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18 aprile

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

20 Aprile 2017 - 04:05

IL CASO

'Circolo culturale al Manar' a Soresina. Vogliamo legalità e regole uguali per tutti
Signor direttore,
la Regione Lombardia nel settembre dell’anno scorso ha chiesto ai vari Comuni di comunicare l’eventuale approvazione di ‘piani per le attrezzature religiose’ e la presenza di luoghi di culto, moschee, centri islamici e scuole coraniche. Presso il Comune di Soresina, il responsabile del settore urbanistico, territorio ed edilizia privata rispondeva in data 29 settembre 2016 comunicando alla Regione Lombardia il seguente: nella via Cremona, al civico 7, si conferma l’esistenza del ‘Circolo culturale Al Manar’. Il 20 febbraio 2017 è uscita la circolare regionale n. 3 dando gli indirizzi per l’applicazione della legge regionale n. 2 del 3/2/2015 inerente la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi che testualmente recita: ‘Pertanto, laddove gli incontri e ritrovi finalizzati alla preghiera o alla professione religiosa abbiano carattere non occasionale e non saltuario, l’immobile, sede dell’associazione, sarà da considerarsi tra le attrezzature d’interesse comune per servizi religiosi’ e come tale, assoggettato alla speciale disciplina della legge regionale 12/2005. Pare a tutti chiaro che in via Cremona non si pratichi la preghiera saltuariamente ma regolarmente, sia come giorni che come orari che come festività!
La stessa circolare indica i Comuni come enti verificatori della sussistenza o meno della saltuarietà e specifica che l’installazione di ‘nuova attrezzature religiose’ in conformità con l’articolo 72 comma 2 della legge regionale 12/2005. Ora si chiede se la nostra amministrazione interverrà in tal senso (ovvero nel rispetto della legalità) o ancora una volta metterà la testa sotto la sabbia e farà disquisizioni filosofiche sul significato del termine santuario... Noi ribadiamo legalità e regole uguali per tutti! E tutti le devono rispettare. Ciò nonostante, la gente che la cittadinanza ha votato per portare Soresina avanti (...) non sa neppure che nei prossimi giorni il consiglio direttivo di Al Manar è tassativamente atteso dal notaio per stipulare la compravendita del citato capannone in quanto Snidi Mohamed (presidente di Al Manar) ha garantito di trasformarlo in moschea a tutti i costi e la domanda da porre attualmente è se esistono accordi privati presi dal citato Snidi con l’amministrazione comunale? Da far notare che la giunta Vairani ha sempre difeso il citato capannone chiamandolo Circolo nonostante la sua consapevolezza che circolo non lo è mai stato! Cosa farà il sindaco quando si troverà dinanzi ad un capannone di proprietà di Al Manar? Cosa faranno i musulmani quando se ne accorgono di aver speso i loro soldi (più di 200.000 euro) per comprare un capannone che non potrà mai beneficiare di esser qualificato come luogo di culto? Ed è perciò che chiedono al sindaco se il Comune non intende assegnare il luogo di culto nel citato capannone, meglio farlo sapere sul quotidiano La Provincia visto che Snidi Mohamed conferma il contrario. In caso contrario, il silenzio della giunta comunale sarà interpretato come conferma che il cambio di destinazione del citato capannone per uso culto è da considerarsi approvato.
Un gruppo di cittadini italiani soresinesi

La situazione appare abbastanza intricata e il Comune deve fare chiarezza.

L'INTERVENTO
Che futuro ha una Chiesa che ignora la borghesia?
Ai primi segnali del suo straordinario successo popolare, papa Francesco usava minimizzare: «hanno la ‘franceschite’... passerà». La franceschite non è passata. Nella recente visita milanese c’era un milione di fedeli alla sua messa. Numeri significativi dai quali sarebbe tuttavia improprio dedurre le condizioni spirituali di un occidente che, alla luce di altri indicatori, pare ormai entrato nell’era postcristiana. Se è vero infatti che il bisogno di Dio è tutt’altro che spento nell’uomo contemporaneo, è pur vero che i meccanismi della vita reale ci dirottano in altre direzioni e su tutt’altri valori. Fra la lingua dello spirito e quella del mondo corre ormai un problematico abisso.
Gli uomini e donne che gremiscono le piazze del papa non sono dunque il timorato e osservante gregge del passato, ma una più eterogenea e contraddittoria umanità, attratta dal singolare pontefice. Per spiegare il fenomeno si guarda alla portata ‘rivoluzionaria’ di un pontificato che, impegnato a tutto campo al fianco dei deboli e degli oppressi, pare tornare alle genuine sorgenti della carità evangelica. Spiegazione d’effetto ma la differenza col passato non sta qui. Tutti i papi dell’età moderno-contemporanea hanno in realtà sposato la causa dei poveri e degli oppressi e combattuto le radici storiche dei loro mali nei differenti modi suggeriti o imposti dalle circostanze. La presunta rivoluzione va dunque cercata in altre direzioni.
A cominciare dal ruolo dei media, che del personaggio si sono appropriati, tessendone giorno dopo giorno la suggestiva leggenda di papa della porta accanto.Immagine tanto familiare e informale da trasformarsi nel guittesco pezzo forte di ben noti comici televisivi indifferenti al confine fra sacro e profano. Siamo in tutt’altro clima rispetto a quello dei Montini o dei Ratzinger che tenevano a dieta stretta gli appetiti impropri dei media, non tanto a protezione della propria sfera personale, quanto a protezione di un’altra idea di chiesa. Una chiesa che è nel mondo ma è ‘altro’ dal mondo, depositaria e custode di una potenza carismatica le cui misteriose radici, per conservarsi nel tempo, impongono una qualche ‘distanza di rispetto’.
Azzerata invece ogni distanza con prorompente fisicità latina, Bergoglio si rivolge a noi con un alfabeto del bene e del male di semplicità inedita. Ci insegna che i popoli sono buoni, il capitalismo è cattivo, il danaro è sterco del diavolo al quale la borghesia è per antico vizio pericolosamente sensibile. Ci dice soprattutto che saremo giudicati per come ci comportiamo coi migranti e sappiamo risarcirli dei danni che, per quanto indirettamente, la nostra civiltà gli ha causato. Quel che osservatori autorevoli registrano da tempo è vero: il romano pontefice ha implicitamente e involontariamente assunto la leadership morale delle sinistre mondiali. Milioni di sopravvissuti al fallimento storico del comunismo di impianto marxista occidentale rinverdiscono antichi sogni di riscatto anticapitalista e antiborghese grazie al pauperismo di rito latino americano che sventola sul cupolone. La misura di perdono offerta al mondo è di una radicalità che non teme la collisione con le regole della giustizia umana: «per nessuno di voi - ha confessato ai carcerati milanesi - mi sentirei di dire che merita questo». Senza nulla togliere alla grandezza morale del perdono cristiano, qualche riflessione è d’obbligo.
La pressante richiesta di un ‘indulto per tutti’ pare smarrire quella distinzione fra il concetto morale di peccato e il concetto penale di reato che è cardine della nostra civiltà del diritto. In materia di peccato la chiesa è sovrana nel predicare che il pentimento maturato nel travaglio della coscienza lava agli occhi di Dio la colpa. Ma la giustizia terrena si muove su altro piano, più fattuale, e ha non solo il diritto ma il dovere verso la comunità civile di assicurare la certezza della pena. Eccola dunque la rivoluzione di Bergoglio: la drastica accelerazione impressa al distacco della Chiesa dalla dimensione storico culturale della civiltà occidentale, compresa la lunga stagione in cui il clero mobilitò le sue strutture ed energie educative per formare alla vita e alla professione la futura classe dirigente nazionale. Che il rapporto fra chiesa e borghesia sia passato di moda è un fatto. Ma negare valore, senso e concreti risultati sociali di quella lunga stagione è accecante pregiudizio ideologico. Ormai l’impegno ecclesiastico privilegia altri interlocutori. Scola, arcivescovo ambrosiano, vanta che negli oratori diocesani i ragazzi musulmani siano aiutati a praticare il proprio culto.
Quale ruolo la chiesa cattolica scelga nel mondo globale è dunque chiarissimo: fornire servizio sociale all’ospedale da campo, costruire una casa comune che, per essere accetta alle molteplici diversità etnico religiose accolte, impone crescenti mutilazioni spontanee della propria identità. S’annuncia una religione in ogni senso ‘accogliente’, con pochi spigoli dottrinali. Una religione da ‘mercato globale’ dello spirito. Può la chiesa occidentale essere protagonista unilaterale del processo, senza alcuna contropartita di reciprocità e con smisurate incognite circa la sicurezza e la tenuta della nostra convivenza sociale? Per questa domanda, in ogni senso cruciale, papa Francesco non ha una risposta.
Ada Ferrari

La politica assente
Sulle Centro Padane silenzio assordante
Gentile direttore,
devo scusarmi per la mia insistenza, ma ricordo che il giorno 11 aprile scorso il vostro quotidiano ha pubblicato una mia lettera in cui invitavo il consigliere di NCD Federico Fasani, e tutti gli altri membri del Consiglio Comunale di Cremona, a darmi delucidazioni su queste tematiche:
1) Quanto tempo deve rimanere ancora operante la società Stradivaria con tanto di Presidente, Direttore e consiglio di amministrazione (ovviamente retribuiti presumibilmente in modo sostanzioso) società che, ad onor di cronaca, gestisce il progetto e la costruzione del tratto autostradale CR-MN, per il quale non è stato posizionato nemmeno un granello di sabbia, con una discussione sull’opera che si barcamena da più di un decennio e con la prospettiva che non se ne farà nulla?
2) Cosa ne pensano i signori da me sollecitati del pesantissimo debito della società Centro Padane (240 e passa milioni di euro) presente nei bilanci approvati dal CDA di ACP negli anni 2011 e 2012 , tralasciando gli stipendi da favola percepiti dall’allora Direttore, il tutto alla faccia dei disoccupati e famiglie monoreddito attuali? (...)
Inoltre è da mesi che si parla dell’entrata come nuovo concessionario del gruppo Gavio: già doveva essere operante l’anno scorso, ma allo stato dell’opera si pronostica il suo avvento per i prossimi mesi, e intanto il tempo passa, ma del Gavio non c’è traccia. Tutto ciò mi ricorda Totò che a fronte dei continui solleciti di un suo creditore, il conte Antonio De Curtis, gli mostrava una lettera sulla quale era impresso il termine di rientro del suo debito per il giorno di ‘domani’. Constato che i signori che dovrebbero occuparsi di queste tematiche sono lesti nel dar vita ai vari teatrini della politica con polemiche su vari fronti dello scibile umano, ma su quanto denuncio da mesi e anni, nemmeno un sorriso, una parola, uno sguardo, un saluto, ossia il silenzio assoluto e mi meraviglio anche della signora e consigliera del M5S , lei contro il sistema, su ciò non ha nulla in merito? (...)
Giorgio Demicheli
(Cremona)

Non siamo soli
La nostra libertà non è un fatto privato
Signor direttore,
se vogliamo costruire la nostra libertà nella convinzione che nessuno dipende da noi e che noi non dipendiamo da nessuno, raggiunto il tetto massimo, ci accorgeremo che le sue fondamenta sono fatte con la nostra solitudine.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Emergenza immigrazione
Microcriminalità. Aumentare i controlli
Egregio direttore,
e cari lettori, credo che ormai siamo giunti al limite della sopportazione per quanto riguarda l’emergenza immigrazione sul nostro territorio. Oltre al numero, che ormai sta diventando consistente (sfido chiunque a fare due passi nel centro città senza trovare gruppetti di ‘risorse’ intenti a oziare sulle panchine dei parchetti) si pone anche il problema sicurezza: perché, mentre i crimini maggiori spesso vengono denunciati, si assiste in questi mesi ad un aumento di infrazioni minori (piccoli furti, vandalismo o minacce e provocazioni) che quasi mai vengono segnalate non permettendo così di avere una stima corretta dei reali problemi che questi ‘ospiti’ recano al nostro territorio.
Il problema ovviamente non è causato soltanto dagli ospiti dei centri di accoglienza, infatti spesso delinquono anche immigrati che riescono a mantenersi da soli (magari con qualche lavoretto in nero e, perché no, qualche furtarello qua e la), ma nel primo caso si assiste anche al dilagante problema del business dell’accoglienza, con grandi quantità di denaro incamerate e spesso non spese per intero ma intascate da responsabili forse più interessati al proprio tornaconto che ai poveri migranti in fuga da ‘guerre’ e problemi legali o economici. Per contrastare l’ormai drammatico problema della criminalità basterebbe aumentare i controlli effettuati nei confronti degli ospiti delle varie strutture di accoglienza e nei confronti delle persone sospette che girano nel centro storico di Cremona infastidendo cittadini e turisti, chiedendo quindi massima collaborazione ai cittadini invitandoli a segnalare qualsiasi attività sospetta alle forze dell’ordine che, nonostante la scarsità di mezzi e denaro a disposizione, sono sempre pronte ad aiutare i cittadini.
Luca Bonali
(Cremona)

Cittadinanza e fine vita
Un Governo non eletto su certi temi si astiene
Signor direttore,
le ultime elezioni politiche, nell’ormai lontano 2013, hanno consegnato al Paese un parlamento senza maggioranza. Allora il senso di governabilità ha spinto i partiti a mettersi insieme per fronteggiare la situazione. Si trattava di un’emergenza nazionale che obbligava a far fronte alle cose ‘materiali’ della vita: il lavoro, le pensioni, la sicurezza. Tutte sacrosante, per carità. Il governo non eletto ha però voluto mettere becco su argomenti che sono parte della nostra spiritualità, ben più importanti: le unioni civili (come se esistessero quelle incivili…) e quelle omosessuali. Adesso, in questo ultimo anno, vuole legiferare su cittadinanza e fine vita. Lasci stare. Sono cose serie. Sono battaglie di civiltà. La nostra. Non a colpi di fiducia. Non con giochetti parlamentari. Non in mio nome.
Forza Nuova Cremona

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