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18 gennaio

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

20 Gennaio 2017 - 04:00

IL CASO
Noi commercianti del centro siamo fermi agli anni Novanta
Signor direttore,
leggo per l’ennesima volta la protesta legittima delle associazioni sindacali dei commercianti, legittima perché è in gioco il futuro del commercio in città soffocato dai centri commerciali (ma anche dalle proposte degli stessi) facilità di parcheggio, punto di aggregazione caldo d’inverno fresco d’estate. Ma noi cosa facciamo? Per inciso a parità di qualità i prodotti venduti nei centri commerciali sono più costosi per effetto di spese gestinali più alte. Siamo fermi agli anni Novanta, quando era facile fare commercio. Maggiori possibilità per tutti. Non avevamo bisogno di andare incontro ai clienti, ma erano loro ad assoggettarsi ai nostri tempi, oggi tutto è cambiato, siamo tutti un po’ più poveri. Se ci resta ancora il tempo perché non proviamo a cambiare? Esempio, d’estate da giugno ad agosto apriamo alle 16 e chiudiamo alle 19,30 quando la città si anima per il rientro dalle canottieri e per l’aperitivo, apriamo alle 18 e chiudiamo alle 22, può non essere una soluzione, ma proviamoci! Apriamo da ottobre a dicembre la domenica e chiudiamo il lunedì, proviamoci. La mia è una riflessione di un vecchio commerciante che ha ancora voglia di combattere. P.S. un grazie ai ragazzi delle Botteghe del centro per quello che fanno.
F. B.
(Cremona)

E’ coraggiosa questa sua riflessione. Un commerciante di vecchia data che punta il dito su alcuni difetti della categoria. Non ci si può limitare a pretendere (giustamente, sia chiaro) un progetto organico di rilancio del centro storico senza essere disposti a fare la propria parte.

LA POLEMICA
Tribunale di Crema, distorsioni per motivi personali
Caro direttore,
in questo Paese accade spesso che il morto cerchi di afferrare il vivo. È dal 2011 che vi è chi tenta di distorcere la realtà sulla sorte del tribunale di Crema. Ribadisco dunque, senza tema di smentita, che la legge di riorganizzazione degli Uffici Giudiziari, volta a superare in tutta Italia la gran parte dei tribunali minori, è stata adottata dal Parlamento nel settembre 2011 su diretta proposta del governo Berlusconi e resa operativa l’anno successivo dal governo Monti. In tal senso si era mosso il Consiglio Superiore della Magistratura con deliberazioni negli anni 1991, 1994, 1996, 1998, 1999, 2010. La Commissione Tecnica del Ministero delle Finanze nel 2007 e nel 2008. L’Associazione Nazionale Magistrati nel 2012. Il Consiglio Giudiziario presso la Corte d’Appello Distrettuale pure nel 2012. La Commissione Giustizia della Camera (di cui mai ho fatto parte!) ha confermato. La Commissione Giustizia del Senato, unica difforme, aveva proposto di accorpare a Crema la sede distaccata di Treviglio, ipotesi espressamente esclusa dal Consiglio Giudiziario Distrettuale. Questi i fatti. Il resto è chiacchiera stantia. Io ho condiviso (condivido) la legge di riforma dell’organizzazione giudiziaria, segnalando di valutare favorevolmente l’accorpamento del Tribunale di Crema a quello di Lodi. Occorreva una modifica anche delle Circoscrizioni Giudiziarie. Cosa che forse sarebbe stata possibile se non ci si fosse abbarbicati all’idea irrealistica di mantenere la sede a Crema. Per quanto riguarda l’avvocato Aiello, la cui avversione nei miei riguardi è ampiamente documentata dagli interventi sulle pagine di questo giornale dal 2011, altro non ho da aggiungere. Il referendum è una sin troppo trasparente foglia di fico, la prosecuzione della guerra personale con altri mezzi. Il suo sentiment del resto emerge con nettezza dalle parole scritte in chiusura della sua lettera. A ulteriore testimonianza che non è l’abito togato a fare il monaco civile.
Luciano Pizzetti
(Presidenza del Consiglio, Sottosegretario di Stato)

Parco Vecchio Passeggio
Una cancellata anti spaccio di droga
Egregio direttore,
è di questi giorni la notizia di due arresti per droga avvenuti nel parco del Vecchio Passeggio dove si è instaurata negli anni una situazione poco piacevole, tanto che i cittadini tendono a disertare sempre più questo luogo che invece andrebbe maggiormente valorizzato. Due potrebbero essere le soluzioni per ricreare quell’atmosfera piacevole che era nelle intenzioni di chi questo parco lo ha reso pubblico. Abbattere la cinta muraria fino all’altezza dell’attuale cordolo (a 120 centimetri circa) ed installarvi una cancellata in ferro battuto che si integri con i due cancelli d’entrata già esistenti. Oppure abbatterla completamente e fare un’entrata a raso. L’attuale muraglia oltre ad essere fatiscente ostruisce in modo soffocante la vista del magnifico verde e contribuisce a creare una zona protetta a favore di individui che si sentono al riparo per effettuare traffici illeciti.
Beppe Tambani
(Cremona)

Via Giuseppina
Addio a due esercenti amici dei loro clienti
Signor direttore,
il giorno 25 dicembre moriva Renato Leoni figura carismatica di via Giuseppina dove per 40 anni ha svolto l’attività di commerciante di elettrodomestici e di elettricista. Il giorno 11 gennaio moriva Imerio Saviola, salumiere, gastronomo di via Giuseppina e vicino di attività con Leoni. Questi due commercianti conosciuto e amati nel quartiere Villetta oltre che veri professionisti erano persone molto umane nel limite del possibile, sempre disposti a concordare con le esigenze dei clienti. Va ricordato che negli anni ’70 nel quartiere vivevano famiglie numerose con parecchi figli che frequentavano la scuola e far quadrare il bilancio era molto difficile. Eppure il rapporto commerciante-cliente era gratificante e nonostante il peso del lavoro, il clima era di vera amicizia. Ora questi due amici non li vedremo più in via Giuseppina ma fra un battibecco e una pacca sulla spalla percorreranno insieme le vie del cielo, ma resteranno nel cujore di chi li ha conosciuti perché l’amicizia vera non muore mai, per questo io li ricordo col sorriso sulle labbra.
Silvia Baggio
(Cremona)

Biblioteca di Crema
E un’eccellenza. Non fatele tagli
Gentile direttore,
leggo spesso sul vostro giornale lettere di cittadini che evidenziano alcuni aspetti negativi rilevati nella città di Crema. Io, invece, vorrei mettere in luce una eccellenza: l’organizzazione della nostra biblioteca comunale. Inutile dire che il personale è sempre molto disponibile ad ascoltare le richieste degli utenti e ad accoglierle; da quando, poi, la biblioteca si è consociata con la rete di Brescia e Cremona e ha messo in atto il prestito interbibliotecario, l’utente ha a disposizione una consistente quantità di libri di genere vario. Quando non c’era questa possibilità, per la ricerca di testi che Crema non aveva ci si doveva recare alle biblioteche di Milano o altrove. Ora, con una semplice richiesta, che addirittura si può fare via Internet, si trova il testo in altre biblioteche e nel giro di pochi giorni arriva presso la biblioteca di Crema. Un plauso a questa organizzazione che mi auguro continui nel tempo e che non venga eliminata con la solita scusa dei costi insostenibili.
Rosanna Patrini
(Crema)

Galimberti miglior sindaco
Chi l’ha nominato lavorò per il Comune
Buongiorno direttore,
voglio solo sottolineare che continuare a leggere sui media locali che la prestigiosa rivista ‘Il Giornale dell’Arte’ ha eletto il sindaco di Cremona come il migliore per la cultura è quanto meno un abbaglio. Infatti non è il giornale a fare la classifica ma alcuni critici d’arte, nello specifico ad eleggerlo come il migliore è Paolo Bolpagni, che, guarda caso, lo scorso anno su incarico del Comune di Cremona ha curato la mostra su Gabriella Benedini al Museo del Violino, che, guarda caso ancora, lo stesso Bolpagni elegge come l’artista dell’anno. Bella faccia tosta il Bolpagni e bella faccia il sindaco che se ne vanta. Sarebbe più corretto riportare la notizia per quello che è, poi ognuno trae comunque le proprie considerazioni.
Federico
(Cremona)

Commercio a Cremona
Non abbiamo saputo osare, e fu un errore
Signor direttore,
il 20 febbraio 2012 avete pubblicato una mia lettera in cui proponevo una soluzione per rivitalizzare il centro. In sostanza promuovevo l’ipotesi di apertura in seno a Cremona di una sorta di ‘nuova Rinascente’ o di Grandi Magazzini tipo Lafayette di Parigi o Harrods di Londra. Quasi a voler controbattere i ‘giganti’ a corona nella nostra periferia con uno potenzialmente della stessa caratura ma nel cuore della città. Naturalmente tutto in proporzione alla dimensione del contesto e sicuramente con un bel po’ di problemi logistici da risolvere. Utopia? Forse. Ma ero e sono convinto che sia l’unica via che possa veramente concludere una diatriba annosa nata con l’avvento di ampie strutture esterne e l’inevitabile chiusura di Upim, Standa, Fulmine e Magazzini Riuniti di vecchia memoria. Dico questo perché tanti anni fa, erano gli anni Novanta del secolo scorso, prevedendo forse il succedersi degli eventi, molti di noi orafi ci eravamo riuniti con l’idea rivoluzionaria quanto audace di chiudere le nostre attività per far nascere un polo multipiano, costantemente e liberamente aperto, completo di tutto ciò che poteva concernere il nostro lavoro ottimizzandolo e altri servizi di richiamo per la clientela. Si era trovato come ideale un posto a quattro piani che allora era disponibile in corso Garibaldi angolo via Villa Glori. Non se ne fece nulla per vari motivi tra i quali in primis l’alto costo dell’operazione per l’acquisto e la ristrutturazione dei locali e l’onere di un fornito magazzino all’altezza delle aspettative con l’inevitabile peso di un alto indebitamento per il finanziamento bancario a lunga scadenza, ma soprattutto fu da freno la rinuncia alla propria individualità per creare una comunione di intenti e di interessi, cosa molto difficile per chi per tanti anni ha promosso con sacrifici il proprio nome in continua concorrenza. Se avessimo saputo osare certamente quell’angolo della nostra città sarebbe stato, e lo sarebbe tutt’ora, un importante e vivace centro di attrazione magari incentivando, forse, l’apertura di simili insediamenti di altri comparti merceologici.
Sergio Cè
(Cremona)

No all’insofferenza razziale
L’Italia deve molto all’etnia dei sikh
Signor direttore,
il suo (mai abbastanza lodato) quotidiano è stato il primissimo in Italia a pubblicare la foto del soldato sikh della guardia della Regina in servizio davanti a Buckingham Palace. In Australia i supervisors alla dogana pax di Melbourne e Sidney sono dei sikh.  Sulle navi porta bestiame (ovvero molto speciali ) della flotta di quella azienda bresciana leader mondiale nel settore, i capi meccanici e motoristi sono dei sikhs. La Repubblica Italiana deve moltissimo alle truppe sikhs che hanno sconfitto i nazisti soprattutto nella Bergamasca e Biellese e Piacentino come da documenti che avevo consultato. Nella Regione il secondo cognome più diffuso è Sikh. Attendo quindi con impazienza che Lei pubblichi la foto dei poliziotti newyorkesi col turbante di etnia sikh ovviamente perché il sindaco di New York è di origine Italiana (altro legame tra i nostri due popoli ) in modo da ribadire che almeno a New York non ha attecchito il seme della ignoranza che ha generato ultimamente episodi di insofferenza razziale tanto deprecata anche dal Santo Padre, ma di reciproca tolleranza e comprensione.
Naina Trivedi
(Milano)

Via Magazzini Generali
Denominazione che è nella storia della città
Signor direttore,
l’amministrazione, quando pensa di cambiare il nome di una via che esiste da anni, non pensa ai disagi dei cittadini e alle spese che devono sostenere? Anche i 30/40nni di oggi ricordano i magazzini che esistevano in tale via, perciò il mantenimento del nome rientra nella storia della città. Sarebbe meglio che i nostri amministratori pensassero a tenerla pulita. Basta passare vicino alla cabina elettrica o al cancello dei vecchi Magazzini Generali per averne un’idea.
Chiara Visioli
(Cremona)

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