L'ANALISI
07 Febbraio 2026 - 08:48
Damiana Tentoni, Muluye Feraboli e Gianluca Pinotti
PIZZIGHETTONE - «Sei anni come li ho vissuti io sono diversi da quelli che ci si aspetterebbe per un bambino di quell’età, perché a quattro anni sono stata abbandonata e per un anno ho vissuto per le strade della capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, con altri bambini abbandonati».
Inizia così il difficile racconto di Muluye Feraboli, protagonista della serata di giovedì al centro culturale di via Garibaldi. Sala gremita per la presentazione del suo libro, ‘Scegli me’, che in copertina ha l’unica foto d’infanzia della giovane.
L’autrice ha dialogato con la responsabile della biblioteca, Damiana Tentoni, ed è stata introdotta dall’assessore Gianluca Pinotti che l’ha ringraziata a nome dell’Amministrazione comunale. Poi spazio alla sua storia: dall’abbandono in un mercato ai 12 lunghi mesi alle prese con la sopravvivenza, fino alla svolta che è arrivata grazie all’incontro con Hailù, un uomo in contatto con le suore di Malta che l’ha condotta in un orfanotrofio.
«Poi l’adozione da parte di una famiglia cremonese – ha detto emozionata – ed è in quel momento che è iniziata la mia seconda vita, in Italia».
Muluye è cresciuta a San Bassano e oggi è una giovane educatrice, impegnata anche in progetti di sostegno ai bambini etiopi. Parte del ricavato delle vendite del suo libro, infatti, andrà proprio al sostegno a distanza di minori africani, a testimonianza di un legame mai rinnegato con la terra d’origine.
Durante la serata sono stati mostrati alcuni oggetti simbolo, che fanno parte della sua storia: le caramelle, che ricordano il primo difficile contatto con il padre adottivo; i vestiti, come primo linguaggio d’amore della madre; un libro di fiabe condiviso con uno dei fratelli; una poesia di una recita e infine le candele, simbolo di luce e speranza nei momenti più bui.
Ma il libro non è solo autobiografico: affronta con delicatezza e attenzione il tema dell’adozione, descritta come un atto d’amore ma anche come un percorso complesso e faticoso, sia per i bambini sia per i genitori adottivi. ‘Scegli me’ diventa così uno strumento di riflessione e supporto per le famiglie che hanno intrapreso o che vogliono intraprendere tale percorso. Perché dietro ad un’adozione c’è anche la sfida di vivere tra due mondi, quello d’origine e quello italiano, cercando un equilibrio identitario che non escluda nessuna parte di sé.
«Un cammino fatto di domande, dolore, ma anche di consapevolezza e orgoglio». A conclusione dell’incontro è seguito il momento del firmacopie.
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