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CORONAVIRUS: LE NUOVE REGOLE

Balotta, linea dura: bene il Governo, ma anche gli stadi andrebbero chiusi

«Giusto fare lo screening nelle scuole perché l’obiettivo è di non prolungare le vacanze di Natale e di non ricorrere alla Dad»

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

27 Dicembre 2021 - 05:00

Balotta, linea dura: bene il Governo, ma anche gli stadi vanno chiusi

La dottoressa Claudia Balotta e lo stadio Zini deserto

CREMONA - «È molto rilevante che le discoteche fino al 31 gennaio siano chiuse così come lo stop ai veglioni in piazza, ma ...»
Ma, dottoressa Claudia Balotta? «Mi aspettavo anche la chiusura degli stadi che sono pericolosissimi, lo hanno già dimostrato in più di una circostanza. La gente non sta distanziata, urla. Lì il comportamento non lo controlli. Non lo controlla neanche la persona coscienziosa. Anzi, la persona coscienziosa allo stadio non ci va, come non andrebbe in discoteca un coscienzioso. Però, mentre lo stadio riguarda fasce di età diverse, la discoteca riguarda solo i giovani e lì è molto meno controllabile, perché il giovane si sente onnipotente».

Il calcio è business. «Esatto»

Il virus galoppa, le misure che ha preso il Governo lo controlleranno? «È sperabile, ma dipende dai comportamenti. Intanto, gli esiti dei contatti che si sono verificati a dicembre, shopping, cene pre-natalizie, li vedremo entro la fine di questo anno, mentre a metà gennaio vedremo gli esiti dei comportamenti di queste feste. Bene il Governo che ha messo dei limiti».

Tutto dipende dai nostri comportamenti. «Alcune misure riguardano i comportamenti, altre sono decisioni del Governo. E tra queste, ritengo rilevante il fatto che si sia deciso il tracciamento per la scuola. Sono stati stanziati 9 milioni di euro e sono stati coinvolti gli ambulatori dei militari per fare lo screening nelle scuole, perché l’obiettivo è di non prolungare le vacanze di Natale e di non ricorrere alla Dad».

Torniamo ai comportamenti. Sembra che non si possa rinunciare ad aperitivi e cene. «La salute nostra, come quella degli altri, dipende dai comportamenti individuali. Un rimprovero lo possiamo fare?»

Lo faccia? «E’ disdicevole che questo non si sia ancor assunto a livello personale di ciascuno».

Meglio ribadire che le due dosi di vaccino non bastano. «Non bastano né per la variante Delta, anche se in una buona percentuale di casi (il 70 %) proteggono, né per la variante Omicron, perché la protezione delle due dosi scende al di sotto del 50%».

È fondamentale la terza dose? «Sì. Le stime più reali ci dicono che con la Delta copre al 90%, con la Omicron al 70 %, ma il resto delle percentuali che avanzano ce le devono mettere i comportamenti».

Dobbiamo aspettarci altre imminenti restrizioni? «Secondo me, fino ai primi di gennaio il Governo non prenderà nessuna decisione. Nella misura in cui schizzassimo a 100 mila casi, per forza dovranno decidere qualcosa di diverso. In effetti, in più punti di queste nuove norme viene ribadito che, comunque, verrà rivalutata la situazione in base alla curva epidemiologica».

Come la vede? «Non bene, questo è sicuro».

Ci arriveremo a quella quota? «Secondo me, sì. Il problema è che non diventi più alta ancora e che la Omicron continui a dimostrare di non dare quadri clinici gravi, se non, ovviamente, negli anziani e nei fragili. In quel caso, purtroppo, i decessi riguardano i vaccinati anche con la tripla dose».

Quale messaggio lancia? «Che a gennaio la situazione sarà dettata dai nostri comportamenti attuali. Comunque, la possibilità di muoverci ce l’abbiamo, la situazione è molto diversa rispetto a quella dell’anno scorso, perché abbiamo più vaccini, abbiamo imparato alcune cose, però la battaglia non è chiusa, non è per niente vinta».

A chi dice che non sia un vaccino, cosa replica? «È un vaccino che, purtroppo, fa i conti con un virus che sviluppa una immunità di molto breve durata : 4-6 mesi nella migliore delle ipotesi. Speriamo di poter fare richiami sulla base delle nuove sequenze dei virus, cioè delle varianti».

Il virus fa il suo mestiere: muta. «Soprattutto se non ci vacciniamo noi e se non promuoviamo il fatto che tutto il mondo venga vaccinato, perché le varianti si generano là dove il livello vaccinale è molto basso».

Vogliamo rassicurare i genitori dei bambini? «Oggi ho portato a vaccinarsi il mio nipotino di 8 anni. Dopo 7 tamponi, ha detto: ‘Basta, fatemi il vaccino’».

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