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Lunedì 29 Maggio 2017

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10 marzo

Lettere al Direttore (1)

IL CASO

Mal’aria a Cremona perché manca un anello di circonvallazione

Gentilissimo signor direttore,
secondo l’indagine ‘Mal d’aria’ di Lega Ambiente effettuata nel 2015 Cremona risulta all’undicesimo posto nella triste classifica delle città con il più alto tasso di inquinamento atmosferico in Italia.
Molto più in alto della famosa Taranto. Per il tasso di mortalità di tumori siamo da sempre stati nei lugubri vertici italiani . Il sindaco, che è l’autorità sanitaria locale ci potrebbe dire il perché?
Siamo sicuri che si tratta di canne fumarie e traffico e non di ben altro? L’ho sentito recentemente parlare di inquinamento in una intervista che preferisco non giudicare. Si rende anche conto che chiudere il centro in una grande isola pedonale non serve a limitare l’inquinamento atmosferico, ma solo a spostarlo ancor di più nelle zone limitrofe che vengono ingolfate da un traffico di attraversamento?
I cremonesi e non, infatti, quando possono attraversano il centro per attraversare la città e sono ormai abituati a cercare un parcheggio nelle zone limitrofe per andare a piedi verso gli spazi commerciali.
Il problema sta nella mancanza di un anello di circonvallazione compiuto o quanto meno della famosa tangenzialina sud. Aggiungo che sui balconi di abitazioni della periferia che non si affacciano sulla strada, ma su zone a verde spesso compare una strana polvere nera. Aspetto una precisa e puntuale risposta.
Ettore Manes
(Cremona)

Ho salutato con favore l’uscita dal Piano delle opere del Comune della strada Sud, che sarebbe stata uno scempio sotto il profilo paesaggistico oltre a non risolvere alcun problema di inquinamento.

LA POLEMICA

Lotta alle nutrie persa a causa degli ambientalisti

Egregio direttore,
ormai è routine leggere del ritrovamento di selvaggina autoctona deceduta a causa dell’ingestione di esche avvelenate destinate alle nutrie. Questa pratica di autodifesa, probabilmente attuata da agricoltori esasperati, è da considerarsi riprovevole e, oltre ad essere vietata dalla legge, dovrebbe essere sconsigliata dal solo buon senso. Trovare e punire i colpevoli di tali atti potrà essere giuridicamente corretto, ma nella disamina della vicenda non dovremmo dimenticare il grave concorso di colpa imputabile, a mio avviso, alle associazioni animaliste. Il problema nutrie in Italia è, ormai, più che ventennale. Se sin dall’inizio si fosse agito in maniera netta e decisa, considerato l’esiguo numero dei soggetti da eliminare, l’eradicazione sarebbe stata possibile. Le compagini animaliste, invece, si sono da subito adoperate con uomini e mezzi ad ogni livello istituzionale, statale, regionale e provinciale per ostacolare, rinviare, sminuire qualsiasi proposta di legge indirizzata alla eliminazione del roditore. Da non dimenticare, poi, i molteplici ricorsi ai Tar che altro non potevano fare se non dichiarare illegittime quelle delibere sindacali (con relativa condanna alla rifusione delle spese) emanate per difendere il territorio dal nocivo animale. Anche oggi i Piani territoriali di eradicazione delle nutrie risentono del lavoro protezionistico animalista. Non si può operare di notte, vicino ai centri abitati ed alle strade, nelle zone di ripopolamento, nei parchi e nei giardini. Insomma, per gli operatori sono maggiori i divieti delle reali possibilità di intervento. Ed allora tra mille rimandi, attese di approvazioni, di fondi, di freezer e delle decisioni di sindaci inadempienti la pazienza degli agricoltori si è, probabilmente, trasformata da disperazione in esasperazione e quando si è esasperati si commettono gesti privi di senno come appunto quello di spargere veleni per le campagne. Così altre specie animali autoctone (queste si da difendere e salvaguardare) ci stanno lasciano le penne a causa di uno stupido roditore che porta con se solo danni e nessun beneficio. La triste vicenda è resa più amara perché come al solito, in un tourbillon tipicamente italiano, tutti la pagano meno i reali colpevoli di quello che possiamo ormai definire un vero e proprio disastro ambientale. Complimenti.
cerdella.60@gmail.com

Cremona, quartiere Po
Nessuna tutela degli utenti deboli
Signor direttore,
assistiamo in questi giorni all’ennesima disputa tra l’amministrazione comunale ed i cittadini, generata, in questo caso, dal futuro assetto viabilistico della zona nord del quartiere Po. Siamo ormai abituati al modus operandi della giunta Galimberti in generale e dell’assessore Alessia Manfredini in particolare, non ci stupiamo quindi che per l’ennesima volta si parli di condivisione, partecipazione dei cittadini, che non trova riscontro nei fatti, per la gestione di un progetto mal fatto, mal gestito e mal comunicato.
Quello che però ci lascia maggiormente sbalorditi è declamare, come motivazione delle scelte, la tutela degli utenti deboli e la «sicurezza tra le auto e i ciclisti e pedoni...».
Ci stupiamo che questa amministrazione ritenga che l’istituzione di sensi unici, con il conseguente allungamento dei percorsi veicolari e ciclabili, in una zona residenziale tranquilla come questa possa aumentare la sicurezza di ciclisti e pedoni, e a tal proposito pare inspiegabile che le strade più pericolose e di maggior richiamo ciclabile e pedonale , via Trebbia (scuola), via Ciria (supermercato), via Mincio (chiesa e oratorio) e via Serio, restino a doppio senso di marcia.
Se la motivazione dell’istituzione dei sensi unici è la necessità di ridurre i conflitti tra auto e biciclette, consigliamo l’assessore di percorrere corso Matteotti, via Aselli, viale Trento e Trieste, via Dante e prendere atto del rispetto dei sensi unici da parte di alcuni ciclisti. Se si ignora la prescrizione in quelle strade densamente trafficate figuriamoci in via Oglio o via Toti o via Olona dove di traffico ce n’è veramente poco e incidenti ancor meno Prevedibilmente i ragazzini che usciranno o si recheranno all’oratorio ben difficilmente rispetteranno quella cozzaglia di immotivati sensi unici, e il non rispetto del senso vietato li esporrà a grossi rischi. Si risparmi, l’altro assessore Manfredini, il solito inutile pistolotto sull’azione educativa che verrà garantita con la presenza della polizia locale, non si interviene nelle zone centrali, figuriamoci in questo quartiere ove il vigile è presente poche ore la settimana. Infine una considerazione sull’istituzione dell’Area pedonale sperimentale in via Ticino, già chiusa in orari scolastici e quindi sicura per gli alunni, a scuole chiuse: che tipo di attrazione pedonale genera una strada senza negozi e con traffico pressoché assente per motivare un provvedimento così restrittivo che implica divieto assoluto di sosta e permessi per accedere e transitare? Si prevede forse rilancio turistico della strada con onde blu?
Ricapitolando la riorganizzazione porterà: scontento tra la maggior parte di residenti e commercianti: allungamento dei percorsi per i ciclisti: maggiori situazioni di pericolo in in strade ora poco pericolose; non si sono previsti interventi nelle strade più trafficate e pericolose e una inutile area pedonale.
Bravi, bel risultato.
Pietro Burgazzi
(segretario cittadino della Lega Nord, Cremona)

8 marzo/1.
Il vero diavolo è l’uomo, non altri
Egregio direttore,
l’otto di marzo è passato, per le donne ritorna tutto come prima.
Se un tempo, le donne non avevano il diritto al voto, erano trattate come animali da riproduzione, in famiglia ancor oggi sono trattate da serve, la colpa è solo dell’uomo. L’uomo è il vero diavolo, non altri. Uomini, facciamoci un bel esame di coscienza.
Cesare Forte
(Oradea, Romania)

8 marzo/2.
Il giorno dopo resta molto da fare
Signor direttore,
l’8 marzo si è festeggiato come di consueto, ‘la festa della donna’. Non bisogna assolutamente dimenticare, perché ricorre l’8 marzo di ogni anno. E mi riferisco alla storia che narra, che circa 200 donne, mamme, povere lavoratrici, che chiuse (senza via di scampo), nel capannone dove stavano lavorando, furono bruciate, arse vive dal loro datore di lavoro. Storia incredibile, che ti fa riflettere molto. Come si può arrivare a tanto scempio, orrore, gesto disumano? Chiusa la bruttissima parentesi.
Le donne ancora, rispetto agli uomini sono ancora in minoranza come carriera. Una barriera invisibile arresta la loro ascesa: la maternità, la cura della casa, la tendenza a essere poco competitive, da una parte, la diffidenza degli uomini nei loro confronti e la solidarietà maschile dall’altra, contribuiscono a bloccarle. Accanto al diritto di lavorare fuori, le donne hanno mantenuto l’obbligo di lavorare in casa.
Devono continuare a essere angeli del focolare, mammine deliziose e cuoche sopraffine: all’autonomia economica si associa il cosiddetto doppio ruolo, con la fatica e i sensi di colpa che questo comporta. Un padre che accudisce i propri figli viene definito ironicamente ‘mammo’, nonostante il prendersi cura sia una capacità di cui tutti gli esseri umani sono potenzialmente dotati. La netta divisione dei compiti in maschili e femminili ha come conseguenza disagi gravi quando nella famiglia uno dei due ruoli venga a mancare.
Negli ultimi anni, le donne hanno sviluppato qualità e competenze tradizionalmente definite maschili quali coraggio, iniziativa e impegno in attività esterne: pilotano aerei, fanno le manager, le chirurghe, le poliziotte, le tassiste, eccetera. Anche se la crisi, il brutto periodo che il nostro Paese sta attraversando (disoccupazione in primis), purtroppo ti blocca c’è ancora molto da fare. La colpa di chi è? L’importante, è mai mollare, crederci sempre.
Andrea Delindati
(Cremona)

8 marzo/3.
Con la festa si certifica la discriminazione
Signor direttore,
finché ci sarà la festa della donna, un giorno dell’anno eccezionale, si festeggerà la sua discriminazione.
Per assurdo quando la donna sarà veramente libera dalle umiliazioni, dalla violenza e dallo sfruttamento, non ci sarà nulla da festeggiare, poiché l’uguaglianza ed il rispetto saranno la normalità.
Lettera firmata
(Cremona)

Nonostante le diversità
Le vere regole sono libertà e giustizia
Signor direttore,
chi siamo? Siamo gli umani. Siamo noi, ognuno con la propria vita, l’esperienza, la curiosità. Ognuno con i propri difetti, errori, torti e giudizi sommari. Ma anche con la semplicità di voler capire, apprendere, comunicare, con onestà intellettuale. Ognuno con i propri talenti, intuizioni, ispirazioni.
Ognuno con la propria ricchezza interiore. E pur nella diversità e nelle differenze, siamo eguali. E lo siamo e saremo sempre, nella nostra parte più intima. Coscienza? Si fa presto a dire «Siamo stufi di giustificare; siamo in una società e le regole vanno rispettate senza battere ciglio». Libertà, verità e giustizia sono le vere regole che non bisogna mai dimenticare. Dicevo siamo eguali nel profondo di noi stessi, nella nostra più vera identità, che include pari dignità. Una volta incarnati siamo diversi uno all’altro per molti fattori, in primis il progetto di vita che si è pensato prima di nascere.
Ma anche per l’ambiente che si trova, e che sarà proprio fin dalla nascita. Ognuno vorrebbe il rispetto delle regole con parità di trattamento, ma c’è chi è al nastro di partenza a piedi, chi in bici, o in moto, chi con la Panda e chi con la Ferrari.
E si fa presto a dettare le regole, anche a chi ha una sola regola: sopravvivere. Per capire, c'è un solo modo: provare. Oppure avere quella sensibilità che deriva dal ritenere tutti gli esseri umani eguali, che significa ‘come se fossimo noi stessi’.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

L’ultimo sollazzo del Palazzo
Fioccano le multe all’ombra del Torrazzo
Egregio direttore,
si son scoperti l’ultimo sollazzo. Per rimediare ai mali del governo fioccan le multe all’ombra del Torrazzo: spalancansi le porte dell’inferno. Non paghi di spennarci con parcheggi a pagamento ponzan, sprofondati nelle nicchie dorate dei lor seggi, per concepir balzelli rinnovati.
Calan gli addetti, crescon le sanzioni... I cittadini restano sbigottiti in preda alle più fosche previsioni. Se questi son gli anticipi forniti qual mai ci attenderan d’altri ‘magoni’ non fosser sufficienti i già patiti?
Massimo Rizzi
(Cremona)