Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

5 Gennaio

Lettere al Direttore

Email:

gbonali@laprovinciacr.it

07 Gennaio 2018 - 04:00

Guerra dei pulsanti nucleari
Guardate questo bimbo di Nagasaki

Signor direttore
(...) tra le tantissime immagini tramandate dalla storia, ultimamente ce n’è una che sta girando sui social network, raccapricciante, ripugnate ma che al tempo stesso induce tenerezza, senso di amore, di dovere, quella che sta suscitato maggiore scalpore, sicuramente quella del bambino di Nagasaki che porta in spalla il fratellino piccolo. L’hai veduta?
Se la osservi non senza distacco, hai l’impressione, ad un primo impatto, di una scena tenera immortalata dall’obbiettivo di un fotografo di guerra, un fratello maggiore (il bambino ha solo 10 anni) che trasporta uno sfinito fratellino in spalla che dorme appoggiato a lui. La verità di quella foto è ben diversa, il piccolo era morto ed il fratello lo trasportava in attesa di poterlo cremare. Silenzio disarmante! Un bambino rimasto orfano cammina tra le macerie ed è lui che si occupa del funerale del fratello più piccolo.
Una tragedia senza uguali, una realtà che si stravolge davanti ad occhi increduli. Pulvere eris et pulverem reverteris.
Notizia di oggi, di ieri, di sempre. E’ gara di pulsanti nucleari fra Donald Trump e Kim Jong-un.
Giorgino Carnevali
(Cremona)


Diteci chi l’ha deciso
Pensioni pagate un giorno in ritardo
Signor direttore,
recatomi in posta per svolgere alcune operazioni mi sono trovato a dover leggere un avviso a firma Poste Italiane che recita: nel mese di gennaio le pensioni saranno in pagamento a decorrere dal giorno 03. Mi chiedo, visto che di norma quando il primo giorno del mese è festivo, come in questo caso 1° gennaio, il pagamento avviene il giorno successivo, quindi sarebbe dovuto avvenire il 2 gennaio, ci ritroviamo invece il pagamento posticipato di un altro giorno, 3 gennaio. Chi decide queste date? Una legge? Un regolamento? Il direttore dell’Inps? O chi altro? Non è possibile far pagare sempre alla povera gente con queste insulse decisioni. Quanti pensionati, che godono della rendita minima, sono spasmodicamente nell’attesa del 1° giorno del mese per incassare la misera pensione e far fronte ai propri impegni si vedono defraudati di un proprio diritto? Personalmente sono dell’idea che in casi come quello sopraccitato il pagamento dovrebbe essere anticipato il giorno precedente e non a quello successivo. Quindi desidero sapere chi è l’autore di simili decisioni?
Mario Giuriati
(Crema)


Gli 85 anni dell’avis
Grazie ai donatori e ai volontari
Signor direttore,
tanti auguri all’Avis comunale!
Quest’anno compirai 85 anni, potresti sembrar vecchiolina ma godi di ottima salute grazie ai tuoi circa 6.000 donatori volontari - e sottolineiamo volontari - in quanto il sangue viene donato nell’assoluto anonimato. E’ a tutti questi volontari che noi del direttivo ci rivolgiamo con grande riconoscenza perché grazie al loro nobile e disinteressato gesto tante persone sofferenti riescono ad essere curate e star meglio. Da parte nostra garantiremo l’impegno necessario affinché questo importante patrimonio per l’intera città venga sempre più apprezzato e valorizzato. Quest’anno, proprio per festeggiare con la cittadinanza l’85° di fondazione, abbiamo già programmato una serie di iniziative per le quali sono già stati ottenuti il Patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona insieme ad altri Enti e Aziende del territorio (il calendario delle manifestazioni verrà reso pubblico in seguito alla conferenza stampa che si terrà a fine gennaio). Nel ringraziare di cuore tutti i nostri donatori e i nostri volontari, rivolgiamo loro e ai concittadini i migliori auguri di buona salute e di un sereno 2018.
Il direttivo Avis comunale di Cremona


I fascisti ‘copiarono’
I primi col manganello furono i socialisti
Egregio direttore,
gradirei sapere dal prof. Gianfranco Mortoni di Mantova le motivazioni che lo hanno ispirato a trasmettere, il 3.1.2108, l’augurio che nelle scuole «venga insegnato il fascismo». Trattando la storia italiana, dominata dal governo rappresentato da uomini del Pnf - al quale partecipava la maggior parte degli italiani - è indispensabile conoscere, almeno, la storia dello stato italiano dalla sua costituzione nel secolo XIX e, in particolare, quella del primo trentennio del secolo XX. In quegli anni, prima del Pnf erano in vita altri partiti dai quali , con la fondazione dei fasci di combattimento (23 marzo 1919 da cui il nome fascisti) si staccarono molti italiani, che continuarono la loro lotta politica facendo della loro arma abituale la violenza. La maggior parte di loro proveniva dal partito socialista i cui aderenti costituirono a Genova, nel 1892 (dove nacque l’uso del manganello) il movimento che, ufficialmente, prese il nome di Partito Socialista al loro congresso di Reggio Emilia nel 1893. I loro primi atti violenti contro le istituzioni iniziarono nel secolo XIX e, nel XX contro le leghe composte dai cattolici: leghe rosse contro leghe bianche. La violenza, cosiddetta fascista - che aumentò con la fondazione del Partito comunista italiano, costituito da ex socialisti il 21.1.1921 a Livorno, fu necessariamente usata come controbattere quella dei socialcomunisti, non solo nelle scuole. Una conferma la trasmette don Carlo Bellò nel suo libro: ‘Società e evangelizzazione nell’Italia contemporanea’. Alla pagina 216, da uno scritto inedito di un parroco della Val padana si legge «Modo esplicito adoperato dal partito fascista contro il partito socialista: non la ragione, ma botte da orbi. L’hanno preso questo sistema dai socialisti stessi».
Claudio Fedeli
(Cremona)


Vi racconto un fatto vero
Ci sono ragazzi che ci danno fiducia
Signor direttore,
non tutta la gioventù è senza princìpi. Riferisco di un fatto accaduto a Monza e riportato dal ‘Corriere’: Una ragazza passa col suo cane al guinzaglio che lascia sulla strada i suoi escrementi. Un signore la vede e cortesemente la invita a raccoglierli. «Cosa vuoi, vecchio scemo - è la sua risposta—, se vuoi, raccattali tu!». Per fortuna alla scena ha assistito un giovane che si avvicina alla signorina e, dopo averla ripresa per la risposta data al signore (80 anni) le ingiunge di raccattare le feci. «Non ho il sacchetto», risponde. «Allora usa il fazzoletto e mettile in borsetta, altrimenti chiamo un vigile» le ingiunge il ragazzo. La ragazza si affretta a fare quanto gli ha detto e senza proferire parola se ne va. Con giovani del genere, non tutto è perduto.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Addio al partigiano
Naples Ferraresi e la Primula rossa
Signor direttore,
ho letto con molto interesse la storia del partigiano Ferraresi Naples pubblicata mercoledì scorso, in occasione della sua dolorosa scomparsa. Ho voluto peraltro vedere se nel nostro archivio Anpi (ora depositato in Archivio di Stato) fosse presente qualche ulteriore informazione. Ho subito trovato la scheda che lo riguarda, compilata il 14 gennaio 1946 e firmata dallo stesso ‘Ferraresi Naples Pietro’. Mi sembra giusto darne conto come arricchimento di quanto già pubblicato. Nato a Calvatone nel 1923 Naples Ferraresi risiedeva allora a Cremona in via Massarotti 5, aveva frequentato la III Superiore e conosceva specificamente ragioneria e lingue. Aveva fatto il servizio militare nel Genio, con permanenza a Lione in Francia. La scheda riporta che egli fece parte dall’ottobre 1944 della Formazione partigiana Primula rossa operante a Cremona. Di essa si citano come referenti Caterina Sivelli, Ettore Pedrini e Giorgio Tempestini. Con questo gruppo Ferraresi ha poi partecipato al movimento insurrezionale nei giorni della Liberazione in città. Nell’archivio è presente anche la scheda riguardante il fratello Linneo, di tre anni più giovane. Anch’egli nato a Calvatone, risiedeva col fratello ed era magazziniere con patente di conduttore caldaie. Anche Linneo faceva parte di Primula rossa e cita come referente anche Danilo Morandi. Primula rossa era un gruppo composto in maggioranza da giovani e giovanissimi: nel 1945 i Ferraresi avevano uno 22 e l'altro 19 anni, Morandi era 18enne, Pedrini 17enne... Più anziana e punto di riferimento era Caterina Sivelli, insegnante di 45 anni, antifascista per due volte arrestata, in carcere già nel 1941. Primula rossa fu un piccolo gruppo spontaneo ed autonomo, non formalmente integrato nel Cln, anche se risulta che la Sivelli collaborò col Cln e con la IV Brigata Ghinaglia. Questo gruppo fu attivo dall’estate 1944, compì azione di propaganda clandestina, imboscate ed importanti sabotaggi a presidi e materiali tedeschi. Alcuni di loro subirono arresti e percosse, Morandi fu in carcere a Brescia, Gioele Maffioli fu gravemente ferito e subì l'amputazione di un braccio. Di Primula rossa hanno scritto Armando Parlato ed Ennio Serventi.
Giuseppe Azzoni
(Anpi Cremona)


Incidente sulla a 21
Cautela nell’indicare le responsabilità
Signor direttore,
scrivo relativamente all’incidente sull’A21 per chiedere cautela nelle dichiarazioni anche nel rispetto delle vittime. Corre l’obbligo in momenti come questo richiamare alla cautela fantomatici esperti di circolazione e sicurezza stradale che, non ancora ricostruita la dinamica dell’incidente, si lasciano andare a facili e improvvide dichiarazioni, individuando con certezza (la loro) i colpevoli. Solo appurata la reale dinamica degli eventi si potrà fare un’analisi seria dell’accaduto. E’ un appello sincero, in nome del doveroso rispetto nei confronti della tragica scomparsa di una intera famiglia e di un operatore morto durante la sua attività lavorativa.
Andrea Manfron
(segretario generale Fai-Conftrasporto)


Sacchetti bio a pagamento
Odiosa ‘taglia’ di questo governo
Signor direttore,
sacchetti a pagamento per la frutta, un’altra stangata per i consumatori
Ce lo chiede l’Europa? Nient’affatto. È il governo Gentiloni che attraverso un odioso diktat ha messo la ‘taglia’ sulle buste per prelevare frutta e verdura negli esercizi commerciali. Una misura che non ha contatto con la realtà, assurda perché non è nemmeno prevista dalla direttiva europea attraverso la quale si è cercato di giustificarla. Eppure, infilato in un emendamento del D.l. Mezzogiorno, l’anno è iniziato con questo ulteriore provvedimento che pone a carico dei consumatori un nuovo costo: a seconda della frequenza degli acquisti, varia su base annua dai 20 ai 50 euro (in base alle stime fatte dalle associazioni dei consumatori) a famiglia. Non posso dunque che essere contrario. Perché il rispetto dell’ambiente è un obiettivo da perseguire, ma gli effetti che un provvedimento del genere produce sono chiari solo per le tasche dei cittadini: la misura adottata ha, invece, benefici dubbi sulla salvaguardia dei mari, dell’aria che respiriamo, del territorio in cui viviamo, non è dunque ammissibile se non profondamente ingiusta.
Franco Lucente
(segretario provinciale milanese di Fratelli d’Italia, candidato consigliere all’assemblea regionale lombarda)

IL CASO
UN BENE LA RAI SENZA MONDIALI DI CALCIO SI CONCENTRI A RINVIGORIRE ‘RAI STORIA
Egregio direttore,
da qualche mese circolano commenti sulla stampa che stigmatizzano il comportamento della Rai Tv che non ha investito sufficienti risorse per accaparrarsi i diritti sulle trasmissioni dei Mondiali di calcio 2018 che si terranno in Russia.
Il risultato di questo atteggiamento rinunciatario è che le partite si potranno vedere solo attraverso le reti Mediaset (capirai che differenza!). Ora, posto che la mancata qualificazione ai Mondiali dell’Italia, così come avvenne nel lontano 1958, quando fummo eliminati dall’Irlanda del Nord, è una vera e propria tragedia sportiva per una potenza calcistica come l’Italia che vanta quattro titoli vinti, e sempre con merito, penso che la Rai abbia fatto non bene ma benissimo a risparmiare mezzi finanziari utili che potrebbero ben essere investiti in programmi di vero servizio pubblico, rispetto ad una competizione calcistica nella quale l’Italia sarà assente e nella quale non ci sono più i Maradona, i Rummenigge, gli Zidane e i talenti calcistici di una volta. Spero vivamente che la Rai voglia riqualificare con vigore un canale che raccoglie un pubblico di appassionati, come Rai Storia, nella quale Paolo Mieli (che non è un vero storico) si esibisce con la sua consueta civetteria nelle conversazioni con i vari professori di storia. La cosa più insopportabile, ora, è la leggerezza con cui Mieli manda allo sbaraglio i tre giovani laureati di turno, esponendoli talvolta a gaffes nelle quali cadono a causa della loro inesperienza.
Giovanni Andreassi
(Cremona)
Lei ha ragione, Mieli non è uno storico e condivido le sue riserve. Invece non credo che Rai Storia, che seguo spesso, necessiti di un rilancio. Anche gli altri canali tematici sono mediamente di ottima qualità perciò non farei di tutta l’erba un fascio. La Rai dovrebbe garantire un servizio di qualità e la trasmissione dei mondiali di calcio non può mancare nel palinsesto dell’emittente pubblica.

LA POLEMICA
UNO SFREGIO DISCUTERE L’OPERA DI MADOI A COSTA S. ABRAMO
Egregio direttore,
mi permetta di complimentarmi con Luca Ugaglia per la perfetta esposizione della mia opinione nell’articolo apparso settimana scorsa riguardante l’affresco coperto della chiesa di Costa S. Abramo, ed altre posizioni emerse. Ed allora chiedo spazio per completare alcune considerazioni. Innanzitutto, forse sono uno degli ultimi che può parlare, frequentai poco la chiesa di Costa, ma sono stato e sono tuttora figlio di oratorio, ed avendo vissuto l’epoca nella quale è stata realizzata l’opera di Walter Madoi, e sapendo il travaglio interiore dell’artista (morto solo l’anno dopo), personalmente considero uno sfregio, tutte le volte che la si cerca si cerca di mettere in discussione! Pochi sanno che questo era solo l’inizio di una serie di affreschi che avrebbero dovuto abbellire in maniera originale la nostra spoglia, ma rivoluzionaria chiesa, voluta dall’altrettanto originale, ma precursore dei tempi, don Ivo Azzali. Le opere erano state commissionate a Tiziano Bertacco, veneto, e Dino Decca, bresciano, artisti molto quotati in quegli anni.
Poi la malattia e la morte di don Ivo mandarono tutto a catafascio, ma questa è un’altra storia. Da che mondo è mondo non si è mai visto un presepe costruito dietro ad un altare ed innalzato sopra ad un catafalco che a me sembra una pira indiana, e se aggiungiamo anche il telo che copre l’opera, mi viene solo in mente la famosa frase di Fantozzi. Se poi aggiungiamo che secondo le parole di don Rota il tutto avrebbe avuto il beneplacito della comunità cristiana di Costa, consiglierei un bel controllo alcolemico... scherzo neh! Tornando alla genesi dell’affresco di Madoi inviterei qualcuno che avesse voglia e possibilità di fare una visita a quel famoso museo di New York ed ammirarsi il quadro ‘Donna con velo’ di tale Pablo Picasso... che sorpresa! In quanto all’altro argomento citato nell’articolo di Ugaglia, io sono fermamente convinto che la parrocchia di Costa S. Abramo non solo per i grandi preti passati tra i quali non abbiamo citato don Aporti (scuola don Mazzolari) avrebbe avuto bisogno di un parroco stabile, e non pendolare da Castelverde, sarebbe bastato che non si fosse dato troppo peso alle insistenti chiacchiere del predecessore di don Rota, che nel breve periodo di sua permanenza ha continuamente descritto la comunità di Costa come dei senza Dio incapaci di fare aggregazione, pronti solo ad idolatrare il ricordo di preti precedenti, ma che secondo me avevano ben altro spessore. Mi scusi lo sfogo ma ripeto, pur non da frequentante, spero proprio che monsignor Napolioni torni sulle sue decisioni e non lasci l’oratorio e la canonica di Costa S. Abramo desolatamente vuoti.
Beppe Franzosi
(Costa S. Abramo)

Egregio direttore, spesso i riflessi rendono una fotografia meno anonima e più pittoresca, come nel caso di questa che le invio, che rappresenta via Volturno dopo la pioggia.

Ivano Spadola
(Cremona)

COME ERAVAMO
rivivo i freddi inverni della mia infanzia
Egregio direttore,
il freddo di questi giorni mi ha fatto ricordare il freddo di un lontano passato. Vivevamo in un mondo diverso dall’attuale, il ricordare gli anni freddi della nostra infanzia, dove ci accontentavamo del poco, ci bastava per avere il sopravvento sulla miseria, portata comunque, con grande dignità e che ci ha dato l’opportunità di raccogliere grandi valori, casi stridenti con la società di oggi. Vivevamo in un mondo diverso dall’attuale. Nel ricordare le serate d’inverno ririvo emozioni quasi dimenticate. Allora le stagioni avevano altri ritmi, gli inverno erano davvero molto freddi. Fiori di ghiaccio ricamavano i vetri delle finestre, noi bambini spezzavamo i candelotti di ghiaccio che pendevano dalle grondaie, con la goccia al naso che per il freddo si cristallizzava, mentre la neve ammantava campi, boschi, case. Andavamo a letto imbacuccati, sentivamo appena, appena il leggero calore del ‘prete’ con lo scaldino di brace levato. Il frigorifero era il davanzale della finestra. Stufe e camini sempre accesi, ma attenti a risparmiare la legna. Alla sera dopo cena ci spostavamo nella stalla per trascorrere le ultime ore della giornata, scaldandoci con l’alitare delle mucche. A volte si incontrava il povero viandante che dopo avere bussato alle porte per elemosinare un pezzo di pane si addormentava sulla paglia. In un mondo così piccolissimo come una stalla, tra muri oleosi, ingannavamo il tempo socializzando con divertimenti umili, giocando a carte, raccontando storie, filastrocche, ricordando gli ammalati e i defunti. Frequentemente si recitava il santo rosario davanti all’immagine di S. Antonio sita nella piccola nicchia addobbata d’edera con la luce votiva sempre accese. Così in una stalla trascorrevamo le nostre semplici serate d’inverno con canzonette accompagnate da una ocarina o da un’armonica a bocca, con l’eco delle voci che uscivano fuori sotto un cielo di stelle, nell’aria di un gelido inverno.
Antonio Danesi
(S. Daniele Po)


Ne parlo con...

Ogni giorno si perde mezz’ora
PASSAGGIO A LIVELLO DI VIA ROSARIO SCANDALOSO

Gentilissimo direttore,
siamo un gruppo di persone che ogni giorno perdono tra i 20 e i 30 minuti (quando va di lusso) aspettando in coda al passaggio a livello (o dis-livello viste le oscene condizioni) di via Rosario, percorrendo quattro volte un transito che, di giorno, in media è chiuso ogni 4/6 minuti (compresi i treni merci).
Oggi il treno delle 14.24 partente (sottolineato partente) dalla stazione in direzione Olmeneta/Brescia è passato alle 14.40, con sbarre discese opportunamente tempo prima: faccia lei il conto dei minuti (oltre 20 per facilitare il conteggio dei lettori). E questo accade molto spesso. Ma è mai possibile?
Talvolta siamo costretti ad allungare il percorso passando per la tangenziale e in tempi di smog elevato, discorsi sulla salvaguardia dell'ambiente, sul risparmio energetico ecc. non è certo positivo.
Via Rosario negli ultimi 3/5 anni ha visto aumentare notevolmente il traffico veicolare e talvolta la coda in direzione via Brescia arriva oltre l’ex Biglia e intanto che si arriva al passaggio a livello, lo stesso riscende un’altra volta.
Cosa possiamo fare? Forse qui ci sarebbe da realizzare un sottopasso per sgravare anche via S. Bernardo? Basterebbe temporizzare le sbarre diversamente? Non lo sappiamo, per ora è solo uno sfogo amaro.
Giovanni Mazzoni
(per un gruppo di estenuati pendolari del passaggio a livello di via Rosario, Cremona)
Capisco la vostra esasperazione e giro la vostra lamentela a chi di dovere, nella certezza che vi risponderanno.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

VideoGallery