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IL FUTURO DI CREMONA

Ferretti: «Ecco come l’università saprà garantire sviluppo»

Ricerca, servizio alle imprese del territorio, formazione: il prorettore del Politecnico indica la rotta: «Non ci può essere produzione di ricchezza senza adeguato supporto scientifico»

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

02 Febbraio 2022 - 05:15

Ferretti: «Ecco come l’università saprà garantire sviluppo»

Il prorettore Gianni Ferretti

CREMONA - Ricerca, servizio alle imprese del territorio, formazione: sono le parole ricorrenti nell’analisi prospettica che Gianni Ferretti, prorettore del Politecnico, ripete quasi come un mantra, nella consapevolezza che oggi e soprattutto per il prossimo futuro «non ci può essere sviluppo e produzione di ricchezza di un territorio senza un’adeguata ricerca scientifica, che vive di scoperta ma anche di intrecci con la realtà in cui si sviluppa e agisce».

E questo per Cremona come si traduce?
«Diciamo come si è tradotto e come continua ad agire ancora oggi».

A cosa fa riferimento?
«Alla storia del Politecnico e al suo insediamento cremonese che risale al 1987. Il Politecnico in città si propone, inizialmente, come scuola diretta a fini speciali in informatica. Ancora non si parlava di digitalizzazione, né di Information and Communication Technology. Ma già si guardava in quella direzione: formare le nuove professionalità del futuro e al tempo stesso affiancare all’aspetto didattico quello della ricerca scientifica. La missione del Politecnico è da sempre quella di offrirsi come interfaccia e soggetto di sviluppo delle potenzialità dei vari territori in cui agisce».

E a Cremona questo radicamento del Politecnico come si è tradotto?
«Negli ultimi anni questo impegno di ricerca e sviluppo delle conoscenze sul territorio ha dato vita alle magistrali in Music and Acoustic Engineering per quanto riguarda la tradizione musicale, grazie al supporto della Fondazione Arvedi-Buschini, e alla neonata Agricultural Engineering, frutto di una stretta collaborazione con l’Università Cattolica, percorso magistrale che guarda alla imprescindibile vocazione agroalimentare del territorio cremonese. Ma prima di parlare di queste due nuove acquisizioni credo sia importante fare un passo indietro».

Indietro di quanto?
«Tanto quanto mi serve per tracciare la direzione a cui il Politecnico tiene fede nella sua permanenza sui territori».

A cosa si riferisce?
«Torno alla presenza del Politecnico e all’impegno legato all’informatica come occasione di formazione e di sviluppo. Credo che uno dei risultati dell’azione messa in atto negli anni sia proprio aver contribuito alla nascita del Polo Tecnologico, il Crit in cui oggi trovano spazio tante start up, tante realtà giovani e all’avanguardia che nascono nel mondo dell’informatica. Questo è un esempio di come la presenza del Politecnico abbia contribuito a dare vita a un tessuto di professionalità che in questi anni si è concretizzato anche in un luogo specifico  che raccoglie realtà imprenditoriali, veramente all’avanguardia».

Questa necessità di coniugare formazione, ricerca e azione concreta sui territori in questi anni ha avuto uno sviluppo importante che si è concretizzato in un dialogo fra università ed esigenze del territorio cremonese e delle sue specificità culturali e imprenditoriali. Basti pensare alla musica.
«La magistrale in Music and Acoustic Engineering è un esempio di come la vocazione di ricerca e innovazione del Politecnico, in questo caso grazie proprio alla presenza e al coordinamento di Augusto Sarti, diventi un motivo di stimolo e di crescita per l’intero territorio. Basti solo pensare ai risultati che si stanno ottenendo sull’intelligenza artificiale applicata alla liuteria, ma anche all’attività portata avanti dal Laboratorio di Acustica Musicale in generale presso il Museo del Violino. Non ci sono tante istituzioni museali che possono vantare al loro interno una struttura laboratoriale che ha come finalità la ricerca. E a tal proposito va sottolineata anche la presenza dell’Università di Pavia, con il Laboratorio Arvedi di diagnostica non invasiva».

Ma tutto questo non rischia di rimanere sulla carta e in un ambito specialistico e di nicchia?
«Direi di no. Ne è un esempio il rapporto con il mondo liutario. I risultati di questa attenzione specialistica sono nel richiamo che la magistrale sta esercitando, sugli studenti stranieri provenienti da tutto il mondo e anche da Paesi che hanno una grande tradizione musicale e di ricerca. Questo vuol dire che quanto accade qui non accade altrove. C’è anche da sottolineare come la denominazione del saper fare liutario come bene immateriale dell’umanità, da parte dell’Unesco, abbia bisogno per mantenersi di garantire uno sviluppo della tradizione e una sua permanenza attiva sul territorio. A questo collaboriamo anche con la nostra magistrale».

Altro capitolo importante è quello che riguarda la vocazione agroalimentare di Cremona.
«A questa vocazione guarda la nuova laurea magistrale in Agricultural Engineering, percorso che condividiamo con la Cattolica e che si propone di formare le professionalità ingegneristiche ormai indispensabili nell’ambito dell’agricoltura. Per questo si è sentita la necessità di intessere una collaborazione con la Cattolica e la facoltà di Scienze alimentari nelle sue diverse specializzazioni».

Si tratta di una novità non solo di carattere formativo e didattico, ma che presuppone anche un cambiamento strutturale che renderà Cattolica e Politecnico vicini di casa.
«Il Politecnico troverà nuova vita nell’ex caserma Manfredini in via Bissolati. Tutto dovrebbe compiersi entro due anni. L’attuale sede rischia di diventare insufficiente per le attività del Politecnico. Già oggi fatica ad ospitare i circa 800 studenti e la prospettiva è quello di un aumento di iscritti, grazie anche alle nuove lauree e allo sviluppo delle sinergie in essere e di quelle allo studio».

In un certo qual modo pare di capire che il futuro e lo sviluppo di Cremona si leghi molto alla realtà universitaria?
«Tutti ce lo auguriamo. Il Campus della Cattolica a Santa Monica e quello del Politecnico nell’ex Caserma Manfredini daranno vita a un polo universitario che cambia decisamente il volto urbanistico della città, ma soprattutto rappresenta lo sforzo concreto di fare di Cremona una città dell’alta formazione. Tutto questo con una prospettiva di rete e condivisione di saperi. E ciò vale anche per quanto riguarda l’offerta formativa messa in atto dal Politecnico. Mi riferisco alle triennali in informatica e ingegneria gestionale che assolvono al compito di offrire un servizio formativo sul territorio, mentre le magistrali lavorano in una prospettiva di ricerca e di innovazione, aspetti poi destinati a condizionare e dare indirizzi di crescita al territorio».


(16 - continua)

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