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IL FUTURO DI CREMONA

Petrocelli: «Musica e formazione: crediamoci tutti di più»

Il direttore dell’Accademia Stauffer: «La città ha enormi potenzialità ma bisogna puntare con maggiore determinazione sull’eccellenza dell’offerta»

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

02 Marzo 2022 - 05:05

Petrocelli: «Musica e formazione: crediamoci tutti di più»

Paolo Petrocelli, direttore dell’Accademia Stauffer

CREMONA - Immaginare il futuro di Cremona e scoprire che, forse, chi viene da fuori ha le idee più chiare di chi vive da sempre la città. Accade parlando con i liutai che provengono da mezzo mondo e immancabilmente dicono: «Fare i violini a Cremona è diverso rispetto a farli a Parigi, piuttosto che Pechino. Qui si respira un’altra aria, qui senti che il violino è nato e ha raggiunto la sua perfezione». Questa sensazione è trasmessa anche da chi si occupa di musica e trova nella città di Stradivari e Monteverdi un potenziale non pienamente espresso in cui credere con sempre maggiore determinazione. In quel senso Paolo Petrocelli, direttore dell’Accademia Stauffer, offre il suo sguardo da esterno ma anche, da un anno, da cremonese d’adozione.

Che potenzialità ha Cremona?
«Io nasco come violinista e musicologo. Negli anni, ho avuto più occasioni di visitare Cremona. Avere l’opportunità oggi di guidare una delle più prestigiose accademie di alto perfezionamento musicale è certamente una tappa fondamentale del mio percorso professionale. Mi è stata data la possibilità di contribuire a potenziare la missione culturale della Fondazione Stauffer in una dimensione locale, nazionale ed internazionale. Ed è straordinario vedere l’impatto positivo che può essere generato attraverso il lavoro di una realtà privata come la nostra. Sulla città vedo un grande impegno da parte di tutti i soggetti che si occupano di promuovere musica. Fondamentale guardare al futuro e comprendere i grandi cambiamenti esterni, per innovare nel rispetto della tradizione».

Che Accademia Stauffer ha di per sé da oltre trent’anni. Le azioni che sta mettendo in atto in questo ultimo anno nella nuova sede hanno un ruolo necessariamente proiettato verso il futuro?
«Il nostro sguardo è proiettato al futuro, perché ci occupiamo di formare i musicisti di domani. Ma la nostra identità culturale è fortemente ancorata alla migliore tradizione italiana e al patrimonio culturale della città di Cremona, all’interno del quale troviamo un ecosistema musicale complesso e unico nel suo genere. Riempie di orgoglio sapere come una realtà privata come la Fondazione Stauffer abbia contribuito negli anni in maniera decisiva al sostegno e allo sviluppo della piattaforma culturale e musicale di questa città».

Sembra di capire che l’operato dell’Accademia Stauffer sia una sorta di realizzazione concreta di quel coinvolgimento del privato nel mondo della cultura di cui si parla tanto, ma che non sempre è facilmente realizzabile.
«Assolutamente sì. Un progetto di straordinaria rilevanza, attraverso il quale, negli ultimi 35 anni, si sono formati centinaia e centinai di musicisti professionisti, intere generazioni di artisti italiani e stranieri, sostenuti dalla nostra Fondazione. Vedere questo impegno crescere e moltiplicarsi con il progetto dello Stauffer Center for Strings credo possa essere di grande ispirazione per tante altre istituzioni, pubbliche e private».

E in tutto questo, oltre alle risorse, cosa può offrire una Fondazione privata allo sviluppo della città?
«Credo che una fondazione privata, attraverso un progetto come l’Accademia Stauffer, possa suggerire nuovi modelli e percorsi per promuovere una missione culturale in maniera efficace ed innovativa. Con l’inaugurazione dello Stauffer Center abbiamo avviato un processo di rinnovamento decisivo: abbiamo proiettato nel futuro l’Accademia Stauffer, preservandone la storia e l’identità, ma connettendoci con il presente e con il mondo».

In questo work in progress formativo e internazionale ci sta anche la non secondaria realizzazione della sede di Accademia Stauffer in palazzo Stradiotti…
«Una straordinaria opera di recupero, merito della lungimiranza e della visione delle persone che negli anni hanno amministrato la Fondazione. Acquistare un palazzo storico, destinato all’abbandono totale, ristrutturarlo e convertirlo ad un campus all’avanguardia è qualcosa che non capita spesso a livello mondiale, ancor meno in Italia. L’operazione della Fondazione Stauffer ha dato un grande esempio alla comunità musicale tutta: si può e si deve investire sul patrimonio culturale, innovando e sostenendo le nuove generazioni».

Recupero di una sede storica, ma sguardo rivolto ad un orizzonte più ampio e proiettato nel tempo?
«Con la nuova sede dell’Accademia Stauffer si è presentata anche l’opportunità di ampliare in maniera significativa l’offerta formativa. I valori su cui abbiamo e stiamo puntando sono riassunti in quattro parole: eccellenza, internazionalizzazione, innovazione e sostenibilità. Incoraggiante sapere che su questi punti anche la città sta cercando di puntare sempre di più, facendone le chiavi per progettare il proprio futuro».

In tutto questo la musica può essere un volano di sviluppo non solo culturale, ma anche economico per la città?
«Decisamente sì. L’importante credo sia riuscire a valorizzare gli elementi di unicità dell’offerta cremonese senza aver timore di aprirsi ed innovare. Si può avviare un processo di cambiamento nel pieno rispetto delle tradizioni e dell’identità culturale di un territorio. Ancora una volta penso sia decisivo puntare su competenze e giovani, mettendo al centro sempre una grande qualità dell’offerta culturale».

In questa direzione va il core business di Accademia Stauffer?
«Nel tenere al centro del nostro progetto formativo i corsi annuali di alto perfezionamento tenuti da Salvatore Accardo, Bruno Giuranna, Antonio Meneses, Franco Petracchi e dal Quartetto di Cremona, abbiamo allargato in maniera decisiva il nostro corpo docenti, richiamando a Cremona davvero il meglio della comunità musicale mondiale: oltre 40 grandi artisti, prime parti di orchestre internazionali, ensemble e grandi istituzioni partner. Tra le varie novità, tra i corsi che hanno generato grande interesse da parte di moltissimi giovani musicisti c’è sicuramente il corso annuale professionale per primo violino di spalla, tenuto dalle prime parti delle più importanti orchestre europee; ma poi abbiamo programmato anche masterclass e programmi di residenza, realizzati in collaborazione con alcune tra le più prestigiose istituzioni accademiche internazionali. Abbiamo poi integrato all’interno della nostra offerta didattica anche dei percorsi complementari di formazioni, dedicati alla ricerca, la composizione, la produzione, il management e l’innovazione. Per questo all’interno dell’Accademia Stauffer abbiamo creato gli Stauffer Labs, dipartimenti creativi e di innovazione. Ai corsi annuali affianchiamo dunque masterclass e workshop aperti ai migliori giovani talenti, selezionati sempre in base al merito. A tutti loro, continuiamo ad offrire la possibilità di frequentare i nostri percorsi accademici in formula assolutamente gratuita. Da sempre, è infatti obiettivo della Fondazione Stauffer promuovere la cultura musicale attraverso il supporto ai giovani talenti».

Tutto ciò non rischia di essere confinato all’interno dell’Accademia e avere poca visibilità sulla città?
«Gli spazi dell’Accademia, per quanto suggestivi e funzionali, non sono stati concepiti per ospitare un vasto pubblico. Per questo motivo, fin dalle prime iniziative che abbiamo promosso in questo anno accademico, ci siamo attivati per realizzare dirette streaming e usare le migliori nuove tecnologie per diffondere anche verso l’esterno quello che realizziamo qui. Il nostro motto è: Da Cremona al mondo. Senza dubbio, Cremona sta diventando sempre più punto di riferimento nazionale ed internazionale per l’educazione e l’alta formazione musicale. Il legame con il territorio e le istituzioni è forte. Penso ad esempio alla bella collaborazione che abbiamo con il Museo del Violino, dove i migliori allievi hanno l’opportunità di suonare i grandi strumenti della liuteria classica cremonese. E poi il rapporto con la città: tutti i nostri grandi maestri e giovani allievi scoprono e vivono la città durante i loro periodi di permanenza alla Stauffer, determinando anche un significativo impatto positivo sulla comunità».

Quanti sono gli studenti che frequentano l’Accademia Stauffer?
«Contiamo oltre 300 allievi, distribuiti su tutto l’anno accademico. Sono giovani che arrivano dall’Italia, ma anche da Europa, Asia e Stati Uniti. La loro presenza in città si comincia sempre più a far sentire. Davvero emozionante vedere tanti giovani musicisti vivere un’esperienza unica qui a Cremona, anche dal punto di vista umano e personale».

Ma può, realisticamente, l’insegnamento della musica diventare motivo di attrazione culturale ed economica?
«Assolutamente sì, ma bisogna lavorare sulla qualità, sull’eccellenza della proposta. Ci sono tante istituzioni musicali a livello internazionali, la competizione è molto alta. Il nostro vantaggio competitivo? La nostra storia, la nostra unicità, la nostra identità culturale, il fatto di essere a Cremona. Il nostro obiettivo? Continuare ad essere tra le migliori accademia musicali ed essere d’ispirazione per tante altre realtà, che ancora non ha trovato il modo d’innovare e aprirsi al mondo ».

Detto questo può Cremona competere a livello mondiale come capitale della musica?
«Cremona è già una capitale mondiale della musica. Penso dovrebbero crederci di più gli stessi cittadini di Cremona, le istituzioni, i privati. Ci sono tutti i presupposti per fare bene. È importante comunicare di più all’esterno il lavoro che si sta facendo qui in città e bisogna stabilire nuove ‘alleanze strategiche’. Noi stiamo lavorando in questa direzione. Sono particolarmente orgoglioso di poter far parte del progetto Stauffer e contribuire alla crescita e lo sviluppo della dimensione culturale di questa città».

(41 - continua)

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