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IL FUTURO DI CREMONA

Parma (Cna): "Rimuoviamo insieme i freni allo sviluppo"

«Dobbiamo imparare a lavorare da squadra». Le priorità: welfare, giovani e incentivi per famiglie e imprese

Andrea Gandolfi

Email:

agandolfi@laprovinciacr.it

24 Gennaio 2022 - 05:20

Parma (Cna): "Rimuoviamo insieme i freni allo sviluppo"

Marcello Parma, presidente di Cna

CREMONA - «Ciò di cui soprattutto abbiamo bisogno è imparare finalmente a lavorare tutti insieme: concentrandoci sulle cose da fare e facendo spazio alle concrete capacità di realizzarle, da qualunque parte arrivino. Divisioni aprioristiche e gelosie non portano da nessuna parte, e la storia dovrebbe avercelo insegnato». Parte da un appello, ricorrente e molto spesso inascoltato, al metodo, l’analisi di Marcello Parma, presidente della Cna provinciale, che interviene così nel dibattito sul futuro di Cremona lanciato nei giorni scorsi da un editoriale del direttore del quotidiano La Provincia, Marco Bencivenga.


Presidente Parma, crede che il 2022 possa realmente essere un anno di svolta per Cremona e il suo territorio?


«Me lo auguro. Ma credo che il ragionamento debba partire da quelli che sono i nostri principali fattori di ritardo rispetto a tante analoghe città europee. Riguardano essenzialmente questi ambiti: welfare e agevolazioni a servizio delle famiglie e delle imprese, efficaci politiche attive del lavoro nel segno dell’integrazione degli immigrati; una tassazione proporzionata e corrispondente ai servizi offerti dal pubblico, associata a controlli sui pagamenti».


Queste però sono condizioni nazionali, nelle quali Cremona non può fare la differenza...


«È vero fino ad un certo punto. In ogni caso, gli ostacoli e i freni allo sviluppo vanno rimossi qualunque sia la loro origine, che ai nostri concorrenti internazionali giustamente non interessa. Parliamo ‘solo’ di Cremona? Ci riempiamo la bocca di transizione ecologica, smart and green city, ma in città non si trova neppure un super fast charger per la ricarica elettrica delle automobili; non si va oltre colonnine di modestissima potenza. Ed è una carenza pesante, che non si riscontra nelle città limitrofe, da Piacenza a Brescia, da Bergamo a Milano».


Le cose da fare?


«Per uscire da una situazione di empasse (lo dico senza nulla togliere alla bellezza ed al valore della città) bisogna lavorare su più livelli». 

Attrarre attività produttive è la strada maestra per generare posti di lavoro



Il primo?


«Dobbiamo mostrarci realmente e concretamente ricettivi nei confronti delle nuove imprese. Attrarre attività produttive è infatti la strada maestra per generare posti di lavoro ed un flusso in entrata di persone, ricostituenti essenziali per un territorio sul cui futuro pende la spada di Damocle di un tasso di invecchiamento da record. Si può fare semplicemente adottando uno sgravio fiscale sull’Irap, provvedimento capace di generare un effetto immediato e diretto sulle tasche delle imprese. Bisogna quindi intervenire sulla tassazione, ma anche sui costi di fabbricazione e sulla burocrazia. L’Italia occupa il 68esimo posto al mondo quanto a tassi di burocrazia, e Cremona purtroppo è sotto la media nazionale».


Il secondo livello sul quale intervenire?


«Invogliare i giovani ad insediarsi e a rimanere qui, offrendo un più efficace welfare a sostegno delle nuove famiglie e della natalità. Nel corso del tempo, il numero di cremonesi che lavora nelle città vicine è cresciuto in maniera esponenziale e continua a farlo: è esattamente il contrario di quello che deve succedere».


Anche sul fronte delle infrastrutture viabilistiche le cose non vanno come dovrebbero...


«Per certi aspetti direi che non vanno proprio: sono ferme a come ce le ricordiamo trent’anni fa. È il caso dei collegamenti ferroviari con Milano, e non solo. Uno stato di cose che pesa come un macigno sulle reali possibilità di sviluppo del territorio».

Dobbiamo aumentare la capacità di agire come sistema e non come sommatoria di tante realtà


Guardando al futuro, la prospettiva da perseguire qual è?


«Sicuramente quella indicata nel Masterplan 3C: che chiede di intervenire sulla dinamicità economica, il gap infrastrutturale, la capacità innovativa, la riconoscibilità del territorio ed il trend demografico».


Ma chi deve fare cosa?


«Un po’ tutti, insieme. Dobbiamo aumentare la capacità di agire come sistema e non come sommatoria di tante realtà: in questo momento, invece, stiamo facendo così. Uno stato di cose che finisce per generare un certo immobilismo. Ora, però, non c’è più tempo per rimanere a guardare. Bisogna intervenire e farlo insieme. In questi mesi il mondo associativo cremonese ha visto arrivare alla ribalta una nuova generazione di presidenti (da me a Stefano Allegri, da Andrea Badioni a Gaia Fortunati) che secondo me ha compreso con chiarezza questa necessità: davvero dobbiamo gettare il cuore oltre l’ostacolo del nostro io e del nostro orticello, per fare squadra. Vedo questa volontà. E vedo anche la necessaria dose di realismo e pragmatismo. Lasciamoci alle spalle idee e progetti che — la storia di questo territorio ne è testimone — non sono mai interessati veramente al mondo economico produttivo cremonese: è il caso del terzo ponte sul Po come quello della navigazione fluviale per il trasporto merci. Direi che al momento abbiamo ben altre priorità».


Come la lotta all’inquinamento ambientale e atmosferico?


«Come quella, ad esempio. Ma anche in questo caso dobbiamo finalmente dotarci della giusta dose di pragmatismo e realismo: in questo campo le imprese non hanno affatto la mole di responsabilità che troppo spesso viene loro attribuita. La prova? Nel

In tema di inquinamento le imprese non hanno affatto la mole di responsabilità che troppo spesso viene loro attribuita

primo lockdown, con molti stabilimenti chiusi, la concentrazione di Pm10 nell’area di Cremona è calata meno del 20%. Quindi l’80% non viene dalle attività produttive. I dati ci sono e parlano chiaro: via Giordano registra una situazione atmosferica peggiore rispetto a quella di viale Monza a Milano... Allora partiamo dalla realtà e cerchiamo di capire per risolvere, insieme: con fiducia, responsabilità e coesione. Un atteggiamento costruttivo che, ad esempio, riscontriamo nella gestione di CremonaFiere promossa dal presidente Roberto Biloni. In passato siamo stati anche molto critici, ma ora ci si sta veramente muovendo sulla strada giusta. Quanto a noi, siamo e saremo sempre in prima fila per sostenere lo sviluppo di questo ente e per rafforzare il suo legame con la città».


Lei insiste sulla necessità di lavorare insieme: ma da questo punto di vista il mondo associativo non ha dato un buon esempio: penso alla vicenda di Rete Imprese Italia, il coordinamento nazionale che vi univa a Casartigiani, Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti, che ha chiuso per sempre i battenti il 31 dicembre due anni fa...


«Rete Imprese Italia è stato senza dubbio un esperimento che non è andato a buon fine. Resta il fatto che, oggi più che mai, la differenza non la fa il colore delle casacche ma la buona volontà delle persone. Ci sono idee e persone nuove, convinte della necessità di lavorare insieme. I tempi stanno cambiando, lo vedo nei nuovi presidenti ai quali ho già fatto cenno. La priorità di tutti sta finalmente diventando quella di fare ciò che serve per la nostra comunità, piuttosto che piantare bandierine per rivendicare l’esclusiva di un territorio anche se non produce più nulla. Ma bisogna comunque cambiare passo, nel lavoro che necessariamente coinvolge noi, gli enti locali, le strutture amministrative ed il mondo politico. Ad esempio, noi crediamo nel Masterplam 3C e siamo pronti a collaborare con gli Industriali che lo hanno voluto. Resta il fatto che il progetto è stato presentato nel maggio 2019 e di fatto non è ancora partito. Dopo un lasso di tempo nel quale un’impresa che non si muove chiuderebbe i battenti, e che ha visto inevitabilmente superati alcuni obiettivi del progetto originario».


Dunque, l’immobilismo come nemico numero uno?


«Nel caso del Masterplan 3C, senza dubbio. Altre cose vanno decisamente meglio, il sindaco e la giunta comunale si impegnano a fondo e hanno voglia di fare. Però essere veloci è fondamentale, anche per poter concretamente utilizzare le ingenti risorse in arrivo grazie al piano nazionale di ripresa e resilienza. Veloci e con lo stesso ritmo tra pubblico e privato. Io comunque sono molto fiducioso. Riusciremo a fare quanto ci siamo riproposti e quanto serve. Mettendo da parte una volta per tutte alibi e gelosie. Dipende soltanto da noi».

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