Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

11 aprile

Lettere al Direttore (1)

Email:

emanzini@laprovinciacr.it

13 Aprile 2017 - 04:05

IL CASO

Un pomeriggio perso quando bastava fare un clic su Internet
Signor direttore,
venerdì scorso sono stato fermato dai vigili di Vailate sulla circonvallazione del paese. Purtroppo non avevo portato con me il certificato del pagamento dell’assicurazione della vettura che guidavo. Nonostante abbia proposto di controllare con il mio iPhone il sito ufficiale del ministero dei trasporti ‘Portale dell’Automobilista’ che avevo ottemperato ai miei obblighi, il vigile a tutti i costi ha voluto procedere alla stesura di verbale. Nel sito sopraddetto è possibile verificare la situazione assicurativa di ogni veicolo circolante in Italia nel giro di tre secondi...! Nel verbale mi è stato fatto obbligo di presentarmi al più vicino posto di polizia per presentare entro 10 giorni il certificato di assicurazione. Nel pomeriggio mi sono presentato all’Ufficio della Polizia locale di Crema. Per oltre un’ora il vigile di servizio ha cercato di mettersi in contatto con la Polizia locale di Vailate. Inutilmente perché sia il telefono sia il fax risultavano inattivi... Per fortuna il vigile di servizio ha pensato di mandare la copia scannerizzata del certificato via email... Mezza giornata persa per una questione che via internet era risolvibile in tre secondi... Ma in che Paese viviamo?
Nello Paterlini
(Crema)

Non so se il controllo che lei ha proposto al vigile è contemplato ma certo un po’ di elasticità avrebbe potuto evitare tanti passaggi e una inutile perdita di tempo.


LA POLEMICA
A Pizzighettone sala negata ma conferenza di successo
Egregio direttore,
chiedo la sua ospitalità per ritornare su un articolo apparso sul suo giornale domenica 9 aprile e riguardante la mancata autorizzazione all’utilizzo di un ambiente per un incontro pubblico organizzato dai Gruppi Consiliari ‘Cittadini Protagonisti’ e ‘Pizzighettone Chiama’ in Regona di Pizzighettone. L’incontro, peraltro, si è svolto in altra sede con piena soddisfazione del relatore ospite e dei cittadini che vi hanno partecipato. Non voglio più ritornare sull’episodio specifico che per quanto mi riguarda considero ormai chiuso (anche se non le nascondo che sia io quanto l’avv. Abdou M'bodj siamo già stati contattati dalle redazioni giornalistiche di alcune televisioni nazionali ma ambedue abbiamo declinato l’invito) ma desidero invece soffermarmi su una frase che Luca Moggi, sindaco di Pizzighettone, consegna al giornalista estensore dell’articolo e dice testualmente: ‘Le minoranze stanno oltrepassando i limiti’. Mi chiedo: ‘Cos’è questa, una minaccia, una intimidazione?’ Sia io quanto gli altri Consiglieri del Gruppo ‘Pizzighettone Chiama’ hanno sinora svolto il nostro compito e data attuazione al nostro mandato nel pieno rispetto della legge e dei regolamenti comunali in materia di interrogazioni, mozioni e di quant’altro è messo a disposizione dei Consiglieri eletti per poter adempiere al meglio al dovere di rappresentare le istanze e i problemi dei cittadini che attraverso il loro voto ci hanno autorizzato a rappresentarli nelle sedi istituzionali. Peraltro desidero precisare, per completezza di informazione, che i voti ottenuti dai due gruppi consiliari se assommati superano di gran lunga quelli ottenuti dalla attuale coalizione di maggioranza. Non le nascondo, signor direttore, che qualche volta i miei modi oratori si possono considerare un po’ troppo ‘alla Sgarbi’ ma credo che questo non possa affatto essere considerata una colpa grave e essa è comunque supportata dal pieno rispetto della legge e delle norme. Cosa che invece non è avvenuta, ad esempio, nell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Pizzighettone quando in un momento di particolare ‘infervorimento’ sono stato richiamato da un cittadino presente tra il pubblico senza che il sindaco (presidente della seduta) intervenisse minimamente. Il nostro dovere di consiglieri di minoranza è quello, sì, di essere propositivi e collaborativi ma anche, e soprattutto, di vigilare e fare tutto il possibile affinché la maggioranza lavori per il bene comune nell’esclusivo interesse dei cittadini: questo abbiamo iniziato a fare il 6 giugno 2016 e questo continueremo a fare per gli anni a venire!
Giancarlo Bissolotti
(Capogruppo ‘Cittadini Protagonisti’ - Pizzighettone)

L'ANALISI
I copti, gli eredi dell'Egitto pre-islam
Bersaglio e martiri sempre più frequenti del terrorismo islamista — le stragi di domenica nelle chiese di Tanta e Alessandria sono solo le ultime in ordine di tempo — i cristiani copti, oltre otto milioni, rappresentano circa il 10 per cento della popolazione dell’Egitto. Da parte dello Stato, indipendente dal 1922, hanno conosciuto fasi alterne di inclusione e di restrizioni. Con una cospicua base popolare di fedeli e una non meno significativa presenza nei ceti medio-alti e fra gli intellettuali, i copti hanno inciso nella vita pubblica del Paese, pur musulmano, nel periodo tra le due guerre mondiali (con la monarchia di Fuad e Faruq e i governi del partito liberalnazionale Wafd), sono stati gradualmente emarginati dopo il colpo di Stato militare di Naguib e Nasser (1952), hanno subito pesanti limitazioni (fino al confino in un monastero nel deserto del loro Papa) sotto Sadat, per poi riottenere una relativa libertà e riconoscimenti da Mubarak: un loro esponente, Boutros Ghali, divenne ministro degli Esteri e, in seguito, segretario generale dell’Onu. Lo stesso Morsi — il leader dei temuti ‘Fratelli musulmani’ — nella sua breve presidenza tentò di rassicurarli. Ottimo appare oggi il rapporto della gerarchia copta (e il reciproco sostegno) con il presidente Al Sisi, il cui regime, seppure autoritario e repressivo, costituisce una garanzia per le minoranze cristiane rispetto ai rischi del radicalismo islamista.
I copti traggono il loro nome dalla trascrizione araba del nome greco («aigùptoi») degli egiziani, e se rappresentano la continuità di fede dell’Egitto cristiano sorto dalla predicazione di San Marco e preesistente all’invasione araba del VII secolo, sotto il profilo culturale possono vantare radici ancora più antiche.
Scrive lo storico Roberto Morozzo della Rocca (Le Chiese ortodosse, Studium, 1997) che «la lingua copta... mantenutasi almeno nella liturgia, discende inequivocabilmente dalla lingua egiziana dei faraoni. Numerosi tratti antropologici, folclorici, artistici ricordano nei copti gli antichi egizi e la loro civiltà». Sebbene esistano copti cattolici (con un proprio patriarcato) ed evangelici, la maggior parte dei cristiani egiziani appartiene alla Chiesa che fa capo al papa di Alessandria (città storicamente crogiuolo di culture, dall’ellenistica all’ebraica alla gnostica)— attualmente Tawadros (Teodoro) II— e che si autodefinisce «ortodossa», ma non ha nulla a che vedere con l’ortodossia di tradizione bizantina. Lo scisma che l’ha originata (e la accomuna alle Chiese armena, siriaca ed etiopica) separandola dal cattolicesimo romano è di molto precedente. Risale al V secolo, alle controversie teologiche sulle nature di Cristo, e al Concilio di Calcedonia. Gli specialisti collocano infatti i copti fra le Chiese orientali «non calcedonesi» di tradizione monofisita, quelle che rifiutando le definizioni conciliari attribuivano a Gesù la sola natura divina. Si sa che spesso le incomprensioni che hanno generato e perpetuato gli scismi sono state alimentate, soprattutto a Oriente, da problemi di traduzione. Sta di fatto che nel 1973, nel clima ecumenico del dopo-Vaticano II e in occasione della sua visita a Roma, il papa copto Shenouda III sottoscrisse solennemente con il papa cattolico Paolo VI una dichiarazione di consenso cristologico nella quale si legge fra l’altro che in Gesù Cristo «sono conservate tutte le proprietà della divinità e tutte le proprietà dell’umanità, insieme fuse in una unione reale, perfetta, indivisibile e inseparabile». Le relazioni fra le due Chiese sono da allora proseguite con la visita di Giovanni Paolo II in Egitto (2000), l’appello di Benedetto XVI in difesa dei copti dopo il massacro compiuto da al Qaeda ad Alessandria nel 2011 (che peraltro ingenerò critiche e malintesi soprattutto da parte musulmana) e infine i rapporti fraterni instaurati da Francesco con Tawadros che culmineranno nella visita al Cairo del 28-29 aprile. In un anno nel quale, luce di speranza fra le tenebre dell’odio e della paura, la data della Pasqua coincide per tutti i cristiani. Come, nell’auspicio dei due Papi, dovrebbe essere definitivamente sancito.
Gianpiero Goffi

Legittima difesa/1
Igor è un criminale. Perché era libero?
Egregio direttore,
sui cruscotti di tutte le auto delle forze dell’ordine c’è la foto di un sospettato per l’omicidio di Davide Fabbri, il barista di 52 anni ucciso a Riccardina di Budrio, nel Bolognese, con un colpo di pistola. Si tratta di un ex militare dell’Est Europa, ricercato dalla Procura di Ferrara per alcune rapine commesse con modalità violente nella provincia ferrarese. (...)
Su Igor Vaclavic, 41 anni, di cui si narra un passato nell’esercito di Mosca, pende un mandato europeo di arresto. Esce dal carcere nel 2015. Nel 2007 è agli arresti per rapine tra Rovigo, Ferrara e Bologna. È sospettato di aver assalito un vigilante, al quale fu poi sottratta la pistola calibro 9 e di aver partecipato a vari efferati fatti di sangue.
Ma le luci tornano a riaccendersi su di lui per l’omicidio del barista e così, dal punto di vista delle indagini, si riposiziona punto e per punto, tassello per tassello, il suo passato inquietante e già pieno di sangue.
La domanda ora sorge spontanea, ma come mai quest’uomo è stato scarcerato e messo a piede libero, libero di delinquere, libero di terrorizzare la gente, libero di agire indisturbato alla faccia delle persone oneste?
Forse signori giudici, pretori e legislatori dei miei stivali, sarebbe anche ora di chiedersi se vi sia qualche cosa che non va nelle nostre leggi. (...)
Allora, vi chiedo e mi chiedo, che senso ha ad essere persone oneste e irreprensibili?
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)

Legittima difesa/2
Con le armi non si sa mai come va a finire
Signor direttore,
la legittima difesa è un argomento che deve essere valutato ad ampio raggio. Che sia legittima è fuori dubbio, mentre che sia sempre utile, qualche dubbio permane. Ampio raggio significa valutare le conseguenze che in fin dei conti, se venisse approvata come diritto, significherebbe una corsa agli armamenti, con una maggiore circolazione delle armi, anche per vie illegali, che infine andrebbero nelle mani dei criminali. Già proprio quelli che si vorrebbero combattere. È una conseguenza, ma di fatto la legittima difesa, legittima l’uso delle armi e in un certo qual modo il reato. Perchè quando uno ha un’arma in mano non è detto la usi solo per difendersi, può compiere sciocchezze che diventano tragedie e delitti. Ed è ciò che succede in America, dove tutti hanno armi per difendersi, poi succede che i figli le portano a scuola e compiono stragi.
Intanto però, si obietta, Igor il ‘russo’ uccide... Certo però uccide anche chi ha le armi e se ne appropria. È un criminale incallito addestrato alla guerriglia e per fermarlo sembra non bastino 600 uomini, comprese le forze speciali.
C. M.
(Fasano del Garda)

Legittima difesa/3
Sarebbe possibile con la giusta perizia
Egregio direttore,
non può restare senza replica l’intervento pubblicato il 6 aprile, riguardante il concetto di legittima difesa e le recenti proposte politiche avanzate in tale direzione, non tanto per le convinzioni legittimamente espresse dall’autore, ma per una serie di imprecisioni normative contenute nell’articolo forse dettate dal desiderio di propiziarsi l’opinione pubblica.
Iniziamo: sono poche le possibilità offerte dalla legge per poter acquistare un’arma: il nulla osta d’acquisto (valevole un mese), il porto di fucile per il tiro a volo, il porto di fucile per uso caccia. Col primo è consentito il trasporto delle armi, scariche e custodite, dalla residenza ai poligoni di tiro solo tramite specifica autorizzazione; per gli altri due il trasporto è consentito solo per recarsi al campo di tiro o sui luoghi di caccia con le modalità previste dall’esercizio venatorio. Tutte le armi acquistate devono essere denunciate e custodite in appositi armadi blindati e/o casseforti, per chi ne  è dotato, separatamente dalle munizioni anch’esse conservate sotto chiave. Ne consegue che l’unica persona ad essere autorizzata all’uso della armi è quella che le ha acquistate. Qualora, nell’ambito familiare, un convivente ne avesse libero accesso scatterebbe l’immediata denuncia per omessa custodia delle armi con pesanti conseguenze penali. Il porto d’armi, di cui tanto si vocifera, è invece un particolare titolo abilitativo che permette di portare (anche nei locali pubblici) un’arma e di averne l’immediata disponibilità all’uso, cioè allo sparo. Questa licenza viene rilasciata a pochissimi cittadini che devono dimostrare di essere esposti, per la propria attività professionale o per una particolare condizione personale, ad un grave e fondato pericolo di incolumità, dal quale discende la necessità di circolare armati. Quindi niente Far West.
Un altro aspetto da analizzare è l’ottenimento del titolo abilitativo all’acquisto delle armi per il quale l’onesto cittadino, contrariamente al delinquente, è sottoposto ad una sfilza di controlli dei suoi requisiti morali, psico-fisici e tecnici. Tra questi ultimi c’è l’abilitazione al maneggio delle armi ottenibile presso i poligoni di tiro. La prova consiste nella dimostrazione di saper usare con perizia l’arma in dotazione. Chi non sa caricarla e scaricarla in sicurezza, ne ignora il funzionamento, non la maneggia in modo corretto e soprattutto non sa sparare, alias non indirizza neanche un colpo all’interno della sagoma umana posta come bersaglio o peggio mirando alle gambe ne colpisce la testa, non dovrebbe assolutamente essere considerato idoneo al maneggio delle armi. Succede così? Oppure, visto che la prova è soggetta a pagamento, l’esaminatore del poligono abilita (sbagliando) tutti. In questo caso c’è veramente da chiedersi come si comporteranno tali soggetti trovandosi nella reale condizione di pericolo o sotto l’improvvisa tensione emotiva dovuta all’effrazione delle proprie abitazioni. È in questa circostanza dove l’imperizia porta ad uno scorretto comportamento, ad una risposta non proporzionata al pericolo e quindi ad una morte che poteva essere evitata. Di contro dare al cittadino la possibilità di una corretta reazione ritengo possa essere un valido deterrente per i malintenzionati.
Concludo con una riflessione politica: i precedenti governi hanno manlevato agli italiani il libero arbitrio sulla proprietà privata, questo governo ha proseguito nell’intenzione di allontanarci dalle libere elezioni, adesso ostacola la possibilità di difenderci dagli assalti banditeschi alle nostre case. Credo che tutto questo sia veramente inaccettabile.
cerdella.60@gmail.com

Un rapporto da studiare
Integrazione di lingue nazionali e dialetti
Egregio direttore,
ho assistito alla iniziativa, divisa in tre giorni, denominata ‘Antropologos- Festival dei Dialetti e delle Lingue Madri’ di cui ‘La Provincia ha scritto e devo dire che l’iniziativa, che ho particolarmente apprezzato, ha riscosso un discreto successo di pubblico. Quindi, un ringraziamento va rivolto ai gruppi che hanno organizzato l’evento (il Comitato di studi ‘Mara Soldi Maretti’, il gruppo ‘Trame d’incanto’, l’‘Associazione Latino-Americana’, ‘El Zach’ ed altri), perché, partendo da un contributo concesso dal Comune di Cremona nell’ambito dei progetti di cultura partecipata, hanno saputo costruire una proposta articolata e interessante su un argomento non facile, il rapporto tra lingue nazionale e dialetti e/o lingue madri, estendendo la propria analisi anche a realtà extraeuropee come quelle dell’America Latina. L’iniziativa ha dimostrato come, partendo da un ambito territoriale e superando gli orizzonti municipalistici che a volte caratterizzano la cultura locale, si possa interloquire con altre realtà nazionali ed extranazionali nel campo della pratica letteraria. Questa, secondo me, è la strada (cioè quella di un’integrazione e di una correlazione operativa tra l’ambito locale e quello nazionale) da perseguire per realizzare eventi culturali che possano affermarsi e lasciare un segno nella vita della città, senza rimanere delle brillanti ma caduche meteore che si spengono nel giro di pochi anni.
V. Montuori
(Cremona)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi