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16 aprile

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

18 Aprile 2017 - 13:59

IL CASO

Maxi multa a un ambulante. Ma poi lo lasciano al suo posto
Egregio direttore, con la presente voglio portare a conoscenza dell’opinione pubblica quanto segue: il giorno 11 aprile alle ore 11,30 in viale Po al civico 121 è stato redatto un verbale dalla polizia locale nei confronti di un venditore ambulante che stava esercitando la sua attività di tentata vendita di uova pasquali, voglio evidenziare che il venditore ambulante munito di regola licenza stava svolgendo la sua attività in area privata con il consenso della proprietà, quindi in tal caso non doveva pagar ela tassa di occupazione di suolo pubblico anche se l’area non è circoscritta. La polizia locale ha contestato al commerciante di non avere fatto richiesta del permesso presso l’ufficio comunale preposto di stazionare in tale area, dopo di che gli agenti intervenuti hanno redatto il verbale che prevede una sanzione amministrativa di euro 5.164,00. Quindi come associazione in quanto ci occupiamo di parti che in difesa dei consumatori riteniamo tale sanzione una cosa indecente priva di buon senso e tutta da discutere. Mi rivolgo agli agenti: con che criterio hanno elevato tale sanzione nei confronti del commerciante? Se si sentono con la coscienza a posto dopo essersi accaniti contro il commerciante, dopo averle elevato una sanzione di tale importo a una persona padre di famiglia che si alza tutte le mattine alle 6 e che lavora di media 10 ore al giorno per guadagnarsi a fatica la pagnotta? Era proprio necessario elevare una sanzione di tale importo per non avere chiesto un semplice permesso? Il commerciante va avanti ad esercitare la propria attività nella stessa area, con il consenso e il benestare della polizia locale che le ha detto che una volta elevato il verbale sanzionatorio può restare sul posto! Vorrei sapere il perché di tale ambigua procedura.
Franco Nico Ranzenigo
(presidente Associazione lavoratori e pensionati europei, Cremona)

Giro la sua domanda alle autorità competenti e, come lei, confido in una risposta.

LA POLEMICA
Epurazione di dissidenti e mantovani negli Agroalimentari Cisl
Signor direttore, del sindacato dell’agro-alimentare della Cisl, oltre che parlarne in ambito socio-sindacale se n’è occupata la stampa. Da ex sindacalista con esperienza decennale tra i metalmeccanici e quinquennale nella categoria agro-alimentare, intervengo sull’esito del congresso Fai Cisl Asse del Po (Cremona più Mantova), in cui è stata ordita dalla segreteria Zaffanelli, Somenzi e Raimondi, una omertosa e immotivata esclusione dagli organismi dirigenti, di delegati aziendali e operatori sindacali, tutti mantovani, svuotando di rappresentatività il Direttivo Asse del Po e mettendo in forse la presenza operativa della Fai Cisl tra i lavoratori mantovani. Il Congresso, condotto e gestito dalla segreteria, ha prodotto 32 cremonesi su 45 componenti il Direttivo e soltanto 13 rappresentanti mantovani, non che, a segretario generale e ad aggiunto i cremonesi Zaffanelli e Somenzi ed a segretario, a termine 2 anni, il mantovano Raimondi (già in pensione). Fatto centro. Parlo con carica emotiva in quanto credo nei valori del sindacato, che mi ha portato a vivere quest’esperienza come una missione e scevro da interessi personali. D’ufficio mi è stata revocata l'aspettativa sindacale senza motivazioni da parte del segretario Zaffanelli (chiedetegliele), e sono tornato tranquillamente al lavoro in fabbrica. Ma rimane il fatto ingiusto ed antisindacale, che interroga: come sia possibile nel sindacato il ‘licenziamento’ di persone su cui l’organizzazione ha investito? Dicono, che parlare delle vicende interne è maldicenza, perché i panni sporchi si lavano in casa. Il sindacato è un fatto pubblico e trasparente di cui gli iscritti devono riconoscersi e non vergognarsi. Ebbene, se si sono sporcati i panni, allora si lavino! La scelta dell’accorpamento delle Fai Cr e Mn nel nuovo soggetto sindacale Fai Asse del Po, anzi che una Fai più presente e rappresentativa, sta diventando luogo ed attività di smembramento del sindacato. Infatti, i vertici cremonesi, bramosi di potere, considerano Mantova una colonia di cui appropriarsi (iscritti, risorse e voti), non prima di aver demolito il patrimonio di delegati e operatori, che per età, passione sindacale e senso di organizzazione fanno ombra ai segretari, per costruire così il loro sindacato di cortigiani del capo. Così da professionisti del potere, in un contesto unitario, inventano liste alternative, una di maggioranza prestampata e l’altra di proscrizione di delegati ed operatori, dicono, da penalizzare (?). Ma ciò che è più indegno è che si è strumentalizzata la militanza e tradita la fiducia dei delegati che si affidano al sindacato e suoi dirigenti quali garanti della democrazia interna, della pari dignità, della rappresentatività e delle esperienze presenti sul territorio cremonese-mantovano. E’ un corpo estraneo alla Cisl ‘il padrone’ della categoria che teme il dialogo, incapace di sintesi, che ‘fa fuori’ chi ha espresso opinioni diverse su scelte organizzative, che impoverisce la categoria. Si sta imponendo un sindacalismo che è per fare carriera, ammantato da perbenismo interessato e dignità fatta di vuoto, che premia l’ipocrisia dei mediocri. Auspico che i delegati non lascino fare, si sveglino e riscoprendo l’orgoglio cislino si riapproprino del sindacato che è loro. Spero che i livelli superiori di categoria e confederali, superando un falso rispetto dell’autonomia della categoria che qui sa di indifferenza compiacente, non lascino correre e con i delegati per il bene di questa struttura della Cisl, tronchino questa deviazione di affidabilità e credibilità sindacale, ripristinando la giusta rappresentanza e affiancando a questi segretari (che sono insufficienti) un tutor.
Roberto Bonfatti Sabbioni
(Spineda)

Verso il 25 aprile/1.
Quale onore ci fu nel vendere la Patria?
Egregio direttore,
sta arrivando il 25 Aprile e come nel film “La mummia” del 1932 ecco riemergere dalla melma della palude e rianimarsi il lettore Luciano Pedrini in vena di nuove nostalgiche amenità di quando volontario nella Rsi indossava: camicia nera, fez con fiocchetto scacciamosche e una ridicola divisa tutto impettito, orgoglioso di far parte di un esercito con le pezze.... dietro e nei gambali. Non è la prima volta che in modo logorroico si esalta nel descrivere tutto quell’ammasso di organismi militari criminali del ventennio, attribuendo loro valori spirituali che non hanno mai avuto nell’animo quali fedeltà alla Patria, venduta al teutonico invasore; coraggio, confidando nella protezione a pagamento di un esercito straniero e sopratutto onore. Tutti valori traditi dal fascismo ma di cui ancora oggi i nostalgici si riempiono la bocca. Quale onore, ad esempio, ci può essere nella Xa MAS - citata da Pedrini - in questa compagnia di mercenari che dopo aver combattuto per soldi a fianco dei nazisti contro gli italiani si è offerta sempre per soldi agli Alleati di difendere i porti dell’Alta Italia affinché i tedeschi nella loro ritirata non li facessero saltare in aria. Quale onore ci può essere in un esercito che nell’illusione di un impero ha massacrato e sottomesso intere popolazioni lontane e infine quale onore e fedeltà alla Patria ci può essere nelle milizie fasciste complici di sterminio e deportazioni di italiani.
Naturalmente poi anche per il camerata Pedrini bastava partecipare ad una bella ‘Messa al campo’ per lavarsi la coscienza.
Sergio Noci
(Soresina)

Verso il 25 aprile/2.
Io sarò al cimitero e farò il saluto romano
Egregio direttore,
mi consenta di rispondere al signor Gianfranco Galli il quale non dovrebbe porre domande provocatorie al camerata Luciano Pedrini ma solo pulirsi la bocca quando lo nomina non solo per rispetto alla sua, veneranda, età ma per la coerenza che il camerata Pedrini ha dimostrato in questi 72 anni.
La sua domanda dovrebbe rivolgerla al sottoscritto che negli ultimi 15-20 anni, pur non avendo vissuto, per motivi anagrafici, l’epopea gloriosa della Rsi, pur non avendo nessun legame genetico di sangue con Mussolini, Farinacci e con tutti i martiri fascisti interrati nel cimitero di Cremona, organizzo la commemorazione dei miei fratelli.
Signor Galli, lei si è mai domandato come una persona come me che non viene da una famiglia fascista sia diventato un orgoglioso camerata? Semplice ho conosciuto questo regime di ladri, mafiosi e corruttori che voi chiamate democrazia. Il fascismo ha creato lo stato sociale, voi in 72 anni di ladrocinio lo avete distrutto. Nonostante lei e quelli come lei si possano scandalizzare, le faccio presente che noi il 29 aprile saremo, presenti con le nostre gloriose bandiere al cimitero a commemorare i nostri martiri e che le piaccia o meno io saluteró romanamente e intoneró i nostri inni perché sono convinto che sia il miglior modo di commemorare chi è morto per un’Europa migliore.
Visto che lei è tanto religioso dovrebbe, pubblicamente, chiedere scusa per i crimini commessi da santa madre chiesa; le rammento che i preti, a differenza dei, terribili, tedeschi bruciavano gli ebrei ed i loro avversari da vivi non da morti come facevano i nazisti.
Perché non si meraviglia delle guerre volute e perpetrate dagli ebrei, dagli eredi dei criminali di Yalta e dai mercanti di armi? Vorrebbe farmi credere che pure loro sono fascisti oppure che le loro bombe, essendo intelligenti, uccidono solo i cattivi?
Perché lei non chiede scusa per i mercanti di esseri umani che per interesse, chiesa in primis, riempiono le nostre città di disperati? Pertanto signor Galli impari che in Italia non ci sono soli i corrotti gli opportunisti ed i falsi moralisti ma fortunatamente c’è gente che come il camerata Pedrini hanno fatto della coerenza uno scopo di vita
Gian Alberto D'Angelo
(Cremona)

Comunisti e fascisti/1.
Le lettere polemiche ci fanno discutere
Egregio direttore,
a me (a noi) le lettere dei comunisti e fascisti storici cremonesi interessano molto, tanto che ne faccio copie distribuite al ‘Club delle 19 Libera discussione’ in piazza del Comune. E se ne parla.
G.M.
(Cremona)

Fascisti e comunisti/2.
La vera Liberazione è superare le divisioni
Caro direttore
la ringrazio per aver pubblicato le mie osservazioni sulle problematiche inerenti il Bigio. Il problema è che non si vuole il passato che la statua (secondo alcuni) rappresenterebbe, poiché in realtà si è fin troppo ‘ancorati’ a quel passato. Lo si è a tal punto che non si riesce ad immaginare un futuro senza.
La certezza della divisione civile è uno status nazionale, per cui perfino una scultura è motivo di contrapposizione. La realtà oggettiva della storia è che nessun fatto cruciale della storia di una nazione è vissuto con il profondo senso di divisione, come succede in Italia ad oltre 70 anni dagli eventi...
E pur trattasi di dittature. Cito la Russia che ne ha passate, anche di peggio con Stalin. Ma si può osservare anche Israele che vive l’olocausto nei giorni previsti della memoria, come è giusto, ma che non si è mai sognato di compiere atti discriminatori o ritorsioni nei confronti dei popoli (compreso il nostro) che l’hanno voluto e compiuto. Nel nostro caso il tempo non aiuta, per il semplice motivo che non si dà tempo al tempo per lasciar andare. Ci vorrebbe più coraggio da parte del sindaco Emilio Del Bono e rinunciare alle certezze del consenso immediato di una parte, anteponendo la convivenza civile del futuro, libera dal passato. Liberi, poiché la vera Liberazione sarà reale quando sarà superata la divisione tra gli italiani, le cui radici affondano in quel periodo.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Riflessioni sulla ricchezza
Meglio essere felici nella semplice povertà
Signor direttore,
tanta gente sicuramente non lo capirà, ma sono convinto che i ricchi troveranno una grande verità in questo mio pensare: meglio essere felicemente liberi nella nostra semplice povertà che disgraziatamente prigionieri della nostra presunta ricchezza. Tanto le bollette, prima o dopo ci lasciano tutti in bolletta.
Pietro Ferrari
(Cremona)

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