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CREMONA

Farnesina, assegnato a Nicolò Govoni il premio CIDU per i Diritti Umani

La soddisfazione dell'attivista cremonese ma anche il dito puntato contro l'Italia: "Milioni di euro investiti in un Paese come la Libia accusato di imprigionamento, tortura e omicidio dei migranti"

Daniele Duchi

Email:

dduchi@laprovinciacr.it

11 Dicembre 2021 - 10:02

CREMONA - Il cremonese Nicolò Govoni, scrittore e attivista per i diritti umani nonché presidente e direttore esecutivo dell'organizzazione non-profit Still I Rise, ha ricevuto ieri il prestigioso premio CIDU per i Diritti Umani dal Ministero degli Esteri italiano, presso il Museo dell’Ara Pacis, a Roma. Nicolò, ha ringraziato per il conferimento, ma nel suo discorso ha tenuto a precisare che ancora poco si fa in tema di aiuti umanitari. Ed ha 'tirato le orecchie' anche all'Italia per i rapporti con la Libia.

"Oggi, nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani, ho avuto l’assoluto onore - scrive Govoni sul suo profilo Facebook - di ricevere il prestigioso premio CIDU per i Diritti Umani dal Ministero degli Esteri italiano. È stata un’emozione bellissima, avere prova inconfutabile che il proprio Paese riconosce il tuo lavoro e il valore delle idee per cui ti batti. Tuttavia non posso accettare questo premio, non da solo. Appartiene tanto a me quanto ad ognuno dei miei colleghi, gli incredibili esseri umani che rendono Still I Rise la Rivoluzione che è, e senza i quali nulla di tutto questo sarebbe possibile. Senza di loro, io non sarei niente. Quindi, a Still I Rise, e alla nostra Grande Famiglia nel mondo, grazie con tutto il cuore. Siete i miei eroi. Grazie anche agli ideatori e ai promotori del Premio, l’On. Emanuela Claudia del Re e il Presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani Fabrizio Petri per credere in me e nella promessa di un presente possibile".

IL DISCORSO DI ACCETTAZIONE

“È veramente un onore. Voglio ringraziare - ha detto Govoni sul palco del Museo dell’Ara Pacis - i promotori e gli organizzatori di questo premio. È bello essere visti e riconosciuti nel proprio lavoro e dal proprio Paese. È un momento importante questo,

È bello essere visti e riconosciuti nel proprio lavoro e dal proprio Paese ma  c’è ancora tantissimo da fare

per me individualmente e per l’organizzazione che rappresento, Still I Rise. Quello che sto per dire forse non piacerà a tutti, però non so se o quando mi troverò ancora davanti a persone così importanti, quindi lo dico comunque. Quello di oggi è un momento in cui celebriamo i nostri raggiungimenti come Paese, come Europa e come specie umana in termini di diritti umani, ed è una cosa giusta, raccogliersi e misurare i successi ottenuti. Al contempo, non vorrei che questa diventasse un’occasione solo per darsi pacche sulle spalle, perché c’è ancora tantissimo da fare. Parlerò di quella che è la mia professionalità - la migrazione e l’educazione. Ed è vero che l’Italia sta facendo un lavoro importante nell’accoglienza dei migranti… ma l’Italia sta anche facendo un lavoro di cooperazione, di allineamento e di tangenti con la Libia, milioni e milioni di euro investiti in un Paese accusato di imprigionamento, tortura e omicidio dei migranti, al solo fine di impedire le partenze e con esse gli sbarchi. Stiamo sovvenzionando un sistema di discriminazione, milioni e milioni investiti, ma quanto abbiamo investito nei corridoi umanitari, invece? Ve lo dico io: troppo poco. I corridoi umanitari sono il futuro, il presente e il passato della migrazione, l’unico modo di assicurare un passaggio

Il sistema è stato costruito esattamente così com’è, per dividere, per discriminare, per sfruttare l’altro

legale e sicuro a chi si sposta, eppure non c’è un vero piano in questo senso. Perché? Abbiamo sprecato grandi parole oggi - tra cui “rivoluzione”, pronunciata da una persona che rappresenta l’Europa… eppure vi basti pensare a quello che sta accadendo tra la Bielorussia e la Polonia - è tutto già visto. L’abbiamo già visto in Grecia, in Turchia, in Bosnia, in Serbia, in Francia, e sapete perché? Ci ho messo anni a capirlo, ma il punto è che il sistema non è guasto, è cronico, e tutto si ripete perché il sistema è stato costruito esattamente così com’è, per dividere, per discriminare, per sfruttare l’altro. Non ci importa dei minori migranti? Va bene, e dei bambini italiani, invece? Proviamo: in Italia godiamo di uno dei tassi di scolarizzazione più alti al mondo. La quantità c’è, ottimo, ma la qualità? Purtroppo siamo tra i primi in Europa per dispersione scolastica, tra i primi in Europa per insoddisfazione di insegnanti, genitori e alunni, i primi nel mondo per stress sui banchi di scuola! E sapete perché? Perché siamo uno dei Paesi che investe meno nell’istruzione al mondo. Il sistema non è guasto, funziona perfettamente. E spetta a noi cambiarlo. Questa non vuole essere una critica ma un invito a unirci e riconoscere, finalmente, che è nostro potere e nostra responsabilità cambiare il sistema, insieme, giorno dopo giorno, una persona alla volta. Grazie".

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