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IL FUTURO DI CREMONA

Poli: «Ci salverà la bellezza della nostra Po Food Valley»

Medico e capo gruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale, analizza scenario e prospettive nell’ottica di lavoro, salute e ambiente

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

27 Gennaio 2022 - 05:25

Poli:  «Ci salverà la bellezza della nostra Po Food Valley»

Roberto Poli

CREMONA - Medico e capo gruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale, Roberto Poli entra nel dibattito sul futuro di Cremona aperto dall’editoriale di Marco Bencivenga, direttore del quotidiano La Provincia. Parte dal periodo storico che stiamo attraversando, particolarmente complicato e in rapidissima evoluzione.

«La pandemia rappresenta un momento storico di frattura e sta fungendo da acceleratore di processi di cambiamento in tanti settori. Cremona deve guardare con fiducia e coraggio al futuro, puntando sui suoi peculiari punti di forza. Esattamente come è consigliato nei percorsi di crescita personale, anche per la crescita della città bisogna lavorare innanzitutto sull’esaltazione delle potenzialità, prima ancora che sulla correzione dei punti di debolezza e di criticità. E Cremona ha alcune naturali e storiche qualità e potenzialità che poggiano su un patrimonio di tradizioni antiche da declinare nella contemporaneità».

Quali nello specifico?
«Penso alla bellezza del nostro patrimonio architettonico, alla bellezza dei violini e dell’arte liutaria, al patrimonio naturalistico del Po e delle nostre campagne e alla tradizione agroalimentare e agrozootecnica. Sì, siamo una vera e propria Po Food Valley. Per dirla in slogan, parafrasando la nota frase di Dostoewskij, la bellezza salverà Cremona».

Ma bellezza e ricchezze da sole non bastano.
«Serve uno sforzo corale, come è stato efficacemente compiuto negli ultimi anni, di tutti gli attori che hanno a cuore il futuro di Cremona per evitare i rischi di un ripiegamento verso una città rivolta in chiave nostalgica solo al passato e ferma. Bisogna con coraggio abbracciare il futuro perché quando soffia il vento di cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento».

Qual è la strategia del centrosinistra?
«La città è cresciuta e vi sono tanti cambiamenti visibili, molti anche attestati da una serie di parametri oggettivi. La strategia adottata in questi anni di amministrazione del centrosinistra è stata proprio quella di perseguire un modello di città rivolta al futuro facendo leva sui punti di forza storici. Partiamo da un cambiamento epocale e non scontato: la città universitaria. Naturalmente non sarebbe stato possibile senza l’apporto della Fondazione Arvedi-Buschini la realizzazione del campus Santa Monica, che già di per sé è un recupero architettonico importante per la città. Ma non sarebbe stato possibile il rilancio dell’Università neppure senza il ruolo propulsivo, di regia e guida dell’amministrazione, che ha scommesso sulla specificità dell’Università cremonese. Sarebbe stato facile, ma probabilmente perdente, proporre corsi di laurea fotocopia di altri Atenei più prestigiosi. Invece ora Cremona dispone di una Università che abbraccia le specificità territoriali, in primis nel filone agro alimentare e nel filone degli strumenti musicali, e che aperto corsi di laurea unici in Italia. Ora si tratta di accompagnare il percorso facendo lievitare adeguatamente il rapporto stretto con la città. Ma c’è un altra scommessa sulle Università che vorrei aggiungere».

Di cosa si tratta?
«Possiamo provare ad arricchire l’offerta universitaria puntando su un’altra vocazione della città, quella di una grande attenzione al welfare e all’area sociosanitaria. Ora che grazie anche al nostro contributo Cremona avrà un nuovo ospedale tecnologicamente all’avanguardia, ora che vi è una forte carenza di medici per errori di programmazione, proviamo a lavorare per aprire un corso di laurea in Medicina e Chirurgia. Tenuto conto che a Cremona c’è la sede distaccata dell’Università di Brescia, con i corsi di laurea in professioni sanitarie, il contesto attuale può veramente essere favorevole a raggiungere l’obiettivo prefissato».

Un bilancio?
«Il bilancio di questi anni è estremamente positivo, pur in un contesto socio-economico e sanitario critico. Provo a sintetizzare alcuni punti. Il primo è il recupero di interi comparti e quartieri della città, alcuni già quasi interamente realizzati (San Felice, Parco Monasteri), altri per i quali sono stati vinti finanziamenti rilevanti (area zona Po, comparto Radaelli, Caserma Manfredini) e il restauro di importanti palazzi storici (cito solo Palazzo Grasselli che diventerà sede del nuovo Conservatorio) con interventi straordinari. Così come la messa in sicurezza delle scuole».

Il secondo?
«La realizzazione di un nuovo modello di mobilità sostenibile: in tutte le classifiche Cremona è ai primissimi posti per il rapporto piste ciclabili/superficie e per le isole pedonali; abbiamo iniziato a dotare la città di centraline di ricarica elettrica per favorire la rivoluzione dell’auto elettrica».

Poi?
«Sono significativi i dati in crescita sulla capacità attrattiva turistica della città e i dati in crescita della fruizione dei visitatori dei musei, trainati dal Museo del Violino. Una vocazione turistica che può crescere anche in relazione all’incremento congiunturale del turismo di prossimità. Poi penso alla realizzazione di un sistema di welfare di grande livello qualitativo, dall’ampia offerta educativa e formativa per i bambini (dagli asili nido alle materne con prezzi calmierati), ai servizi di sostegno e assistenza degli anziani anche con il concorso del terzo settore».

E in questo scenario, quali sono ora le priorità del Pd?
«La priorità delle priorità è l’ambiente e l’inquinamento, considerato peraltro il contesto generale che prevede cambiamenti epocali in termini di clima, demografia, pressione migratoria, disuguaglianze sociali ed economiche. A livello locale possiamo agire con un piano di mitigazione realizzando, come si è iniziato a fare, boschi peri-urbani e incrementando la piantumazione nelle vie cittadine, nell’ambito di un complessivo piano straordinario del Verde. Sempre nell’ottica dell’attenzione ambientale, va ulteriormente valorizzato il fiume Po, incentivandone la frequentazione e il turismo, agevolando la realizzazione di spazi e contesti attrattivi, sia per l’attività fisica che per luoghi ricreativi, in sinergia con le realtà delle Società Canottieri che sono una tradizione straordinaria e vitale della nostra città. Un altro obiettivo è la realizzazione di una città smart, ossia dotata di infrastrutture digitali oggi indispensabili, con realizzazione di fibre ottiche a banda ultra larga, con aree wifi di libero accesso e con digitalizzazione dei servizi per i cittadini. Se nella storia siamo rimasti arretrati sulle infrastrutture classiche, non possiamo permetterci di non essere in prima fila nella rivoluzione digitale».

Tutela dell’ambiente e sviluppo possono convivere?
«Il punto centrale è sostenere un modello di sviluppo che non comporti consumo di suolo. La città in realtà ha bassi indici di edificazione e proprio per questo va salvaguardata quella caratteristica, al di là naturalmente delle aree già previste di espansione dagli strumenti urbanistici vigenti. Sarà poi volano di sviluppo e di lavoro il progetto innovativo di transizione ecologica che abbiamo chiamato Cremona 20/30: il pacchetto complessivo degli investimenti supera i 100 milioni di euro e consente di innovare profondamente l’attuale ciclo energetico ambientale di Cremona, secondo le logiche dell’economia circolare, della decarbonizzazione, della riduzione dell’inquinamento, dell’efficienza e della transizione energetica».

E il fronte del lavoro?
«Con il Covid, uno dei cambiamenti più eclatanti è certamente lo sdoganamento dello smart working e in questo Cremona può essere un contesto di vita attrattivo anche per chi lavora a Milano. Le nuove modalità lavorative possono permettere di vivere in città come la nostra, dove la qualità della vita è elevata. Per questo dicevo serve dotarsi delle migliori infrastrutture e tecnologie digitali. Senza dimenticare i collegamenti viari e ferroviari tradizionali, a partire da un servizio ad oggi di pessimo livello quale il collegamento ferroviario che va potenziato in termini strutturali, di materiale rotabile e di sicurezza. Un altro cambiamento accelerato dal Covid è la crisi del commercio tradizionale a favore dell’e-commerce. Su questo bisogna mantenere uno sforzo straordinario insieme alle associazioni di categoria per sfruttare l’unicità del centro cittadino e le sue Gallerie nel contesto generale che cambia. I dati appena forniti sul 2021 segnano un incoraggiante bilancio, favorevole nel saldo aperture/chiusure. Ma è chiaro che questa è una delle sfide centrali per la città».

Come la volete?
«Sempre più viva, più attrattiva, più verde, più smart. E ancora più bella».
(11 - continua)

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