalti».

Lei il Covid lo ha vissuto in prima persona. Come è stato convivere con questo incubo?
«Personalmente sono stato fortunato. Alla fine l’ho vissuto come qualcosa di poco più pesante di un’influenza. E così è stata per buona parte dei nostri giocatori. Non ci siamo spaventati, per fortuna è andato tutto bene. Dal punto di vista tecnico è stato un problema serio, sia nella prima che nella seconda occasione. L’insegnamento che ci ha lasciato, è che il Covid è una malattia subdola, che ti può colpire in qualsiasi momento e non guarda in faccia nessuno. Nemmeno gli atleti che sono allenatissimi e super controllati».

Il prossimo anno si aspetta una serie A a 16-17-20 squadre?
«È difficile dirlo. In questo momento si sta valutando il manuale delle licenze. Non c’è ancora nulla di certo. Noi non ci siamo mai esposti troppo durante la stagione, ma credo di non dire una cosa sbagliata se sottolineo che in questo campionato la meritocrazia non sia stata messa al primo posto. Ogni gara è stata condizionata dal Covid, dalle assenze, dai rinvii, dai recuperi senza allenamenti. Vedremo come si chiuderanno i playoff di serie A2, ma questa non è senza dubbio stata una stagione normale. I numeri dicono che Cantù sia arrivata ultima, ma non credo che abbia molto senso che retroceda. Credo invece che sarebbe stato opportuno prendere prima delle decisioni. Le società hanno fatto enormi sforzi per poter evitare l’ultimo posto, con cambi di giocatori e allenatori. Tutto come se fosse un campionato nella norma, cosa che non è stata. Per fortuna noi abbiamo rispettato il nostro programma e l’unica spesa extrabudget è stata quella per inserire un giocatore in più a stagione in corsa come Barford. Scelta quanto mai azzeccata visto che poco dopo Topias Palmi ha dovuto fermarsi ai box per problemi fisici».

Ci sarà un budget più importante per il prossimo campionato a Cremona?
«La situazione non è cambiata di molto. Devo dire che il Consorzio sta crescendo e che il lavoro di marketing è stato importante visto che nella stagione abbiamo aumentato gli sponsor. Ma il budget sarà molto simile al passato».

Trattative?
«Con tutti ci siamo lasciati benissimo e ci sono possibilità che possano essere confermati. Intanto ripartiamo dal nostro capitano Peppe Poeta, giocatore chiave e grande perno dello spogliatoio. Servirà avere un po’ di pazienza, ma qualcosa potrebbe muoversi prima del previsto...».

Chi vincerà lo scudetto?
«Milano».

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