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7 aprile

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

09 Aprile 2017 - 04:05

IL CASO

Tolte le videocamere di sicurezza perché non messe dagli amministratori, non ci credo!

Gentile direttore,
questa città e questa amministrazione ci lascia sempre più allibiti. Ora siamo arrivati a far togliere delle videocamere di sicurezza perché non messe e pensate dagli amministratori pubblici. Roba da pazzi!
Prima l’assessore Barbara Manfredini richiede al negoziante di turno, che ha l’onore di avere davanti al proprio negozio una statua del nostro illustre cittadino Stradivari, di posizionare delle videocamere poiché degli imbecilli continuano a spezzare il violino che la stessa statua porta nella mano sinistra. L’esercente risponde di non ritenere opportuno di fare questo investimento tirando fuori di tasca propria questa somma di denaro, ma forse sarebbe spettato al Comune, visto che trattasi di suolo pubblico. La ‘rapidità e la prontezza’ di questa macchina comunale fa sì che – nei mesi - nulla si muova. Magari rivedremo rispuntare presto le strisce azzurre su corso Garibaldi e/o qualche altra amenità che faccia gongolare il Sindaco Galimberti nei prossimi mesi, peraltro senza chiedere altre autorizzazioni (principianti!). Una volta che le efficienti Botteghe del Centro (a titolo gratuito, credo) si ‘adoperano per’ – siccome apparsi su questo quotidiano – vengono richiamati in Comune alla presenza del Vice Comandante dei vigili, un dirigente della Prefettura, il Segretario/Direttore Generale plenipotenziario del Comune e l’Assessore di ‘competenza’ (ahahah!) per rimuovere tutto l’impianto a fronte di incorrere in multe salate (20/30mila euro). Qui siamo davvero fuori di testa! Si può immaginare che ora si chieda anche agli esercizi commerciali: Caffè bar - Mirror, Tramezzino1925 e Ristorante Chocabeck di fare la stessa cosa. Gli esercizi commerciali non si sentono tutelati: lo vogliamo capire o no? Poi la gente si mena per strada, i furti aumentano e gli atti di vandalismo pure... Bene, continuiamo così che siamo sulla buona strada!
Michele Grassi
(Cremona)

Le telecamere sono uno strumento utile per la sicurezza. La sua lettera merita una risposta dall’amministrazione.

LA REPLICA

Sulla sicurezza attenzione alle ricette demagogiche

Gentile direttore,
ho letto un articolo del consigliere comunale Fiamma che riprendeva, pur senza citare il mio nome, un mio intervento sulla sicurezza apparso, come dice lui, su un giornale on line, ma in verità apparso a chiare lettere anche sul quotidiano che lei dirige focalizzando tre precise e ben numerate critiche. (...)
Anzitutto Fiamma si lamenta perché ho detto che la libertà personale ha dei confini, lui dice che ha dei perimetri... vabbè, chiedo venia, non conosco la profonda differenza che corre tra i due concetti, ma mi impegno sin d’ora a seguire il suo consiglio rinunciando, senza voler saperne il motivo, al termine ‘confine’ che tanto lo indispone.
In secondo luogo Fiamma dice che la sensazione di ‘piacere’ non può essere riferita alla condizione di sicurezza, ma a concetti enogastronomici... rispettiamo i confini, (ops, perimetri) sensazionali del consigliere Fiamma, ma ci pare che gli impulsi positivi possano arrivare ad un cittadino non solo dalle, pur importanti, esperienze enogastronomiche.
Solo una delle tre critiche ha un certo peso politico; io dissi che senza un comune accordo sul disvalore sociale di certi comportamenti, nessuna società può essere sicura, e la nostra società, divenuta improvvisamente e disordinatamente multiculturale, questo comune accordo l'ha perso e lo deve recuperare. Senza questo passaggio culturale non avremo mai una sensazione diffusa di sicurezza.
Lui dice: ‘Nel frattempo la risposta è affidata a investimenti in videosorveglianza e alle leggi’.
Caro Fiamma, per il PSI sia di telecamere che di leggi ne abbiamo fin troppe e aumentarne il numero porterà qualche voto in più, ma non fa altro che creare spese inutili e caos legislativo.
Ma è possibile che ancora si creda che le leggi speciali, i decreti sicurezza, o le telecamere ci possano mettere al riparo da situazioni di marginalità antisociale?
Per i socialisti assecondare la gara di quartiere al posizionamento di telecamere non risolve il problema sicurezza, lo sposta fuori del raggio d’azione della telecamere, risolve invece la sete di risposte immediate, in quanto tali quasi sempre sbagliate.
Se vogliamo essere amministratori seri e non buttar via denaro, dobbiamo dire che investire sui sistemi di videosorveglianza porta benefici elettorali e poco altro perché ripeto, se non si vuole affrontare il problema alla radice, ci sarà sempre una sacca di marginalità fuori del campo visivo di una telecamera!
E invece l’inseguimento normativo di allarmi sociali cosa porta? Porta a leggi malfatte, elettoralmente appetibili ma inutili se non dannose agli operatori del diritto, che si trovano ad aver a che fare con produzioni normative che frustrano l'ordine codicista e che dopo pochi anni vengono trasfigurate o mutilate da sentenze della Corte Costituzionale.
Allora dire che per dare sicurezza ai cittadini serve il rispetto delle regole, servono provvedimenti duri, telecamere, decreti sicurezza, ordinanze sindacali, maggior potere alle Questure, meno garanzie, debbo dire che mi pare demagogico e semplicista, mi pare fin troppo ovvio che queste ‘non soluzioni’ del problema sicurezza non siano altro che uno specchietto per le allodole da giocarsi in clima elettorale ma che non fanno altro che aggravare le radici di un problema che va affrontato strutturalmente e con programmazione. Questi, si badi, non sono discorsi fumosi, sono figli di un approccio responsabile e non demagogico e populista al tema sicurezza.
Per quanto riguarda il breve periodo, lasciatemi dire che il nostro Paese si è dotato da tempo di tutti gli strumenti volti alla repressione del crimine, basterebbe una presenza più integrata nel tessuto sociale delle forze dell’ordine, insomma basterebbe un maggior sostegno alle forze di polizia per ottenere buoni risultati anche nell'immediato.
Paolo Carletti
(Presidente Commissione sicurezza PSI)

Crema verso il voto
Bonaldi solo al 40%. Io mi preoccuperei...
Signor direttore,
ho letto sul quotidiano La Provincia i risultati del sondaggio commissionato dal Partito Democratico e una cosa mi ha colpito. Sono scomparsi due candidati sindaci, in particolare è scomparsa l'avvocato Mimma Aiello, della quale non si fa riferimento nel sondaggio.
Eppure manca il parere del 14% degli elettori intervistati, in quanto la Bonaldi si attesterebbe al 40 % del campione su 500 elettori, Zucchi al 28 % e Cattaneo al 18 %. Per una outsider come Mimma Aiello superare il 10 % sarebbe un notevole risultato, considerato che è scesa in campo da poche settimane e che mancano oltre due mesi al voto.
Inoltre, il sondaggio ci dice che la Bonaldi, che 5 anni fa vinse al primo turno, oggi sarebbe solo al 40%, non mi sembra un buon risultato dopo 5 anni di amministrazione, io lo leggo come un segnale preoccupante, un disamore da parte dei cittadini per un sindaco che non ha saputo rapportarsi in modo empatico con la città e che ha gestito la maggioranza in modo autoritario, non in modo autorevole, perdendo un pezzo importante, il partito che mi onoro di rappresentare.
Se fossi la Bonaldi, io non dormirei sonni tranquilli.
Beppe Bettenzoli
(Segretario della federazione cremasca partito della Rifondazione comunista)

Un grazie a tutti i medici
Credere di guarire una grande medicina
Signor direttore,
desidero fare un dono, un piccolo gesto di ringraziamento, di riconoscenza verso i medici in generale, per i grandi benefici che ho ricevuto grazie a loro nella mia vita. Il mio dono è un consiglio, un ‘complemento’ che riguarda l’atteggiamento personale, psicologico, il più intimo nei confronti delle patologie, della medicina e della professione. Il consiglio di un paziente che è sempre guarito anche grazie a quel complemento cui accennavo e che consiste nell’affrontare la patologia, con ‘credere’ nella guarigione. Non si faccia l’errore ‘indotto dalla professione’ di ‘focalizzare’ la patologia più della guarigione o di mettere in primo piano la malattia più di se stessi, del proprio valore professionale, o della medicina in generale. Non lo facciano per non essere vittime essi stessi di ‘convinzioni assolutistiche’ che possono nuocere alla propria salute, sia per favorire l’insorgenza delle patologie, sia nell’inibire la guarigione. È invece necessario, conveniente, utile e salutare avere fiducia in se stessi e autostima, quindi il massimo ottimismo, la massima speranza e possibilmente la convinzione, circa le potenzialità della medicina, della ricerca e della professione, volte ad ottenere la guarigione, rispetto a qualunque malattia. Nel momento in cui la scienza sta considerando cognizione quantiche che pongono la volontà, l’intenzione, quali informazioni che incidono notevolmente nella creazione della realtà, è giunto forse il momento per essere attenti a come la mente può dirigere il corso della patologia in virtù delle convinzioni a cui si è legati. Sono certo che se questo atteggiamento prevarrà, ne guadagneranno la professione e i pazienti e anche la propria salute.
Claudio Maffei
(Desenzano del Garda)

Era l’11 luglio 1943
Un caso di obbedienza cieca e assoluta
Signor direttore,
obbedienza cieca, pronta e assoluta. La scena si svolge sulle coste meridionali della Sicilia l’11 luglio 1943, giorno dello sbarco alleato in Sicilia. Un reggimento italiano sta facendo il pediluvio in riva al mare, qualcuno si lava i calzini, qualcun altro si spalma dell’olio abbronzante, un altro canticchia ‘O sole mio’ mentre all’orizzonte già si intravvedono le formazioni navali nemiche. All’improvviso arriva trafelato un gerarca che grida: contrordine camerati, la frase pubblicata sul Secolo d’Italia ‘Noi ci fermeremo sul bagnasciuga’ contiene un errore di stampa e pertanto va letta ‘Noi li fermeremo sul bagnasciuga’. Ogni riferimento ad analoghe vignette di Giovannino Guareschi pubblicate su ‘Candido’ è puramente casuale.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Tante le ragioni
Siamo orgogliosi di essere populisti
Signor direttore,
le accuse di populismo vanno nella giusta direzione, qualcuno non ama il popolo, ed ecco svelata la verità del perché siamo orgogliosi di essere populisti.
Perché siamo il popolo sovrano e la sovranità appartiene al popolo, siamo populisti perché amiamo la nostra Costituzione e la vogliamo cambiare togliendo immunità e privilegi incompatibili con la giustizia sociale, siamo populisti perché in Italia devono nascere aziende italiane non multinazionali anonime (...) in mano a banche straniere, siamo populisti perché vogliamo tornare a votare e non vogliamo essere governati dalla JP Morgan o dalla Philippe Morris o da Amazon, siamo populisti perché le tasse le devono pagare tutti compresa la Fiat che fattasi grande con il Made in Italy se ne va nei paradisi fiscali e lascia agli italiani il solo onere di pagare le tasse al suo posto (...), siamo populisti e contrari ai processi nefasti di globalizzazione economica che impoveriscono tutti e tutto e arricchiscono la disuguaglianza sociale e ne siamo fieri perché i profughi vanno aiutati nei loro Paesi non mantenuti coi soldi dei cittadini europei (...), siamo stufi delle ruberie e dei camion pieni di merci italiane rubate da vandali che arrivano qui dalle porte aperte dall’UE responsabile di aver rimosso controlli severi ai confini italiani, siamo contro le delocalizzazioni e contro gli industriali italiani che per non pagare le tasse hanno sputato sull’art. 1 della Costituzione e stanno sfruttando cinesi, pakistani, slavi in tutto il mondo (...).
Sì, noi docenti siamo orgogliosi di essere populisti perché ci hanno tolto ben 9 ore di insegnamento per assumere precari che come noi per nove o quattro o sei ore alla settimana fanno supplenze e tappabuchi nelle aule (mai nessun ministro della Pubblica istruzione era arrivato ad uno scempio simile) e infine siamo orgogliosamente populisti perchè la morale in politica esiste e si trova impressa in una Carta meravigliosa, mai applicata compiutamente: la Carta costituzionale .
Carolina Manfredini
(Ghedi - Brescia)

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