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OMICIDIO AL CAMBONINO

Cremona, sangue in famiglia: l'analisi dello psichiatra Paolo Crepet

Lo psichiatra, sociologo e saggista: «Figli che uccidono perché sono dei falliti assetati di denaro»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

28 Settembre 2021 - 10:12

Cremona, sangue in famiglia: l'analisi dello psichiatra Paolo Crepet

Paolo Crepet, Younes El Yassire e la mamma Fatna, uccisa a coltellate

CREMONA - Professor Paolo Crepet, figli che uccidono i genitori per soldi. A Cremona Younes El Yassire ha accoltellato sua madre Fatna. A Brescia sono finiti in carcere Silvia e Paola Zani, figlie di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di Temù, e Mirto Milani, il fidanzato di una delle due. Pietro Maso a Verona nel 1991, Benno Neumair a Bolzano, gennaio scorso. Potrei continuare. «Che ci sia un colossale problema educativo, è l’acqua bagnata».

Nel 1998, con Giancarlo De Cataldo lei scrisse I giorni dell’Ira, libro che narra la storia atroce di quattro matricidi.
«Sto scrivendo un nuovo libro che sarà un po’ la summa delle cose che ho scritto in questi anni. Mi sembra doveroso dover fare il punto, dopo tanti anni in cui i problemi non sono molto cambiati».

Peggiorati, semmai.
«Peggiorati, perché abbiamo allentato sempre di più le maglie dell’educazione. Abbiamo da un lato una cultura che premia sempre il denaro, in ogni secondo, in ogni trasmissione, in ogni pubblicità, in ogni social. Si può trovare qualsiasi infamia su qualsiasi argomento, ma sul denaro c’è una sorta di accordo transgenerazionale. E questo è un problema».

Da dove cominciamo?
«Io ho fatto una provocazione».

Quale?
«Io sono contro l’eredità. Dobbiamo ripensare fortemente all’eredità in senso anglosassone, non in senso extraterrestre».

Dovremmo tutti essere San Francesco d’Assisi?
«Non mi sto riferendo a San Francesco d’Assisi, che non era male in quanto rifiutò l’eredità, pur avendo un progetto nella capoccia».

Il punto è ‘il progetto nella capoccia’.
«Il problema è che vanno bene i soldi, se c’è un progetto di vita. I soldi senza un progetto di vita, sono l’aceto sulle ferite, sono il peggio del peggio che possiamo avere».

Non è che tutti i figli ammazzino per i soldi.
«Ma certo e ci mancherebbe! Ma quanti muoiono moralmente per questo problema? Il caso di Brescia è metaforico Da Cogne, da Novi Ligure, da Verona mi sono sempre sforzato. Non mi interessa il punto di vista criminologico. Detesto la materia. Mi interessa la metafora che c’è dietro».

Il caso di Brescia, diceva...
«Mi interessano queste due ragazze fallite con dietro questo fidanzato fallito che in tre non hanno un progetto se non quello di uccidere chi ha il denaro. ‘Facciamo la rapina del secolo’. Almeno i rapinatori di banca erano più romantici e professionisti».

Non è facile rapinare una banca.
«Io e lei non ci riusciremmo. Qui, invece, c’è il nulla. Qui c’è il ‘prendi i soldi e scappa’».

Una vecchia battuta da bar. «Alcuni lustri fa ci ridevamo sopra, era una gag. Adesso, è diventata la cronaca delle nostre tradizioni culturali».

C’è una idea di possesso.
«Di possesso frustrato. Il possesso dei denari piuttosto che di una donna, perché anche quello è possesso. ‘Tu mi appartieni».

E, dunque, tu non hai libertà.
«Dei ragazzi che dicono: ‘Tu, cara signora, vedova, non sei libera di fare le passeggiate, fai la bella vita a Temù, Temù, non Cortina, non puoi perché, ecco il possesso frustrato, io so bene che per mia mancanza, per mie carenze, incapacità, non riuscirò mai a mettere da parte quello che hai fatto tu».

Una generazione... «Che già all’alba del grande giorno della vita ha abbassato la bandiera, perché sai già che non puoi fare niente».

O non vuoi fare niente.
«Sì. E qui entra di mezzo la politica. Non c’è solo di mezzo una mala educazione. Non è che i parlamentari, i senatori non sono genitori. La politica dovrebbe insegnare ai ragazzi che il lavoro è lavoro».

E, invece, c’è il reddito di cittadinanza.
«Appunto. E cosa deve capire un ragazzo? Adesso Draghi si sta arrabattando per trasformare questa catastrofe pensata da non so quale genio, in reddito medio. Noi abbiamo avallato un’educazione che si identifica nel denaro subito, a fronte di niente. Il denaro è un dovere che lo Stato, la mamma, la nonna, la zia Clotilde ci devono dare, perché sto giro è così. E le famiglie diventano delle Spa, nei cui consigli di amministrazione siedono due nullafacenti. Questo è il problema. E quale aziende oggi potrebbe supportare due giovani facenti il nulla, aspettando il gettone di presenza?».

Il ‘grillo parlante’ può dirle: ‘Sono sempre successe’.
«È una aggravante. Perché ognuno di noi sta meglio di 30 anni fa. Stiamo meglio in cosa? Che possiamo andare a mangiarci il pesce? Il meglio è compraci le scarpe su Internet? Va bene, ce le compriamo. Se questo è un privilegio e lo è, allora è un privilegio che si deve estendere anche ai sentimenti. Non può essere che siamo meglio materialmente parlando e identici al Medioevo dal punto di vista del nostro mondo emotivo, affettivo. Essere milionari e cavernicoli dal punto di vista sentimentale è un disastro, il peggio del peggio».

La pandemia ha influito?
«Certamente c’è una modificazione post pandemia».

‘Ne usciremo migliori’, lo slogan di un anno fa.
«Allora sembrava così, adesso sembra una presa per i fondelli. C’è un’aggressività».

Quanto ad aggressività, anche la politica ha le sue colpe.
«Io non faccio politica. Lo smanettatore ufficiale della Lega...».

Intende la «bestia» Luca Morisi, guru della comunicazione di Matteo Salvini che ha detto addio alla gestione del social della Lega.
«Sì, la ‘bestia’, poverino, è stato vittima della bestia, nel senso che questo è il caso di specie, da manuale, di che cosa è oggi quando trasformi i social in una professione 24 ore su 24: è la tua cocaina. Non ne esci. Che prendano appunti tutti quei politici, non solo Salvini, che hanno trasformato la politica in una lotta sui social. Questa fa parte dell’aggressione quotidiana. Io credo che sia arrivato il momento di dire: ‘Vogliamo abbassare i toni?’».

Eravamo partiti dai figli che uccidono per soldi i genitori. Tutto si cuce?
«Tutto si cuce, a voler vedere il filo».

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