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IL FUTURO DI CREMONA

Stella Monfredini: «Il nostro sviluppo tra alta formazione e infrastrutture»

Il presidente dei Commercialisti, indica priorità e rotta da seguire

La Provincia Redazione

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26 Aprile 2022 - 05:00

Stella Monfredini: «Il nostro sviluppo tra alta formazione e infrastrutture»

CREMONA - Paolo Stella Monfredini, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti della provincia di Cremona, riapre il dibattito sul futuro di Cremona. Riparte dai due anni di pandemia che hanno fiaccato cittadini, tessuto economico, socialità e formazione. Obbligando a riorganizzare servizi e spazi, lo stesso modo di vivere la città. E lasciando isolamento crescente da contrastare, distanze urbane da accorciare, le esigenze nuove di una cittadinanza che invecchia.

Il terziario avanzato e le professioni economico-giuridiche operano da un punto di osservazione privilegiato. Le priorità sono il rafforzamento del tessuto socio-economico attraverso la creazione di valore aggiunto. Più lavoro, più aziende, più consumi. Quali sono le direttrici da seguire? Quali le priorità? Quali le opzioni che possono rivelarsi un moltiplicatore dello sviluppo?


«Come è già stato segnalato, le direttrici e le priorità da seguire per il rafforzamento del tessuto socio economico del nostro territorio sono oggetto dello studio Masterplan 3C, il piano di sviluppo di medio-lungo periodo promosso dall’Associazione industriali e dalla Camera di Commercio ora diventato base dell’Ats. Lo studio, identificati i comparti principali (agro-alimentare, metallurgia e meccanica, cosmetica, servizi alla persona, bioenergie e tutela del territorio e musica) propone priorità e azioni coerenti per lo sviluppo del territorio. Tuttavia, alla luce del Pnrr sono cambiati i presupposti per gli investimenti, ragione per cui lo studio andrebbe aggiornato. Ritengo comunque prioritario il tema delle infrastrutture e in particolare il collegamento verso Milano. La città metropolitana è molto attrattiva dal punto di vista dell’innovazione e della capacità di fare impresa; è il luogo che attualmente incarna la modernità. Migliorare i collegamenti verso Milano consentirebbe, peraltro, di definire una direttrice economica coerente con le esigenze anche del Cremasco, favorendo una maggiore integrazione della nostra provincia. Il completamento del raddoppio ferroviario con Milano  permetterebbe inoltre di aumentare l’attrattività del nostro territorio, e del capoluogo in particolare, in considerazione della buona qualità della vita e di un mercato immobiliare conveniente. Un valido collegamento ferroviario con Milano, che non significa necessariamente più rapido ma certamente rispettoso di tempi di percorrenza e orari di arrivo e di partenza, favorirebbe anche lo sviluppo turistico della nostra città, che potrebbe essere facilmente raggiunta dai turisti che visitano Milano e che sbarcano negli aeroporti dell’area metropolitana. Strategici inoltre appaiono il prolungamento della metropolitana milanese fino a Paullo e un miglioramento dei collegamenti ferroviari Crema – Milano. Non devono essere comunque dimenticati i collegamenti con Brescia e la sua provincia, sia per la dinamica imprenditoriale e industriale che caratterizza l’area, sia per la competenza giurisdizionale nei confronti del nostro territorio (la sezione specializzata in materia di imprese competente per la provincia di Cremona è presso il Tribunale di Brescia, lo stesso dicasi per la Corte di Appello, la Commissione tributaria regionale)».

Focalizzandoci sul capoluogo, un altro tema centrale è quello della rigenerazione urbana e del recupero delle aree dismesse.


«Sarebbe determinante l’elaborazione di un piano di recupero e bonifica dell’ex Tamoil che consenta il recupero delle aree inquinate o compromesse dai veleni industriali. L’esperienza maturata nel campo della zootecnia e dell’agroalimentare rappresenta certamente un ulteriore elemento qualificante del territorio e le istituzioni locali dovrebbero sostenere la creazione del centro nazionale di ricerca e servizi. Nel contempo, è necessario sostenere il settore con investimenti verso la produzione anche di proteine vegetali. Il climate change impone una produzione più sostenibile che si sposterà necessariamente verso le proteine vegetali. Chi si muoverà per primo otterrà un vantaggio strategico. Fondamentali, infine, saranno gli investimenti sulle nuove tecnologie e in particolare sulle reti informatiche; è su questi investimenti che si gioca il futuro dei territori».

La burocrazia impedisce di liberare risorse ed energie che potrebbero concretizzare le idee di rinnovamento del tessuto urbano della città. Dove e come muoversi, nei segmenti che vedono il vostro intervento, per superare questa impasse anacronistica? Quali tappe portano a una reale semplificazione dei rapporti tra cittadini e imprese con le amministrazioni pubbliche?


«Le nuove tecnologie possono fare molto. La digitalizzazione della nostra professione è un dato di fatto; la stragrande maggioranza delle attività si svolge ormai in remoto. Il deposito dei bilanci e le pratiche con le Camere di commercio, l’invio delle dichiarazioni e il rapporto con l’Agenzia delle Entrate, il contenzioso tributario e le comunicazioni con le Commissioni tributarie, le procedure concorsuali e i depositi presso i Tribunali, solo per citare le principali. La pandemia ha fortemente accelerato l’adozione delle nuove tecnologie e la partecipazione a riunioni e udienze è divenuta la normalità. Molto si è fatto ma molto deve ancora essere sviluppato. È fondamentale che l’amministrazione pubblica, nelle sua varie articolazioni, prosegua il processo di digitalizzazione dei servizi, così da ottenere una reale semplificazione dei rapporti tra cittadini e imprese con le amministrazioni pubbliche».

Le grandi opere alle viste (raddoppio ferroviario Cremona-Mantova, autostrada Cremona-Mantova, nuovo ospedale, terzo ponte sul Po) possono essere un motore di sviluppo, sia per la ricaduta e l’indotto, sia per le condizioni di mobilità di persone e merci che saranno in grado di generare. Quali sono, in questo ambito, gli obiettivi da cogliere e gli errori da evitare?


«Le infrastrutture sono fondamentali per lo sviluppo del territorio. Anche perché, come è già stato segnalato da altri che mi hanno preceduto, rappresentano il vero deficit della nostra provincia. Le grandi opere annunciate, mi riferisco al raddoppio ferroviario Cremona–Mantova, all’autostrada Cremona–Mantova, al nuovo ospedale, al terzo ponte sul Po, sono certamente importanti e porteranno benefici al territorio. Ma per trasformarsi in un effettivo motore di sviluppo queste grandi opere dovranno essere necessariamente completate con i collegamenti verso l’area metropolitana. Non dobbiamo però dimenticare le infrastrutture forse più importanti, ovvero quelle che consentono o consentiranno la completa digitalizzazione del nostro territorio. Un territorio fortemente interconnesso e digitalizzato diventa attrattivo per le imprese e per le persone».

Le nuove tecnologie, segnatamente quelle legate alle telecomunicazioni e al digitale, aprono scenari nuovi e interessanti anche nella sfera dell’amministrazione, sia a livello pubblico che privato. Cremona è la sede di un Polo per l’innovazione tecnologica che è un fiore all’occhiello della città. Che binomio virtuoso può instaurarsi a livello locale tra le vostre attività professionali, le nuove tecnologie e i nuovi business?


«Le nuove tecnologie hanno prodotto un’impressionante espansione della sfera mediatica e uno straordinario infittirsi delle reti di comunicazione. Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha esteso i rapporti comunicativi frammentandoli allo stesso tempo. Internet ha donato un aumento dell’egualitarismo, ma al contempo ha ampliato gli accessi a contributi non vagliati criticamente. Allo stesso modo, le nuove tecnologie hanno consentito l’accesso a un mercato globale anche a imprese di minori dimensioni. In un tale contesto la creatività, l’originalità, l’innovazione, ricoprono un ruolo sempre più importante. La presenza di un polo per l’innovazione tecnologica è certamente un elemento di grande importanza. Sono molti gli sviluppi tecnologici che potranno interessare la nostra professione e quindi gli interessi a instaurare una virtuosa collaborazione con il polo tecnologico e le Università del territorio. Sono convinto, infatti, che le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale in particolare giocheranno un ruolo sempre più importante nell’organizzazione delle attività professionali che potranno automatizzare i processi e ridurre i costi operativi delle strutture liberando risorse che permetteranno il miglioramento della qualità della consulenza prestata. Funzioni predittive connesse con la conoscenza della giurisprudenza (la super banca dati del merito tributario potrebbe entrare nel contenzioso 2.0 previsto anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza), legal search, contract review e blockchain stanno ormai facendo ingresso negli studi più strutturati. D’altro canto nella nuova cornice ‘di sicurezza’ tratteggiata dalla Commissione Ue, l’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare l’attività del Fisco nei vari Paesi».


Un passo in avanti notevole compiuto dalla città negli ultimi anni riguarda i centri di formazione e di alta formazione che sono nati e si sono sviluppati nel segno della qualità. È possibile immaginare che anche per il comparto delle professioni economico-giuridiche e a tutto quello che è ad esse legato la nascita di nuovi poli di formazione (e attrazione), anche settoriali? Da dove si potrebbe cominciare?


«Ritengo che il radicamento e lo sviluppo dei poli universitari della Cattolica a Santa Monica e del Politecnico nella ex Caserma Manfredini rappresentino grandi leve di sviluppo per il territorio. E per questo, come per altre importanti opere, non potremo mai ringraziare a sufficienza la Fondazione Arvedi-Buschini. In una città in cui l’incidenza degli anziani è molto significativa e in un Paese in cui la variabile demografica purtroppo e fortemente deficitaria, l’attrazione verso il nostro territorio di studenti universitari rappresenta un elemento fondamentale. Speriamo che accanto all’attività di insegnamento si possa sviluppare nel tempo anche una significativa attività di ricerca che possa far vivere agli studenti che sceglieranno Cremona quale sede dei propri studi universitari anche un’esperienza di vita. A tal fine ritengo essenziale che i corsi che verranno realizzati presso i nuovi poli universitari si differenzino rispetto agli altri corsi realizzati in altre sedi universitarie. Questo al fine di attirare studenti da altre province, da altre regioni, da altri Paesi. La nuova laurea magistrale in Innovazione e imprenditorialità digitale mi sembra vada proprio in questa direzione. Come Ordine Dottori Commercialisti, già da alcuni anni abbiamo sottoscritto una convenzione con l’Università Cattolica che vede coinvolti anche gli Ordini di Piacenza e Lodi, attraverso la quale sono organizzati convegni e corsi di formazione. È nostra intenzione valorizzarla ulteriormente cercando di coinvolgere sempre più la sede di Santa Monica. L’Ordine di Cremona, inoltre, è tra i soci fondatori della Scuola di Alta Formazione della Lombardia, con sede a Brescia, che organizza corsi di formazione e di specializzazione».

Il nuovo ospedale di Cremona, indicato come un modello regionale e nazionale, sarà una grande occasione per la città. Quali sono i percorsi virtuosi da seguire per ottenere il massimo risultato per quanto riguarda la qualità dei servizi, l'occupazione, i poli di eccellenza, l'indotto e la ricaduta sul territorio?


«Sono convinto che il nuovo ospedale di Cremona possa rappresentare una grande opportunità per la città a condizione che la costruzione, l’organizzazione, la selezione dei medici e la gestione siano improntate alla massima trasparenza e al criterio del merito».

L’incidenza degli anziani a Cremona è notevole. I servizi ad essi dedicati sono destinati ad aumentare ancora. Dal punto di vista urbanistico e tecnologico-gestionale e quali direttrici e quali criteri bisogna seguire per garantire alla terza età un’assistenza migliore e alla portata generando valore aggiunto, posti di lavoro, attrattività?


«I servizi dedicati agli anziani a Cremona e nel territorio provinciale sono già di buon livello, soprattutto se confrontati con quelli messi a disposizione da altre realtà provinciali. Cremona Solidale, con il supporto di Fondazione Città di Cremona, le Rsa del territorio, le Fondazioni, le Onlus, garantiscono alla terza età una buona assistenza economicamente sostenibile e ciò è provato dalle numerose richieste di accesso alle strutture provinciali provenienti da residenti in altri territori. È chiaro che si deve investire ulteriormente, dal punto di vista urbanistico, tecnologico (penso in particolare alla telemedicina), delle strutture, in quanto l’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto».

Gli incentivi hanno ottenuto buoni risultati ma non possono diventare la regola. Ora c’è la grande partita del Pnrr. Realisticamente, Cremona cosa potrebbe concretizzare in via diretta indiretta con il nuovo piano?


«Non possiamo che auspicare che gli enti del territorio riescano ad accedere ai fondi messi a disposizione dal Pnrr; alcuni risultati sono già stati ottenuti, penso all’edilizia scolastica e al servizio idrico. Molte opportunità sono ancora da cogliere e le professioni economico–giuridiche sono chiamate ad aiutare imprese e enti ad accedere alle risorse».

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