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Manina schiacciata all'asilo, i pm chiedono l'archiviazione per Bonaldi

I sostituti procuratori Vitina Pinto e Davide Rocco hanno chiesto al gip di archiviare il caso

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

09 Dicembre 2021 - 15:46

Manina schiacciata all'asilo, i pm chiedono l'archiviazione per Bonaldi

CREMA - Per evitare contagi da Covid-19, un anno fa all’asilo comunale di via Dante, fu deciso di separare i bambini ‘in bolle’. Venne utilizzata anche la veranda. Ed è qui che la mattina del 16 ottobre, un piccolo di 1 anno "repentinamente ed in maniera imprevedibile" si schiacciò la manina nella porta tagliafuoco, da cui derivò la sub amputazione alla falange ungueale del dito medio sinistro. Ma per il grave infortunio non hanno colpa la sindaca Stefania Bonaldi, l’educatrice Silvia Franco, Marina Morelli, della Aurora Domus, la cooperativa che gestiva l’attività e l’organizzazione dell’asilo, e Paolo Margutti, all’epoca dirigente dell’area tecnica del Comune. I sostituti procuratori Vitina Pinto e Davide Rocco hanno chiesto al gip di archiviare il caso.

CASO GIUDIAZIARO E POLITICO

Un caso giudiziario. Ma anche politico, fatto esplodere dalla stessa sindaca Bonaldi sulle "responsabilità sproporzionate" dei primi cittadini, incassando, da Nord a Sud, la solidarietà dei colleghi. Sul fronte giudiziario, nell’interrogatorio reso in procura il 18 giugno scorso e riversato nelle otto pagine di motivazione della richiesta di archiviazione, la sindaca spiegò che "l’esigenza di suddividere i bambini in ‘bolle’ fu portata a conoscenza dell’Amministrazione comunale in quanto si tratta di materia connessa alla gestione della pandemia" e che "il verbale di informativa della Giunta comunale era privo di valenza autorizzativa". Insomma, la Giunta prese atto della nuova sistemazione dei piccoli. Soprattutto, la sindaca spiegò di non essere mai stata a conoscenza dell’esistenza della porta tagliafuoco nella veranda.

L'ORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI

Osservano i pm: "Da un lato, e sotto il profilo soggettivo, la posizione di garanzia esistente in capo al sindaco non pare potersi estendere sino alla protezione dei bambini affidati all’asilo nido di via Dante, peraltro gestita in autonomia dalla cooperativa Domus Aurea, unicamente in forza della sola circostanza che il Comune di Crema fosse locatario dell’immobile; dall’altro, in ordine all’elemento soggettivo, la Bonaldi non era a conoscenza – né tantomeno era tenuta ad esserlo – né della concreta organizzazione degli spazi a seguito della suddivisione ‘in bolle’ né della presenza di una porta tagliafuoco nel locale utilizzato per l’esercizio dell’attività educativa. Queste ultime considerazioni devono, peraltro, essere valutate anche alla luce della circostanza che tutti i locali dell’immobile adibito ad asilo nido, compreso il locale ‘veranda’ avevano ottenuto l’autorizzazione all’esercizio dell’attività educativa nel 2001".

In relazione alla posizione dell’educatrice, i pm spiegano che quella mattina, la maestra era occupata ad accudire gli altri sette bambini. E che l’azione del piccolo fu "rapida ed imprevedibile, svoltasi nell’arco di brevissimi momenti". Alla maestra "era preclusa, in quel momento, la possibilità di monitorare continuamente ed esclusivamente solo quel bambino".

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