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Venerdì 25 Settembre 2020

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22 agosto 1961

Due dame del Cinquecento attraversarono il fiume Po a piedi

Due dame del Cinquecento attraversarono il fiume Po a piedi

Il fatto accadde il 12 luglio del 1530, quando il caldo e la siccità fecero quasi prosciugare il fiume - Nell'inverno di vent'anni dopo, il Po ebbe a gelare interamente, trasformandosi in una "rotabile,, tra Cremona e l'Adriatico

La storia non fa il loro nome, limitandosi a dire che si trattava di una nobildonna e di una sua amica. Il fatto è che l'eccezionale avvenimento suscitò molto scalpore, anche perchè a quell'epoca ben poche donne avevano il coraggio di mostrare in pubblico le gambe nude fino al ginocchio.

Si era nel pomeriggio del 12 luglio 1530, proprio nella parabola centrale della più torrida estate che le cronache degli ultimi dieci secoli ricordano. Da 134 giorni non pioveva e la siccità aveva trasformato il Po in un rigagnolo. Faceva un caldo orribile ed i cremonesi, in cerca di fresco, facevano massa sulle sponde del fiume per cercare all'ombra delle piante quel ristoro che la città non poteva certamente offrire.

Ad un dato momento, da Cremona giunse una carrozza dalla quale scesero «due dame giovani e leggiadre». Le due donzelle si sedettero sulla sponda del fiume (che, per inciso, denunciava quel giorno una profondità massima di non più di mezzo metro), slacciarono gli stivaletti, si tolsero le calze e, sollevate leggiadramente le gonne, «guardarono il Po da un capo all'altro». Nel frattempo la carrozza si era spostata dalla sponda sinistra a quella destra e, quando le due dame ebbero condotto a termine la loro impresa, trovarono il «legno» pronto ad ospitarle ed a sottrarle alla curiosità generale.

Il curioso fatterello, le cui protagoniste costituirono a lungo l'argomento per i pettegolezzi di tutta la città, sta a puntualizzare il limite massimo di secca… fatto registrare dal Po a memoria d'uomo. Quella del 1530 non fu | comunque l'unica estate «bruciata» della nostra città. Una delle più remote segnalazioni ci viene dal Musso, il quale  asserisce che nell'anno 591 il caldo e la siccità durarono lunghi mesi, facendo «seccare» i pozzi ed i canali ed originando una terribile pestilenza.

Altre estati del genere vengono segnalate negli anni 1085 e 1088; il mese di luglio del 1234 fu particolarmente caldo, tanto che quell'anno seccarono perfino le viti, i noci «et in generalia tutte li altre rama da frutti». La siccità del 1359 portò invece nelle nostre campagne delle torme di sorci che «passando da un luogo all'altro, distrussero frumento, biade, erbe e frutti». Quello fu l'anno degli animali perchè, dopo i sorci, vennero anche le cavallette che, in dense nubi, piombarono sui campi sterminando ciò che era stato risparmiato dai piccoli roditori. Un'altra estate torrida fu quella del 1507: quell'anno si verificò un fatto insolito: a causa dell'alterazione dovuta all'eccessivo caldo, sulle foglie delle piante di salice venne riscontrata una sostanza biancastra e dolce, identica alla manna della Calabria: si trattò di un fenomeno essudativo mai più riscontrato dopo di allora. Nel 1535 la siccità ed il caldo durarono sei mesi. II più lungo periodo di siccità ebbe comunque a registrarsi nel 1572 quando «non cadde goccia da marzo ai primi di dicembre».

L'elencazione potrebbe continuare anche per i secoli successivi. Rammenteremo comunque l'estate del 1811 quando il grande caldo causò il prosciugamento del Po, tanto che «uomini, carri e cavalli passarono il fiume come fosse una strada».

Il Po venne comunque usato come «rotabile» anche in inverno. A tale proposito citeremo l'anno 1234 (quello in cui d'estate erano seccati gli alberi da frutta). La testimonianza ci viene dall'abate Romani il quale ci ragguaglia che, a causa del rigidissimo inverno e del freddo imperante, il Po ebbe interamente a gelare: lo spessore del giaccio era talmente imperante da permettere a diversi carri, onerati da pesanti mercanzie, di percorrere il fiume in lungo ed in largo, collegando direttamente Cremona con l'Adriatico.

Nel corso del suo secolare vagabondaggio, il Po ha dato luogo anche a delle grandi alluvioni che presero di mira il territorio cremonese. Placido ed innocuo per decenni (almeno nel suo corso mediano), il grande fiume ha dato spesso la dimostrazione della sua «sregolatezza». La più memorabile delle piene che ebbe ad interessare il territorio cremonese avvenne il 15 agosto 1750.

A causa di un tremendo uragano scatenatosi sula Lombardia, l'Adda quel giorno riversò un volume impressionante di acqua nel Po: la violenza fu tale che gli argini vennero travolti ed una vasta area dell'agro cremonese venne sommersa con danni incalcolabili.

Ecco parte del resoconto che di quell'avvenimento fede l’annalista Mazzoldi: « ...Quante famiglie senza tetto, senza pane, senza ricovero! Quante spose e quante madri e quanti mariti vedovati dei loro cari! Quante speranze distratte! Vedemmo terreni coperti da un metro di sabbia ponti distrutti, ripari annientati, strade impraticabili, edifici atterrati, mulini strappati! La furiosa corrente trasportava con sé letti, botti, vasi di spezieria, alberi, massi, animali ed uomini! Quale cupa disperazione e quale spettacolo straziante!...».

19 Agosto 2020