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IL FUTURO DI CREMONA

Allegri: «Adesso basta campanilismi. Solo uniti possiamo vincere»

Il presidente dell’Associazione Industriali: «Il nostro limite più grande è la disgregazione interna. Non superiamo nemmeno la distanza fra Cremona e Crema. Ma per lo sviluppo servono strategie condivise»

Mauro Cabrini

Email:

mcabrini@laprovinciacr.it

03 Febbraio 2022 - 05:30

Allegri: «Adesso basta campanilismi. Solo uniti possiamo vincere»

Il presidente Stefano Allegri

CREMONA - Riconosce al direttore del quotidiano La Provincia, Marco Bencivenga, il merito di aver riaperto una discussione «annosa ma a noi da sempre molto cara». E prima di declinare la sua visione del futuro, torna al recente passato, «all’impegno lungimirante» del suo predecessore, Francesco Buzzella, che decise di affidare l’elaborazione di un Masterplan al think tank numero uno al mondo: The European House Ambrosetti.


«E ora come allora, l’obiettivo che l’Associazione Industriali ha voluto e vuole seguire è quello di mettere a punto una visione di sviluppo del territorio partendo dai punti di forza e ovviamente dalle sue debolezze».


Elenca i primi e non dimentica le seconde, senza sconti per nessuno, il presidente dell’Associazione Industriali Stefano Allegri.
«Stati, Regioni, capitali e città di tutto il mondo hanno ritenuto fondamentale dotarsi di un piano strategico. Lo stesso PNRR lo è di fatto, perché rappresenta la proiezione del rilancio del paese attraverso sei missioni per cambiare l’Italia. La discussione che si è animata in questi giorni sul quotidiano non fa che ritornare ed avvalorare quanto la nostra associazione ha fortemente voluto con il documento M3C. Intervengo volentieri nel dibattito con riflessioni che non limito a Cremona ma estendo all’intera provincia, perché questa è la dimensione su cui occorre delineare una politica di sviluppo. Dunque dotare la nostra provincia di un masterplan significa mettere a punto la visione del futuro, individuare progetti portanti per accelerare la crescita, massimizzare la visibilità del territorio come area dove investire e fare sviluppo, dimostrarsi territorio importante per la Lombardia e creare ingaggio e coinvolgimento dei cittadini, delle istituzioni e della comunità imprenditoriale».

Quali sono gli elementi emersi dalla analisi di Ambrosetti?
«Troppo spesso il territorio della Provincia di Cremona è visto – anche nella percezione dei suoi stessi abitanti – come di scarso interesse, dalle limitate prospettive ed opportunità, anche per la sua posizione ai confini della Lombardia, una regione che è sempre più un’area d’eccellenza, con una città metropolitana a grande forza attrattiva, ma altrettanto caratterizzata da province con importanti patrimoni produttivi, sedi di nicchie di specializzazione, peculiarità artistiche e culturali indiscusse che da sempre hanno rappresentato la forza del sistema-Paese. Questa è la prima sfida da vincere: rafforzare un senso di orgoglio e di fiducia puntando su obiettivi forti ed azioni concrete. Per il resto il territorio ha tutte le carte in regola per puntare alto».

Puntando su quali punti di forza?
«Dal punto di vista produttivo questo territorio è cresciuto molto. Da una storia legata al primario abbiamo cominciato un percorso che ha sviluppato eccellenze manifatturiere in tanti settori. La presenza di molti comparti è quello che dobbiamo far diventare un elemento di forza. Sei sono le competenze portanti: l’industria agro-alimentare, la metallurgia e la meccanica, la cosmetica, i servizi alla persone, la bioenergie e la musica. Dobbiamo attrarre investimenti specializzandoci sulla ricerca e portando questi asset a diventare unicum differenzianti. Dunque ben può immaginarsi il nostro territorio come focalizzato sulla cura alla persona, sull’ulteriore crescita di qualità delle produzioni agro- alimentari; su una offerta di eventi e manifestazioni di richiamo anche internazionale (concerti, festival, incontri, musei ed esposizioni). Opportunità formative ampie e trasversali, a tutti i livelli (universitarie su Cremona ed alta formazione su Crema e Casalmaggiore); lo sviluppo della filiera dell’arte ed in primis della musica».

Da dove partire allora?
«Innanzitutto, il territorio deve invertire il suo gap demografico e diventare di interessante per le nuove generazioni. Perché un ragazzo dovrebbe fermarsi, studiare, lavorare qui? Perché qui deve poter trovare tutte quelle situazioni di contesto che possono aiutarlo a costruire il suo percorso di vita. Su questi elementi dovremmo essere più forti degli altri. A noi il compito di stimolare lo sviluppo di start up, l’attività di ricerca, le condizioni di semplificazione perché investire qui convenga».

E come si fa?
«Quanto fatto ad esempio sullo sviluppo universitario è un modello fondamentale: il campus Santa Monica ed il futuro investimento sul Politecnico sono tra le migliori scelte degli ultimi anni. La filiera della conoscenza e dell’innovazione sono fondamentali. Dovremmo cercare di collocare sul nostro territorio due Cluster significativi: quello agroalimentare e quello della cosmetica. Questo ci qualificherebbe ulteriormente stimolando ancor di più la presenza di giovani e studenti. Allo stesso modo dovremmo chiederci perché un’impresa dovrebbe trasferirsi o aprire la sua attività a Cremona».

Perché?
«Perché qui dovrebbe trovare la condizioni di contesto, di semplificazioni amministrative, ma anche le competenze e risorse umane adeguate».

Per essere attrattivi dobbiamo però essere collegati.
«Le richieste di infrastrutture non sono un capriccio ma una esigenza basilare. Su questo non si deve indietreggiare. Perdiamo 2 punti di Pil all’anno, più di 160 milioni di euro, perché non abbiamo collegamenti su ferro e gomma adeguati. La navigabilità del Po rimane poi solo immaginata nei vari progetti di Aipo. Ma alla base di questo che ho esposto c’è la necessità di tornare a confrontarsi e definire un metodo per costruire i suoi progetti».

Tradotto? Può spiegare meglio?
«Guardi: ritengo il nostro limite in assoluto più grande l’enorme disgregazione interna. Il campanilismo divisivo, la distanza fra le associazioni, l’assenza di volontà di attivare momenti e strategie di progettazione. Lo dico chiaramente: strumenti fondamentali come i tavoli per la competitività non vengono utilizzati. Ogni area territoriale preferisce pianificare il suo pezzettino piuttosto che comporre insieme una immagine di sviluppo provinciale. Non si riesce a superare la lontananza fra Crema e Cremona. Nel momento, ad esempio, in cui si immagina il rilancio della Fiera questo dovrebbe essere argomento di discussione provinciale; allo stesso modo quando si tratta di ripensare le scelte formative ed universitarie, o ancora quando si pensa alle strutture sanitarie di cui dotarsi. Invece si procede nel solito ordine sparso che non aiuta».

Cosa fare su questo?
«Come hanno sottolineato altri interventi sul giornale è in primis la volontà di cambiare che farà la differenza, l’impegno delle singole persone. Detto questo sarà necessaria una pianificazione e soprattutto un modello organizzativo. Questo sarà indispensabile e lo sarà ancora di più in vista della presentazione dei progetti PNRR. Se non saremo pronti e capaci di progettare gli interventi necessari saremo fuori dalla partita. Il Masterplan prevedeva uno strumento operativo, in particolare l’associazione temporanea di scopo. Questa non è altro che un modello di governance aperto ed inclusivo, rivolto a coagulare le competenze migliori. Un soggetto ampio ma molto operativo, che deve avere un commitment forte che indirizzi bene il timing delle fasi di avanzamento. Con vari team di progetto si dovrebbe lavorare a singoli cantieri da realizzare. Dovremmo dotarci di un gruppo di figure competenti per l’analisi e l’accesso agli strumenti di finanziamento nazionali ed europei; una unità di valutazione e monitoraggio dei risultati; dovremmo avere la nostra rappresentanza politica al fianco per costruire una lobby condivisa sui temi più strategici. Non ultimo lanciare una strategia integrata di comunicazione».

Che cosa intende?
«Intendo riconoscibilità ed identità. Oggi la Provincia di Cremona risulta visibile ai radar solo per alcune connotazioni legate ad esempio alla liuteria. L’obiettivo deve essere, quindi, estendere il brand Cremona, agendo su azioni mirate a valorizzare e a rafforzare ancor più il collegamento del territorio alle sue competenze portanti ed eccellenze. Anche qui dunque non improvvisare ma definire una strategia di comunicazione, di brand identity, basata su elementi di attrattività utili anche ad uno sviluppo turistico».

Quindi il suo messaggio forte è sulla volontà di progettare e costruire insieme.
«Davvero non capisco cosa ostacoli un percorso simile, visto, tra l’altro, che in passato abbiamo già vissuto momenti di fattiva collaborazione e penso in particolare al Patto per lo Sviluppo. Il Masterplan 3C e l’Associazione Temporanea di Scopo sono strumenti di pianificazione strategica per accorciare le distanze tra le varie istituzioni, e tra pubblico e privato. Il 2022 si avvia ad essere un anno molto complicato con il ritorno dell’inflazione ma soprattutto con una grande minaccia per l’economia data dal rincaro del costo dell’energia e delle materie prime. I territori, già stressati dalla pandemia, hanno necessità di ripensarsi e riprogettarsi. Rendite di posizione non reggono più».
(17 - continua)

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