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Nicolò Govoni: "Ciao Kenya, ora è il momento del ritorno a casa"

Lo scrittore e attivista per i diritti umani torna in città dopo "l’anno e mezzo più difficile e trasformativo della mia vita"

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

12 Novembre 2021 - 09:37

Nicolò Govoni: "Ciao Kenya, ora è il momento del ritorno a casa"

Nicolò Govoni e il suo passaporto appoggiato sul sedile dell'aeroporto in Kenya

CREMONA - Lo scorso 3 novembre, con un post emozionante pubblicato sui suoi profili social, ha omaggiato il nonno che non vede da molto tempo e annunciato l'imminente ritorno a casa dopo ben due anni vissuti intensamente in favore dei bambini e in luoghi dove le problematiche spesso sono insormontabili. Ora un nuovo post, con la foto del passaporto appoggiato su uno dei sedili di un aeroporto del Kenya, da dove ha preso il volo con destinazione Italia, Cremona. Nicolò Govoni, scrittore e attivista per i diritti umani. Presidente e Direttore Esecutivo dell'organizzazione non-profit Still I Rise che offre istruzione e protezione ai bambini profughi e vulnerabili nelle regioni più svantaggiate del globo, Nicolò - cremonese purosangue - lascia il Kenya dopo "l’anno e mezzo più difficile e trasformativo della mia vita", per far rientro a casa. Dove è atteso con grande passione e dove sabato 20 novembre verrà premiato col Torrone d'Oro in occasione della Festa del Torrone che parte domani in città. E come sua consuetudine, Govoni affida ai social le sue emozioni che, inevitabilmente, contagiano e diventano le emozioni di chi le legge. 

IL NUOVO POST

"Non so neanche da dove cominciare. Mi pare quasi che il mondo intero mi stia passando attraverso, e io me ne sto qui,

Non è tanto la partenza quanto la destinazione a togliermi il fiato. Perché, ecco, dopo due anni - i più lunghi della mia vita finora - sto tornando

sottile come carta, incapace di fermarlo, neanche se volessi. È come il vento, quello doloroso delle mattine d’inverno: ti ricorda che sei vivo, ma lo fa rimpicciolendoti, facendoti sentire fragile, umano. Forse è meglio cominciare con un fatto, chiaro e pulito, privo di emotività o spazi per interpretare: sto partendo. Anche solo scriverlo mi dà una fitta al cuore. Dopo 17 mesi in Kenya - l’anno e mezzo più difficile e trasformativo della mia vita - sono in partenza. Ma non è solo questo. Anzi, non è tanto la partenza quanto la destinazione a togliermi il fiato. Perché, ecco, dopo due anni - i più lunghi della mia vita finora - sto tornando. Sì, sto tornando. Lo dico ancora una volta, giusto per convincermi: sto tornando. Di nuovo, per imprimermelo dentro: sto tornando. Alla fine sto tornando in Italia. Mamma mia, se ci penso, le cose che sono successe dall’ultima volta! Una pandemia globale che ha rivoltato il mondo. Tre Scuole aperte, e una quarta in apertura. La nomina al Nobel. E tanti, tanti, tanti errori e qualche vittoria. Ma non è davvero questo, o sbaglio? Non sono i grandi eventi a fare davvero la differenza. No, sono i dettagli, non le cose che cambiano ma quelle a cui ti abitui - le nuove routine, i modi di pensare, le emozioni. Era un mondo diverso, quello che ho salutato partendo due anni fa, così come diverso lo era Nicolò. Me lo sento addosso tutto il tempo - parlo diversamente, penso diversamente, agisco diversamente. A volte mi sembra una cosa bella, altre brutta, ma la verità è che non è né l’una né l’altra. È solo una “cosa” - come la maggior parte delle cose nella vita - neutra. Il cambiamento, dopotutto, è chi siamo".

NON SONO FIGLI MIEI, MA...


"E poi ci sono loro, no? Questi bambini che rendono la partenza molto più difficile. Rendono il mio tanto sospirato

Ogni singola volta che apriamo una Scuola mi innamoro completamente e irreversibilmente delle persone che la popolano

ritorno dolceamaro, quasi come strapparsi un cerotto. È così ogni volta, ormai. Non sono figli “miei”, certo, ma sono ognuno parte di me. Sono pezzi del mio cuore. Non sono così tante le cose che mi piacciono di me, ma una di queste è quanto il mio cuore sa stirarsi. Ogni singola volta che apriamo una Scuola mi innamoro completamente e irreversibilmente delle persone che la popolano - sia lo staff sia gli studenti. Ci incontriamo, costruiamo una comunità e ci prendiamo cura gli uni degli altri con una devozione così grande che riesco a stento a immaginare di poter amare altri allo stesso modo. Eppure, accade ogni volta. In india e poi in Grecia e ora in Kenya e di nuovo in Colombia, un giorno - più amo più amerei. Il bello è che non c’è niente di speciale in questo, il cuore umano non è una scatola da riempire - è un muscolo che si espande e diventa più forte con l’uso. E non è un motivo di speranza anche solo sapere che in così tanti luoghi nel mondo - e in così tanti cuori negli altri - si può trovare un posto a cui appartenere? Quindi, sì. Sto tornando, finalmente. È come strappare una parte di me, ma è anche nuovo, in un certo senso. Sembra quasi una prima volta, ed è strano, elettrizzante. Rivedere la famiglia. Abbracciare i nonni, a cui sono mancato così tanto. Calcare la cosa in cui sono cresciuto. Non sono ingenuo, so che non sto davvero “tornando” a nulla, tantissimo è cambiato negli ultimi anni, ma così lo sono anch’io. È inevitabile. Ed è giusto".

È LA VITA CHE SI RINNOVA

"Maledizione, cos’ho fatto di male per sentire sempre così… tanto? E cos’ho fatto di buono per sentirmi così amato, e

Ritorno a un caminetto scoppiettante, a una mamma in lacrime. A un fratello che cresce sempre di più e a un padre che non finirò mai di conoscere davvero

accettato, e apprezzato? Me lo merito? O è forse un’altra delle tante fortune con cui sono nato e che non mi sono guadagnato? Non lo so. Non lo so. Lasciamelo ripetere: non lo so. Il segreto però è che non dobbiamo sapere tutto, avere tutte le risposte, scrivere tutti i punti alla fine della frase. A volte anche un punto di domanda può bastare. E quindi lo ripeto, come un mantra: non lo so. Sarà come tornare a casa? Non lo so. Riuscirò a fare ciò che sono qui per fare? Non lo so. Ripartirò con più ricordi o più rimpianti? Non lo so. L’unica cosa che so è che sto tornando. Alla fine, finalmente, sto facendo ritorno. Ritorno a un caminetto scoppiettante, a una mamma in lacrime. A un fratello che cresce sempre di più e a un padre che non finirò mai di conoscere davvero. Ai nonni, e al loro amore immortale, e alla fugacità, lancinante, della loro clessidra. E a una città da cui ho tentato di fuggire molte volte, ma che sarà sempre parte di me. Sarà sempre “me”. E quindi ritorno alla nebbia, e alla torre, e ai pizzoccheri, e al torrone, e alla pappa di pomodoro con il pane abbrustolito sulla stufa, e al freddo, e agli alberi di Natale, e alle luci, le luci che se ne stanno lì, a penzolare sole, mute, nella notte che cala. Come me. Non è incredibile essere vivi? P.s. Pubblicherò gli aggiornamenti sul mio ritorno in Italia, compreso questo, con qualche giorno di ritardo per dare a me stesso il tempo e lo spazio mentale di elaborare le mie emozioni, vivere i miei affetti e metabolizzare tutti i cambiamenti degli ultimi due anni, prima di narrarli. Ne ho bisogno".

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