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«Il nuovo pozzo mette a rischio la falda»

Timori degli agricoltori per l’opera, il cui avvio è stato autorizzato dalla Provincia di Bergamo

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

14 Febbraio 2026 - 17:58

«Il nuovo pozzo mette a rischio la falda»

CAPRALBA - Un pozzo spuntato dal nulla, nel cuore della campagna di Capralba, sta agitando il mondo agricolo della Gera d’Adda.

Attorno all’opera – ormai quasi ultimata – si addensano interrogativi pesanti: il rischio di un progressivo abbassamento della falda freatica e, di riflesso, la possibile compromissione dell’ecosistema dei fontanili che alimentano il reticolo irriguo della zona.

A sollevare il caso sono stati gli agricoltori di Capralba, Farinate, Quintano, Pieranica e Torlino Vimercati, che hanno messo in discussione la regolarità dell’iter autorizzativo avviato dalla Provincia di Bergamo, competente perché la falda sconfina nel territorio bergamasco. La loro mobilitazione ha prodotto un primo risultato: lo stop alla messa in funzione del pozzo.

A realizzarlo è stato il Consorzio irriguo rogge Badalasca, Benzona e Gradella, un ente che gestisce risorse idriche a fini irrigui. Lo scavo, secondo i verbali provinciali, potrebbe arrivare a prelevare fino a 150 litri al secondo, con un raggio di influenza stimato in 105 metri.

Nelle scorse ore si sono riuniti geologi, agronomi e tecnici: i timori restano diffusi. Anche il Dunas, il consorzio che gestisce la roggia Misana, ha chiesto l’immediata sospensione dei lavori e un sopralluogo urgente per verificare eventuali interferenze con il sistema irriguo esistente. La Misana, inserita in una concessione di grande derivazione da fontanili tra Capralba, Palazzo Pignano e Misano Gera d’Adda, serve circa 550 ettari solo sul versante cremonese. Il nuovo pozzo, a circa 60 metri dalla roggia, ricadrebbe — secondo il Dunas — nel suo raggio di influenza; in zona, inoltre, esiste già un altro pozzo, a circa 840 metri.

«Non sapeva niente nessuno, né noi agricoltori né i Comuni coinvolti», denunciano dal territorio. La pratica sarebbe partita nel 2023, poi il silenzio. «Non è solo una questione agricola — aggiungono — ma di tutela ambientale: la nostra natura è un fiore all’occhiello».

Per ora il pozzo resta fermo. Ma la partita non è ancora chiusa.

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