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CREMONA. STALKING

Nipote minaccia zia invalida per i soldi: la 38enne imputata per atti persecutori

La denuncia di una 66enne: «Io vivo sola e avevo persino paura di tornare a casa». Ma la notifica va a vuoto. Udienza preliminare rinviata

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

30 Settembre 2021 - 06:15

Nipote minaccia zia invalida per i soldi: la 38enne imputata per atti persecutori

CREMONA - Pur di non tornare a casa, avrebbe vagabondato per la città o dormito su una panchina, terrorizzata dalla nipote che bussava alla sua porta e che ha cercato di sfondarla, minacciando di picchiarla. Tutto per i soldi. È andata avanti cosi dieci giorni finché la zia, 66 anni, invalida e con l’amministratore di sostegno, ha denunciato per stalking la nipote 38enne. Ma lei, imputata di atti persecutori, ieri non si è presentata in Tribunale. È andata a vuoto la notifica sul procedimento dal gup. Udienza rinviata al 17 novembre prossimo.

I fatti risalgono al maggio del 2020. La storia è riassunta nelle due pagine di querela presentata in Procura contro la nipote dalla zia, una donna che vive sola in una casa dell’Aler. Grazie alla pensione di invalidità e all’assegno di accompagnamento, ha un reddito che le permette di condurre «una vita libera e dignitosa»

La mia vita scorreva serenamente fino a pochi giorni fa. Da dieci giorni la mia serenità è cessata

Soffre di oligofrenia grave, è in cura al Centro psicosociale, da circa vent’anni ogni giorno va in un centro diurno. Segue le prescrizioni di medici, assistenti sanitari ed educatori senza problemi. Nel 2019, la zia fa domanda in Tribunale per avere un amministratore di sostegno. «Perché — lo spiega nella querela — c’è stato un periodo in cui spendevo troppo, soprattutto in abbigliamento». A fine mese, rischiava di non avere i soldi per pagare affitto e bollette.

Il Tribunale nomina amministratore di sostegno Marialuisa D’Ambrosio, l’avvocato che cura gli interessi della donna, ma sarà anche il suo punto di riferimento, un angelo custode. Perché la signora ha sì tre fratelli, ma uno è ricoverato in una Rsa, gli altri vivono fuori Cremona e di loro non ha più notizie da anni.

«La mia vita scorreva serenamente fino a pochi giorni fa. Da dieci giorni la mia serenità è cessata». A sconquassarle l’esistenza, è la nipote paterna che «quasi sempre alla stessa ora, viene a bussare con insistenza alla mia porta, minacciandomi e insultandomi. Vuole da me i soldi che io, anche volendo, non potrei mai darle, perché in casa ormai non ho nulla».

La zia vive «nell’ansia e nella preoccupazione che mi rompa la serratura o addirittura la porta e che mi faccia del male». Più volte, sotto casa arrivano le Forze dell’Ordine. Le chiama la zia. «Ma appena gli agenti vanno via, mia nipote torna più cattiva di prima, cerca di sfondarmi la porta e minaccia di picchiarmi se non le do i soldi». Nel palazzo tutti sentono le grida di aiuto della zia, i suoi pianti, «ma nessuno interviene».

Il 13 maggio, mercoledì, verso le 17, «temendo che mia nipote mi avrebbe visto tornare a casa, perché mi spia stando seduta sulla panchina del giardino di fronte, mi sono a lungo trattenuta in centro. Avrei voluto dormire in strada piuttosto che tornare a vivere quell’incubo che si ripete ogni sera». Ma quel mercoledì fa freddo. La zia chiama il suo angelo custode, l’avvocato D’Ambrosio, che in auto l’accompagna a casa, «dopo aver avvisato, ancora una volta, la Polizia».

A maggio del 2020 «c’è il blocco sanitario». Al centro, la zia va tre giorni su cinque. «Per paura di trovarmi sola a fronteggiare mia nipote, mi tocca stare in giro a vagabondare. Vorrei andare via da quella casa e far perdere le mie tracce a mia nipote, perché io non ce la faccio più. La mia stabilità nervosa ed emotiva è fortemente a rischio». La zia è rimasta in quella casa. La nipote non si è più vista. 

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