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ESPLOSIONE DI VIOLENZA

Delitto di via Panfilo Nuvolone, Younes El Yassire rimane in carcere

L'omicida, difeso dall’avvocato Santo Maugeri, nel faccia a faccia con il gip ha tirato fuori «la magia» per dare una spiegazione ai suoi «non ricordo»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

25 Settembre 2021 - 13:27

Delitto del Cambonino, Younes El Yassire rimane in carcere

Younes El Yassire e la palazzina dove si è consumato l'omicidio

CREMONA - Potrebbe uccidere ancora, potrebbe fuggire. Resta in carcere Younes El Yassire, il figlio che come una furia si è avventato su sua madre Fatna, l’ha gonfiata di botte, l’ha colpita più volte almeno con due coltelli da cucina. Ha cercato di difendersi, mamma Fatna. Il figlio l’ha uccisa, tagliandole la gola. Tipo pericoloso, Younes, 35 anni da compiere il 2 ottobre prossimo, in Italia dal 2001, paziente in cura presso il Centro psicosociale di Cremona, paziente con «segnalate manie di persecuzione», ma «lucido» dopo l’efferato delitto consumato nell’appartamento al quinto piano del palazzo in via Panfilo Nuvolone, civico 4, al Cambonino. Lucido, Younes, perché si è lavato, si è cambiato d’abiti, ha spento il telefonino per non farsi rintracciare, è scappato con mille euro in tasca, il permesso di soggiorno, la carta di identità, il carica-batterie. Se lasciato libero, potrebbe fuggire ancora, magari all’estero, in Marocco, il suo paese d’origine.

"L’efferatezza del delitto commesso è indicativa di una eccezionale pericolosità sociale». Ne consegue «un rilevante, concreto,

L’efferatezza del delitto commesso è indicativa di una eccezionale pericolosità sociale

attuale pericolo che l’indagato, se lasciato in libertà, possa commettere altri fatti penalmente rilevanti, con grave pericolo per l’incolumità delle persone, tenuto conto che il movente sembra essere – anche - riconducibile a richieste di denaro non soddisfatte e quindi esercitabile anche verso persone estranee al nucleo familiare". Lo scrive il gip, Pierpaolo Beluzzi, nelle sei pagine di provvedimento emesso al termine dell’interrogatorio di garanzia, ieri in carcere, sposando le argomentazioni e accogliendo la richiesta del pm Milda Milli, che ha coordinato l’indagine della Squadra Mobile diretta da Marco Masia. Ed è in carcere, nel faccia a faccia con il gip, che Younes, difeso dall’avvocato Santo Maugeri, ha tirato fuori «la magia» per dare una spiegazione ai suoi «non ricordo». Si è ricordato solo di essere uscito intorno alle dieci del mattino per pigliarsi un caffè al bar. «Le sue dimenticanze - annota il gip - erano riferibili a ‘magia' che sarebbe stata a lui rivolta dalla moglie». La moglie che nel 2018 lo aveva lasciato. Era scappata in Marocco con il loro figlio di 4 anni. Lei aveva chiesto la separazione. Da allora, Younes è caduto in depressione. Alle 20.30 di giovedì, quando la Volante lo ha fermato in via Mantova, all’angolo di via dell’Annona, in zona stadio, Younes aveva la faccia e il corpo pieno di graffi, escoriazioni e ferite. Le nocche delle sue mani erano gonfie, «segno di una recente, violenta lite e colluttazione con la sua povera madre», aveva affermato il capo della Squadra Mobile Masia. Younes, invece, quelle escoriazioni e il gonfiore alle mani non le ha sapute spiegare «se non con l’effetto della magia a cui era stato sottoposto», scrive il gip. Quando giovedì sera, al termine di una caccia all’uomo cominciata alle 13 e finita alle 20,30, i poliziotti della Volante lo hanno rintracciato e portato in Questura, Younes continuava a dire di essere «posseduto».

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