Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

IL FUTURO DI CREMONA

Mannino: il sistema sanitario come motore di sviluppo

Il direttore generale di Ats Val Padana traccia gli scenari di un domani che è già presente

La Provincia Redazione

Email:

redazioneweb@laprovinciacr.it

28 Febbraio 2022 - 05:10

Mannino: il sistema sanitario come motore di sviluppo

CREMONA - Salvatore Mannino, direttore generale dell’Ats Val Padana, nel viaggio delle visioni di Cremona del futuro offre il punto di vista del servizio sanitario, provato da due anni di pandemia. «Impossibile guardare al futuro della sanità nel nostro territorio, senza considerarlo legato a doppio filo al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e - naturalmente - al percorso di attuazione della legge regionale 22/2021 di riforma della sistema sanitario e sociosanitario lombardo, di recente approvazione; tutto ciò, avendo come bussola di riferimento, oltre ai principi fondanti di universalità, uguaglianza ed equità del sistema».

Una prospettiva di azione e sviluppo destinata a realizzarsi con che finalità?
«In particolare, la Missione 6 del PNRR, relativa al capitolo Salute, è finalizzata a migliorare accessibilità e qualità dei servizi ai cittadini. È indicata, tra i vari settori di intervento, l’architettura generale, strutturale e organizzativa della rete assistenziale territoriale di prossimità, cardine - insieme alla rete ospedaliera e a quella sociosanitaria ed a queste legata dal fil rouge della digitalizzazione - degli assetti e dei modelli di presa in carico della persona, in un futuro, già dietro l’angolo».

In che senso?
«Il potenziamento dell’assistenza territoriale passa attraverso la creazione di strutture e presidi territoriali (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali), l’incremento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo di attività erogate in telemedicina ed una più efficace integrazione con tutti i servizi sociosanitari e sociali, anche attraverso lo sviluppo di piattaforme digitali che consentano piena ed efficace interoperabilità. L’organizzazione dei percorsi di presa in carico dovrà essere caratterizzata dall’integrazione - in una sinergia multidisciplinare - di Medici di Medicina Generale, Pediatri di Famiglia, medici specialisti, infermieri di comunità ed altri professionisti del sistema sociosanitario e del sistema sociale, con le assistenti sociali che garantiranno il ruolo dei servizi sociali e ne rafforzeranno l’integrazione con la componente sanitaria e sociosanitaria e le associazioni. Sarà inoltre prioritario il consolidamento della continuità ospedale – territorio, affinché tutto il percorso di cura del paziente avvenga in un’ottica di accompagnamento, focalizzando l’attenzione non solo al ricovero ma a tutte le eventuali necessità che dovessero sussistere prima e dopo un periodo di degenza in ospedale o in altra struttura; a tal fine, sarà indispensabile avvalersi di una rete digitale più evoluta per consentire una piena integrazione tra i vari attori del sistema e con gli Enti Locali».

Qual è il ruolo che dovrà svolgere la rete di servizi sanitari del territorio?
«La rete dovrà garantire l’omogeneità di erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza nei vari territori in una logica di prossimità, offrendo un valore aggiunto a tutte le persone, in particolar modo ai pazienti cronici e fragili che pur rappresentando circa un terzo della popolazione, assorbono il 70% delle risorse del sistema sanitario nazionale A tal fine, sarà necessario innanzitutto adottare un approccio basato sull’analisi dei dati e sullo sviluppo di modelli per identificare i bisogni di salute della popolazione, in un’ottica di promozione della salute (Medicina di Popolazione); sarà essenziale inoltre ispirarsi a modelli assistenziali fondati sull’assistenza proattiva alla persona, dalle fasi di promozione della salute e prevenzione a quelle di malattia avanzata. Saranno decisive da una parte la possibilità di disporre di un numero di operatori e professionisti adeguato sotto il profilo quali-quantitativo, dall’altra la capacità di integrazione di tutti i soggetti pubblici e privati in una cornice di regole di sistema nazionali e regionali che garantiscano compatibilità economica e sostenibilità, oltre che un’equilibrata coesistenza di un primo livello territoriale efficace e di un livello ospedaliero all’avanguardia sotto il profilo clinico-diagnostico ed interventistico».

Cremona è stata una delle città più investite dalla pandemia. Con l’uscita dall'emergenza in che modo le attività sanitarie possono contribuire a rilanciare gli aspetti sociali, di qualità della vita ed anche economici?
« La Salute Pubblica è diventata un tema di Ordine Pubblico, in un certo senso di Sicurezza Nazionale, comunque un formidabile driver economico e finanziario: ha determinato la contrazione o l’espansione di attività imprenditoriali, industriali e produttive, il crollo o l’impennata dei mercati finanziari, lasciando il segno su intere filiere. Sul piano emotivo e sociale, abbiamo vissuto l’esperienza inedita della destrutturazione della sfera relazionale. Specularmente, la pandemia ha palesato in modo altrettanto evidente - proprio sullo stesso piano economico e sociale - l’impatto positivo di misure ispirate a finalità di salute pubblica, transitoriamente ma provvidenzialmente risolutive nel contenimento dei contagi. È da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire: come la salute individuale è il bene più prezioso per ciascuno di noi, la salute pubblica è un capitale strategico e va tutelata (collettivamente) più di ogni altra cosa».

Tutto ciò che cosa presuppone?
«Sul solco già tracciato a livello nazionale e regionale, è necessario oggi un approccio perequativo, con un livello d’attenzione in più sull’assistenza primaria, la prevenzione e gli stili di vita, la diagnosi precoce; questo aiuterà ad invecchiare in buona salute, riducendo la prevalenza di patologie croniche, con migliore qualità della vita e migliore tenuta del sistema economico e di welfare. Contestualmente, non si dovrà mancare l’opportunità della riqualificazione strutturale e tecnologica del sistema e si dovrà mantenere un livello massimale di attenzione rispetto alla pandemia ed alla campagna vaccinale, sia sul piano assistenziale che della ricerca. L’ATS ha, inoltre, un’imponente attività in ambito veterinario, con una concentrazione che non ha eguali a livello nazionale. In questo senso, le attività di controllo Ufficiale, per quanto riguarda sia gli stabilimenti di produzione e trasformazione, sia gli allevamenti, costituiscono un sistema a garanzia del consumatore, ma anche a supporto e promozione per l’export dei prodotti a base di carne e della filiera lattiero-casearia (attività codificate appunto in un apposito progetto d’emanazione regionale Export Paesi Terzi)».

Cremona è la sede di un Polo per l'innovazione tecnologica che è un fiore all'occhiello della città. Che binomio virtuoso può instaurarsi a livello locale tra sanità, nuove tecnologie, nuovi business?
«Il PNRR e i modelli di sviluppo della rete territoriale prevedono un deciso potenziamento della digitalizzazione e della telemedicina in ottica assistenziale ed organizzativa. La telemedicina e il telemonitoraggio - finalizzati al consulto specialistico a distanza ed al potenziamento dell’assistenza domiciliare -, le applicazioni (App) che consentono la rilevazione di parametri vitali o di attività, l’endoprotesica, sono solo alcuni degli sconfinati ambiti di applicazione delle nuove tecnologie, che impattano direttamente sul singolo paziente. Soprattutto con il Covid, la telemedicina ha avuto un notevole sviluppo. La nostra ATS è stata coinvolta da Regione Lombardia in due progetti europei sperimentali, HoCare 2.0 e JadeCare, tutt’ora in corso. Il primo, promosso peraltro dalla Camera di Commercio di Cremona, è finalizzato sia all’utilizzo di tecniche di riabilitazione cognitiva a distanza in anziani affetti da demenza, sia al monitoraggio a distanza di parametri vitali e/o eventi specifici in soggetti ultrasessantacinquenni in assistenza domiciliare; il secondo prevede l’adozione di buone pratiche nell’ambito della telepsichiatria e della teleriabilitazione».

C’è poi il capitolo della dematerializzazione...
«Un altro fronte del quale la pandemia ha evidenziato ancor più l’importanza, è quello della dematerializzazione. L’interoperabilità tra enti sanitari, enti locali, operatori e professionisti, è fondamentale per facilitare in modo sempre più puntuale i soggetti preposti all’assistenza al cittadino. Gli enti locali, soprattutto in un territorio prevalentemente a bassa densità di popolazione, hanno un ruolo fondamentale per il contatto diretto e immediato con le persone; anche per questo si rende necessario pianificare come prioritaria un’integrazione tecnologica con i Comuni, superando l’attuale gap logistico e culturale. Infine, anche lo scambio di informazioni tra regioni è essenziale, proprio per garantire continuità informativa a fronte della naturale propensione del cittadino a rivolgersi laddove l’offerta sanitaria sia più conveniente. In questo contesto, l’avanzamento tecnologico che sta progredendo soprattutto nell’ambito delle telecomunicazioni (Piano strategico Banda Ultralarga del MISE) ha come obiettivo non solo la copertura capillare del territorio nazionale e quindi di riflesso anche locale, ma anche l’evoluzione delle performance e dell’affidabilità, in funzione di una maggiore puntualità dell’informazione. Sul piano organizzativo, l’analisi dei fabbisogni e dell’offerta da parte di ATS e degli erogatori viene notevolmente facilitata dalla produzione dei flussi informativi. Sempre in tema di innovazione a supporto dell’organizzazione, sono stati sviluppati anche sistemi gestionali e di monitoraggio per strutture residenziali che si avvalgono di tecnologia di Intelligenza Artificiale, uno dei quali, peraltro, attualmente in uso presso una RSA nel cremonese. Questi sistemi di rilevazione sono in grado di trasferire ad una centrale di controllo dati ed immagini relative alla postura di pazienti, agli accessi in stanza del personale per funzioni assistenziali, consentendo così la raccolta di informazioni utili ad incrementare efficacia ed efficienza gestionale».

Un’innovazione che vive di interscambi di competenze e saperi...
«Nel contesto cremonese la sinergia tra istituzioni e mondo produttivo ha dato vita al Polo per l’Innovazione Tecnologica, come pivot territoriale in grado di facilitare la conoscenza, l’adozione e l’impiego delle tecnologie digitali a servizio delle comunità locali. Le numerose startup presenti hanno il compito di offrire servizi che migliorano la qualità della vita. Pertanto, sono stimolanti ed auspicabili possibili collaborazioni con le aziende del polo tecnologico, anche se l’inquadramento normativo non favorisce queste soluzioni dato che, anche in progetti innovativi, è richiesto o preferibile un bando pubblico, con i tempi e le procedure che ne conseguono»

È possibile immaginare anche per il comparto sanitario la nascita di nuovi poli di formazione (e attrazione)? Da dove cominciare?
«Nella realtà cremonese l’offerta formativa in ambito sanitario comprende attualmente Corsi di Studio delle Professioni Sanitarie afferenti all’Università degli Studi di Brescia ed un corso di specializzazione afferente all’Accademia di formazione per il servizio sociosanitario lombardo. Il polo Formativo di ATS della Val Padana è sede del corso di Laurea in Assistenza Sanitaria e dal 2019 del Corso di Specializzazione in Medicina Generale, mentre presso l’ASST di Cremona sono presenti il Corso di Laurea in Infermieristica ed il corso di Laurea in Fisioterapia».

Il nuovo ospedale di Cremona, indicato come un modello regionale e nazionale, sarà una grande occasione per la città. Quali sono i percorsi virtuosi da seguire per ottenere il massimo risultato per quanto riguarda la qualità dei servizi, l'occupazione, i poli di eccellenza, l'indotto e la ricaduta sul territorio?
«La costruzione del nuovo ospedale rappresenta una straordinaria opportunità per il territorio cremonese, un volano non solo sul piano assistenziale sanitario, ma anche per l’economia locale. Mi limito a condividere l’auspicio che, una volta completato, esso possa costituire un punto di riferimento e di raccordo, sia specialistico (con altre strutture in ATS, in Regione o in altre Regioni limitrofe) che territoriale (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, ambulatori, strutture sociosanitarie)».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400