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IL FUTURO DI CREMONA

Galletti: «L’ambiente e l’accoglienza per guardare oltre noi stessi»

Il vice segretario provinciale del Pd, immagina una comunità capace di riacquistare centralità politica

La Provincia Redazione

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03 Marzo 2022 - 05:10

Galletti: «L’ambiente e l’accoglienza per guardare oltre noi stessi»

CREMONA - Roberto Galletti, vice segretario provinciale Partito Democratico, interviene sul dibattito dedicato al futuro della città offrendo una serie di possibili prospettive per uno sviluppo da costruire e sostenere in modo unitario, condiviso.

Quali scenari e quali rischi nel futuro di Cremona?
«La pandemia rappresenta senz’altro un momento storico importante per il nostro Paese e per Cremona, da diversi punti di vista. La nostra comunità, se da un lato ne è stata profondamente colpita e provata, dall’altro lato ha saputo reagire proprio attraverso uno spirito di solidarietà e comunità. Si pensi ad esempio al lavoro della rete CremonAiuta che, grazie alla sinergia tra amministrazione e volontariato, è stata in grado di rispondere alle esigenze primarie della cittadinanza nella fase più acuta della prima ondata; così come la rete di associazioni che ancora oggi è impegnata nella campagna vaccinale. Ho citato le due esperienze che conosco più direttamente, ma so che ce ne sono state, e ce ne sono, altre»

Questa vocazione all’accoglienza della comunità cremonese quali riflessioni suggerisce?
«Cremona ha nel suo Dna l’accoglienza e la solidarietà e ciò, secondo me, rappresenta un punto di forza da cui ripartire nel ri-definire lo sviluppo futuro della città. Oggi la ripresa economica sta arrancando a causa dell’inflazione e quest’ultima, unita alla ormai scarsa qualità e redditività del lavoro, nonché all’aumento delle bollette, si ripercuote sul potere d’acquisto delle persone e dunque sulla loro sicurezza e progettualità. Credo sia dunque fondamentale mantenere una particolare attenzione sulle fragilità, migliorando il sistema di Welfare locale, inteso come servizi sociali, socio-sanitari, sanitari, servizi per il lavoro. Il Comune non ha competenze su tutte queste materie, ma è bene che si percepisca come un elemento interdipendente con tutto il sistema territoriale, attivando sinergie con le altre Istituzioni preposte. Una parte della città è senz’altro proiettata verso una prospettiva di crescita, ma non possiamo intravederne un vero sviluppo se numerose persone vengono lasciate indietro».



Qual è il bilancio dell’amministrazione di centrosinistra? Come è cambiata la città?
«Per il momento la mia valutazione è positiva. Nonostante la pandemia, e prima ancora la crisi di determinati comparti della città (vedi, ad esempio, il commercio al dettaglio, specie nel centro storico), si è cercato di implementare importanti progetti: la riqualificazione di alcuni quartieri come San Felice/San Savino e la zona Po, di alcune aree come il Parco dei Monasteri e di edifici storici come Palazzo Grasselli; la sistemazione delle scuole cittadine; la prosecuzione dei progetti di mobilità sostenibile; l’avvio del potenziamento dell’infrastruttura digitale; ad esempio il wi-fi libero. È chiaro che l’amministrazione di centrosinistra ha scelto una direzione fondata su un’idea di città intelligente, inclusiva, sostenibile. A mio avviso è questa la direzione giusta. Certamente la strada è ancora lunga e probabilmente alcuni aspetti andranno curati meglio. Sarà dunque fondamentale fare una valutazione tanto complessiva quanto puntuale sui singoli ambiti e scegliere quelli che possono essere maggiormente potenziati».

Quali scelte sono necessarie e urgenti per Cremona dal punto di vista del PD?
«Uno fra tutti è inevitabilmente il tema ambientale. Credo che quest’ultimo sia centrale per il futuro della nostra città, che risiede nell’area più inquinata d’Europa. Cremona, da sola, non può risolvere le passività ambientali che arrivano da altri territori: l’argomento riguarda tutta la Lombardia e la pianura Padana. Cremona, purtroppo, sconta anche l’inquinamento delle altre città (aria e acqua) e questa cosa va affrontata con necessario rigore e radicalità».

Ambiente e sviluppo possono convivere?
«Certamente sì. Non sono un esperto in materia, ma sono convinto che sia possibile contenere l’inquinamento atmosferico e del suolo, senza necessariamente compromettere il lavoro. Del resto non credo di dire nulla di nuovo, visto che viene riportato ormai da anni nei documenti strategici e di programmazione degli organismi internazionali, più recentemente nella nuova programmazione europea e nel Pnrr con importanti risorse dedicate al comparto pubblico e alle stesse imprese. Sono altresì convinto, però, che la questione ambientale nel nostro territorio non possa essere affrontata unicamente attraverso un maggior investimento da parte degli enti locali e delle imprese. È una questione politica oltre che sociale ed economica, di cui è necessario investire anche e sopratutto la Regione. Dovremmo spingere la Regione ad essere essa stessa un territorio ad emissioni zero. Se non lo fa la regione più ricca d’Italia, chi altro? Altrimenti si parla solo di aria fritta. O meglio, di aria sporca».

Dunque Cremona dovrebbe avere un peso maggiore nel contesto regionale?
«Sì, sicuramente più di quanto non l’abbia avuto negli ultimi 15 anni. È proprio il posizionamento di Cremona nel contesto regionale che dovrebbe essere rilanciato. Ed è innanzitutto una questione politica, che naturalmente a cascata si ripercuote nel tessuto economico e su tutta la comunità territoriale, fin nella vita quotidiana delle persone dal punto di vista della sanità, della viabilità, sul piano turistico e culturale. Non è possibile che la distanza che ci separa da Milano sia in realtà ben oltre i soli 75 km in linea d’aria. Non è possibile che Cremona non sia collegata adeguatamente con la Città Metropolitana e men che meno con il resto del sud della Lombardia. Non si può pensare che lo sviluppo della Lombardia sia concepito unicamente intorno o a Nord di Milano. Cremona, dal canto suo, in questi anni, grazie al lavoro determinato e costante compiuto dall’ente locale con altri soggetti pubblici e privati, ha invece puntato ad aprire le porte della città all’esterno, in particolare ai giovani, attraverso l’investimento sull’Università con corsi di laurea che coniugano l’innovazione alle vocazioni storiche del territorio. Mi chiedo però fino a che punto possa bastare lo sforzo e il merito della comunità locale, senza i dovuti collegamenti con il resto della regione e non solo».

Nel quadro che ha tracciato, su cosa dovrebbe insistere una futura amministrazione comunale?
«A mio avviso una futura amministrazione (di centrosinistra) dovrebbe guidare la città oltre i propri confini. Ciò significa avere un respiro più ampio, che aggreghi e connetta tutto il territorio: a partire dai comuni limitrofi sino a quelli più distanti ma comunque ricompresi nella provincia e anche oltre. Prendiamo ad esempio la valorizzazione del Po: strumenti di governance come il Parco sovracomunale o il contratto di Fiume (con Piacenza e Lodi). Sono importanti per concretizzare obiettivi strategici di carattere ambientale, turistico e paesaggistico. Penso che solo con uno sguardo proiettato al di fuori ci si possa costruire una posizione significativa e creare le condizioni per attrarre e trattenere persone, imprese, risorse, progettualità individuali e collettive».

Un’ultima battuta: cosa ne pensa del provvedimento del Comune di Bologna sulla cittadinanza onoraria?
«Penso che abbiano fatto benissimo. Mi auguro che altri Comuni emulino l’iniziativa, anche Cremona, naturalmente, perché sta proprio nel solco di quanto dicevo poc’anzi. E spero che questa iniziativa possa spingere il PD nazionale a riprendere la questione dello Jus Soli». (42-continua)

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