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IL FUTURO DI CREMONA

Soncini (Uil): "Infrastrutture il nodo da sciogliere per vincere l'isolamento"

Il segretario del sindacato: "Raddoppio ferroviario per Milano e nuova autostrada per Mantova le risposte che servono"

Elisa Calamari

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28 Gennaio 2022 - 05:10

Soncini (Uil): "Infrastrutture il nodo da sciogliere per vincere l'isolamento"

Paolo Soncini, segretario generale Uil Cremona-Mantova

CREMONA - Di presente e futuro, con un occhio inevitabilmente rivolto al passato, hanno già dibattuto politici e rappresentanti di categoria. A porre particolare attenzione al tema lavoro, considerato imprescindibile ingrediente per il rilancio, sono inoltre stati i sindacalisti Marco Pedretti (Cgil) e Dino Perboni (Cisl). Ora, ad arricchire il dibattito sulle prospettive di Cremona aperto dal direttore del quotidiano La Provincia, Marco Bencivenga, è un terzo sindacalista: Paolo Soncini, segretario generale Uil Cremona-Mantova. Che parte dalle infrastrutture per andare poi a toccare proprio gli aspetti occupazionali.

Iniziamo con i punti negativi: cos’è che manca a Cremona rispetto ad altre città simili per dimensioni e opportunità?


«Credo che quello che manca maggiormente, e che è poi spesso al centro delle richieste sindacali, sia uno sfogo verso Sud tramite raddoppio ferroviario e autostrada. Questi collegamenti darebbero la possibilità di arrivare appunto verso Sud intersecando la Brennero e il mare. Cremona, così, potrebbe diventare territorio più appetibile per imprenditori che vogliono investire. Intendo soprattutto imprenditori forestieri, magari addirittura dall’estero. Non dimentichiamo che oggi chi arriva da fuori Italia come prima cosa guarda il territorio dal punto di vista dei collegamenti, per capire se è connesso a livello di strade, ferrovia, acqua. Quando si avvia una produzione, a chi investe interessa che ci sia la possibilità di movimentare le merci in tempi rapidi e che ci sia anche la comodità per l’arrivo delle materie prime. È vero che attualmente ogni ragionamento è strettamente vincolato e limitato dalla pandemia, che fa venire meno ogni certezza, ma la ferrovia e l’autostrada sono opere che richiedono un impegno decennale e non possiamo fermarci. Anzi, il percorso doveva iniziare almeno vent’anni fa. Se fosse stato così, ora saremmo quasi a compimento».

Si tratta comunque di opere sempre più vicine, per quanto riguarda la ferrovia i cantieri dovrebbero aprire a breve: ci saranno buone prospettive occupazionali?


«Di sicuro si tratta di un intervento che darà risposte al territorio, rendendolo appunto più appetibile per gli investitori. E di conseguenza potrà attrarre investimenti con conseguenti prospettive occupazionali. Mi convince poco, però, il fatto che il raddoppio sia stato pensato in due lotti molto separati a livello temporale. Prima il tratto Mantova-Piadena con cantieri che erano stati programmati già da quest’anno e poi Codogno-Cremona. Insomma, vedo tempi ancora lunghi e non ci sono certezze sulla fine di questi lavori. E per l’autostrada credo che il percorso sarà ancora più lungo visto che non ci sono certezze neppure sulla effettiva realizzazione».

Investiamo sul turismo di nicchia: le potenzialità ci sono

A breve termine, invece, su cosa si può investire per il rilancio di Cremona?


«Ad esempio sul turismo di nicchia: le potenzialità in questa direzione ci sono, ma vanno sfruttate meglio. E va fatto ponendo attenzione anche su alcuni punti deboli: siamo sufficientemente coperti a livello di posti nelle strutture ricettive? Se un tour operator estero vuole arrivare con 400 persone dalla Cina, la prima cosa che chiede è: dove posso farli dormire? E spesso la risposta a cui arriva è: li faccio dormire a Brescia o a Milano e li faccio venire a Cremona in giornata. Per la città credo servirebbe un investimento da parte di una grande catena alberghiera europea o mondiale, collegata ai tour operator. Siamo sempre lì: per attrarre da fuori, servono investimenti. E 400 turisti che dormono, comprano, mangiano, visitano Cremona sarebbero un vantaggio per tutti. La città ha la possibilità di ricevere turisti tutto l’anno e non solo con gli eventi a spot, perché può contare su tante eccellenze locali come ad esempio il Museo del Violino. Però deve essere fatta conoscere e deve essere in grado di assorbire le eventuali proposte dei tour operator, quindi i grandi numeri».

Cosa possono fare in questo senso i privati?


«Se parliamo di strutture alberghiere con grandi numeri, un privato locale difficilmente può fare un investimento simile. O almeno non in questo momento. Dovrebbe quindi arrivare qualche catena europea o mondiale in grado di garantire almeno 200 stanze. Capisco che a quel punto diventerebbe un’industria, però si può ragionare in ottica futura. E con un investimento almeno iniziale da fuori, poi potrebbero unirsi privati locali, che oggi hanno comprensibilmente paura di un investimento simile nel buio. Anche perché, ribadisco, la pandemia frena ogni iniziativa».

Per limitare la fuga dei giovani è importante agire innanzitutto a livello contrattuale

E a livello di lavoro, cosa manca a Cremona?


«Come quasi tutte le piccole province soffre per la fuga dei giovani. Il giovane tendenzialmente vuole spostarsi, in primis perché lo studio effettuato non trova risposte sul proprio territorio a livello di sbocco lavorativo. E per quanto riguarda i giovani cremonesi, tendenzialmente si spostano verso Milano che è ad un’ora di strada e consente anche il pendolarismo. Per limitare questa fuga, che ovviamente rappresenta una criticità chiara nel presente e in prospettiva, è importante agire innanzitutto a livello contrattuale. Perché se è vero che i numeri sull’occupazione stanno tornando al periodo pre-pandemia, lo è altrettanto che stiamo purtroppo raggiungendo una precarietà cronica. Un lavoro povero. Vengono proposti contratti a termine che tolgono la possibilità di prendere decisioni di vario genere, come andare a vivere da soli, acquistare l’auto, pianificare vacanze. Si continua ad attendere, senza poter programmare. E questo, alla lunga, fa venire meno la fiducia nel futuro».

Cosa possono fare le istituzioni per risolvere questo problema?


«Innanzitutto, come sindacato, insieme a vari enti abbiamo avviato una serie di valutazioni sul fabbisogno lavorativo. Tanto per fare un esempio: avrebbe poco senso se uscissero dall’università 100 ingegneri nucleari quando in loco servono competenze su agricoltura o informatica. Quindi il primo passo è capire l’esigenza territoriale a livello di posti di lavoro liberi. Stiamo promuovendo questi tavoli di confronto per arrivare ad una mappatura di quel che Cremona chiede e offre dal punto di vista occupazionale. Credo che questo percorso conoscitivo sia fondamentale per gli studenti che devono scegliere il loro percorso di studi. E allo stesso tempo, una maggiore consapevolezza in questo senso permetterebbe di trattenere persone sul territorio, evitando di svuotare la città di professionalità e, di conseguenza, di economia viva».

Il primo passo è capire l’esigenza territoriale a livello di posti di lavoro liberi

E a livello di istituzioni nazionali?


«Come sindacato abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere di sopperire all’emergenza economica con gli ammortizzatori sociali. Vorremmo una proroga almeno fino alla fine dello stato di emergenza. Va detto che a Cremona non abbiamo situazioni preoccupanti o fabbriche in crisi, il tessuto economico ha tenuto bene rispetto ad altre province, ma dobbiamo essere pronti a dare risposte. Anche a livello occupazionale, infatti, le pianificazioni devono essere pensate per anni e anni».

Capitolo investimenti: che ruolo potrà avere il Pnrr?


«Si tratta di fondi importanti finalizzati ad investire sui territori, ma è necessario capire come questi fondi arriveranno effettivamente ai territori».

E per quali progetti?


«Ad esempio penso al nuovo ospedale di Cremona: se ne parlava da tempo e ora viene collegato agli investimenti tramite Pnrr».

Cosa pensa di questo progetto?


«Credo potrebbe trattarsi di un’opera fondamentale che potrebbe dare risposta alla città ma anche a tutta la provincia».

Il nuovo ospedale potrebbe essere un'opera fondamentale, ma manca una programmazione chiara sul futuro della sanità

Però?


«Però non posso non considerare il fatto che manca una chiara programmazione: quale sarà il futuro della sanità a Cremona? Possiamo fare bene l’involucro, ma poi dentro cosa ci sarà? Il rischio è che si arrivi a progettare e costruire un bell’ospedale, ma con lo stesso contenuto di quello attuale. Torniamo sempre lì: per attrarre eccellenze, in questo caso sanitarie, servono investimenti e prospettive. Se creiamo eccellenze sul territorio, e penso a settori che potrebbero diventare riferimento sanitario anche per altre provincie, il medico fuori regione sarà interessato ad arrivare a Cremona».

In caso contrario?


«Cercherà di andare altrove».

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