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14 marzo

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

16 Marzo 2017 - 04:05

IL CASO

Cane seviziato, la padrona avrebbe potuto "silenziarlo"

Signor direttore,
sto guardando la foto che ritrae la signora Anna Irrighetti, molto triste a causa di ciò che hanno fatto al suo cagnolino. Mi dispiace molto, tanto e anch’io sono triste.
Poi però penso: ma scusa la signora ha ricevuto due lettere anonime, che mi sembra senza offese verso nessuno, i cui autori però chiedevano di non essere disturbati dalla bestia per il suo ininterrotto abbaiare. Passa qualche tempo, la signora in questione lascia tutto come prima: il cagnolino continua ad abbaiare. L’autore del fatto è esasperato. Si arriva ai bocconi avvelenati.
Niente, la signora lascia alla mercé di una persona che non ne può più il suo animale libero in giardino e se ne va a spasso. Non voglio più ribadire su quanto scrivo che giuridicamente il colpevole andrebbe condannato, ma non bisogna dimenticare il concorso in colpa della padrona che ha lasciato che questo accadesse non assicurando e proteggendo il povero Pallino.
Ammonendolo ed educandolo a non abbaiare lasciandolo in casa più di frequente non avrebbe contribuito a tutto questo.
L. B.
(Cremona)

Ad onore di verità, come peraltro abbiamo già scritto, va precisato che in seguito alle lettere anonime, di notte il cane venne portato a dormire all’interno della casa. Mi limito ad osservare che, se confermato dalle perizie attualmente in corso, è totalmente esecrabile il gesto di punire la bestiola mozzandole parte delle zampe.

LA POLEMICA

Don Milani fu uno dei distruttori dell'autorità

Egregio direttore,
interpretando correttamente la sostanza del mio intervento del 5 marzo, codesta redazione lo intitolò: ‘Gli italiani e l’autorità’. Il professor Franco Verdi, su ‘Spazio’ dell’11 marzo, invece, replica semplicemente al mal esempio, da me messo in evidenza, di un prete disubbidiente insistendo nella sua agiografia. Non ha così risposto al mio quesito con il quale chiedevo a chi giovava «politicamente» la rievocazione di quel prete. Si è anche limitato a confermare le ipotesi da me accennate sostenendo, correttamente, che don Milani non può essere «leggibile» con le categorie politiche da me indicate (le ragioni cronologiche, per chi ha ben compreso, non c’entrano). Ognuno esprime le proprie opinioni basandosi sulle sue personali scelte esistenziali tenendo conto anche di esempi da tenere in considerazione. Qualsiasi personaggio, ritenuto anche negativo, può esprimere qualche positività. Marx, ad esempio, con il suo materialismo storico fa anche delle considerazioni accettabili sulle tristi realtà di questo mondo; ma le sue soluzioni, espresse con la dottrina del suo materialismo dialettico non possono essere accettate — ad esempio — da un cattolico. Per me, don Milani non è un prete da glorificare mentre preferisco la personalità del sacerdote, come dovrebbe comportarsi secondo il contenuto del libro: ‘I proverbi’ scritto da monsignor Mario Marchesi, volumetto del quale il dottor Giampiero Goffi fa una chiara recensione sulla ‘Provincia’ del 5 marzo. Evito, per ora, di chiarire i luoghi comuni su quel prete che, scrive il professor Verdi, «trovano ancor oggi, purtroppo, sostenitori e adepti». I principi scolastici espressi liricamente dalla bravura oratoria del mio interlocutore, sono la scoperta dell’acqua calda, trattata e valorizzata da esimi professori, filosofi e politici competenti nel primo quarantennio del 1900 con riforme della scuola, sempre in corso di miglioramento per adeguarle alle nuove realtà esistenziali. Dopo il 1945, furono manomesse e scalzate dalla loro logica progressione creando le disordinate e strumentali reazioni dei vari e diversi don Milani nelle vesti, così, di distruttori di quell’autorità e rispetto che competono agli educatori.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Pavone ucciso in via Mantova/1
Fine annunciata. Nessun colpevole
Egregio direttore,
il 10 gennaio le scrissi in merito alla presenza di un magnifico pavone sulla via Mantova nei pressi di San Felice, pregando chi di dovere ad intervenire in quanto costituiva anche un pericolo per la viabilità. Le mie parole sono volate via con un refolo di vento, in più di 60 giorni nessuno è intervenuto, ed ora il pavone non è più un pericolo.
La sua vita si è infranta l’altra mattina contro un’auto e contro il menefreghismo totale di chi poteva e doveva intervenire e colpevolmente non l’ha fatto. Era troppo facile prevedere come sarebbe finita. Di chi è la responsabilità? Anche qui è facile la risposta: di nessuno. Mi creda, non sono un animalista convinto ma trovo senza senso non far nulla davanti ad una situazione di pericolo, anche se la vita è solo quella di un animale.
Maurizio Giannetto
(Cremona)

Pavone ucciso in via Mantova/2.
L’avevo segnalato ma senza successo
Signor direttore,
(...) il bel pavone di via Mantova è stato dilaniato da un auto: io cosa ho fatto? Ho tentato di chiamare la Lipu di Cremona ma il cellulare era disattivato, ho chiamato una volontaria di Lodi che preoccupata mi ha rimandato ai vigili di Cremona, dipartimento forestale: dopo ricerche impossibili e tentativi innumerevoli, la gentile signora che ha risposto ha confermato di avere ricevuto innumerevoli segnalazioni ma che non hanno personale e sarebbe stato difficile mandare qualcuno.
Era meraviglioso. Avrei dovuto fermare l’auto e tentare di prenderlo. Mi sento in colpa ed è frustrante. Grazie istituzioni. Un vero successo. Se i cittadini chiamano, segnalano, si fanno sentire è perché a volte un pavone diventa un simbolo.
Simona Manganelli
(Cremona)

Migranti/1.
Con l’Africa abbiamo un debito incalcolabile
Signor direttore,
in questi anni di inizio secolo le genti dell’Africa a centinaia di migliaia abbandonano il continente, è un flusso migratorio costante, è una fuga dalle guerre (dichiarate soprattutto dall’Occidente) dalla fame, dalla desertificazione; attraversano tra mille pericoli e soprusi il deserto ed il mare Mediterraneo diventato per molti l’ultima dimora. Arrivano nel nostro Paese e in un’Europa in buona parte ostile, che spende più danaro per i respingimenti e per costruire recinzioni di filo spinato, piuttosto che per accogliere ed integrare. L’Europa e gli Stati Uniti hanno un debito incalcolabile nei confronti dell’Africa, un debito che non è mai stato saldato. (...) Per secoli le potenze coloniali, Italia compresa, hanno sottratto al continente vite umane, materie prime e minerali preziosi -una rapina che continua ancora ai giorni nostri – in aggiunta inviano loro tonnellate di rifiuti tossici. L’Occidente ha soffocato ed impedito lo sviluppo autoctono delle attività agricole ed artigianali, creato artificiosamente nazioni e tracciato confini in sfregio alla storia e alle tradizioni delle etnie che da secoli stanziavano in quei territori. I 28 Stati aderenti all’Unione Europea spendono ogni anno circa 300 milioni di euro (l’Italia 44 milioni) per gli eserciti e gli armamenti, si spende molto di più per procurare la morte che per la vita. Se ognuna delle nazioni adenti alla Ue, se ognuno dei Comuni e dei sindaci europei facesse la propria parte per l’accoglienza e per arginare l’indifferenza e la montante disumanizzazione della società, perderebbero ogni giustificazione le baggianate sull’Europa invasa e sotto assedio propagandata dai professionisti dell’odio che parlano alla pancia delle persone anziché alla loro testa ed al loro cuore. L’esodo dall’Africa e dai paesi poveri non si fermerà: la fame genera disperazione ed ha una forza poderosa. Non è colpa dei migranti se la maggior parte delle nostre pensioni sono sotto la soglia di povertà, se l’assistenza sanitaria è insufficiente: sono i governi responsabili delle nostre tribolazioni. E se il lavoro manca è perché le aziende delocalizzano alla ricerca del massimo profitto e inoltre nel nostro Paese non abbiamo mai avuto una programmazione industriale efficace.
Certamente la questione dell’immigrazione va affrontata e risolta; penso che nessun essere umano abbandoni volentieri la propria terra, lasci a cuor leggero affetti familiari ed amici: per questo è necessario creare le condizioni perché ognuno possa condurre un’esistenza dignitosa nel proprio Paese. Insomma ci vorrebbe un ‘mondo nuovo’ fatto di cooperazione tra i popoli, progresso globale e distribuzione della ricchezza, ma questa soluzione fa letteralmente a pugni con la storia e la cultura del capitale e delle potenze economiche e militari dell’occidente. Perciò ritengo sia compito delle persone di buona volontà condurre con determinazione iniziative sul piano etico e culturale per arginare e sconfiggere il razzismo e la barbarie che si stanno radicando nella nostra società.
Mario Lottaroli
(Crema)

Migranti/2.
Irregolari e crimini. Tasso altissimo
Egregio direttore,
durante questo fine settimana sono stati organizzati da Forza Italia, partito di cui faccio parte da sempre, presidi in tutta Italia riguardanti il ‘Security Day’, tema lanciato dal nostro presidente Silvio Berlusconi, per mettere al centro dell’attenzione i delicati temi della sicurezza e dell’immigrazione. Ogni provincia ha organizzato gazebo, conferenze stampa e incontri per ascoltare le richieste e le esigenze provenienti dai cittadini ed illustrare loro le proposte di Forza Italia. Per esempio, il bisogno di fare nuovi accordi internazionali con la Libia e gli altri Paesi del Mediterraneo; il blocco degli sbarchi di nuovi immigrati; l’istituzione di un albo delle moschee ed infine, non ultimo, il bisogno di dare più potere a sindaci e polizia, i cui blitz dovrebbero essere permanenti in alcune zone delle città e degli ospedali. Un evento esemplare, quello organizzato l’8 marzo scorso presso l’ospedale Maggiore della mia Cremona, dal questore Gaetano Bonaccorso, che ha mobilitato degli agenti in borghese del reparto prevenzione crimine di Milano per contrastare l’atteggiamento di alcuni abusivi che avevano impedito l’accesso agli stalli a tutti quei familiari che non avessero dato loro della moneta. Nonostante molte siano le azioni di contrasto, il problema dei ‘vu cumprà’ resta un problema sociale con sfaccettature allarmanti. Ai loro toni quotidiani, eccessivi ed insistenti, che sfiorano l’aggressività, si deve aggiungere quello dello spaccio, sempre ad opera degli stranieri, di sostanze stupefacenti, ormai non solo davanti alle scuole, in stazione e ai giardini di piazza Roma ma in ogni angolo della nostra Cremona. Dall’inizio anno, sono ben cinque gli immigrati, tre del Gambia e due della Nigeria, arrestati per questo reato. Credo che l’aiuto agli altri sia doveroso, ma tutto ha un limite: bisognerebbe fare una scelta razionale e sacrosanta su chi accogliere nel nostro Paese. Ricordiamoci infatti che a commettere più frequentemente i reati sono proprio gli immigrati privi di permesso di soggiorno: sul totale dei cittadini extracomunitari denunciati per i vari delitti, quelli senza permesso di soggiorno sono quasi il 70% per le lesioni volontarie, il 75% per gli omicidi, l’85% per i furti e le rapine. Il confronto con gli italiani mostra che, se gli immigrati regolari commettono oggi più spesso reati degli autoctoni gli irregolari superano di molte volte, per tassi di criminalità, sia i primi che i secondi.
Bianca Ferrari
(Cremona)

Scontri di Napoli
Si deve procedere ad arresti di massa
Signor direttore,
chi sono quelli vestiti di nero visti a Napoli mentre usano armi di guerra? Magari per voi giornalai di sinistra sono tutti di Casa Pound. Sono stati fotografati, si sa dove si rifugiano, si conosce il luogo dove si ritrovano che in genere è uno stabile occupato e non si procede all’arresto in massa per gli evidenti reati. Quelli che parlano sempre di atto dovuto sono forse in ferie? Il bello che i delinquenti colti in fragrante hanno anche la tracotanza di stazionare sotto la questura imponendo il rilascio dei quattro fermati, che il magistrato di sinistra rilascerà domani mattina.
Giuliano Galassi
(Cremona)

Lei vede troppi nemici rossi dappertutto. Noi ‘giornalai’ facciamo solo il nostro lavoro raccontando quanto accade (sul territorio con i nostri cronisti, a livello nazionale e internazionale utilizzando le agenzie stampa). E nel farlo non siamo né di sinistra né di destra, ma solo giornalisti che cercano di fare bene il loro lavoro. Abbiamo detto con chiarezza che i criminali — e uso questo termine senza alcuna remora — che hanno messo a ferro e fuoco Napoli sono dei centri sociali.

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