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IL FUTURO DI CREMONA

Il dg Bruschi: «Sempre più anziani e soli. Serve la filiera del welfare»

Il direttore generale di Cremona Solidale, prova a declinare la risposta ai nuovi bisogni: «È la sfida più grande da affrontare: risulteranno cruciali l’integrazione dei servizi e una governance di rete»

Elisa Calamari

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01 Marzo 2022 - 05:20

Il dg Bruschi: «Sempre più anziani e soli. Serve la filiera del welfare»

Alessandra Bruschi

CREMONA - Nel dibattito sul futuro di Cremona interviene Alessandra Bruschi, direttore generale di Cremona Solidale. Ha lavorato all’Humanitas di Milano, in Regione Lombardia, nell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino ed è stata direttore amministrativo in Asst a Cremona. Ha dunque gestito e vissuto sanità e welfare a 360 gradi, pre e post pandemia. E così ora, alla luce di quelle esperienze, la sua è una visione concreta, pragmatica, ma anche e soprattutto innovativa. Perché per crescere e sviluppare nuovi servizi, ripete più volte, è necessario innanzitutto cambiare mentalità.

Cosa manca a Cremona dal punto di vista del Welfare?
«Mi verrebbe da dire che in realtà c’è tanto, ma forse poco conosciuto e un po’ nascosto. Io sono bresciana e vivo a Cremona da cinque anni, ma ho subito avuto modo di riscontrare che ci sono tanti servizi anche se spesso mancano di integrazione e una giusta dose di conoscenza: non sono in rete. Se devo poi pensare alla sfida più grande a cui ci troviamo di fronte, penso sia l’attuazione della riforma lombarda. Cremona è la provincia più anziana della Lombardia a livello di età media e questo va visto innanzitutto come un’opportunità. Intendo che i luoghi di cura devono essere visti come luoghi di vita. Cremona ha tutte le caratteristiche per essere un buon esempio di attuazione della riforma lombarda e dei principi del Pnrr. Però bisogna partire da quello che si ha e che spesso non si conosce: va valorizzato, coordinato e appunto integrato».

E come si può raggiungere l’obiettivo?
«Per far conoscere quel che c’è è necessario promuovere, informare e orientare le famiglie. Ma prima è fondamentale intercettare i bisogni, che significa ascoltare e coinvolgere. Lo possiamo fare creando una rete di servizi, una filiera. Nella pratica, significa ad esempio garantire alle persone un percorso di continuità dall’ospedale verso strutture intermedie per la riabilitazione o verso un’assistenza domiciliare. Devono naturalmente essere coinvolti anche i medici di medicina generale, che hanno il compito di orientare verso le risposte di presa in carico integrata. Fare questo, non dimentichiamolo, vuole dire risolvere il problema di tante famiglie garantendo una continuità dei servizi che oggi manca».

Però servono innanzitutto risorse umane.
«Sì, serve una governance e la governance è fatta di istituzioni e persone. Oggi è frammentata perché abbiamo Asst e Ats in ambito sanitario e sociosanitario e i Comuni che si occupano dei servizi sociali. Questo perché le regole e la cultura professionale sono ancorate ai sistemi tradizionali e c’è ancora poca integrazione al proprio interno. E poi perché, come ho già detto spesso, non si conoscono i servizi a monte e a valle, inoltre i sistemi di finanziamento non sono costruiti sul bisogno e sull’outcome ma sull’offerta e sulla prestazione».

Risorse umane, ma anche economiche. Qualche settimana fa il presidente dell’Arsac, Walter Montini, ha criticato l’assenza di capitoli dedicati alla terza età nell’ambito del Pnrr: cosa ne pensa?
«Con il Pnrr si prevedono grandi investimenti in strutture e apparecchiature, ma manca quella che tecnicamente chiamiamo spesa corrente. La priorità penso debba essere lo spostamento e riposizionamento delle risorse oggi allocate prevalentemente negli ospedali. E per farlo, di nuovo, serve un cambio di cultura e mentalità. Le risorse devono essere trasferite verso il territorio attraverso percorsi di formazione e sviluppo professionale. Nei principi, negli investimenti e nei disegni organizzativi il cambio di rotta c’è stato, ma manca il quarto step: le assegnazioni di bilancio».

Il cambiamento a cui fa cenno è stato accelerato dalla pandemia?
«In parte sì, perché è stata potenziata la cura al domicilio, penso ad esempio agli infermieri di famiglia, e perché si è capito che è fondamentale non gravare sugli ospedali. Lo schema tradizionale va ormai rivisto. È essenziale la multidisciplinarietà per affrontare la nuove sfide, serve valorizzare anche le nuove professioni, come l’infermiere di famiglia, il terapista occupazionale, l’educatore, lo psicologo, l’assistente sociale, il fisioterapista. Ognuno deve riconoscere il ruolo dell’altro e fare rete. E in questo capitolo gioca un ruolo importante anche la formazione, una sfida che stiamo cercando di cogliere come Cremona Solidale. Abbiamo infatti avviato una collaborazione con l’università Cattolica di Cremona e il progetto si chiama Cremona BeSide Caregivers - Assistere chi assiste’, è legato ai caregiver in collaborazione al Comune di Cremona e alla Camera di commercio. Per cambiare però è fondamentale in primis ripensare alle regole di accreditamento rigide tra sociosanitario e sanitario, comprendendo come ho già detto che il paziente è un unicum in un continuum. E poi penso alla promozione dell’ambulatorio geriatrico, a nuovi strumenti di telemedicina, a servizi semplici per facilitare le famiglie come ad esempio il trasporto verso i centri diurni…».

Il fronte del volontariato: continuerà ad avere un ruolo importante?
«Assolutamente sì. Sono un enorme valore aggiunto. Da noi operano un centinaio di volontari, sono un grande aiuto per la gestione delle visite, degli accessi, per i controlli del Green pass. Permettendoci così di utilizzare gli educatori per altre attività a favore degli anziani. I volontari sono il valore aggiunto nella relazione tra ospite e famigliari. E lo saranno anche nei prossimi giorni quando riapriremo alle visite».

Fra i progetti futuri per Cremona c’è il nuovo ospedale: cosa ne pensa?
«Un’opportunità interessante e da cogliere. Ho già partecipato ad incontri con Asst e abbiamo parlato della famosa ‘rete’, anche in ottica futura. L’ospedale sarà prevalentemente rivolto ai pazienti acuti e noi continueremo ad occuparci, in rete, del post acuto e dei servizi sociosanitari e sociali. Non sovraccaricare l’ospedale è e sarà una prerogativa anche dopo il Covid, ma questo significa che anche le strutture residenziali sociosanitarie non dovranno lesinare su medici e infermieri. Contando al tempo stesso su un’assistenza domiciliare integrata. Per farlo anche i medici di base dovranno conoscere bene l’offerta. La nostra ad esempio comprende 365 letti come Rsa, 24 alloggi protetti, 80 per la riabilitazione, l’assistenza domiciliare ma c’è anche un’altra realtà poco conosciuta, ma apprezzatissima da utenti e famiglie, e a cui ho fatto cenno prima: il centro diurno».

Che con la chiusura di molti centri pensionati a causa della pandemia, assume un’ulteriore importanza.
«Proprio così. È una risposta a chi si sente solo. E quest’ultimo è uno degli aspetti sul futuro della terza età che mi preoccupa maggiormente: non possiamo ignorare la solitudine, anzi dobbiamo intercettare, grazie ad un sistema di welfare integrato, coloro che vivono da soli e che spesso non conoscono i servizi a disposizione. Così come non possiamo ignorare il decadimento cognitivo. Ecco, la vera sfida è intercettare precocemente i bisogni e prendersi cura delle persone accompagnandole in una rete integrata».

E come sta rispondendo Cremona Solidale?
«Cremona deve diventare una città e una provincia dove si possa riuscire a garantire una buona qualità di vita agli anziani, ecco allora che vogliamo diventare sempre più un luogo non solo di cura ma di vita. Capace di conoscere e quindi intercettare i bisogni dell’anziano. Ma vogliamo anche diventare un osservatorio di conoscenza e studio delle persone anziane, delle malattie geriatriche. Intendiamo avviare una collaborazione con le Scuola di specialità di Geriatria, implementando sistemi di raccolta dati che possano fornire indicatori di qualità, di processo e di outcome. E poi monitorare costantemente le caratteristiche dei pazienti potrà fornire indicatori sulla necessità di formazione del personale, punto nevralgico per ogni organizzazione. Nei prossimi giorni inoltre si concretizzerà un’azione di qualificazione dell’offerta di servizio sociosanitario: l’equipe medica si rafforzerà con l’ingresso di altri due geriatri».


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