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11 SETTEMBRE: VENT'ANNI DOPO

Ore 8,45: attacco al mondo. Crollano le Torri Gemelle

Aerei contro il World Trade Center a New York e il Pentagono a Washington: l’Occidente in preda al terrore

Mauro Cabrini

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mcabrini@laprovinciacr.it

11 Settembre 2021 - 13:38

Ore 8,45: attacco al mondo. Crollano le Torri Gemelle

CREMONA - Le ultime due vittime sono state identificate pochi giorni fa: è stato l’ufficio del medico legale di New York ad annunciare l’avvenuto riconoscimento di Dorothy Morgan, impiegata assicurativa della città di Hempstead, e di un giovane i cui familiari hanno chiesto di mantenere il riserbo sull’identità. Due cartellini nuovi da piazzare in archivio: 1.646 e 1.647, agli atti. Due di 2.996. Altre croci piantate nel cuore del mondo. E una bandiera americana da stendere di nuovo. Vent’anni dopo.
È il giorno della memoria, oggi. Con l’orario del silenzio già fissato: 8,45 ora americana, 14,45 ora italiana. Lancette che si muovono lente accompagnando il primo volo: è l’AA11, quello dell’aereo che si schianta contro la North Tower del World Trade Center a New York, tra il 93º e il 99º piano, a 790 chilometri all’ora.


Le 9,05, quando il terrore scende ancora dal cielo squarciando il meraviglioso azzurro primavera di New York: il volo è quello della United Airlines 175 e si schianta sulla Torre Sud, tra il 77º e l’85º piano, a 870 chilometri l’ora. L’impatto, stavolta, è in diretta tv. E spaventa l’Occidente mostrando l’America sotto attacco.
Non è finita, però: alle 9,45, mentre l’allora Presidente, George W. Bush, continua ad ascoltare gli alunni della scuola che stava visitando facendo finta di nulla e ignorando le richieste dei servizi segreti di abbandonare immediatamente l’edificio, il volo American Airlines 77, dirottato come gli altri due e partito dal Dulles International Airport di Washington con destinazione Los Angeles, si schianta contro il Pentagono. Il disegno del terrore si compie. Così.


Si specchierà in due decenni di guerra sporca, combattuta contro un nemico sempre meno invisibile eppure rimasto ugualmente insidioso nel suo successivo cambiare forma, volto e vestiti. E continua a far paura oggi, nel timore rinnovato che Al-Qaida, o quel che resta dell’organizzazione allora impersonata dalla barba lunga e dal volto scavato di Osama Bin Laden, possa tornare a colpire per dimostrare di non essere stata davvero debellata. Decisa a dare un segnale forte nelle ore della ricorrenza e dopo la fine della guerra americana più lunga, quella in Afghanistan. Sarebbe un colpo fatale per Joe Biden.
E l’allerta, non a caso, è altissima: «Al-Qaida resta attiva», avvisa l’intelligence statunitense, ricordando che il network terrorista nella penisola arabica potrebbe riorganizzarsi dopo la presa del potere dei talebani, complici dei suoi militanti fra le caverne di Tora Bora. E se si aggiunge lo spettro dello Stato Islamico e delle sue filiali, come l’Isis-k che ha rivendicato il recente attentato di Kabul nel quale sono morti 13 soldati americani e circa 200 civili afghani, ecco che si intuisce quanto i vent’anni della memoria siano, anche, i vent’anni di un nuovo rischio. Non di un rischio nuovo. Riconoscibile ancora. Perchè in fondo lo abbiamo in casa. «Possiamo definire l’11 settembre un cigno nero — ha non a caso riflettuto il filosofo Mauro Ceruti —. Le Torri Gemelle sono il frutto di kamikaze al cento per cento fondamentalisti e al cento per cento figli della tecnologia occidentale».


La conseguenza l’ha spiegata bene Franco Gabrielli, sottosegretario con delega all’Intelligence e alla Sicurezza, già capo della Polizia e della Protezione civile: «Dovremo abituarci a interpretare il terrorismo internazionale come un rumore di fondo — ha analizzato lo scenario partendo dal 2001 per arrivare all’attualità afghana —. E per molto tempo avremo a che fare con questo rumore». Cominciato a New York. Sordo nella polvere. Alle 8,45 di vent’anni fa.

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