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CORONAVIRUS: LE VACCINAZIONI

Vax Day: un anno fa le prime dosi. «E la battaglia continua»

Il 27 dicembre del 2020, scortato dalle auto della polizia, il farmaco anti Covid arrivava a Cremona. Il ricordo, le emozioni e l’appello dei sanitari che lo avevano ricevuto per primi: «Non abbiate paura»

Bibiana Sudati

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27 Dicembre 2021 - 10:19

Vax Day: un anno fa le prime dosi. «E la battaglia continua»

La vaccinazione somministrata all'infettivologo Angelo Pan

CREMONA - 27 dicembre 2020-27 dicembre 2021: è trascorso esattamente un anno dal Vax Day, il giorno in cui i primi vaccini anti-Covid raggiungevano gli ospedali italiani e venivano somministrati ai sanitari, in prima linea anche in quell’occasione, pronti a dare l’esempio indossando la nuova armatura contro il virus. A Cremona, all’Ospedale Maggiore, le dosi erano arrivate scortate dalla polizia. E proprio il suono di quelle sirene, nel silenzio dell’attesa, è il ricordo indelebile che porta con sé Rosario Canino, direttore sanitario di Asst Cremona: «Un suono molto diverso da quello al quale eravamo abituati in quei mesi, un suono di speranza – racconta – . Mi sono commosso: per la prima volta vedevo una luce in fondo al tunnel. Ma non è ancora finita: abbiamo vinto molte battaglie, non la guerra. Quella non si vince da soli, serve una Santa Alleanza, tutti devono fare la loro parte proteggendosi. Voglio che sia chiaro un concetto: se aumentano i ricoveri in Terapia intensiva siamo costretti a bloccare l’attività chirurgica e a pagare il prezzo più alto saranno tutti gli altri ammalati. Dobbiamo impegnarci tutti di più». Un messaggio rivolto a chi ancora non ha ricevuto neppure una dose, ma anche a chi è restio di fronte alla terza.

PAN: L'UNICA STRADA E' IL VACCINO

«Ancora troppe persone sono scoperte – conferma Angelo Pan, primario del reparto di Malattie infettive e primo in assoluto tra i medici cremonesi a ricevere quel giorno la dose di Pfizer – . Non è più plausibile avere paura: otto miliardi di dosi sono state somministrate: nessun altro vaccino nella storia è stato così testato e si è dimostrato essere ben tollerato. È la nostra unica strada: se non lo avessimo ora, di fronte a questa nuova variante saremmo in un condizione grave se non disperata. La Scienza ci ha regalo questa opportunità e questo è il pensiero che mi accompagna da quel giorno: ricordo la soddisfazione incredibile per la rapidità di reazione degli scienziati e il senso di protezione».

LIMA: IL VACCINO E' L'ARMA PIU' IMPORTANTE

Un privilegio: questo ha rappresentato il vaccino per il dottor Gianfranco Lima, presidente dell’Ordine dei Medici di Cremona, anche lui tra i primissimi ad essere vaccinato al Vax Day: «Già da allora si capiva che era la nostra arma più importante. Per questo mi sono sentito fortunato a riceverlo subito. In quel momento ho pensato ai mesi precedenti, al dolore e ai morti, ai colleghi che non c’erano più, agli amici perduti. Un percorso di lotta che continua: tanti hanno paura ed è nostro dovere puntare ora su una buona informazione. Questa è la missione nei prossimi mesi: fare capire, non convincere, che il vaccino è l’unica possibilità per andare avanti».

MARSELLA: LA SPERANZA E' LA CONSAPEVOLEZZA

La speranza è la sensazione vissuta anche da Enrico Marsella, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche: «Ma non avevo fatto i conti con posizioni antiscientifiche che registriamo anche fra i sanitari – sottolinea – . Quel giorno ero sereno ed entusiasta: finalmente avevamo tra le mani un’arma efficace. È ancora così, ma il nostro compito è farlo comprendere a più persone possibili. La nuova speranza passa attraverso la consapevolezza di tutti».

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