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CREMONA

Sospeso nel moto con addebito di vuoto

Inaugurazione del progetto con performance musicale

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18 Marzo 2026 - 11:54

Sospeso nel moto con addebito di vuoto
2026-03-21 17:30:00 2026-03-21 19:30:00 UTC Sospeso nel moto con addebito di vuoto Via Stefano Leonida Bissolati, 33, 26100 Cremona CR, Italia

GUGLIELMO CASTELLI e FABIO CHERSTICH
SOSPESO NEL MOTO CON ADDEBITO DI VUOTO
21 marzo - giugno 2026
Chiesa di San Carlo, Cremona

Inaugurazione sabato 21 marzo dalle 18:30 alle 20:30 

Aperto su appuntamento
Sospeso nel moto
con addebito di vuoto,
avanzo di niente,
sostegno di poco.
In questa caduta di santi e giganti,
inermi dinanzi
ai giorni distanti.
Non c’è caduta che non vada per gradi,
il dubbio insegna
meglio dei padri.
E dunque sapendo che la verità è nella forma,
allora anche l’errore
ha una sua norma.
Chiudendo e battendo su nota supina,
resta il tentare che culla e confina.

 
La filastrocca scritta da Guglielmo Castelli accompagna e orienta l’immaginario di “Sospeso nel moto con addebito di vuoto”. Nei suoi versi compaiono già alcune delle tensioni che attraversano il progetto: la sospensione, la caduta, l’incertezza, la possibilità che anche l’errore trovi una propria forma.

Nella chiesa di San Carlo l’opera prende forma come un ambiente attraversato da suono, movimento e immagine. Lo spazio non è pensato come una semplice cornice, ma come una condizione che si definisce attraverso ciò che lo attraversa.

La scena nasce da un grande limbo che, dal pavimento, si solleva fino a diventare un fondale continuo: una superficie che orienta lo sguardo e accompagna il movimento. La sua forma deriva dall’idea di corpi in caduta.

Le sagome pittoriche sembrano essere state scosse e sospinte verso il basso, come se stessero scivolando lungo il piano della scena. Sopra questo orizzonte si dispongono cieli mobili ispirati ai dispositivi del teatro barocco — teli, quinte, apparati leggeri — che suggeriscono profondità e trasformazione senza costruire una vera illusione prospettica.

 

La pittura di Guglielmo Castelli si espande nello spazio e diventa parte integrante della scena. Le sue figure fragili e sospese — corpi, frammenti, presenze allusive — sembrano emergere e dissolversi nello spazio pittorico.

In questo progetto le immagini rimandano anche alla tradizione iconografica barocca della caduta dei giganti: corpi che precipitano, scivolano, perdono equilibrio, come se lo spazio stesso fosse attraversato da un movimento continuo verso il basso.

L’installazione si attiva nella giornata inaugurale attraverso un intervento performativo affidato a un terzetto d’archi e a un coro di performer. I performer abitano lo spazio come presenze sonore e corporee: appaiono e si sottraggono allo sguardo, si nascondono tra le architetture e le immagini, emergono come un coro o come un’eco lontana.

Il canto attraversa lo spazio attingendo alla tradizione del madrigale e si apre progressivamente a frammenti più rarefatti, fino a lambire l’orizzonte della musica contemporanea — in un passaggio ideale che giunge fino a John Cage.

Al di là di questo momento di attivazione, l’opera continua a vivere come una grande installazione attraversabile.
Il pubblico può entrare nello spazio, muovendosi tra le immagini e le architetture della scena. “Sospeso nel moto con addebito di vuoto” si configura così come una composizione spaziale in equilibrio tra immagine, suono e movimento, dove la scena non è più un luogo da osservare frontalmente, ma uno spazio da percorrere e scoprire.

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