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17 dicembre 1965

“Gemini VI” è tornata

La cosmonave, con ancora a bordo Schirra e Stafford, issata sulla portaerei Wasp

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

17 Dicembre 2020 - 07:00

 “Gemini VI” è tornata

HOUSTON, 16.  — Walter Schirra e Thomas Stafford, protagonisti del sensazionale inseguimento spaziale e poi, con Frank Borman e James Lovell, di un «rendez vous» e di un volo in formazione che apre nuovi immani orizzonti all’astronautica, sono tornati sulla terra. La «Gemini VI» è scesa dolcemente in Atlantico, esattamente nel punto prestabilito e i due sono stati issati, ancora dentro la cosmonave, a bordo della portaerei «Wasp», ammiraglia della flotta di recupero. La «Gemini VII», intanto, proseguiva la sua corsa nello spazio, destinata a durare fino a sabato: due settimane di galoppata orbitale.

Mai, prima d’ora, gli americani avevano portato sulla nave di recupero la capsula ancora abitata. In tutti i casi precedenti i cosmonauti erano usciti dalla cabina ed erano stati condotti a bordo, mentre all'abitacolo si provvedeva separatamente.

Erano le 11.34 (17.34 italiane) quando dalla cosmonave bruciacchiata e annerita per le altissime temperature dell’attrito atmosferico, in fase di reingresso, Wally e Tom sono scesi sulla passatoia rossa, tradizionale segno di benvenuto, stesa sul ponte della «Wasp», 1.300 chilometri a sud-est di Capo Kennedy. Li ha salutati, con le acclamazioni dei marinai, una allegra marcia intonata dalla banda. La «Gemini VI» era calata sulla superficie dell’oceano appena 65 minuti prima, a sud delle Bermude e ad appena venti chilometri dalla «Wasp»; mai nella storia delle imprese spaziali americane si era avuto un ammaraggio di capsula «Gemini» tanto vicino al punto fissato.

C’erano stati istanti di apprensione, si era temuto che il paracadute principale non si fosse aperto a dovere. Invece tutto era andato bene: il paracadute di trascinamento aveva aperto il grande ombrellone a strisce colorate (per una facile individuazione) e la capsula è stata vista sull'azzurro Atlantico, fra le onde di un metro. Per 5 minuti le comunicazioni radio erano rimaste interrotte, come sempre accade durante il rientro di un oggetto lanciato nello spazio (l'attrito crea una barriera che impedisce la propagazione delle onde). Poi si è sentita la voce di Stafford che diceva, calma e nitida, alla portaerei «Wasp»: «Vi sentiamo forte e chiaro». Era stato stabilito il contatto radar, la grande nave muoveva verso la capsula reduce dalla grande impresa.

UNO SCHERZO
«Siamo in gran forma», hanno fatto sapere Schirra e Stafford. Il loro ritorno non aveva avuto incidenti. Il veterano dello spazio Schirra, che ha 42 anni, e la giovane «matricola» Stafford erano di umore tanto eccellente che poco prima dell’inizio della manovra di rientro si erano resi protagonisti di un tiro birbone alla gente di Houston.

È andata così. Si è sentita la voce del capitano Schirra che diceva: «Abbiamo un oggetto in vista. Sembra in orbita polare, con traiettoria bassissima. Viaggia da nord a sud. State in ascolto, stazione uno. Cercheremo di vedere che cos’è». La voce di Wally aveva una nota di eccitazione per la prima volta in tutto il volo. A terra si sono iniziati frenetici controlli: che cos’era l’oggetto? Poi nelle cuffie è risuonato il motivo familiare di «Jingle Bells», la tradizionale canzone natalizia, Schirra la suonava sulla «prima armonica spaziale» e Stafford agitava dei campanellini o qualcosa del genere. Si è capito allora che il misterioso «oggetto» era Babbo Natale, in  volo di addestramento pre-natalizio con la sua slitta trainata da renne volanti. Schirra e Stafford dovevano essersi preparati lo scherzo da tempo.

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