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CREMONA. IL DELITTO DEL CAMBONINO

Uccisa dal figlio, perizia psichiatrica per Younes El Yassire

Il 35enne, lo scorso 23 settembre, ha accoltellato la madre, Fatna Moukhrif di 54 anni

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

05 Novembre 2021 - 19:57

Uccisa dal figlio, perizia psichiatrica per Younes El Yassire

Younes El Yassire e Fatna Moukhrif

CREMONA - Dal carcere di Pavia dove è stato trasferito, continua a non ricordare, la sua mente è confusa. Il gip, Pierpaolo Beluzzi, ha disposto la perizia psichiatrica per Younes El Yassire, 35 anni, il figlio che il 23 settembre scorso, ha ucciso sua madre Fatna Moukhrif, 54 anni, nella casa al terzo piano del palazzone in via Panfilo Nuvolone, 4, al Cambonino. Intorno a mezzogiorno, Younes come una furia si era avventato su sua madre, l’aveva gonfiata di botte, colpita più volte con due coltelli da cucina. Le aveva tagliato la gola. Poi, la fuga finita alle 8 e 30 di sera tra le via Mantova e dell’Annona, nei presso dello stadio, individuato da una pattuglia della Volante, arrestato dalla Squadra Mobile.

I PERITI. Lunedì prossimo, il gip Beluzzi affiderà incarico e quesito ai suoi periti: gli psichiatri bresciani Giacomo Filippini e Sergio Monchieri. Lo stesso difensore, Santo Maugeri, aveva chiesto la perizia psichiatrica. E del medesimo avviso era la Procura.

LA FUGA. In Italia dal 2001, Younes era in cura al Centro psicosociale di Cremona. Un paziente con «segnalate manie di persecuzione», nel 2018 caduto in depressione quando la moglie lo lasciò, tornò in Marocco con il loro figlio, e si separò. Da un mese aveva deciso di non curarsi più. Eppure, «lucido» dopo l’efferato delitto di sua madre. Younes si era lavato e cambiato d’abiti. Aveva spento il telefonino per non farsi rintracciare, era scappato con mille euro in tasca, il permesso di soggiorno, la carta di identità, il carica-batterie.


In Questura, la notte del 23 settembre, in stato di fermo e interrogato dal pm Milda Milli, Younes si era avvalso della facoltà di non rispondere, ma aveva farfugliato qualcosa sulla magia. Diceva di essere «posseduto». E per spiegare i suo «non ricordo», aveva tirato in ballo la magia anche nell’interrogatorio di garanzia in carcere, davanti al gip Beluzzi. «Le sue dimenticanze — aveva scritto il gip nell’ordinanza — erano riferibili a ‘magia che sarebbe stata a lui rivolta dalla moglie».

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