L'ANALISI
13 Gennaio 2026 - 16:51
Sabato 17 gennaio alle ore 17:00
Società Filodrammatica Cremonese
Presentazione del libro
"Scritti cremonesi"
I cremonesi e Farinacci
Una comunità sotto il fascismo
Pensando a Cremona
Nato a
di
Renato A. Rozzi
Edizioni Cremonabook
Intervengono
Carlo Andrea Rozzi
Luigi Ferrari
Università di Milano-Bicocca - Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena
Fausto Cacciatori
Editore
La ristampa degli scritti di Renato Rozzi: un percorso attraverso la storia cremonese
Questa raccolta nasce dal desiderio di condividere riflessioni sociali e umane di Renato Rozzi, caratterizzate da acuta osservazione critica e attenzione ai cambiamenti della società..
Frutto della volontà personale di condividere anni di osservazioni sulla società e sulle persone, l’interesse sincero di Renato Rozzi per le storie umane si manifesta in ogni conversazione, alimentata da domande profonde e riferimenti culturali, spesso trattati con leggerezza e ironia. Le pagine qui raccolte testimoniano un lavoro libero e costante, nato dalla capacità di cogliere i cambiamenti sociali nel loro divenire. Alcuni problemi che Rozzi segnalava sono stati risolti, altri permangono. Il vero insegnamento dell’autore resta il valore della riflessione critica, consapevole e costruttiva, come base per la libertà e la democrazia.
Intrecciando memoria personale e ricostruzione collettiva, la narrazione dei I Cremonesi e Farinacci vuole essere anche un invito a non dimenticare che la storia, specie quella locale, si compone di luci e ombre, di responsabilità condivise e di errori che spesso si ripresentano sotto nuove forme. Solo attraverso uno sguardo critico e nello stesso tempo partecipe possiamo davvero comprendere il senso profondo degli eventi che hanno attraversato la nostra comunità, e restituire dignità a tutte le voci – anche quelle meno ascoltate – che ne hanno fatto parte. La memoria si trasforma così in strumento vivo di consapevolezza e dialogo, capace di orientare le scelte future. Gli scritti raccolti nel volume mostrano l’importanza dell’approccio personale, empatico e critico dell’autore nell’osservare la società e le persone mettendo in luce come la sua eredità intellettuale risieda non solo nei contenuti, ma soprattutto nel metodo di analisi costruttivo, libero e consapevole, considerato essenziale per la crescita democratica e collettiva.
In Pensando a Cremona l’autore riflette sui profondi cambiamenti della comunità cremonese tra il 1950 e il 1970, interrogandosi sulle cause e sulle conseguenze di tali trasformazioni. Analizza la progressiva scomparsa della realtà contadina, l’esodo della popolazione rurale, il paradosso tra diminuzione degli occupati e aumento del benessere e il rapporto conflittuale tra città e campagna. Sottolinea come la modernizzazione abbia portato ricchezza ma anche perdita di identità e memoria collettiva, evidenziando la difficoltà della comunità nel riconoscere e gestire i propri nodi storici e sociali. Critica, inoltre, il ruolo degli agricoltori e la mancanza di una vera innovazione culturale e politica, sia da parte della borghesia sia da parte delle forze di sinistra. Lo studio invita a esprimere un giudizio consapevole sui processi storici, mettendo in luce la necessità di non dimenticare il passato e di affrontare i cambiamenti con maggiore responsabilità collettiva.
Il terzo scritto, Nato a, pubblicato da Cremonabooks nel 2003, completa il percorso offrendo ulteriori spunti di riflessione su temi quali identità, memoria e appartenenza, aspetti centrali nella produzione di Renato Rozzi.
Alla nuova edizione è stato aggiunto su suggerimento del professor Luigi Ferrari, autore della prefazione, un testo inedito: si tratta del contributo presentato in occasione di un seminario tenuto presso l’Università di Urbino il 14 aprile 1994, dal titolo Una comunità sotto il fascismo: uno scritto che permette di approfondire ulteriormente l’analisi delle dinamiche sociali e politiche che hanno caratterizzato la storia di Cremona, arricchendo il volume di una prospettiva originale e diretta.
Il vasto testo proposto traccia una ricostruzione storica e sociale della comunità cremonese, con particolare attenzione ai processi di trasformazione avvenuti dal periodo fascista fino agli anni del boom economico. L’autore adotta un approccio fortemente personale, intrecciando memoria individuale e riflessione collettiva, ponendo ancora una volta al centro la necessità di una consapevolezza critica rispetto ai cambiamenti che hanno segnato la società locale. Il testo mira a evidenziare come le vicende storiche non siano mai solo il risultato di dinamiche politiche e sociali astratte, ma siano profondamente legate alle esperienze, ai sentimenti e alle relazioni delle persone che le hanno vissute.
Questo saggio dà inoltre prova di una notevole profondità di analisi: la narrazione non si limita a descrivere i fatti, ma li interpreta alla luce dei nodi irrisolti della comunità, come la questione contadina, la dialettica tra città e campagna, il ruolo della borghesia e della sinistra e il peso della memoria e dell’identità locale. L’autore si sofferma sulle difficoltà della comunità cremonese a riconoscere e gestire le proprie contraddizioni, denunciando una tendenza piuttosto diffusa all’oblio e alla rimozione dei momenti più dolorosi della storia, primo tra tutti l’esodo rurale e la perdita di una cultura contadina vissuta come esclusione e dipendenza. Ne emerge una critica severa al localismo e al conservatorismo, nonché alla mancata elaborazione collettiva dei traumi storici, che si riflettono nella reticenza ad assumersi le proprie responsabilità e nel prevalere di una cultura sedativa e poco dialogante.
Dal punto di vista stilistico, il testo alterna momenti di riflessione teorica a ricordi autobiografici, utilizzando una prosa densa e articolata che, pur risultando talvolta frammentaria, restituisce efficacemente la complessità degli eventi e delle dinamiche sociali. L’autore riporta esempi storici e riferimenti culturali, valorizzando il dialetto e le espressioni locali per dare autenticità al racconto. La scelta di rivolgersi ai giovani e di produrre una lettura critica della memoria risulta particolarmente significativa: l’opera si configura come uno strumento di educazione civica, un invito a non accontentarsi delle narrazioni ufficiali o autocelebrative, ma a interrogarsi sulle radici profonde delle trasformazioni sociali e sulle responsabilità collettive.
Questo testo è, insomma, un esempio di analisi sociale che supera la semplice cronaca, proponendo una lettura problematica e consapevole della storia locale. La critica principale riguarda l’incapacità della comunità di affrontare i cambiamenti con apertura e coraggio, preferendo spesso l’accettazione passiva e la rimozione. L’autore invita a recuperare il senso del conflitto come occasione di crescita e a valorizzare tutte le voci, anche quelle marginali, per costruire una memoria realmente condivisa e rivolta al futuro da costruire. Il messaggio finale è tutto orientato al tema della responsabilità: solo attraverso la riflessione critica e la partecipazione attiva e consapevole si può sperare nello sviluppo di una democrazia autentica e in una comunità più giusta e solidale.
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