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IL FUTURO DI CREMONA

Seletti: «Diamo forza al territorio per proteggere le persone»

Voce del Coordinamento disabilità per il Forum del Terzo settore: «Siamo ricchi di volontariato»

Massimo Schettino

Email:

mschettino@laprovinciacr.it

31 Gennaio 2022 - 05:20

Seletti: «Diamo forza al  territorio per proteggere le persone»

Vanni Seletti

CREMONA - Fra le ricchezze e le risorse di Cremona ce n’è una silenziosa e poco appariscente, ma diffusa e radicata: sono le associazioni di volontariato. E in particolare quelle che operano nell’ambito della fragilità. Una discussione sul futuro di Cremona non poteva prescindere da questa sua peculiarità. E dunque nel dibattito in corso sulle colonne de La Provincia si aggiunge oggi la voce di Vanni Seletti per il Coordinamento Disabilità (Co.Dis.) del Forum Terzo Settore Provinciale di Cremona, Crema e Casalasco.

Cremona è ricca di associazioni di volontariato, le quali a loro volta sono ricche di persone: in che modo possono cambiare in meglio la nostra città?
«Il territorio cremonese è ricco di persone che dedicano molto tempo al volontariato e alla solidarietà ed è proprio questo aspetto l’elemento su cui dobbiamo lavorare per rendere la nostra comunità un soggetto in cui l’inclusione sociale non sia solo un concetto o uno slogan, ma venga attuato in ogni momento della vita sociale. Promuovere l’inclusione significa quindi lavorare per cambiare le regole del gioco e far sì che ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione, non subisca trattamenti differenti e degradanti, non viva o lavori in luoghi separati, abbia le medesime opportunità di partecipazione e coinvolgimento nelle scelte che la riguardano. L’inclusione sociale è un approccio avanzato rispetto all’integrazione sociale su cui per anni si è concentrata l’attenzione di quanti si sono occupati di disabilità».

In che modo?
«Significa essere soggetti del cambiamento culturale e sociale, acquisendo un ruolo che ci porta ad essere punti di riferimento non solo per le persone di cui ci prendiamo cura, ma anche per tutte le altre realtà, per i servizi, per gli operatori, per i cittadini, costruendo e mantenendo reti di raccordo e se necessario di coordinamento».

È dunque un lavoro che ha un impatto anche su comunità e servizi locali?
«Agire sulla società e sul territorio ci obbliga ad ampliare l’attenzione dalla dimensione dell’individuo a quella dei sistemi relazionali in cui ogni individuo è immerso, ampliando la nostra attenzione attraverso un approccio che ci porti a considerare che prendersi cura di qualcuno — nel nostro caso la persona con disabilità — significa comprendere quanto l’ambiente sociale in cui si opera sia determinante nella costruzione dell’esclusione e del disagio invece che inclusione e benessere. È una sorta di rovesciamento di paradigma: curare il territorio per curare le persone, andando oltre l’erogazione dei servizi alla persona. Concretamente significa creare occasioni d’incontro, scambio, conoscenza, condivisione e dialogo in grado di coinvolgere le realtà del territorio attraverso proposte che sappiano creare le condizioni ideali per la costruzione di relazioni positive».

E quali azioni stanno facendo le associazioni volontariato per ‘curare’ Cremona?
«Nella nostra società l’autonomia, l’autosufficienza e l’autoaffermazione sono considerati punti di riferimento che qualificano e danno ‘valore’ agli individui. Spesso tali capacità non vengono attribuite alle persone con disabilità, che sono soventemente percepite come incapaci, quotidianamente bisognose di essere assistite e molto spesso come eterni bambini o come persone che non possono fornire un contributo alla società. Riprendere questi concetti serve a comprendere meglio l’azione che le associazioni come le nostre stanno facendo sul territorio cremonese a partire dai Comuni, alla scuola, con l’Asst e l’Ats Val Padana. E in tutte queste sedi hanno trovato disponibilità al dialogo e al confronto».

In particolare?
«Con Ats e il Comune di Cremona stiamo attuando un momento di formazione sulla legge 112 ‘Dopo di Noi’ affrontando il tema del Progetto di Vita che è lo strumento indispensabile per definire i bisogni della persona con disabilità e che vede nei territori una disomogeneità nella sua formulazione. Questa formazione, che ci vedrà impegnati sino ad ottobre, offre l’opportunità di riflettere su come garantire valori fondanti della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, seguendo una filosofia progettuale che intende la formazione come laboratorio, favorendo un’ampia partecipazione e invitando gli operatori a uscire dalla propria comfort-zone e dalla logica prestazionale dei servizi, toccando anche gli aspetti relazionali ed emozionali presenti nel rapporto con le persone con disabilità.

E con le scuole?
«Abbiamo esteso l’invito anche alle scuole affinché possano prendere contatto con una realtà post scolastica in parte a loro sconosciuta e poter instaurare un dialogo costruttivo anche sull’inclusione scolastica che presenta molte situazioni problematiche che la pandemia ha fatto emergere in maniera preponderante. Un territorio e una società inclusiva parte proprio dalla scuola e dall’esperienza che in essa si vive. Sino ad oggi abbiamo assistito all’emanazione di norme per l’inclusione, che di fatto si riferiscono sempre e solo alla progettazione per gli alunni con disabilità, anziché ad un modello di progettazione per tutti, che coinvolga nel cambiamento l’intero sistema. Con l’ultima legge sull’inclusione, la 66/2017, si è creato il Gruppo di Inclusione Scolastica Territoriale che insieme ai Centri Territoriali di Supporto trovano nel decreto inclusione un importante fondamento. È la logica dell’approccio sistematico del territorio nelle forme della gestione dei processi di inclusione scolastica».

Curare il territorio significa anche abbattere le barriere architettoniche
«Con il Comune di Cremona abbiamo avuto un primo approccio alle linee guida Regionali sul Peba (Piani Abbattimento Barriere Architettoniche). Avere un ambiente accessibile non riguarda esclusivamente persone con disabilità, ma è essenziale affinché le persone con esigenze specifiche come anziani e bambini, possano accedere, muoversi, fruire e godere dei servizi e dello spazio pubblico della città, esercitando i propri diritti e partecipare pienamente alla vita sociale. Le linee guida definiscono questo concetto come quello di ‘una Città per Tutti’ ovvero di un ‘Piano per l’accessibilità e usabilità dell’ambiente costruito, inclusione sociale e benessere ambientale’. Considerando le diverse caratteristiche, capacità, esigenze, condizioni e preferenze delle persone, questo concetto amplia i destinatari del Piano a tutta la cittadinanza, nonché ai visitatori occasionali e ai turisti. Questa sfida mette in campo noi cittadini e supera la logica del gradino da togliere, ma persegue l’obbiettivo di un ambiente in grado di accogliere tutti e su questo saremo chiamati a dare un contributo n idee oltre che in azioni. Dobbiamo dare il nostro contributo di idee e azioni anche al Piano di Zona 2021-2023 cercando di dare corso al complesso di proposte che sono esposte e non devono diventare solo la base teorica per il prossimo Piano, ma si deve ricercare la concretezza nelle azioni che vi sono indicate. Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza per cui si affrontano i problemi quando insorgono, abbiamo le capacità anche professionali per prevenirle programmando e progettando per dare risposte coerenti ai cittadini».

Le risorse ci sono?
«Non possiamo dimenticare le risorse che saranno messe in campo dal Pnrr e che ci potranno dare una ulteriore spinta nel perseguire quel cambiamento da tempo auspicato. Su questo è stata definita una intesa con Ats Val Padana in cui sviluppare un costruttivo sistema di relazioni utili a condividere la realizzazione degli stanziamenti in ambito sanitario e socio sanitario previsti dal Pnrr e che vede un importo pari a 84 milioni per progetti di percorsi per l’autonomia delle persone con disabilità. La Comunità Provinciale Cremonese e i suoi cittadini hanno la voglia e la capacità per dare un volto inclusivo alla società e su questo noi, assieme a loro, ci impegniamo a costruirlo».

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